sabato 31 dicembre 2011

CHE LA TERRA TI SIA LEGGERA!

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Colpita da un tumore, dopo aver scoperto di essere incinta, ha sospeso la chemioterapia. "Ho fatto quello che dovevo fare, il mio bambino ora crescerà sano" le ultime parole di Jenni Lake, una 17enne americana


CHE LA TERRA TI SIA LEGGERA!

Fabrizio Giulimondi

Auguri di Buon Anno da Fabrizio Giulimondi

NON IMPORTA QUANTO ANGUSTA SIA LA PORTA,

QUANTO IMPIETOSA LA SENTENZA,

SONO IL PADRONE DEL MIO DESTINO,

IL CAPITANO DELLA MIA ANIMA"

( "William Ernest Henley, interprete di Nelson Mandela in Invictus")

mercoledì 28 dicembre 2011

"LA VITA NON VA SOLO PIENAMENTE VISSUTA, VA ANCHE PENSATA E POI DEDICATA"

Un altro libro di rara bellezza che su cui Vi consiglio di intrattenerVi è quello di Marcello Veneziani "VIVERE NON BASTA-lettere di Seneca sulla felicità", Mondadori. Veneziani immagina che, nel crollo della Casa del Moralista a Pompei avvenuta il 30 novembre del 2010 siano rinvenute le epistole di Lucilio al grande filosofo e letterato Seneca, epistole di risposta alle lettere inviate da Seneca a Lucilio, che appartengono ai classici della letteratura latina. Le lettere sono di rara bellezza e Veneziani, per il loro tramite e attraverso la voce di Lucilio, esprime il suo pensiero sui lati più profondi e nascosti dell'animo umano: particolarmente toccante la lettera nella quale Lucilio ricorda la morte del proprio padre, dando voce all'anima dell'Autore che in realtà racconta gli ultimi giorni della vita del proprio padre scomparso poco prima l'uscita del saggio.
V'è una straordinaria particolarità nello stile utilizzato da Veneziani: nel leggerlo Vi renderete conto che solo apparentemente è adoperata la lingua italiana, perchè il periodare è del latino classico.
Fabrizio Giulimondi

martedì 27 dicembre 2011

IL PROF. GIULIMONDI CONSIGLIA.

In questi giorni ho letto quattro libri - tutti e quattro di genere completamente differente l'uno dall'altro - che mi hanno coinvolto molto e Vi consiglio caldamente di leggere.

"NOI CREDIAMO - viaggio nella meglio gioventù d'Italia" di Giorgia Meloni, Sperling & Kupfer. L'Autrice, già Vice Presidente della Camera dei Deputati e Ministro
della Gioventù, con commossa passione esprime tutte le capacità della nostra gioventù, mostrando per il tramite di passati (Goffredo Mameli) e attuali (fra i tanti, Federica Pellegrini) esempi i valori e i sogni dei giovani italiani, che con grande determinazione rendono giornal
mente lustro e onore all'Italia. Con il suo bel saggio la
Meloni dimostra come sia il sacrificio quotidiano la vera e unica rivoluzione che conduce ad un fattivo e positivo risultato per l'individuo e la Comunità.
"QUANDO CI BATTEVA FORTE IL CUORE"
di Stefano Zecchi, Mondadori. Romanzo "forte", drammatico, emozionante, che racconta attraverso la fuga da Pola di un padre e di suo GIOVANISSIMO figlio, la cui madre è costretta a "darsi alla macchia" per evitare l''"infoibamento" per la sola colpa di essere italiana , l'annientamente delle comunità italiane istriane, dalmate e giuliane ad opera dei soldati e partigiani comunisti di Tito. E' un pezzo della nostra identità che per troppo tempo la storiografia ufficiale ci ha sottratto.
"COLPO AL CUORE- dai pentiti ai "metodi speciali": come lo Stato uccise le B.R. La soria mai raccontata", di Nicola Rao. Il Direttore del Tgr Lazio, già autore de "La fiamma e la celtica", aggiunge un grande e importante tassello agli studi sugli anni del terrorismo in Italia. L'Autore è stato il primo e unico ad intervistare in più occasioni Antonio Savasta, dirigente di rilievo delle Brigate Rosse e componente del gruppo di sequestratori del generale statunitense Dozier: questo incontro, unitamente a quello con il funzionario di Polizia Genova e il Professor "de Tormentis", apre uno squarcio nelle conoscenze degli strumenti adoperati dalle Forze di Polizia per giungere alla vittoria definitiva dello Stato sul più pericoloso e radicato gruppo terrorista in Europa.

