lunedì 29 aprile 2013

LEZIONE 7 AGGIORNAMENTO: MODIFICHE ALLA LEGGE 241/1990 AD OPERA DELLA LEGGE ANTICORRUZIONE E T.U. TRASPARENZA




Cari lettori,
ho ulteriormente integrato la "Lezione 7" (etichetta "corsi") sulla legge 241/1990 in tema di procedimento amministrativo, a seguito della emanazione del decreto legislativo 33/2013(c.d.T.U. Trasparenza) in attuazione della delega conferita dalla legge 190/2012 (c.d. Anticorruzione).
Sarei lieto se la leggeste.

Fabrizio Giulimondi


sabato 27 aprile 2013

FABRIZIO GIULIMONDI: DEDICATO A MIA MADRE


Se un giorno mi vedrai vecchia: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi... abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo. Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi. Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno. Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti. Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi. Quando dico che vorrei essere morta... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive. Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada. Dammi un po' del tuo tempo, dammi un po' della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te. Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te. Ti amo figlio mio.”.

venerdì 26 aprile 2013

"IRON MAN 3" DI SHANE BLACK


 Locandina italiana Iron Man 3
  
“Iron Man 3 di Shane Black,  con un disintossicato da alcol e droghe Robert Downey nella parte del supereroe creato dalla mente fantasmagorica di Stan Lee (marchio Marvel, come i Fantastici 4, Spider Man, Thor, Devil, Lanterna Verde, Capitan  America, Ghost Rider, X Men e  Hulk).
In un’orgia di effetti speciali, stuntman a profusione, rumori e esplosioni senza soluzione di continuità,  si inserisce  una storia che non ripete la carica emotiva delle  molto più avvincenti pellicole precedenti.
Il nostro Uomo di Ferro vive una crisi umana probabilmente dovuta al trovarsi  ingessato in una personalità che non gli si addice, regolarmente fidanzato con Pepper Potts (l’affascinante Gwyneth Paltrow), lui che aveva bellissime donne a iosa. Non solo!Ha crisi di panico causate degli accadimenti avvenuti in The Avengers (in cui è coprotagonista insieme a Thor, Hulk, la Vedova Nera, Capitan America e Robin) ove  ha rischiato di lasciarci sul serio la pelle.
Questa volta il suo acerrimo nemico è Mandarino (nome degli antichi funzionari cinesi), una sorta di Bin Laden con gli occhi a mandorla – seppur non dotato di super poteri al pari modo  pericolosissimo terrorista -  che è determinato ad  annientare  l’America, incarnando ovviamente  gli incubi quotidiani di ogni singolo cittadino statunitense.
Mia figlia ha gradito parecchio la  nuova versione di Iron Man, meno spaccone e più riflessivo, a me meno, perché la sua minor simpatia e ironica giocosità, unitamente ad una ridotta intraprendenza con il gentil sesso, rende l’incedere narrativo leggermente  noioso: ce lo vedete Voi Johnny Storm, in arte la Torcia Umana, con moglie  e figli?
Fabrizio Giulimondi

giovedì 25 aprile 2013

FABRIZIO GIULIMONDI: AL TEATRO GOLDEN.....DUE GRANDI ATTORI, UNA GRANDE COVER, UN GRANDE SPETTACOLO!


Il Muro - Ettore Bassi - Teatro Golden


                                Una cover
Un telo dove vengono proiettate le allucinazioni    visionarie  e oniriche di Syd Barrett
Un ragazzo e una ragazza
L’incontro
L’amore
La galera
Il ritorno
L’incomunicabilità

C’è qualcuno lì che mi ascolta?
IL MURO

C’è qualcuno lì che mi ascolta?
IL MURO

C’è qualcuno lì che   mi ascolta?

