sabato 30 giugno 2012


Fabrizio Giulimondi presenterà la scrittrice e  illustrerà i punti fondanti del romanzo,  leggendone i passi che lo hanno colpito maggiormente.

venerdì 29 giugno 2012

PACS

    Sollecitato da più parti, a seguito delle dichiarazioni compiute in questi giorni  dai rappresentanti del  Governo francese – in attuazione del programma politico con cui il socialista François Gérard Georges Nicolas Hollande ha vinto le recenti elezioni presidenziali – di voler introdurre nei prossimi mesi per via legislativa la possibilità di consentire l’accesso all’istituto del matrimonio vero e proprio anche alle  coppie omosessuali e lesbiche,   mi accingo a ripubblicare – integrato e aggiornato -  l’articolo intitolato “Una serena – e breve – riflessione sui Patti Civili di Solidarietà (PA.C.S.)”, già  pubblicato su “ Il Mondo Giudiziario” n. 5 del  30 gennaio 2006,  pag.50.
    Mi auguro che questo breve scritto possa essere di Vostro interesse e possa contribuire al dibattito che si sta svolgendo da anni nel nostro Paese  su questo delicato e spinoso tema.

Fabrizio Giulimondi

  

“Una serena – e breve – riflessione sui Patti Civili di Solidarietà( PA.C.S.)”

I PA.C.S. («Patti Civili di Solidarietà»), è un istituto già presente in molti  ordinamenti giuridici europei e, segnatamente:
in Danimarca dal 1989 è riconosciuta l’unione civile fra omosessuali; in Norvegia dal 1993 è consentita la registrazione delle unioni fra persone dello stesso sesso; in Svezia dal 1994 v’è tale riconoscimento, con l’aggiunta dal 2002 della possibilità di adottare bambini, come  in Islanda ove dal 1996 sussiste tale riconoscimento con diritto di adozione dal 2000,  in Germania dal 2001 e  dal 2004 l’adozione, mentre in Olanda già dal 2001 è stato previsto contestualmente il matrimonio vero e proprio fra omosessuali oltre l’adozione di fanciulli,  diritto non riconosciuto in Ungheria che, però, ha consentito  le unioni omosessuali sin dal 1996; in Francia dal 1999 coppie dello stesso o diverso  sesso   possono stipulare in Comune un contratto che conferisce loro gli stessi diritti dei coniugi; in Finlandia dal 2001 all’unione civile fra coppie dello stesso sesso sono stati assegnati parte dei diritti propri dei coniugi eterosessuali de iure; nel Regno Unito il civil partnership bill approvato nel 2004 dalla Camera dei Lord ha attribuito alle unioni civile  omosessuali gli stessi diritti delle coppie sposate; in Lussemburgo nel 2004 è stata approvata la legge sul partenariato, in forza della quale sono assegnate alle coppie omosessuali diritti molto simili a quelle eterosessuali sposate; in Spagna il riconoscimento in questione è arrivato nel giugno del 2005; in Svizzera, infine, esiste dal 2004 una legge federale sulla unione domestica registrabile anche tra  coppie omosessuali, normativa confermata nel giugno 2004 da un referendum popolare.
Per PA.C.S. si suole intendere gli accordi di natura civilistica stipulati innanzi al sindaco, al notaio o ad altro pubblico ufficiale da parte di coppie eterosessuali od omosessuali, conviventi a qualsiasi titolo anche da un breve lasso di tempo, al fine di regolare alcuni aspetti del loro rapporto, segnatamente riconoscendo ai componenti della «coppia» diritti soggettivi di natura patrimoniale e non, similmente a quelli propri dei coniugi de iure.
In primo luogo è opportuno dividere le coppie di fatto in due categorie: quelle che non vogliono e quelle che non possono sposarsi.
Delle prime, non solo è opportuno, ma è doveroso che il diritto non si occupi: l’intenzione dei conviventi è esplicita e chiara, sostanziandosi nella volontà di non legarsi giuridicamente.
Non si comprende, pertanto, la ragione per la quale la legge dovrebbe far loro tale «violenza», creando un legame, sia pure flebile, in forza della stipulazione dei labili PA.C.S.. La stessa giurisprudenza della Corte Costituzionale ha ritenuto che la scelta fra il matrimonio civile o religioso e la convivenza appartiene alla libera autonomia decisionale della coppia e qualsiasi applicazione in via analogica di elementi del rapporto di coniugio alla convivenza può risultare un vulnus a tale libera scelta. A quanto detto si può però eccepire che alcune coppie escludono solo il matrimonio «tradizionale», non altre tipologie di riconoscimenti giuridici.
Se viene richiesta la istituzione dei PA.C.S. è proprio per consentire la fruizione di alcuni diritti — in genere di natura economica — che sono attualmente goduti solamente dalle coppie sposate. Ma la ragione per la quale tali diritti non sono riconosciuti ai conviventi more uxorio è che essi non hanno alcuna intenzione di assumere quei doveri a base dell’istituto matrimoniale, doveri dettagliatamente individuati dal codice civile.
Non si può non definire parassitaria l’intenzione di coloro che pretendono il riconoscimento pubblico della convivenza per ottenere diritti senza ottemperare reciprocamente ad alcun dovere. Si verrebbe a creare un particolare tipo di rapporto giuridico in cui non vive l’ordinaria — e naturale — corrispettività fra diritti e doveri, ma la mera esistenza di reciproci diritti. Fra l’altro una parte dei diritti a cui i coniugi de facto aspirano come coppia possono essere ottenuti con il loro esercizio individuale. Non vi è pertanto alcun motivo per introdurre nuovi istituti nel tessuto connettivo ordinamentale giuscivilistico.
Il testamento è strumento adoperato proprio per trasmettere parte del proprio patrimonio a chiunque, salvaguardando ovviamente le categorie di familiari strettamente legate iure sanguinis al defunto, tassativamente individuate dalla legislazione. Anche il contratto di donazione, unitamente alla costituzione del vincolo nato dalle obbligazioni naturali, vive in seno al rapporto coniugale di fatto. Il contratto di locazione della abitazione di comune residenza può essere stipulato da entrambi i conviventi in modo tale che, in caso di decesso di uno dei due, l’altro possa continuare ad abitare l’appartamento.
È di palmare evidenza che non sia vera la negazione di specifici diritti civili ai soggetti conviventi. La differenza rispetto al matrimonio «tradizionale» consiste nella attribuzione di diritti ai coniugi sposati come «coppia», non quindi solamente uti singulus ma anche uti socius, mentre in caso di convivenza i diritti possono essere attivati solamente uti singulus, ossia esercitati unicamente dai singoli componenti la coppia di fatto. Tale sistema di tutele è coerente con una comunità di vita priva di doveri vincolanti la coppia.
Passando a trattare delle coppie che non possono sposarsi, è opportuno precisare che esse possono essere suddivise in due sotto-categorie.
La prima è composta da coloro che non possono sposarsi per impedimenti transitori di ordine legale, come la minore età o l’attesa della sentenza di divorzio. Per queste coppie l’offerta dei PA.C.S. risulta essere senza senso. Gli ostacoli giuridici che impediscono il matrimonio impediscono necessariamente anche la stipula dei PA.C.S..
La seconda sotto-categoria consiste nelle coppie che desidererebbero sposarsi, ma, per ragioni primariamente di natura economica, rinviano lo svolgimento delle nozze. I PA.C.S. non risolvono certamente i loro problemi. Queste coppie non vogliono un «piccolo matrimonio», un «matrimonio allo stato fetale», «un matrimonio di serie B», bensì contrarre un matrimonio vero: lo Stato ha il dovere di fornire tutti quegli aiuti economico-sociali, previsti anche dalla nostra Costituzione, atti a superare gli ostacoli che impediscono di contrarre il matrimonio.
Cosa resta delle istanze sociali alla base del riconoscimento dei PA.C.S.? Sembrerebbe nulla. A meno che dietro i PA.C.S. non si celi l’intento di conferire dignità giuridica al matrimonio fra omosessuali, nella sua versione embrionale nella nostra compagine giuridica, legislativa e sociale. Mi permetto solo di ricordare alcune disposizioni di rilievo costituzionale e internazionale che si frappongono con forza a tale animus. L’art. 29 della nostra Carta parla di famiglia e, per interpretazione giurisprudenziale cementificatasi nei decenni, vi è famiglia solo fra un uomo e una donna che, in quanto appartenenti a sessi diversi, sono in grado potenzialmente di procreare e costituire, quindi, un nucleo familiare formato da padre, madre e figli. Sulla stessa lunghezza d’onda sono: l’art. 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948; l’art. 12 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo del 1950, fatta propria dall’ordinamento italiano nel 1955; e, infine, l’art. 23 dei Patti Internazionali dei Diritti Civili e Politici del 1966.
Alla ontologica sterilità delle coppie omosessuali si vorrebbe far fronte riconoscendo anche a loro l’istituto della adozione. Pare che le consolidate argomentazioni scientifiche provenienti dagli psicologi della età evolutiva  che affermano la assoluta necessità della presenza di genitori di sesso diverso per una corretta e sana crescita del bambino non scalfiscano le granitiche convinzioni degli «ideatori dei PA.C.S.». Solamente il padre (uomo) e la madre (donna), essendo portatori di una sensibilità, di esperienze e di una fisicità diverse ma nello stesso tempo straordinariamente complementari, sono in grado in maniera unica ed irripetibile di arricchire il patrimonio della personalità, della psiche e del carattere del figlio nella delicatissima fase della crescita. Non posso che condividere in pieno quanto affermato dal prof. Francesco D’Agostino, Presidente dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani: «Siamo tutti testimoni che si è aperta una partita decisiva… che ha per oggetto la famiglia e attraverso la famiglia la stessa identità umana. La famiglia chiede di essere difesa: ma per difenderla non c’è bisogno di argomenti teologici o religiosi; bastano comuni argomenti umani, perché ciò che la famiglia tutela e promuove è innanzitutto il bene umano».