"LO ZAHIR" di Paulo Choelho, Bompiani. Probabilmente il più bel romanzo partorito dell'intelletto di Coelho. Mentre lo leggerete il mondo circostante scomparirà ed esisteranno solamente le emozioni incessanti che ogni pagina del libro Vi comunicherà. Lo Zahir è un pensiero che all'inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare. Ognuno di noi ha il suo Zahir. Il mio Zahir è.......
Fabrizio Giulimondi

giovedì 15 dicembre 2011

Il dott. prof. Fabrizio Giulimondi è entrato a far parte del Comitato d'Onore del Teatro Golden di Roma

 

Fanno parte del Comitato d’Onore del Teatro Golden di Roma (via Taranto, 36) professionisti e personalità del mondo della cultura e dell’arte che con la loro presenza testimoniano la volontà di creare una struttura fortemente orientata verso un’attività coinvolgente di sicuro arricchimento artistico – culturale.
Il Comitato d'Onore ha fra i suoi obiettivi quello di sensibilizzare Enti, Aziende, Associazioni e Privati a partecipare attraverso il loro contributo ad un progetto riqualificante per la città e per i cittadini, offrendo in una sede adeguata, una programmazione artistica di qualità, un centro culturale attivo, una scuola di formazione alle professioni e alle arti dello spettacolo e della comunicazione, un punto di riferimento per la promozione di giovani artisti, una struttura produttiva per la realizzazione di opere teatrali, musicali e audiovisive soprattutto di autori italiani

Fabrizio Giulimondi

giovedì 1 dicembre 2011

Fabrizio Giulimondi: La primavera Araba

Fabrizio Giulimondi vi invita a partecipare al convegno "La primavera araba" organizzato dall'associazione Ladies'Circle 16 e Round Table 2 Roma.

domenica 27 novembre 2011

LA FUIS RINGRAZIA FABRIZIO GIULIMONDI

(26-11-2011) LA FUIS RINGRAZIA FABRIZIO GIULIMONDI

La F.U.I.S. ( Federazione Unitaria Italiana Scrittori ) ringrazia per la preziosa collaborazione svolta in questi mesi nel campo giuridico-legislativo il dott. prof Fabrizio Giulimondi, ed esprime viva speranza di poter ricevere ancora il suo intelligente contributo anche nel futuro. Il prof. Giulimondi, nel ringraziare sentitamente ed affettuosamente i responsabili della Federazione ha dato la sua piena e convinta disponibilità a fornire, ogni volta fosse necessario, ogni ausilio tecnico-normativo utile all’importante opera che la F.U.I.S. esercita nella vita culturale dell’Italia.

giovedì 24 novembre 2011

Fabrizio Giulimondi:Rigettato dal TAR il ricorso avverso l’assunzione di impiegati presso il comune di Pignataro Maggiore (Caserta)

Il Prof. Fabrizio Giulimondi, Componente della Commissione esaminatrice per il concorso pubblico per soli esami per la copertura di n. 6 posti di applicato amministrativo –categoria B – posizione economica B1 al Comune di Pignataro Maggiore(Caserta), in merito a notizie giornalistiche apparse nei mesi scorsi su presunte irregolarità di dette procedure, riporta il dispositivo di rigetto del ricorso emesso dal TAR Campania, sez. V, lo scorso 21 novembre.