THE WALL




                     



mercoledì 24 aprile 2013

25 APRILE 1945 - 25 APRILE 2013: E' TEMPO DI PACIFICAZIONE NAZIONALE





Mi chiedo se l'Italia di oggi - e quindi noi tutti - non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà (Applausi). Questo sforzo, a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessità del nostro paese, a costruire la liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice e fondamentale fatto di vivere in questo paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo più prospero e più sereno. Dopo, poi, all'interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni................" 

domenica 21 aprile 2013

FABRIZIO GIULIMONDI: "SIA FATTA LA TUA VOLONTA' " UN LIBRO CHE SEGNA

 

Sia fatta la tua volontà di Stefano Baldi (Newton Compton Editori) è un libro che segna la persona, entra dentro di lei, la trascina nei luoghi dove non vuole mai andare, perché ne ha terrore, perché sono luoghi dove sa che invece dovrà necessariamente andare.
Questo capolavoro parla della morte, parla  della morte di una persona affetta da tumore in entrambi i polmoni, parla della morte e del percorso di sofferenza e di paura di un ragazzo di 26 anni, Luca, detto Lazzaro. Ma chi è Luca detto Lazzaro?è lo stesso Autore del romanzo autobiografico, Stefano Baldi, morto dopo pochi giorni aver finito di scriverlo.
Stefano Baldi è Luca, un ragazzo anonimo come tanti, con sogni low cost come tanti. Si sente insignificante nel fisico e nella personalità: non ci sa fare con le ragazze, è un mediocre sul lavoro, sempre annoiato con gli amici, senza speranze o desideri particolari, con un padre morto di cancro, un fratello grosso e ritardato di cui vergognarsi e una madre da cui si allontanato come dalla fede, a cui invece la madre è legatissima.
Luca vive in una piccola località, Maddalena, vicino Bologna e trascorre settimane grigie e noiosi fine settimana insieme ad amici vuoti, che hanno come unica aspirazione contare il maggior numero di ragazze da portarsi a letto.
Tenete questo libro vicino a voi anche quando avrete voltato l’ultima pagina” lo hanno detto critici letterari e lo affermo anche io, perché quando Luca si decide di capire l’origine di una fastidiosa e persistente tosse grassa e comprende di avere un carcinoma in entrambi i polmoni, la musichetta ripetitiva e neniosa della sua esistenza come certe melodie orientali si trasforma in una opera lirica  tragica.
E’ difficile raccontare il dramma che percorre il proprio corpo, la propria mente, la propria anima. Baldi, attraverso Luca detto Lazzaro,  lo fa, spesso con ironia, scherzandoci anche su, con la bocca impastata dalle lacrime.
Ho difficoltà a parlare e commentare e recensire ciò che ogni parola, ogni riga e ogni pagina esprime di Luca, ossia dello Scrittore a cui non potrà essere riconosciuto alcun Premio, alcuno Strega, o Campiello, o Nobel. E’ difficile perché le emozioni non si sono ancora depositate, le sensazioni non si sono sedimentate, le parole di Baldi sono ancora nell’aria e fluttuano con il suo carico di bellezza, di dolore  e di angoscia.
La madre di Luca sa quale sarà il futuro del figlio ma non v’è di disperazione in lei (“Lei gli stette accanto e lo aiutò durante la malattia, con l’affetto che non guarisce, ma cerca almeno di condividere la sofferenza, con la compagnia che non cambia la meta, ma che si propone almeno di aiutare a viaggiare meglio”).
La madre possiede la fede, il figlio no. Don Edoardo lo avvicina e lo conduce su praterie inesplorate dove Luca non si è mai avventurato, verso panorami a lui sconosciuti. V’è un Dio che parla di se attraverso le parabole dei talenti e del figliol prodigo (dove il Padre è in spasmodica attesa del ritorno del figlio e si mette senza mai muoversi nel punto più alto della casa per scorgerlo meglio e il prima possibile) e per mezzo della simbologia della Umanità come un corpo umano.
Luca comincia ad avere gravi problemi respiratori ma questo non gli impedisce di notare  una prostituta dell’est europeo lungo il marciapiede. Ci passa spesso lì davanti, non per “consumare”, ma perché Luca in quella ragazza non vedeva proprio una puttana ma unicamente una donna bella e pulita.
E alla storia di Luca si affaccia, prima parallelamente, poi intersecandosi con la sua, quella  di Irina, schiava, umiliata, massacrata, torturata, seviziata dai propri aguzzini,  sfruttatori animaleschi slavi, oltre dai propri lerci clienti. L’ultimo fiato, prima di perderlo, prima di perdere l’ autonomia su tutto, prima del pannolone e dell’annientamento del propria fisicità, lo dona a Irina, facendola ridiventare Anna, fuori dalla beluina ferocia dei propri carnefici, fuori dall’infame trattamento dei suoi utenti.
La mano fredda della “donna ossuta” lo prende sempre di più per condurlo dove non vorrebbe andare, ma un’altra, calda, lo tiene per mano.
 “Questo percorso lo faremo insieme, non ti lascerò mai solo” è l’adagio della seconda parte del libro, che si insinuerà dentro il lettore e che, come Marco Lodoli ha sostenuto, “prima Vi farà male, poi bene”.
Mi viene in mente  quell’anonimo brasiliano che recita: “perché Signore nei momenti di angoscia la Tua impronta sulla sabbia non era accanto alla mia?e Dio rispose: perché Ti avevo preso in braccio!”.
Luca è libero, non più condizionato dalle banalità del mondo e scopre il fratello, scarso di intelligenza, che parla similmente ai down, che gli ha creato sempre imbarazzo con gli altri, con gli amici, con le ragazze, per il quale non aveva mai tempo. Giorgio -  il talento più scarso e quello più splendente - che  Luca  scopre davanti alla statua della Madonna a pregare a voce alta affinché la Signora  potesse sentirlo meglio e guarire prima il fratello.
E gli amici, che dovranno affrontare l’impaccio  e l’imbarazzo, ognuno in maniera diversa, ognuno con la propria  fuga.
E’ la narrazione di una vita grigia trascorsa inutilmente fra facezie  e problemi fittizi che risorge.
Al termine Luca (è Baldi che l’ha vergata di proprio pugno)  scrive a don Edoardo una  lettera per ringraziarlo di tutto…. prima della fine…. che poi non è la Fine, ma solo l’Inizio.