Prof. Fabrizio Giulimondi

Domenica 1 luglio alle ore 12.30 su Radio Vaticana alla rubrica “A Conti Fatti” si parlerà di famiglia, fiscalità e demografia e il Prof. Fabrizio Giulimondi affronterà la questione legata al Quoziente Familiare in Italia e in Francia.
Nei mesi di luglio e agosto non vi sarà la replica del lunedì.

giovedì 28 giugno 2012

Abruzzo: Di Ilio e' il nuovo Rettore dell'Universita' di Chieti-Pescara 'Gabriele D'Annunzio'

28 Giugno 2012

Con 497 voti, pari al 65,22% dei voti validi, quasi 100 voti in piu' del quorum necessario (399) per essere eletti al primo turno, il prof. Carmine Di Ilio (Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia) e' stato eletto Rettore della d'Annunzio.

Gli altri tre candidati, Gaetano Bonetta, Raffaele Tenaglia e Michele Vacca, hanno raccolto rispettivamente 94 voti, 90 e 80 (20, le schede bianche e 14 le nulle).

Su 1157 aventi diritto, hanno votato in totale 1031 tra docenti e i ricercatori a tempo indeterminato (647 votanti sui 714 aventi diritto); ricercatori a tempo determinato (21 i votanti su 23 aventi diritto); studenti della Consulta (30 votanti su 32); personale amministrativo e tecnico (333 votanti per 107 voti effettivi, sui 388 aventi diritto).

 La percentuale di affluenza è stata  pari all'89%. 



Un commosso Fabrizio Giulimondi

mercoledì 27 giugno 2012

SPES CONTRA SPEM

Carmine Di Ilio

    Prof.Carmine di Ilio, una persona perbene, appena eletto Rettore della Università di Chieti -  Pescara "Gabriele D'Annunzio"