"Il ricorso volto a contestare l'esito negativo della partecipazione al concorso de quo, è infondato e va respinto. Il Tribunale Amministrativo Regionale in data odierna (21 novembre 2011), pronunciandosi definitivamente sulla questione in epigrafe indicata, rigetta le richieste di annullamento degli atti della procedura concorsuale per l'assunzione di n. 6 applicati amministrativi di cat. B1.”

mercoledì 23 novembre 2011

Fabrizio Giulimondi :PROTOCOLLO DI INTESA FRA L'ATENEO E IL TEATRO DELL'OPERA DI ROMA


GRAZIE AL TENACE LAVORO DEL PROF. FABRIZIO GIULIMONDI, DOCENTE DI DIRITTO AMMINISTRATIVO E PUBBLICO PRESSO L'UNIVERSITA' DI CHIETI-PESCARA "GABRIELE D'ANNUNZIO" E' STATO STIPULTATO UN PROTOCOLLO DI INTESA FRA L'ATENEO E IL TEATRO DELL'OPERA DI ROMA( il cui testo è sotto riportato).

IL PROF.GIULIMONDI ESPRIME IL PIU' VIVO COMPIACIMENTO PER IL TRAGUARDO RAGGIUNTO, TRAGUARDO IMPORTANTE NON SOLO PER ENTRAMBE LE ISTITUZIONI, MA ANCHE PER IL TERRITORIO OVE ESSE OPERANO.


PROTOCOLLO D’INTESA

TRA

La Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, nella persona del Sovrintendente Dott. Catello De Martino;

E

L’Università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti e Pescara, nella persona del Magnifico Rettore prof. Franco Cuccurullo

RITENUTO

-Opportuno procedere all’attivazione e regolarizzazione di varie forme di collaborazione, mirate a fornire un più stretto rapporto fra i percorsi formativi attuati dall’Università e gli ambiti più avanzati dello spettacolo operistico nei suoi vari aspetti e componenti (musica, danza, scenotecnica, costumistica, gestione e organizzazione di eventi, pubblicità e rapporto con la società, rapporti con le scuole ecc.);

-che sia necessario affiancare al percorso formativo degli studenti di discipline umanistiche sia una migliore comprensione dei linguaggi non verbali, sia i meccanismi produttivi della complessa attività del Teatro;

PRESO ATTO

- dello Statuto della Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, approvato con D.M. 25/11/99, nonché del riconoscimento allo stesso Teatro della ‘funzione di rappresentanza svolta nella capitale dello Stato’;

- che la Fondazione Teatro dell’Opera di Roma ha tra le proprie finalità statutarie la formazione e l’educazione della comunità, come indicato nell’art.3 comma 1 del suo Statuto: “La Fondazione non ha scopo di lucro e persegue la diffusione dell’arte musicale, la formazione e valorizzazione dei quadri artistici e tecnici, nonché l’educazione musicale della collettività”

SI CONVIENE E STIPULA QUANTO SEGUE

Art. 1

Il Teatro s’impegna a realizzare una Stagione di concerti da camera presso l’Università “G. D’Annunzio”, secondo modalità, tempi e costi che verranno concordati preventivamente, compatibilmente con le disponibilità finanziarie della stessa Università ed approvazione da parte dei suoi organi.

Art.2

Il Teatro s’impegna a contribuire, a titolo gratuito, alla preparazione culturale e tecnico-professionale degli studenti dell’Università “G. D’Annunzio”, offrendo loro la possibilità di effettuare tirocini formativi (stages) presso diverse strutture del Teatro, compatibilmente con le possibilità d’inserimento e previa intesa con gli Organi di Facoltà.

Art. 3

Il Teatro concorderà, per gli studenti e i docenti dell’Università “G. D’Annunzio”, speciali forme di accesso agevolato al Teatro stesso, sia per quanto riguarda singole manifestazioni, che per gli abbonamenti alle stagioni d’opera, di balletto o sinfoniche.