Fabrizio Giulimondi

sabato 20 aprile 2013

"BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE" DI GIACOMO CAMPIOTTI



 Locandina Bianca come il latte, rossa come il sangue

“Bianca come il latte, rossa come il sangue”, film assolutamente da vedere, altamente consigliato agli  adolescenti, ragazzi, fanciulli, giovani e chi più ne ha più ne metta. Tratto dal romanzo omonimo di Alessandro D’Avenia (Mondadori, 2010) e molto ben diretto da Giacomo Campiotti, parte come uno dei tanti film giovanilisti stile  “Notte prima degli esami”,  per poi trasformarsi all’improvviso  in una pellicola drammatica di alto valore morale e valoriale: riprende, modernizzandolo, il filone  cinematografico tragico - che ha visto il suo apice nei primi anni settanta – in cui la protagonista al termine muore di grave malattia.
Leo è uno dei tanti sedicenni, un po’ sfigato, già disilluso sul  proprio futuro, disinteressato della scuola, innamorato della  compagna, inavvicinabile  nella sua aurea di bellezza. Il triangolo è sempre lo stesso: lui ama la bella sconosciuta e parla sempre di lei alla propria  amica di infanzia, che in realtà stravede per  lui. Lui chiede aiuto a lei perché possa aiutarlo ad avvicinarlo all’amata, tentativo fallimentare  perché l’amica del cuore (per lui) si impegnerà – con l’inganno –ad  impedirlo. Tutto scorre liscio come l’olio, finché la bella dai capelli rossi e la pelle pallida non si ammala di una forma devastante di leucemia.
Tutto cambia: il cazzeggio finisce e il sedicenne con i suoi amici si impattano con  la Malattia, la Morte, la Sofferenza, la Paura, Dio (parola che scritta sul cellulare con il sistema di digitazione T9 è Fin e, quindi, non esiste). Morire  a sedici anni non è accettabile e non lo è a maggior ragione per uno che ama. Il sedicenne innamorato e un po’ sfigato non rientra fra quelli  descritti dalla pulviscolare moltitudine di libri e film progressisti e politicamente corretti sui “giovani d’oggi”, tutti centri sociali, impegno politico (ovviamente di un certo tipo) e scopate. Il protagonista ama davvero e non v’è una sola scena di sesso, ma solo inquadrature che mostrano una commovente  dedizione a lei (di lacrime dai Vostri occhi ne usciranno a  profusione).
Leo è terrorizzato degli aghi ma offrirà se stesso (v’è qualche cosa di più bello che offrirsi  per il proprio Zahir?) per la donazione del midollo osseo, e donerà tutto il tempo a lei e studierà seriamente,  perché così lei gli ha chiesto. Leo scoprirà molte cose  insieme ai suoi amici e, grazie alla  bella dai capelli rosso fuoco e la pelle bianca, troverà un amore tenero e pulito nella  sua  amica di infanzia, brava a scuola e legata alla famiglia.
Vedetelo, perché il regista affronta temi difficili per i quali  vi sono insolute domande e  parla in maniera non banale della malattia e cosa v’è dietro la parola FIN. Il  professore, seppur  giovane, non è  travolto dalla superficialità  del Nulla imperante e  fa  l’ educatore anche  conducendo  sul ring Leo per un incontro di boxe,  così che  possa  sfogarsi  e tirare fuori la propria  disperazione, l’angosciante buio che ha dentro,  perché la vita è come un incontro di pugilato.
In questo lavoro cinematografico non c’è l’asfissiante assenza di valori imposta dalla violenza del relativismo etico:  il dramma è vivisezionato per conto di una determinata ottica  e la visuale dell’Autore propone ai ragazzi una prospettiva, che poi è una speranza! La  morte non porterà alla disperazione ma a una riconciliazione, a un delicato bacio fra sedicenni, ad un abbraccio tra ex bulli, a una festa insieme ad  amici ritrovati al ritmo  dei brani dei Modà e  di Andrea Guerra, le cui musiche sono  perfette  colonne sonore di un’ opera che dovrebbe essere proiettata in tutte le scuole medie superiori d’Italia.
Complimenti a tutti gli attori, protagonisti, coprotagonisti e non, sino alle comparse, tutti bravissimi, da Flavio Insinna, a Luca Argentero (il professore), a Filippo Scicchitano (Leo, già interprete in Scialla),  ai volti meno noti - per ora -  ma egualmente straordinari, del nuovo cinema italiano.
ANDATECI!!!