Fabrizio Giulimondi

Così parlò Zarathustra
Così parlò Zarathustra “ di Friedrich Nietzsche  non è un testo  facile anche se molti lo ritengono – oserei direi erroneamente – tale.
“Così parlò Zarathustra” è un poema filosofico scritto nel 1884 dal filosofo morale tedesco Friedrich Nietzsche, nel quale viene  adoperato uno stile linguistico  molto somigliante a quello del poeta e scrittore libanese  Khalil Gibran (penso, ad esempio, a “Il Profeta”).
Zarathustra è un vate che annuncia il superamento delle religioni. Il nome riprende quello dell’antico riformatore religioso persiano e fondatore del mazdeismo, la cui dottrina si fondava sulla  netta differenza tra il bene e il male, fra ciò che è giusto e ciò che è  sbagliato, fra l’ordine e il  disordine.  Il "Bene", il "Giusto" e l’ "Ordine" sono stati stabiliti dalla "Saggezza" (mazdā) e dall' Ordinatore primordiale dell'universo spirituale e fisico, Ahura Mazdā,  mentre il "Male", l'"Errore" e il "Disordine" sono frutto di un'altra entità primordiale, Angra Mainyu.
Zarathustra è una figura religiosa e filosofica che ci fa comprendere non solo questo lavoro, ma anche altre due  opere di Nietzsche: “Al di là del bene e del male” e la “Gaia Scienza”.
Zarathustra torna fra gli uomini dopo un ritiro di dieci anni per proclamare una nuova dottrina che vede nella morte di Dio le sue basi. Il pensiero moderno si è affrancato dalla tutela di un Essere superiore a cui attribuire non solo la creazione della realtà sensibile, ma anche i principi che ispirano la convivenza etica e sociale.
Zarathustra profetizza l’avvento del superuomo.
Viene inevitabile il collegamento fra questa idea e l’ideologia nazionalsocialista.
In realtà tale collegamento non è una conseguenza diretta fra il pensiero del filosofo e questa  nefasta concezione politica, ma è un derivato della azione sviluppata dalla sorella di  Nietzsche Elisabeth la quale, dopo la morte del fratello avvenuta nel 1900,  si adoperò affinché la linea di pensiero di questi fosse plasmata alle farneticazioni hitleriane.
Colpisce senza dubbio nella vita di Nietzsche alcune “coincidenze” che si riveleranno fatali nel XX secolo.
L’Autore fu a lungo amico di Richard Wagner, il grande compositore sinfonico sommamente amato dal Fuhrer; morì nel 1900 a Weimar, ove sarà vissuta l’esperienza disastrosa della Repubblica omonima che portò all’orrore nazista; concepì una weltanschauung del mondo e della esistenza umana che combacerà  perfettamente con quella che sarà prefigurata nel libro-manifesto di Adolf Hitler “ Mein Kampf” pubblicato in due volumi fra il 1925 e il 1926.
        Coincidenze? La risposta lasciamola alla demonologia.
Ps: mentre lo leggete Vi consiglio di ascoltare “Così parlò Zarathustra “ composto da Richard Strauss nel 1896, opera  sinfonica resa famosa come colonna sonora del film “2001: odissea nello spazio”.

Fabrizio Giulimondi

domenica 24 giugno 2012

Lo Zahir è un pensiero, che all'inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare e la sola cosa per cui vale la pena tirare fuori la parte migliore di te stesso e la sola cosa per cui vale la pena lottare e per cui daresti con gioia la tua vita.  Il mio Zahir ha un nome. Il suo nome è............ 

 

 

mercoledì 20 giugno 2012


Domenica 24 giugno alle ore 12.30 (con replica lunedì 25 giugno alle ore 15.05) su Radio Vaticana alla rubrica “A Conti Fatti” si parlerà di formazione e impresa e il Prof. Fabrizio Giulimondi affronterà la questione del valore legale del titolo di studio.


lunedì 18 giugno 2012

“La bottega dei libri proibiti” di Eduardo Roca,


La bottega dei libri proibiti 


Non è facile commentare un romanzo storico come “La bottega dei libri proibiti” di Eduardo Roca, Mondadori, per la sua complessità, completezza dello sviluppo narrativo, articolazione dei capitoli e descrizione dell’epoca di suo svolgimento.
E’ un lavoro che si legge lentamente, sbocconcellando la storia sino a pag. 300. Dopo, sino alla fine (e sono 550 pagine!) l’apoteosi! Sempre più avvincente! Sempre più appassionate!Sempre più coinvolgente!
Libro erudito, colto, da cui si apprende  molto, la cui collocazione nel XV secolo è fondamentale.
Sacro romano impero germanico. Colonia. 1430-1442 D.C.
Tra la fine del XIV secolo e l’inizio del XV l’Europa vive un periodo di decadenza. La fine del periodo di caldo del Medioevo, durante il quale le alte temperature avevano favorito i buoni raccolti, aveva portato con sé un freddo rigido che aveva danneggiato profondamente l’agricoltura. Le epidemie, in particolare la peste, non erano state d’aiuto. La crescita demografica verificatasi nei quattro secoli precedenti si era interrotta bruscamente e la popolazione europea si era ridotta di un terzo. Il sistema feudale cominciava a vacillare.
In questa raffigurazione si muovono i tantissimi  personaggi del libro: le prime decine di pagine servono per inquadrarli. 
Quattro sono i coprotagonisti.
 Lorenz, l’orafo, vedovo per non essere riuscito a salvare dalle fiamme di un incendio l’amata consorte, sua figlia tredicenne Erika (che avrà un ruolo sempre più pregnante nel racconto),  la nuova “fidanzata” Olga ( in realtà si chiama Ilse e il perché dovete scoprirlo da soli),  i suoi amici fra cui padre Martin ( fine terribile l’attende!), e Yohann il libraio (anche lui vittima di atrocità) e molti altri.
         Nikolas il copista, proprietario di uno scriptorium, suo figlio Alonso, amanuense, frutto  di un amore tormentato con la figlia di un principe islamico nel regno di Granada in Spagna e le varie sue concubine
         E’ l’epoca in cui i libri si tramando trascrivendoli a mano ed è la Chiesa ad avere il monopolio della cultura e dei laboratori ove avvengono le trascrizioni dei testi, ma  Nikolas rompe questo monopolio con la prima, importante e propizia attività laica di copiatura a mano di libri originali su incarico di potenti. Gli stessi potenti, però, gli chiedono copia di  altri tipi di libri, che violano le sacre leggi della Chiesa: il Decameron di Boccaccio e il Kamasutra,  scritto da Vatsyayana,  antico manoscritto in lingua sanscrita  risalente al periodo Gupta della storia indiana.
Questa attività al fine di non incorrere nelle terribili sanzioni ecclesiastiche e civili, è realizzata da Nikolas all’interno di uno  scriptorium segreto, con l’ausilio di  lavoranti storpi e deformi.
 Queste operazioni illecite  possono essere  poste in essere grazie alle amicizie con l’ Arcivescovo di Colonia (di cui scoprirete la turpitudine) e del crudele Sindaco (anche se in realtà in quell’epoca erano due i Burghermaister di Colonia).
Quale è il filo conduttore delle vicende che si intrecciano fra di loro?
 La cultura, i libri, la tensione morale che si fa azione, anche estremamente rischiosa, financo a ricevere una morte atroce, affinché cultura e libri  si possano  propagare  sempre di più, sino a permearsi fra i ceti meno abbienti e  la  conoscenza  non sia solo di pochi:  solo in questa maniera  il popolo si sottrarrà al giogo di Autorità civili ed ecclesiastiche la cui ferocia nel romanzo viene ben  evidenziata con la descrizione di torture e di roghi.
E’ in questo sommo anelito intellettuale teso a trovare i mezzi  per diffondere il più possibile la cultura e la conoscenza anche tra il volgo,  che si insinua tra le pieghe della narrazione la scoperta della scrittura artificiale, ossia della copiatura meccanica del contenuto delle pagine dei libri (ndr le fotocopie).
Nel  1448  Gutemberg a Magonza individuerà la tecnica per procedere alla  stampa di un testo (anche se pare  siano stati gli olandesi i primi).
         In realtà nel romanzo l’antesignano è proprio il mite e laborioso Lorenz che trasformerà un torchio per l’uva in strumento per copiare i libri meccanicamente: quello che prima necessitava  di decine di amanuensi e impegnava mesi di tempo, ora può essere ottenuto in poche settimane, come la riproduzione di 50 copie  dell’ Etica Nicomachea di Aristorele, consentendone la lettura originale in contrasto  con la interpretazione addomesticata del  pensiero scolastico e, in particolar modo, del suo capostipite  San Tommaso D’Aquino; o come  la copiatura (e per questo v’era il rogo preceduto dalle più efferate torture) di 200 Vangeli scritti (udite!udite!) in lingua tedesca. Tale diffusione e, quindi, tale lettura, avrebbe fatto conoscere il contenuto del  Sacro Verbo direttamente nella lingua conosciuta anche dalle persone più semplici, senza  più la obbligatoria interposizione ermeneutica della Chiesa.
Questo -  ed altro -  avrebbe portato nella prima metà del ‘500 alla riforma luterana… ma questa è un’altra storia.

