lunedì 5 novembre 2012

DAVID LUBRANO:UNA PERSONA PER BENE




 
Per il mio compleanno ho ricevuto molti graditi libri e ho immediatamente aggredito Una persona perbene di David Lubrano, Cairo editore, trovandolo veramente bello, scorrevolissimo, brillante. Dramma e comicità si alternano con il ritmo di una salsa agrodolce orientale: una prima parte potrebbe essere definita anche lievemente angosciante, visto il racconto della carcerazione preventiva subita da innocente dall’avv. Giovanni Angioli,  protagonista del romanzo, egregiamente affiancato da Kempes,  personaggio simpaticissimo che  da assiduo frequentatore delle patrie galere in veste di assuntore e trafficante di droghe, si trasforma in un co-protagonista umano, commovente e grande produttore di boutade; la seconda parte della storia porta avanti il tempo di cinque anni dalla assoluzione dell’avvocato, ossia quando l’Angioli pensava di essersi lasciato finalmente alle spalle la tragica avventura processuale che, invece,  rivivrà, insieme a molte altre, dopo l’inaspettato  ritorno dell’amico di cella Kempes.
Lubrano, collaboratore del noto giornale satirico Il Male di Vauro,  mette a nudo, tramite il racconto della detenzione di Giovanni Angioli, i ripetuti, diffusi e terribili errori giudiziari che in Italia si verificano oramai con angosciante cadenza. Lubrano, con grandezza espositiva descrive non solo i luoghi, ma anche gli stati d’animo di Angioli e dell’umanità che lo circonda,  facendo vivere al lettore l’orrore e la devastazione che travolge una persona  innocente follemente sbattuta in un istituto penitenziario. Sin dall’incipit la mia mente e il mio cuore sono volati inesorabilmente alle vicende che hanno sconvolto l’esistenza del  mio buon amico Giorgio Magliocca (e, fatalmente, della sua famiglia) il quale, come sindaco del comune di  Pignataro Maggiore nel Casertano, con l’imputazione di concorso esterno in associazione camorristica,  è stato tradotto in prigione per rimanervi per ben otto mesi e mezzo (a cui si aggiungono  due di  arresti domiciliari ottenuti grazie alla  straordinaria capacità tecnica e sensibilità umana del giudice per le indagini preliminari), per poi vedersi riconosciuta la sua completa innocenza dal giudice della udienza preliminare di Napoli  con una formula piena e totale: assoluzione PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE.  Il protagonista del romanzo è assolto per non aver commesso il fatto: il fatto criminoso esisteva ma l’Angioli ne era estraneo, mentre, nel caso di Magliocca,  non esisteva neanche nella realtà (ossia in rerum natura, volendo adoperare un po’ di manzoniano latinorum), anche se sono esistiti per lui gli otto mesi e mezzo di galera, prima presso la struttura di Santa Maria Capua Vetere, successivamente presso quella di Avellino. A pari dell’avv. Angioli che vedrà calare la definitiva pietra  tombale sulla sua dirompente disavventura giudiziaria in sede di appello con la conferma del verdetto di primo grado, anche l’avv. Giorgio Magliocca è in attesa della decisione del  giudice di seconde cure, che senza alcuna ombra di dubbio confermerà la  statuizione assolutoria, perché Giorgio  è una persona per bene, come l’avv. Giovanni Angioli e, come il 40 per cento dei detenuti, secondo una ricerca  pubblicata sul sito www.errorigiudiziari.com: tale percentuale si riferisce alle  persone in vinculis estranee ai reati loro contestati, la cui innocenza, però,  è provata a distanza di tempo, talora troppo, come alcuni  recenti  fatti di cronaca ci hanno dimostrato.
Afferma il decano dei cronisti giudiziari, Roberto Martinelli: “alcuni giudici sbagliano in buona fede, altri meno. Alcuni perché non hanno strumenti adeguati e strutture idonee, altri perché si ritengono baciati dal dogma dell’infallibilità”. Una realtà che pesa anche sotto il profilo economico-finanziario: il Guardasigilli Paola Severino nella sua relazione sullo stato della Giustizia del gennaio 2012 ha  ricordato  che sono  213 i milioni di euro di risarcimento per ingiusta detenzione che l’Amministrazione pubblica ha dovuto liquidare nel triennio 2004-2007.
Mentre ero assorto e completamento avviluppato  dalla narrazione di  Una persona per bene,  dall’ammanettamento alla definitività della sentenza di assoluzione dell’Angioli,  venivo colpito dalla somiglianza  dei suoi  pensieri, delle sue emozioni, delle sue sensazioni, dello suo stato di abbandono sino a visioni allucinatorie e della sua disperazione senza scampo, descritti con  potenza dall’Autore,  con quanto via via mi ha raccontato durante questi mesi Giorgio.
Peccato per alcune sbavature presenti nella seconda parte del romanzo, dovute purtroppo alla emersione nel linguaggio di un becero anticlericalismo e di un eccesso di laicismo, quando una comparsa del romanzo che ha la ventura di essere  sinceramente  cattolico, padre di  quattro figli ”avuti dalla stessa donna” (boh!), si intrattiene sessualmente  con un transessuale (conclusione obbligata  per un fervente cattolico con quattro figli “avuti dalla stessa donna”, in attesa- per giunta, Signori della Corte! -  del provvedimento ecclesiastico di annullamento del precedente vincolo coniugale), oppure quando il sacerdote celebrante il matrimonio fra Kempes e Lisa inevitabilmente  lo fa di corsa mangiandosi le parole, essendo un  vigliacco, non potendo evidentemente essere altro un prete cattolico…..Bah! o, se preferite, Mah!
Comunque, ad eccezione di queste cosellas, vale veramente la pena leggerlo.
Fabrizio Giulimondi

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