Art. 4

Il Teatro s’impegna a offrire la possibilità di organizzare conferenze e incontri per studenti dell’Università dedicati ai titoli presenti nel Cartellone della Stagione Lirica e di Balletto 2011/2012.

Art. 5

Il Teatro offre la possibilità agli studenti dell’Università “G. D’Annunzio”, d’intesa con il Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, dopo opportuni accordi e autorizzazione del Teatro stesso, di proporre articoli e ricerche sugli spettacoli in cartellone allo scopo di eventuali pubblicazioni nei programmi di sala o nel materiale didattico impiegato per l’iniziativa “All’Opera con Filosofia”.

Art.6

L’Università “G. D’Annunzio” s’impegna a provvedere alla copertura assicurativa dei suoi studenti per le attività di tirocinio o laboratorio.

Art. 7

L’Università “G. D’Annunzio” offre completa disponibilità per la diffusione e la promozione dei progetti artistici del Teatro, insieme con la diffusione del relativo materiale informativo.

Art. 8

L’Università “G. D’Annunzio”, compatibilmente con le disponibilità permesse dall’attività didattica, offre la propria collaborazione alla realizzazione di percorsi congiuntamente agli artisti ed al personale specializzato del Teatro.

Art. 9

Le parti, riconoscendo nel presente protocollo un concreto impegno reciproco ai fini della maggior diffusione dell’opera in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue componenti, convengono di stabilire, su impulso del Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, almeno un incontro annuale per la necessaria verifica dei risultati. Il presente atto, in via sperimentale avrà la durata anni 1 (uno) dalla data della sottoscrizione e sarà tacitamente rinnovato salvo disdetta di una delle parti da comunicarsi a mezzo di raccomandata A/R tre mesi prima della scadenza dell’atto stesso.

Art. 11

Il presente atto, redatto in quadruplice copia su carta uso bollo, è soggetto a registrazione in caso d’uso ai sensi degli artt. 5, 6 e 39 del D.P.R. n. 131 del 26/4/86 ed è esente da imposta di bollo ai sensi dell’art. 16, all. b, del D.P.R. 647/72. Le spese per l’eventuale registrazione sono a carico della parte richiedente.

Il Rettore

Prof. Franco Cuccurullo

Il Sovrintedente

Dott. Catello De Martino

martedì 22 novembre 2011

Fabrizio Giulimondi:Diritto alla vita ed eutanasia - quarta parte

(Francia) L'orientamenio,della giurisprudenza delle Corti di merito francesi (32), sin dall'inizio del secolo, tende a far prevalere da una parte il fattore sentimentale e pietistico e dall'altra l'elemento del dolore fisico, sulla indisponibilità del 'diritto alla vita della persona affetta da malattia Inguaribile. - (Olanda) La normativa in materia di provocazione attiva della morte da parte del medico riceve però un notevole balzo in avanti nei Paesi Bassi.

Oltre ad una vivace discussione condotta dal Parlamento, sano stati formulati dalla giurisprudenza negli anni '80 alcuni criteri in base ai quali in talune evenienze l'eutanasia non avrebbe dovuto essere penalmente sanzionata.

Operatori sanitari e del diritto chiesero la prescrizione da parte del Legislatore di direttive alla luce dei quali poter valutare correttamente Il proprio operato.

Il Parlamento olandese ha promulgato il 9.2-993 una legge dichiarando non perseguibile penalmente il medico che mette fine alla malattia di un malato terminale, solamente in presenza di 28 condizioni necessarie e imprescindibili, fra cui l'esistenza di dolori insopportabili; l'essere il paziente malato terminale; l'assenza di possibili 'miglioramenti; una istanza della cessazio­ne della propria vita effettuata in modo esplicito, volontario, ripetuto e previa ponderata valutazione.

Questa legge, entrata In vigore il 1° giugno 1994, rappresenta un primo passo verso li riconoscimento della eutanasia attiva, tramite una sua sirziale depenalizzazione.