Fabrizio Giulimondi

sabato 16 giugno 2012

 


Fabrizio Giulimondi pubblica  la lettera di dimissioni dalla carica di Presidente della Giovane Italia di Giorgia Meloni

Carissimi,
molte volte ho già preso questa decisione e altrettante sono tornata indietro. Non stavolta. Dalla nascita della Giovane Italia in poi mi sono spesa per individuare tempi e modalità perché si potesse celebrare un congresso, che mi consentisse di passare a un’altra generazione il testimone della guida del movimento giovanile. Finora è stato impossibile celebrare questo benedetto congresso della Giovane Italia, e per quanto sia per me doloroso scrivere questa lettera, ritengo che non sia più procrastinabile il mio addio al movimento giovanile ufficiale del Pdl. Per due motivi fondamentali. In primo luogo, perché quando si sostiene una battaglia per il rinnovamento generazionale in Italia, e si è a capo di un’organizzazione da troppi anni, si finisce per non essere in regola con la propria coscienza. Ed è una cosa che non sopporto, perché ritengo che la coerenza debba essere la prima virtù di chiunque pratichi l’impegno civile.
La seconda ragione delle mie dimissioni sta nell’estremo sollecito ai vertici del partito, e a tutti i massimi dirigenti della Giovane Italia, affinché si prodighino per consentire lo svolgimento di un’assemblea congressuale della Giovane Italia, nella quale poter eleggere i propri rappresentanti secondo i principi di merito e democrazia.
Fino a quel momento da tanti atteso, al mio posto ci sarà Marco Perissa. Voi lo conoscete bene, perché in questi anni è stato un punto di riferimento per tutti, e non a caso è stato il nome più condiviso sul quale puntare per questa fase. Sono certa che saprà guidare il movimento con intelligenza e coraggio nei mesi che lo separano da una grande assise che possa legittimare pienamente una nuova grande storia di protagonismo generazionale.
Io, la mia storia, l’ho fatta. Ed è stata incredibile. L’esperienza nel movimento giovanile mi ha formato come donna e come italiana, prima di qualunque altra cosa io possa esser diventata in questi anni. Sono passati vent’anni da quando varcai la soglia di una sezione del Fronte della Gioventù alla Garbatella, sull’onda lunga delle emozioni scatenate dal brutale assassinio di Paolo Borsellino. Da quel giorno, molte cose sono accadute intorno a me e dentro di me. Battaglie, gioie, sconfitte, riscatti, amicizie, amori, lutti, rinascite.
Non cercavo altro che dare un senso alla mia indignazione, e ho trovato molto di più: una comunità. Ragazzi e ragazze, di ieri e di oggi, alcuni ancora giovani, altri diventati uomini e donne, che hanno dedicato tanto, poco o tutto, alla propria passione politica. Senza chiedere in cambio poltrone, stipendi o privilegi. Li ringrazio tutti, uno per uno, perché sono stati la mia forza e il mio entusiasmo. Ringrazio quelli che mi hanno sostenuto quando sono stata eletta a Viterbo e quelli che non lo hanno fatto, ma dal giorno dopo hanno capito che saremmo stati forti solamente se fossimo rimasti uniti.
Su tutti, un grazie lo meritano Giovanni e Carlo, che in questi anni hanno condiviso ogni mia scelta da Presidente nazionale e che come me da tempo sperano di poter passare il testimone. E poi Paolo, che da qualche anno non è più dirigente del movimento ma continua a occuparsi di giovani da un’altra angolazione, e Michele, che non si è risparmiato mai in questi anni e penso che non lo farà neanche adesso.
A queste migliaia di persone, conosciute in ogni angolo di questa stupenda nazione, ho pensato molto durante i miei tre anni da Ministro della Gioventù. Ho provato con ogni mia forza a non deluderle. E se non mi sono lasciata abbattere dagli scarsi mezzi a disposizione è stato proprio perché sapevo di poter cercare nel bagaglio della mia formazione giovanile gli strumenti utili per superare gli ostacoli.
Conclusasi questa esperienza di governo, purtroppo prematuramente, ed essendo ormai giunta a 35 anni, davvero mi sentirei a disagio a proseguire oltre nella guida della Giovane Italia. Continuerò, per storia e per formazione, a lavorare in ogni sede perché la Giovane Italia abbia il battesimo e gli strumenti che merita. E sarò sempre a disposizione di chiunque abbia bisogno del mio aiuto.
Ma lascio il testimone. E so che verrà raccolto prontamente, non da uno, ma da una moltitudine. Gente che si batte, senza paura, come quei mille ribelli che al seguito di un vecchio generale inviso ai politicanti dell’epoca innalzarono una nazione dove prima non c’era. Oggi come allora, il nostro popolo ha bisogno di una generazione a cui affidare le proprie speranze. E io so che quella generazione esiste, e può tantissimo se saprà credere in se stessa, e se sapremo crederci anche noi.
È ancora il tempo della Giovane Italia.
Giorgia Meloni

giovedì 14 giugno 2012


Domenica 17 giugno alle ore 12.30 (con replica lunedì 18 giugno alle ore 15.05) su Radio Vaticana alla rubrica “A Conti Fatti” si parlerà di imprenditoria giovanile con l' On.Giorgia Meloni e il Prof. Fabrizio Giulimondi.