Fabrizio Giulimondi 

venerdì 19 aprile 2013

"COME PIETRA PAZIENTE" DI ATIQ RAHIMI



Locandina italiana Come pietra paziente 

“Come pietra paziente” diretto dallo stesso autore dell’omonimo libro Synguè Sabour.Pierre de patience  il franco afgano Atiq Rahimi.
La tormentata Terra dell’Afganistan in sempiterna lotta fra tribù talebane, fa da sfondo alla storia di una splendida ragazza di un villaggio vicino Kabul interpretata da una straordinaria Golshifteh Faraham.
La protagonista, madre di due bambine, vive da tre settimane  con il marito che giace sul pavimento della povera casa dove abitano, in stato comatoso perché attinto nel collo da una pallottola, mai rimossa da alcuno. Fra la donna e l’uomo, immobile per tutto il tempo, gli occhi chiusi, il respiro talmente flebile – vera colonna sonora del film – da farlo apparire morto, inizia un dialogo unilaterale. La giovane intraprende un cammino snocciolato in  racconti,  verità nascoste, misteri disvelati,  rabbia, risentimento, per tutte le umiliazioni subite mentre era sposa, dal marito oltre dalla di lui madre. La donna comincia un racconto della sua anima che diventa verbo per le apparenti sorde orecchie del consorte.
Lo sposo è la pietra paziente, che per  le credenze popolari  di quelle alture assorbe il dolore delle persone che ad essa si rivolgono e interloquiscono e, una volta piena delle loro storie, si frantuma, per liberare i confessori dai loro patimenti. Il marito è la pietra paziente della narrazione della moglie che metterà a nudo il “dietro le quinte” della sua esistenza come adolescente, ragazza, fidanzata e consorte, a partire da quando ella si è sposata con accanto la sola effige del “promesso” ed un suo coltello, essendo egli assente perché troppo impegnato a fare l’eroe in guerra. E racconta la sofferenza di una donna afgana con il burka, che poi è la sofferenza di tutte le donne afgane imprigionate nel  burka e nel  terribile fardello sulle spalle delle farneticanti regole islamico-talebane. In quelle tre settimane con accanto un corpo più simile ad un cadavere, per salvarsi dagli stupri e dalle sevizi dei miliziani che scorrazzano in quella zone,  si deve fingere una prostituta: le prostitute sono immonde e non possono essere toccati dai bravi maomettani che potrebbero essere  contaminati dalla  loro impudicizia. In realtà, solo facendo realmente la meretrice impedirà a se stessa e ai figli di morire di fame, non potendo godere della protezione di un altro uomo battendo al coniuge ancora il cuore.
La storia si sviluppa fra le squallide stanze della abitazione e le polverose  strade del villaggio, fra colpi di kalashnikov e di mortaio.
Il finale – aspettato – conduce al risveglio della pietra paziente.
Bravissima l’attrice che è sulla scena per 98 minuti con la sua voce, lo sguardo intenso dei bellissimi occhi, la mimica di un volto di rara espressività.