La giurisprudenza dei Paesi Bassi ritiene oramai che un medico che provoca la morte del suo assistito, ricorrendo le condizioni sopra citate, può far appello alla sforza maggiore.. Il pensiero giuridico e legislativo olandese (33), però, ha compiuto dl recente un ulteriore passo in avanti. Dalla estinzio­ne della vita di un individunafflitto da sofferenze fisiche insop­portabili prodotte da un morbo incurabile, si è passati a consi­derare .delictunt excepturn. anche la morte procurata dal medico in caso di sofferenza morale.

Uno psichiatra che aveva .assistito. al suicidio di un paziente afflitto da una grave perturbazione mentale e che fece appello , alla causa vide respinto, nel giugno del 1994, il suo ricorso in Cassazione. La Corte Suprema olandese lo ha bensì giudicato colpevole, ma ha rinunciato ad infliggergli la pena. Nella sua pronuncia l'Alta Corte ha riconosciuto la possi­bilità per il-medico di invocare la sussistenza di una forza maggiore nel caso in cui abbia prestato ausilio al decesso di chi è soggetto ad una insopportabile sofferenza morale senza speranza di mSglioramento, ma soltanto a condizioni particolar­mente severe. Condizione primaria nel caso di un paziente gra­vemente sofferente a livello psicologico è che il medico sia convinto che il suo assistito abbia espresso il desiderio di morire in piena capacità di intendere e di volere; altresì la sofferenza non deve essere soggetta ad alcuna possibilità di mutamento in esefius. A differenza, però, di una patologia meramente fisica, è praticamente impossibile determinare obiettivamente, Ossia con mezzi scientifici, se colui che soffre di gravi turbe psichiche sia destinato a percorrere un inevitabile ed irreversibile percorso mortale.

La Cassazione olandese ha stabilito inoltre la condicio che non vi sia più alcun trattamento sanitario valido, Il dubbio rimane: se gli strumenti diagnostici e terapeutici al fine di indi­viduare e guarire una malattia di ordine mentale sono completa­mente diversi da quelli.riguardanti le patologie fisiche, in „quanto privi di certezza scientifica, come può il medico candese stabilire la insussistenza di ulteriori trattamenti curativi?

__Gli.organi legislativi dell'Olanda hanno positivizzato quanto espresso da questa sentenza. Nel febbraio del 1995 il Parlamen­to, esprimendosi con un voto non formale, ha superato gli argini, già molto fragili, delle legislazioni statunitensi, imple­mentando le opportunità di esercizio dell'eutanasia attiva: quest'ultima viene consentita anche nei casi di gravi sofferenze dl ordine psicologico, conseguenti ad un male incurabile, seppur non ancora allo stadio terminale (34).

Il Parlamento olandese termina questo percorso di legalizza-alone della eutanasia attiva (35) in data 10 aprile 2001, con una normativa entrata in vigore recentemente, il 1 aprile 2002. Il medico che pratica l'eutanasia o che presta assistenza ad un suicidio, per non essere perseguibile penalmente, deve essere persuaso che il paziente .ha fatto una scelta volontaria e ben meditata» e che versa in .sofferenze insopportabili.. Inoltre il medico deve informare il malato della sua situazione e su ciò che lo attende e accertare .che non esiste alcuna ragionevole soluzione alternativa. alla c.d. «dolce morte.. Le procedure relative alla eutanasia attiva devano essere sottoposte al controllo di Commissioni regionali di verifica, già previste dalla legislazione precedente, composte da almeno tre specialisti in campo legale, medico ed etico_ 11 compito che questi organismi dovranno svolgere sarà quello di verificare il rispetto di tutte le condizioni previste dalla norma. Le violazioni della succitate regole devono essere segnalate dalle Commissioni alla magistra­tura competente. La notevole — e direi clamorosa — novità consiste nella estensione del riconoscimento del diritto di darsi attivamente la morte anche ai minori. In particolare modo, .i «grandi minori. (16.18 anni) possono autonomamente scegliere di morire, previa consultazione dei genitori; i soggetti fra i 12 e i 16 anni possono optare per la «dolce morte, solamente dopo l'approvazione dei genitori o del tutore.