DECRETO FISCALE


 Economia Cristiana

IL DECRETO FISCALE

Il c.d. decreto fiscale (decreto legge 2 marzo 2012 n. 16 convertito in legge di conversione 26 aprile 2012, n. 44) nasce per eliminare alcuni inutili adempimenti formali e dotare l’amministrazione finanziaria di più incisivi strumenti organizzativi, investigativi e sanzionatori.
In particolare modo punta ad un forte contrasto della evasione tributaria ed a facilitazioni per le imprese ed i contribuenti.
In relazione al primo aspetto la Guardia di Finanza è autorizzata ad utilizzare lo strumento istruttorio delle indagini finanziarie per approfondimenti connessi alle attività di istituto e ai fini di effettuazioni di proposte alla Agenzia delle Entrate finalizzate alla richiesta delle misure cautelari.
Inoltre la Guardia di Finanza e le Agenzie Fiscali, nell’ambito delle attività di pianificazione  degli accertamenti, tengono conto anche delle segnalazioni non anonime di violazioni tributarie, incluse quelle relative al  rilascio della ricevuta o dello scontrino fiscale.
I soggetti in contabilità semplificata e i lavoratori autonomi che effettuano operazioni con incassi e pagamenti interamente tracciabili possono sostituire gli estratti conto bancari alla tenuta delle scritture contabili.
E’ previsto anche per i controlli a posteriori sulle dichiarazioni il cui accertamento è divenuto definitivo la facoltà di chiedere agli Istituti di credito, a Poste Italiane spa e ad altri soggetti che svolgono attività di intermediazione finanziari e creditizia,  dati e informazioni utili a ricostruire la provenienza, la destinazione e la consistenza dei flussi finanziari collegati o collegabili a flussi di merci e l’identità dei soggetti coinvolti.
Sotto il secondo versante il decreto in esame differisce al 1 luglio 2012 l’efficacia delle disposizioni che prevedono la liquidazione di stipendi e pensioni di importo superiore a 1000 euro tramite strumenti di pagamento elettronico bancari e postali; stabilisce che le somme dovute  a titolo di stipendio, salario o per altre indennità relative al rapporto di impiego possono essere pignorate dall’agente della riscossione in misura pari a un decimo (per importi fino a 2500 euro) e a un settimo ( per importi superiori a 2500 euro e fino a 5000 euro); rappresenta  che non  concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente non solo le somme, ma anche i servizi e le prestazioni erogate dai datori di lavoro ai dipendenti per la frequenza agli asili nido o a colonie climatiche o per borse di studio a favore dei familiari; e, infine, innalza da 16,53 auro a 30 euro la soglia al di sotto della quale non si procede alla iscrizione a ruolo dei crediti tributari dello Stato, delle Regioni e degli enti locali.
Altresì, in tema di IMU, il decreto fiscale precisa il secondo requisito previsto dal decreto “Salva Italia”  (d.l. 201/2011) per qualificare una abitazione come principale: immobile nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente (il primo requisito si sostanzia nella iscrizione dell’immobile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare).
Il decreto 16|2012 aggiunge dopo il termine possessore (o contribuente) anche l’espressione:  e il suo nucleo familiare.
A tale proposito la circolare  3/DF del 18 maggio 2012 della Direzione Federalismo Fiscale dl Dipartimento delle Finanze del Ministero della Economia e delle Finanze sottolinea  che tale vincolo risulta sussistente  solo nel caso di più immobili abitati dallo stesso nucleo familiare e  ubicati nel territorio del medesimo comune, nel qual caso l’agevolazione vale solo per uno di essi.
Al contrario,  se gli immobili sono siti sul territorio di diversi comuni, la agevolazione della abitazione principale può essere fatta valere  su entrambi gli immobili se abitati “separatamente” da marito e moglie, in ragione del trasferimento della residenza anagrafica e della dimora abituale di uno dei coniugi presso  altro comune, ad esempio, per esigenze lavorative. Tali esigenze sono ritenute dal legislatore prevalenti sul rischio elusivo del pagamento dell’IMU. L’Amministrazione comunale ove è ubicata la seconda magione  ( in genere la casa di montagna o di mare) potrà sempre provvedere ad accertamenti circa la effettiva presenza nella dimora del contribuente, essendo indifferente quella dei figli, la cui assenza fa perdere unicamente la detrazione aggiuntiva di 50 euro (di cui si è parlato nell’articolo pubblicato precedentemente su questa rubrica  “Una chiacchierata sull’IMU”).

Prof. Fabrizio Giulimondi

mercoledì 13 giugno 2012


Domenica 17 giugno alle ore 12.30 (con replica lunedì 18 giugno alle ore 15.05) su Radio Vaticana alla rubrica “A Conti Fatti” si parlerà di imprenditoria giovanile con l' On.Giorgia Meloni e il Prof. Fabrizio Giulimondi.


lunedì 11 giugno 2012

QUARTA ASSOLUZIONE PER GIORGIO MAGLIOCCA! 

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2012/02/25/magliocca--190x130.jpg

Quarta assoluzione "piena" per  Giorgio Magliocca per mano della  decisione del valoroso Gup dottor Giovanni Caparco, all’udienza che si è tenuta questa mattina (11 giugno)presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Quattro processi, quattro accuse infamanti, quattro assoluzioni piene, un solo uomo, Giorgio Magliocca, colpito a sangue come padre, marito, essere umano, uomo politico e delle Istituzioni.