Fabrizio Giulimondi  

"CI VEDIAMO DOMANI" CON ENRICO BRIGNANO

Ci vediamo domani” di Andrea Zaccariello con Enrico Brignano (protagonista assoluto) e Ricky Tognazzi (compresenza di peso), che fisicamente assomiglia sempre più al padre Ugo.
Non condivido la sussunzione di questo film fra le pellicole comiche, giacché possiede un mixage di elementi,  alcuni dei quali si avvicinano senza meno a quelli propri del cinema c.d. brillante o divertente che dir si voglia, ma altri, invece, sono meglio qualificabili come macabri, tristi, malinconici e, talora, persino un po’ angoscianti.
Enrico Brignano – attore che esprime meglio le proprie notevoli qualità attoriali in teatro – interpreta un fallito a tutto tondo, sia a livello familiare che   professionale, che si ingegna a intraprendere una attività commerciale nel campo delle pompe funebri (la morte è l’unico evento certo della vita!) in un paesino dove il più giovane ha novanta anni. Il nostro novello becchino è proprio sfortunato perché i vecchietti non hanno la minima intenzione di passare a miglior vita. Le proverà tutte per oliare il percorso verso l’altro mondo, facendosi aiutare dalle intemperie climatiche e da grandi mangiate,  ma a sentirsi male è regolarmente lui: la fibra degli abitanti del villaggio è granitica. La svolta economica del necroforo arriverà grazie all’escamotage congeniato dagli anziani, che oltre ad essere in ottima salute sono anche in splendide condizioni mentali. Il finale è imprevisto e ad effetto.
Buon divertimento!......o quasi.

Fabrizio Giulimondi

martedì 16 aprile 2013

FABRIZIO GIULIMONDI: A PROPOSITO DELLA ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO!