Il <> viene esplicitamente riconosciuto, come per altro già avvenuto anche in altre legislazioni europee e americane. La legge infatti riconosce la validità di una dichiarazione scritta del paziente in cui si esprime l'intenzione di ricorrere all'eutanasia. Il medico, ad ogni modo, non può esimersi dal valutare le condizioni fissate dalla normativa, sia che la richiesta giunga da un malato ancora lucido, sia che venga da un paziente che abbia redatto l'atto in un lasso di tempo antecedente al realizzarsi della incapacità di intendere e dl volere.

- (Italia) In Italia all'impostazione giuridica di tipo francese e inglete seguita dalla giurisprudenza di merito (36), si contrap­pone marcatamente la giurisprudenza di legittimità, che riafferma con Forza la natura di omicidio dell'eutanasia.

La giurisprudenza della Suprema Corte di Cessazione (37) ha negato che l'uccisione per pietà, anche nel caso di persona affetta da malattia inguaribile e in preda a insopportabile tormento, possa andare esente da pena, insistendo anzi nell'esigere un'accurata indagine sul consenso eventualmente prestato, al fine di accertare con rigore se esso non sia stato determinato dalla condizione di deficienza psichica del malato e, pertanto, da ritenersi invalido (38).

La giurisprudenza qualche anno fa è tornata sull'argomento con un provvedimento che non ha precedenti In Italia. La Corte di Appello di Milano con il decreto 31 dicembre 1999 (39) ha sancito che: Non può essere accolto il ricorso con cui il tutore (e padre) di un interdetto chiede l'autorizzazione ad interrompe­re le cure mediche che consentono di protrarre lo stato vegetati­vo, nonché l'alimentazione artificiale.. Per la prima volta un collegio di giudici Italiani ha affrontato 11 problema della scelta dei trattamenti da effettuare su individui che si trovano In stato vegetativo permanente, id est non hanno alcuna possibilità di recupero della coscienza, ma per Legge non sono morti.

La motivazione — particolarmente lunga per essere collegata ad un decreto — chiarisce che l'autorizzazione potrebbe essere concessa se i trattamenti medici (inclusa l'Idratazione e l'ali­mentazione artificiale), cui il malato é sottoposto, costituissero un accanimento terapeutico., nel senso precedentemente con­figurato.

II trattamento terapeutico, per i giudici milanesi, lede il primato dell'uomo concepito come supremo valore etico. Giudicare se il singolo trattamento medico costituisca accani. mento terapeutico non può che spettare alla classe medica .alla stregua delle nozioni scientifiche acquisite e -unanimemente condivise secondo i protocolli e le linee-guida a livello interna­zionale..

Come è evidente, la giurisprudenza è consolidata su posizioni contrarie alla liceità della eutanasia, sia di tipo passivo, sia di tipo attho.

Secondo autorevole dottrina (40) l'attentato alla persona umana non potrebbe essere realizzato nemmeno can leggi di revisione costituzionale, atteso che queste leggi incontrano il limite implicito di non poter intaccare. in nessun modo le norme principio, tra cui rientra l'inviolabilità della persona umana a mente dell'ari. 2 Casi-, sulle quali si fonda e nelle quali si identifica l'intero sistema costituzionale italiano:

, Né al contrario può essere addotto che nell'eutanasia la sop­pressione della vita avviene ad opera di un terzo (il medico, il parente), su richiesta esplicita della persona interessata, e che, quindi, la tutela dell'ordinamento non deve invadere la sfera privata dell'autodecisione dell'uomo.

Si può in replica osservare che nell'eutanasia, al contrario del suicidio, la decisione finale sulla morte è rimessa al terzo e non già all'interessato, e non si può quindi consentire che sia trasfe­rita ad altri la disponibilità della vita umana.