Sono certo che i valorosi magistrati delle Procure e dei Tribunali competenti sapranno  sanzionare penalmente  tutti coloro che dell'odio e della mistificazione contro Giorgio Magliocca ne hanno fatto una ragione di vita.

Caro Giorgio, io non so come Tu possa mantenerTi ancora così calmo e sereno difronte a tutta questa follia, che per fortuna è stata sanata dai valorosi magistrati campani.

Tuo amico (anzi semi fratello) romano Fabrizio Giulimondi

domenica 10 giugno 2012

Lo Zahir è un pensiero che all'inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare.
Il mio Zahir ha un nome e il suo nome è.....

sabato 9 giugno 2012


  Inseparabili, di Alessandro Piperno


Gli inseparabili, il fuoco amico dei ricordi”, di Alessandro Piperno, Mondadori, candidato - e possibile vincitore,  insieme a Gianrico Carofiglio con  “Il silenzio dell’onda”, anch’ esso commentato in questa rubrica -  al Premio Strega,  le cui votazioni si terranno il prossimo 13 giugno a Casa Bellonci a Roma e la premiazione il 5 luglio al Ninfeo di Villa Giulia sempre a Roma.
Gli inseparabili sono una razza di pappagalli del Madagascar che vivono a coppie e quando muore l’uno muore anche l’altro.
Gli inseparabili sono due fratelli ebrei, Filippo e Samuel, il primo sposato  e mantenuto dalla moglie  Anna, una ex show girl di “non è la Rai” (Vi ricordate?Il programma di grande successo di pubblico  degli anni ’80 pensato e diretto da Gianni Boncompagni per le reti Finivest), semi anoressica e con gravi problemi psichici, mentre Samuel (Sami per gli amici) ha  una brillante carriera, ma anche  gravi problemi sessuali, sui quali l’Autore si sofferma morbosamente, fastidiosamente, dettagliatamente  e ripetutamente.
 Sami  sta per sposarsi con Silvia, ragazza priva di carattere e personalità, tanto  da accettare di convertirsi all’ebraismo.
Filippo da persona  nullafacente e, apparentemente, priva di interessi e  di attitudini, si rileva un grande disegnatore di fumetti, ed  un suo lavoro cinematografico comics arriva a Cannes e comincia a sbancare i botteghini e a ricevere numerosi premi internazionali.
 Questi eventi  determineranno conseguenze dirompenti nella vita di Filippo, che si vedrà anche  minacciato di morte da organizzazioni terroristiche islamistiche.
A sua volta, la quotidianità  professionale e affettiva di Samuel imploderà.
In realtà sullo sfondo v’è per tutta la narrazione ciò che è accaduto venticinque  anni prima al loro straordinario padre Leo che, dopo l’infame e ingiusta accusa di  aver molestato la “fidanzatina” dodicenne di Samuel, si era rinchiuso per la vergogna nel sottoscala, da  dove ne era uscito cadavere.
La moglie Rachel, madre di Filippo e Sami, donna di robusta volontà, si ingegnerà per cancellare la stessa esistenza sulla terra di Leo, il cui nome non sarà più  pronunziato sino all’apice finale.
Questo è il vero filo conduttore della storia, la cui drammaticità si manifesta ed esplode  nelle ultime cinquanta pagine: se questo romanzo vincerà il Premio Strega avverrà per queste!

Fabrizio Giulimondi

giovedì 7 giugno 2012

Domenica 10 giugno alle ore 12.30 (con replica lunedì 11 giugno alle ore 15.05) su Radio Vaticana alla rubrica “A Conti Fatti” si parlerà di web e il professor Fabrizio Giulimondi si intratterrà sulle novità normative e giurisprudenziali nel campo dei blog

mercoledì 6 giugno 2012

LICENZIAMENTI NEL PUBBLICO IMPIEGO



Economia Cristiana

I LICENZIAMENTI NEL PUBBLICO IMPIEGO: TANTO RUMORE PER NULLA!

Il Governo sta predisponendo un disegno di legge delega sulla riforma del lavoro pubblico e il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero (competente, fra l’altro, nella materia del lavoro privato) sta contestando al Ministro per la Pubblica Amministrazione  e la Semplificazione Filippo Patroni Griffi (competente, fra l’altro, nella materia del lavoro pubblico) l’assenza nell’articolato di previsioni stringenti  in tema di licenziamenti individuali anche per i pubblici dipendenti, con ingiustificato trattamento – a detta del Ministro Fornero – rispetto ai lavoratori privati, destinatari di una rigorosa riforma del mercato del lavoro,  appena approvata dalla Assemblea di Palazzo Madama e, attualmente, all’esame  della Camera dei Deputati.
Non capisco di cosa si stia discutendo!
Il Testo Unico sul pubblico impiego (d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165), nella versione conseguente all’ultima modifica apportata dal c.d. Decreto Brunetta (d.lgs. 27 ottobre 2009, n. 150, in attuazione della legge delega 4 marzo 2009, n. 15), disciplina – eccome! – la materia dei licenziamenti individuali.
Il licenziamento possiede natura disciplinare ed è previsto nelle seguenti ipotesi:
  • falsa attestazione della presenza in servizio;
  • assenza priva di valida giustificazione;
  • ingiustificato rifiuto del trasferimento;
  • falsità documentali o dichiarative;
  • reiterate e gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose;
  • condanna penale definitiva;
  • valutazione di insufficiente rendimento (parimenti al settore privato).
Nella evenienza in cui  vi sia un eccesso di personale presso una struttura pubblica, inoltre,  l’Ente in surplus ha l’obbligo di   procedere alla c.d. mobilità collettiva, che si sostanzia nella collocazione in disponibilità presso altre compagini amministrative. Il  collocamento in parola  dura perentoriamente per non più di 24 mesi e,  consente la percezione da parte del personale in esubero dell’80 per cento della retribuzione, inclusa l’indennità integrativa speciale (similmente  alla Cassa Integrazione Guadagni del mondo privatistico, nel quale, però, v’è anche la possibilità della proroga per ulteriori 12 mesi a seguito di approvazione della Cassa Integrazione Straordinaria).
Cessati i due anni senza che la “risistemazione” del lavoratore pubblico sia avvenuta, il rapporto di lavoro si risolve automaticamente.
Domanda: la legge delega sulla riforma del pubblico impiego che i tecnici del Ministero di Patroni Griffi stanno mettendo a punto che cosa altro dovrebbe prevedere? Forse il licenziamento individuale economico? Ma tale forma di “espulsione coattiva” non ha alcun senso all’interno della Pubblica Amministrazione, fornendo essa servizi pubblici di natura generale fruibili in modo indifferenziato dalla collettività, prevalentemente  non apprezzabili sotto un aspetto  economico-finanziario.
Non possiamo che dire insieme a Shakespeare  “Much ado about nothing!”
Alcune volte il furore ideologico avverso  il sistema pubblico fa sbagliare anche i migliori tecnici.
Concludo ricordando che: “La finanza pubblica deve essere sana. Il bilancio deve essere in pareggio. Il debito pubblico deve essere ridotto. L’arroganza della amministrazione deve essere combattuta. La popolazione deve ancora imparare a lavorare invece di vivere di sussidi pubblici.” Indovinate questa frase chi l’ha pronunziata? Il grande Cicerone nel 55 A.C…..Il tempo passa, i problemi sono sempre gli stessi, almeno qui in Italia!