L’ abc SULLA ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

A norma dell’art. 83 della Costituzione, il Presidente della Repubblica  è eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da tre delegati per ogni Regione (a statuto ordinario e speciale) eletti dai rispettivi Consigli Regionali,  nel rispetto delle minoranze politiche (due alla maggioranza ed uno alla minoranza). Avendo la Valle d’Aosta un solo delegato, il numero complessivo delle espressioni regionali  - che si aggiungono ai senatori eletti e a vita (ex Presidenti della Repubblica  e nominati ai sensi dell’art. 59, comma 2, Cost.) e ai deputati -  pertanto ammonta a  cinquantotto unità.
L’elezione ha luogo a scrutinio segreto ed a maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti l’Assemblea (Parlamento con funzioni elettorali in seduta comune integrato dai rappresentanti delle Regioni), proprio per la necessità che il Capo dello Stato sia eletto dal più gran numero di parlamentari e dei nunci regionali e, quindi, dalle varie anime politiche, culturali   e partitiche italiane, essendo il Presidente della Repubblica il rappresentante della unità nazionale (art.87 Cost.).
Solamente dal quarto scrutinio in poi è sufficiente la maggioranza assoluta, ossia il 50 per cento più uno dei componenti del Parlamento in seduta comune integrato nel modo sopra evidenziato: inevitabile la conseguenza di un Capo dello Stato con una statura istituzionale e di moral suasion di minor cabotaggio.
I Padri Costituenti hanno optato per un tipologia di sistema elettorale indiretto, per il tramite del Parlamento, organo rappresentativo del Popolo italiano, rifiutando il percorso elettorale vigente in altri ordinamenti (seppur sensibilmente diversificati fra di loro) come quello statunitense (presidenzialismo puro) e francese (semi presidenzialismo), nei quali il Presidente  viene votato direttamente dal Popolo (negli Stati Uniti attraverso la  elezione dei Grandi elettori in ogni Stato membro).
Tale scelta è indubbiamente più coerente alla forma del Governo parlamentare (Parlamento con funzioni legislative conferente  la fiducia al Governo, tributario di competenze esecutive e, talora, normative), mentre una maggiore consonanza della elezione diretta del Capo dello Stato è con quei statuti  ordinamentali che assegnano a quest’ultimo poteri  di ordine  politico interno ed internazionale, nonché  creatori di  diritto.
A tale riguardo  v’è un vivace e annoso  dibattito politico, culturale, dottrinario e massmediatico su un eventuale mutazione genetica della nostra intelaiatura costituzionale, nascente dall’inserimento nella nostra Grundnorm della elezione diretta del  Presidente della Repubblica, che condurrebbe fatalmente  ad una   innovata qualificazione del Governo da parlamentare a presidenziale (o semi-presidenziale a seconda del diverso atteggiarsi delle modifiche costituzionali che sarebbero apportate  in subiecta materia).
Negli anni 1946 e 1947 tale concezione politologica statuale fu reietta perché vista come foriera di pericoli per la democrazia, vista l’esperienza del ventennio precedente: un Capo dello Stato eletto direttamente dal corpo elettorale, con pieni poteri politici, esecutivi e legislativi, ha fatto tremare le vene ai  polsi della Assemblea costituente, che ha virato convintamente per un Parlamento centrale nello schema costituzionale, per un sistema di fonti legicentrica e un Governo con un Presidente del Consiglio titolare di una apparente supremazia sui Ministri, ma in realtà  primus inter pares con i medesimi (del tutto differente dal  premierato britannico in cui il Prime Minister  ha poteri, fra i tanti,  di nomina  e revoca dei ministri) e, in conclusione, per  un Presidente della Repubblica “simbolo” della Nazione, con scarsi poteri effettivi (previsti agli artt. 59, comma 2, 87, 92, 104, 135 Cost.).
I requisiti dell’elettorato passivo sono pochi e semplici: essere cittadino italiano, avere compito cinquanta anni e godere dei diritti civili e politici. Esclusione era espressamente  sancita nell’art. XIII delle “Disposizioni transitorie e finali” della Costituzione per i discendenti della famiglia reale Savoia: ”I membri  e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive”, ma la legge costituzionale 23 ottobre 2002, n. 1 ne ha dichiarato l’inefficacia.
La  durata dell’incarico è di sette anni il cui  dies a quo parte dalla prestazione del giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione innanzi al Parlamento in seduta comune, a mente dell’art. 91 Cost.
Il lungo periodo del mandato trova la sua giustificazione nel ruolo super partes di moderatore ed  equilibratore delle diverse e contrapposte istanze politiche del Presidente della Repubblica, non essendo vincolato ad alcuna  specifica pars politica.
La Costituzione non pone divieti alla sua rieleggibilità, non essendo mai state approvate le due proposte di legge costituzionale del 1963 e 1968. La vita istituzionale del dopoguerra, però, non ha mai visto realizzarsi questa ipotesi, anche per la età avanzata raggiunta al termine del mandato dai Capi di Stato sino ad ora eletti, fino a questi giorni, con la rielezione alla sesta seduta con un ampia maggioranza dei "Grandi Elettori" di Giorgio Napoletano (20 aprile 2013).
La convocazione del Parlamento in seduta comune (che nella evenienza che stiamo vivendo in questi giorni è composto da 1007 elettori: 630 deputati; 315 senatori eletti; 4 senatori a vita; 58 delegati delle Regioni) è compiuta dal Presidente della Camera trenta giorni prima del giorno della scadenza del settennato che, come abbiamo poc’anzi detto, incomincia a far data dal pronunzia del solenne giuramento).
L’Aula che ospita la procedura elettorale è quella della Camera dei Deputati(Palazzo di Montecitorio) ed è disciplinata dal suo Presidente, accanto al quale siede quello del Senato della Repubblica. Per garbo istituzionale il cerimoniale riserva  319 posti ai senatori in quanto ospiti e componenti  della “Camera Alta”.
In ordine, prima votano i senatori a vita, poi i senatori eletti, successivamente i deputati e, infine, i delegati regionali.
“Se le Camere sono sciolte, o manca meno di tre mesi alla loro cessazione, la elezione ha luogo entro quindici giorni dalla riunione delle Camere nuove. Nel frattempo sono prorogati i poteri del Presidente in carica.”. (art. 85, comma 3).