In realtà l'intangibilità della vita deve essere affermata anche da un punto di vista oggettivo che esclude rilevanza all'autodeci­sione, e ciò non solo per il richiamo al diritto naturale, ma anche per lo stesso art. 2 Cost., cose la inviolabilità dei diritti dell'uomo è posta in relazione con l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Questa norma, nella sua parte finale, pone l'accento su una impostazio­ne solidaristica che esclude la liceità dell'autodecisione ad elimi­narsi dal novero dei consociati. Questa negazione. dipende dal fatto che la norma in parola, nel momento stesso in cui tutela e riconosce i diritti-Inviolabili dell'individuo, contemporaneamen­te richiede al cittadino l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Il che significa che la nostra Costituzione prevede un ordinamento giuridico in cui il bene comune si avvantaggia della partecipazione di tutti i cittadini. Pertanto, poiché l'adempimento dei doveri inderogabi­li-di solidarietà è previsto con nonna precettiva costituzionale, si deve rilevare che in questo momento storico nel nostro ordi­namento una visione dl liceità dell'autodecisione del soggetto a consentire la sua morte è inammissibile.

Sul piano costituzionale rileva anche l'art. 32 che, tutelando il diritto alla salute, a maggior ragione tutela il dirifto alla vita del cittadino; di fondamentale importanza è l'ultima parte di questa norma: .La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana».

Inoltre non si può non prendere in considerazione l'art. 5 c.c., il quale vieta gli atti di disposizione del proprio corpo quando cagionino una diminuzione permanente dell'integrità fisica —a fortiori la morte — o siano contrari all'ordine pubblico o al buon costume.

Sia il principio di solidarietà sia il principio personalistico, ai quali si è ispirato il Costituente, sono validi punti di riferimento per l'interprete al fine di ritenere che l'aptodicisione del soggetto interessato, su cui 'si pretende di fondare la liceità dell'eutanasia, trova un limite invalicabile nella tutela della vita umana: questa è un bene riconosciuto alla persona, non solo come singolo, ma anche come appartenente alla comunità che, nel perseguire il bene comune, si avvale degli apporti di ciascun consociato.

Nella contrapposizione fra un presunto diritto alla morte, non previsto direttamente o Indirettamente in alcuna Carta internazionale, in nessuna Costituzione nazionale e non appar­tenente ad alcuna tradizione del pensiero giuridico dottrinario e giurisprudenziale occidentale (salvo, come è stato illustrato, in alcOni recenti episodi), e il «finito alla vita., saldamente presente nell'ordinamento transnazionale e statuale, prevale senza ombra di dubbio questo ultimo.

E' giusto, comunque, trovare una soluzione, in termini giu­spenalistici, a determinate situazioni particolarmente gravose, avendo sempre dinanzi a sé, come una stella polare, il rispetto e la tutela del •diritto alla vita., 11 parere di alcuni Autorevoli Autori (41) può essere condiviso. Pur non ammettendo la possi­bilità di rinunciare al diritto alla vita di cui ogni individuo è titolare e pur rimanendo inalterata la qualifica delittuosa prevista dall'art. 579 c.p. (omicidio del consenziente), potrebbe essere opportuno, sull'esempio di qualche codice (come quello norvegese), introdurre nella nostra legislazione una norma speciale, la quale stabilisca una sanzione non elevata, con un minimo edittale basso, per il caso che sia cagionata per pietà la morte di una persona amata, clinicamente inguaribile e al solo scopo di porre termine alle sue sofferenze. Questa tipologia di disposizione affermerebbe sempre il principio che la vita umana è sacra e che il diritto alla vita è assolutamente indisponibile, ma eviterebbe al giudice di trovarsi nell'angoscioso bivio di infliggere una pena che la coscienza sociale considera esorbitan­te ed iniqua, invero di pervenire ad assoluzioni che non possono in alcun modo essere giustificate.