Prof. Fabrizio Giulimondi

lunedì 4 giugno 2012

Isabel Allende: “Il quaderno di Maya”, Feltrinelli.


 Il quaderno di Maya

Isabel Allende: “Il quaderno di Maya”, Feltrinelli.

Questo romanzo, ultima fatica della Allende,  denso e drammatico, non facile a leggersi, parte lento e sonnecchiante come una vettura diesel,  per  poi assumere sempre più energia con il trascorrere della narrazione.
Due sono gli elementi presenti in questa come in tutte le altre opere della Autrice: il soprannaturale  e le vicende legate alla  dittatura militare di Pinochet.
Sin dal primo libro La casa degli Spiriti (da cui è stata tratta l’omonima e bella traduzione cinematografica) la nipote del Presidente socialista cileno Salvator Allende, eletto nel 1970 e deposto (probabilmente morto suicida) a seguito del colpo di Stato del generale Augusto Pinochet l’11 settembre 1973,  suole immettere nei suoi scritti – specie in questo oggetto di commento -  il  soprannaturale, la  magia, la stregoneria, le leggende cilene,  inserendo  contemporaneamente  descrizioni ben dettagliate delle torture inferte dagli aguzzini agli oppositori politici.
Tali “presenze” infarciscono il diario di una ragazza americana di origini cilene, abbandonata dalla madre e trascurata da un padre pilota di aerei di linea, che sino alla età di sedici anni vive  una epoca aurea con la nonna (chiamata per una decina di volta a pagina la mia Nini) e il nonno acquisito – ma          qui ci sarà un colpo di scena! – chiamato per una decina di volta a pagina il mio Pop. Maya è legatissima ad entrambi e stravede per il mio Popo,  che morirà di tumore, travolgendo la vita della ragazza, che da quel momento in poi conoscerà droghe, alcol e prostituzione sino a inabissarsi nella degradazione più profonda.
Dopo Berkeley e l’Oragon, Las Vegas rappresenterà per Maya l’apice di questo inferno, da cui verrà fuori grazie alla mia Nini, la quale  manderà la nipote a Chiloè, una isola cilena posta  al di fuori del mondo, al fine di sfuggire alla mafia e ai narcotrafficanti.
In questo luogo paradisiaco – attraverso il quale imparerete molto sugli usi e costumi del popolo cileno - Maya verrà a conoscenza di verità del suo passato e di quello  delle persone che le stanno intorno per aiutarla,   dirompenti per tutti… anche per il lettore. 
Forse nelle 341 pagine del diciottesimo romanzo della Allende c’è troppo e, leggendolo, capirete da soli cosa io voglia intendere con tale espressione.

Fabrizio Giulimondi

domenica 3 giugno 2012

COMMISSIONI BANCARIE




Economia Cristiana



COMMISSIONI BANCARIE

L’art 6 bis del d.l. 201/2011 (c.d. “Salva Italia””), convertito dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, in materia di remunerazione onnicomprensiva degli affidamenti e degli sconfinamenti nei contratti di conto corrente e di apertura di credito, ha introdotto una nuova norma – l’art. 117 bis – nell’articolato del decreto legislativo  385/1993 (Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia).
Quest’ultima  disposizione stabilisce, al comma 1, che gli unici oneri a carico del cliente per i contratti di apertura di credito sono costituiti da:
a)     una commissione onnicomprensiva, calcolata proporzionalmente rispetto alla somma messa a disposizione dal cliente e alla durata dell’affidamento, che non può superare lo 0,5 % per trimestre di tale  somma;
b)     un tasso si interesse debitorio sulle somme prelevate.

Il comma 2 dell’art. 117 bis T.U.B., poi, disciplina gli oneri a carico del cliente a fronte di sconfinamenti in assenza di affidamento, ovvero oltre il fido, nei contratti di apertura di credito e di conto corrente. In tale ipotesi è previsto l’applicazione:
a)     di una c.d. commissione di istruttoria veloce, determinata in misura fissa, espressa in valore assoluto, commisurata ai costi;
b)     un tasso di interesse debitorio sull’ammontare dello sconfinamento.

Il comma 3 dell’art. 117 bis T.U.B. sanziona con la nullità le clausole che prevedano oneri diversi o non conformi a quelli previsti dai precedenti commi: nullità parziale che non comporta, pertanto,  la nullità del contratto.
Creando una discrasia con quanto appena affermato,  l’art. 27 bis, inserito nelle legge di  conversione del d.l. 1/2012 (c.d. Cresci Italia” o “liberalizzazioni”), invece, commina la sanzione della nullità  di tutte le clausole comunque denominate che prevedano commissioni a favore delle banche a fronte della concessione di linee di credito, della loro messa a disposizione, del loro mantenimento in essere, del loro utilizzo anche nel caso di sconfinamento in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido.
In sede di approvazione della citata legge di conversione  n.27 del 2012, con l’ordine del giorno n. 1 la Camera dei Deputati impegnava contestualmente il Governo ad emanare in tempi rapidi un provvedimento finalizzato a coordinare la disciplina di dell’art. 27 bis con quanto già previsto all’articolo 117bis del T.U.B..
In ottemperanza a tale impegno in pari data (24 marzo 2012) il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge 24 marzo 2012, n. 29 ( c.d. “Salva Banche”) contenente, fra l’altro disposizioni correttive all’art. 27bis del decreto “Cresci Italia”.  
Questo  provvedimento d’urgenza consente di salvare l’applicazione da parte  delle banche almeno di quelle commissioni che risultino, oltre che conformi al dettato dell’art. 117 bis del T.U.B., anche in linea con la disciplina amministrativa che dovrà essere varata dal Comitato Interministeriale del Credito e del Risparmio entro il 31 maggio 2012 (ma che al momento non risulta a chi scrive sia  stata ancora approvata).