Prof. Fabrizio Giulimondi



lunedì 15 aprile 2013

"TI VOLEVO DIRE" DI DANIELE BRESCIANI


Ti volevo dire
“Ti volevo dire”,  opera prima del giornalista Daniele Bresciani(Rizzoli).
Una ragazzina quindicenne milanese trova il padre morto di infarto al letto e il trauma le toglie l’uso della parola. Il percorso per ritrovare la favella non avverrà solo con la logopedia ma, soprattutto, attraverso la pedissequa ricerca del passato del padre, che in gioventù aveva avuto un altro grande, forse, unico vero amore, durante il soggiorno per lavoro a Londra.
L’Autore si sforza di dare pathos, tensione emotiva, vibrazioni sentimentali alla narrazione, ma non vi riesce in alcuna maniera. Solo nelle ultime pagine al lettore pulserà un poco il muscolo cardiaco.

Fabrizio Giulimondi 

sabato 13 aprile 2013

Democrazia, Sondocrazia, Webcrazia: e i Partiti?


Fra tutte le formazioni sociali che elaborano e traducono i dati della realtà politica a livello di Stato - apparato, peculiare e preminente posizione occupa il partito politico come associazione di individui accumunati da una visione di parte degli interessi generali della  Comunità statale. Elementi costitutivi del partito risultano, pertanto, essere la pluralità di persone, il patrimonio e lo scopo. In merito a questo ultimo e al suo raggiungimento non può non esservi  una organizzazione  stabile.
Il ruolo fondamentale della azione dei partiti  nella vita ordinamentale dello Stato è riscontrabile  nella loro rilevanza  costituzionale. Occorre distinguere una posizione costituzionale del partito come strumento privatistico (associazione non riconosciuta) indispensabile per la determinazione della politica nazionale, ed una situazione di vera e  propria incorporazione dello Stato come istituzionalizzazione ed attribuzione al partito della qualità di organo stesso di formazione della volontà statale. Questa bipartizione trova riscontro nei due diversi tipi di sistemi giuridici e politici che l’occidente ha conosciuto: quelli delle democrazie bi o multipartitiche  e quelle – per fortuna in via di estinzione – dei Paesi a socialismo reale.
L’incardinazione del partito  politico nella compagine costituzionale italiana è avvenuta nel 1948 in forza dell’art. 49 della Carta Costituzionale: ” Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. La disposizione in esame costituisce una evidente specificazione dell’art. 18 Cost. (libertà di associazione), che rende la costituzione di un partito politico non un diritto, bensì una libertà.
Occorre chiedersi se solo i cittadini iscritti ai partiti concorrono alla creazione  della vita politica nazionale.  La risposta non può essere che negativa alla luce della interpretazione testuale della espressione “concorrere” utilizzata nel citato art. 49 Cost. e,  della concomitante esistenza della libertà di associazione sancita nell’art. 18 Cost., che danno  luogo ad un pluralismo associativo teso a contribuire allo “svolgimento della personalità umana” (art.2 Cost.), al "pieno sviluppo della persona umana e all'effettiva partecipazione alla organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art.3 Cost.).
L’associazionismo politico, strutturato in partiti e non (pluralismo politico),  costituisce un valore costituzionale ineliminabile ed immediatamente caratterizzante il nostro ordinamento istituzionale: i partiti concorrono alla realizzazione  della politica nazionale unitamente alle altre forze politico-sociali.
L’azione dei partiti di partecipazione  alla politica nazionale si svolge in seno al c.d. Stato - comunità e non al c.d. Stato - apparato, ove si persegue un indirizzo politico generale attraverso l’azione “di parte” del Governo. Il concorso alla determinazione della politica nazionale è operato per mezzo del  metodo democratico, che non deve indirizzarsi solamente all’esterno della struttura-partito (ad esempio:  nella manifestazione delle idee, nella soluzione da approntare per le questioni di interesse generale o in costanza delle competizioni elettorali), bensì anche nella sua organizzazione interna, nella esistenza di normazione quali statuti, atti costitutivi e vari interna corporis,  oltre  nel rispetto  della o delle “correnti” di minoranza.