(Conclusioni) In conclusione un riferimento alla deontologia. medica non guasta.

Porse la riscrittura in termini moderni del giuramento di lppocrate (460 A.C.-377 A.C.) avutasi all'inizio del 2002 (42) solleva la classe medica da una grande ipocrisia. Il nuovo codice etico della professione sanitaria a cui ogni professionista della medicina deve attenersi non riporta più quelle straordinarie espressioni che il medico doveva pronunziare nell'incipit della propria opera professionale: «...che questo mio giuramento e con questa... attestazione osserverò integralmente con ogni vigoria e intelligenza... Per quanto riguarda la cura dei malati (li) difenderò da ogni danno e, inconveniente... né presso di me alcuna richiesta sarà valida per indurmi a somministrare veleno ad alcuno, né darò consigli di tal genere. Similmente non opererò sulle donne allo scopo di Impedire il concepimento e di procurare l'aborto... La nuova formulazione, omettendo questi peculiari .atteggiamenti etici e ileontologici» dell'esercente l'attività medica, rende maggiormente compatibili alcune pro­fessioni medico-chirurgiche con le normazioni che hanno depe­nalizzato o stanno- depenalizzando l'interruzione volontaria della gravidanza e le varie forme di eutanasia. -

Ci piace terminare un lavoro così delicato che tocca con drammaticità ogni essere umano con un pensiero di Socrate che, nel Pedone (43), esprime con forza la propria contrarietà al suicidio, alla eutanasia e a ogni intervento sull'uomo lesivo della sua dignità e della sua vita: .... in base a questo, dunque, non è precetto irragionevole che nessuno debba uccidere se stesso - prima che Dio non gli mandi un perentdrio comando.:

NOTE DI AGGIORNAMENTO

I) In corso di redazione del presente scritto la Corte di Assise di Appello di Milano ha adottato in data 24 aprile 2002 una sentenza di assoluzione per non aver commesso il fatto nei confronti di una persona, già condannata in primo grado per aver staccato il respiratore artificiale necessario per il manteni­mento in vita della moglie, mentre la Corte Europea dl Strasbur­go in data 29 aprile 2002 ha rigettato all'unanimità la richiesta di suicidio assistito presentata da una cittadina britannica. In relazione al primo caso giudiziario si precisa che, come si evince da questo lavoro, non si versa affatto in un caso di eutanasia: l'azione non è stata portata innanzi ité dal soggetto affetto dalla patologia con l'ausilio del medico, né da un operatore sanitario (o talora da un terzo, come 3l .Diane Pretty's case, sottoposto al cennato giudizio della Corte Europea) con il consenso del malato, bensì ad opera di chi con propria autonoma iniziativa volontariamente ha ucciso una persona, senza che la «vittima» abbia espresso in alcun moda il desiderio di morire alla presenza di alcune condizioni. In attesa del deposito della motivazione, chi scrive si augura che la Procura Generale della Repubblica di Milano ricorra in Cassazione avverso la decisione de qua.

Riguardo al secondo caso la Corte Europea dei diritti dell'uomo ha confermato il divieto del suicidio assistito previsto dalla legislazione penale britannica e, quindi, ha ribadito la decisione del novembre 2001 della Camera dei Lord, che si era già pronunciata al riguardo, negando l'autorizzazione richiesta da una donna affinché il marito ponessé in essere atti idonei te-si a procurarle la morte. Il provvedimento della Corte Europea rinforza l'indirizzo tendenzialmente contrario al riconoscimento giuridico della eutanasia della giurisprudenza europea e, specie con la sentenza del 1997 della Suprema Corte, di quella statuni­tense.

2) Indubbiamente l'approvazione il 16 maggio 2002 da parte della Camera dei Deputati del Belgio di una legge ancora più permissiva di quella olandese rappresenta un ulteriore vulnus per la sopra esposta impostazione giuridica e culturale dell'Europa.

Dott. Prof. Fabrizio Giulimondi