Prof. Fabrizio Giulimondi

  

  Lo Zahir è un pensiero, che all'inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare. Il mio Zahir ha un nome. Il suo nome è............

venerdì 1 giugno 2012

TECNICA LEGISLATIVA




APPENDICE: TECNICA LEGISLATIVA

La tecnica legislativa e il linguaggio normativo costituiscono l’immediata risposta alla crisi della legge.
La prima fase di ogni dibattito dottrinale in tema di drafting ha avuto ad oggetto proprio la definizione dei criteri per la redazione formale degli atti legislativi, dedicando una particolare attenzione alla struttura dell’atto, alle sue partizioni interne e al linguaggio normativo. Il cd. drafting in senso formale si incentra proprio su questi aspetti e, dunque, sui criteri redazionali dell’atto e lo studio delle espressioni linguistiche che ne facilitano la comprensione.
Il lavoro della dottrina è stato prezioso in quanto  ha chiarito e precisato i termini del problema, individuando i rischi e le situazioni di patologia che avrebbero cagionato una legislazione oscura e inaccessibile.
Lo studio della legistica ha avuto il suo esordio, quindi, con gli approfondimenti in materia di tecnica legislativa .
A partire dagli anni ‘80 l’interesse per tale metodologia si diffuse in tutti i Paesi europei, incluse le Istituzioni comunitarie.
I problemi di ordine formale risultano i più urgenti da risolvere in quanto inquinano  l’ordinamento giuridico rispetto ai requisiti di chiarezza, organicità, certezza ed efficacia della norma giuridica.
La disamina della problematica formale può ricondursi a tre ordini di fattori:
-         la genericità e l’ambiguità delle espressioni usate;
-         il ricorso eccessivo ai rinvii ad altri testi legislativi;
-         le incertezze sistematiche in relazione  agli effetti della norma nel contesto legislativo vigente.

Il primo ostacolo da superare per una più corretta stesura del testo normativo è di natura semantica e linguistica. Il linguaggio adoperato per formulare il testo normativo ha un importanza decisiva per la realizzabilità e praticabilità del diritto, dovendo tendere ad un estrema precisione dal punto di vista morfologico, grammaticale, semantico e sintattico.
La consapevolezza che il punto nodale del procedimento di formazione delle leggi fosse  la formulazione del linguaggio normativo era già viva nella dottrina giuridica nel 1800, tanto che Summer Maine indicava al buon legislatore  l’ obiettivo della utilizzazione di un linguaggio semplice e di facile  comprensione per il destinatario del comando normativo.
La ricerca di una formulazione del testo legislativo in un linguaggio tale da rendere la disposizione  praticabile ed attuabile alla realtà concreta diventa sempre più impellente, ed emerge così l’esigenza di una figura professionale  che curi la redazione dell’atto indipendentemente dalle implicazioni di natura politica.
Il draftman ( che troviamo presso gli uffici legislativi delle Assemblee parlamentari e regionali) ha il compito di procedere alle prime scelte di linguaggio, valutando l’opportunità di optare per un termine piuttosto che per un altro,  rispettando canoni stilistici in grado di minimizzare le difficoltà attuative.
La tecnica legislativa comprende, quindi, come primo passaggio tutti gli interventi che incidono su un piano squisitamente  grammaticale, sintattico  e morfologico.
Tale scienza  si focalizza, oltre su un  problema linguistico, anche sul ricorso  eccessivo ai rinvii esterni e  sull’ incidenza degli effetti della norma in seno al contesto legislativo vigente.
Il tema dei riferimenti esterni è particolarmente sentito a livello dottrinale, inclusa la problematica inerente l’incertezza nella distinzione tra rinvii statici e rinvii dinamici.
Per rinvio statico si suole intendere il richiamo ad un determinato testo, così come esistente nella sua formulazione formale  in quello specifico momento storico, essendo insensibile alle successive sue integrazioni, sostituzioni o modificazioni.
Per rinvio dinamico, invece, si vuole significare il rimando ad un articolato -  o parte di esso -  nei vari suoi cambiamenti testuali nel tempo: si applicherà, di conseguenza, il disposto della norma richiamata così come configurato al momento della sua attuazione. Ancora più chiaramente: se l’articolo X richiama l’articolo Y, che ha subito la  modifica 1, poi  2 e, infine, 3, sarà applicata la versione 1, 2 o 3  dell’articolo Y a seconda che l’articolo X si applichi  quando  era vigente la formulazione  1, 2 o 3 della disposizione richiamata.
La dottrina – a tale proposito -  ha discusso sulla opportunità di tecniche redazionali basate sui riferimenti ad altri documenti, suggerendo in tale ipotesi di riportare il contenuto delle disposizioni richiamate all’interno dell’articolo richiamante: non una semplice indicazione delle coordinate individuanti l’atto richiamato, ma la trasposizione per intero del contenuto di quest’ultimo in seno alla struttura richiamante.
Si è oramai concordi nel tollerare una formazione del testo per rinvio di tipo occasionale,  censurando, al contrario,  gli interventi regolatori fondati su rinvii a catena (l’articolo X richiama l’articolo Y, che a sua volta rimanda all’articolo Z, e così via).
L’ultimo aspetto riconducibile ai problemi di natura formale dell’atto legislativo si riferisce agli interventi che incidono sulla efficacia e sull’ambito operativo dell’atto medesimo,  come i meccanismi della abrogazione e della modifica di un testo.
Quando l’abrogazione o la modifica  viene posta in essere in maniera esplicita la cessazione della esistenza nell’ordinamento giuridico della norma o la sua modifica risulterà in modo immediato e di palmare evidenza, mentre le difficoltà, specie di tipo ermeneutico,  sorgeranno  nella evenienza  di interventi di natura implicita, che determinano incertezze  applicative: si consiglia, pertanto, di prediligere sempre la strada della abrogazione o  della modificazione testuale  realizzate in modo esplicito.


         Fabrizio Giulimondi