La funzione pubblica di rilievo costituzionale esercitata dal partito  può e deve indurre organi statuali a ciò preposti a verificare certamente non l’aspetto più propriamente ideologico di esso (a meno che esso non incida sui principi fondamentali  della Repubblica,  le libertà poste a base dell’ordinamento giuridico italiano,  i diritti riconosciuti e garantiti dalla Carta Costituzionale e il diritto comunitario), ma il contenuto delle sue fonti di diritto, gli aspetti squisitamente comportamentali a livello verticale fra dirigenti, quadri e associati, oltre che orizzontale fra “pari grado”. Il nostro ordinamento non conosce lo strumento previsto dall’art. 21 della Costituzione germanica che assegna al Tribunale Costituzionale Federale il potere di dichiarare la incostituzionalità di un partito politico qualora, per la sua  finalità o per il comportamento dei suoi  vertici o dei suoi  simpatizzanti, si prefigge di danneggiare o eliminare l’ordinamento fondamentale democratico e liberale o di minacciare l’esistenza della Repubblica.
E’  il collegamento fra partito e rappresentanza politica che negli ultimi anni è stato messo in discussione, al pari del binomio rappresentanza e rappresentatività politica.
 « Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. ». Così si espresse alla Camera dei Deputati Benito Mussolini il 16 novembre 1922, dopo la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922: il collegamento fra partito e rappresentanza politica era stato cancellato, il binomio rappresentanza-rappresentatività annullato.
La storia in verità non insegna nulla e i dittatori in camicia nera e i tiranni in camicia bruna e rossa possono tornare, per questo è opportuno una breve disamina su questi temi.
Si suole generalmente affermare che l’elezione con metodo democratico di selezione dei governanti conferisce a questi la qualità dei rappresentanti: ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione (art.67 Cost).
La figura della rappresentanza tratteggiata dalla cennata disposizione non si identifica in nulla con l’omonimo istituto civilistico. Il codice civile, agli artt. 1387 e seguenti, prevede che i negozi giuridici stipulati dal soggetto rappresentante nel nome e nell’interesse del soggetto rappresentato producono effetti direttamente in capo a quest’ultimo, mentre la rappresentanza, qualificabile come politica, prevista nella Carta Costituzionale, ha elementi costitutivi di ben altra natura: gli eletti non rappresentano una determinata parte della collettività, ossia il partito o l’area politica che li ha espressi inserendoli nelle liste elettorali, ma l’intera Comunità nazionale; non sussiste alcun rapporto giuridico fra rappresentante e rappresentato, non essendovi, a mente dell’art. 67 Cost, alcun vincolo di mandato (il che comporta la piena libertà di azione e decisionale del parlamentare nel transitare per qualsivoglia ragione da un gruppo all’altro e nel non  adeguarsi alle direttive di voto del capogruppo); non esiste il potere da parte degli elettori di revocare gli eletti.
La rappresentanza politica, che senza dubbio ha una consistenza ectoplasmatica, è stata definita dal Romano e dal Biscaretti rappresentanza di interessi generali; dal Mortati rappresentanza di interessi collettivi visti nel loro insieme; dal Lavagna rappresentanza di opinioni; dal Giannini struttura organizzatoria intesa a collegare mediante elezioni un gruppo ad un ente esponenziale; dal Balladore Pallieri come una figura che caratterizza alcuni organi per il cui mezzo la volontà popolare è presente nel governo dello  Stato.
Quanto stabilito dalla Costituzione  determina l’inevitabile sanzione di grave incostituzionalità di quei comportamenti posti in essere da alcuni gruppi dirigenti nello svolgimento della  attività di controllo  quasi manu militari degli intendimenti politici dei componenti del proprio gruppo parlamentare, adoperando metodi somiglianti più a quelli utilizzati da alcune sette religiose o presunte tali, che alle consuete metodologie di dialettica politica interne ai partiti, che per tale ragione di devono dotare statutariamente di organi interni ove mediare le diverse tesi in gioco (Consigli, Congressi, Giunte Esecutive, Uffici di Presidenza, Gran Giurì et similia)
Rappresentanza (politica) e rappresentatività vanno tenute distinte fra di loro.
La prima attiene al momento della autorità, la seconda a quello della libertà e trova il suo fondamento nel consenso, nella corrispondenza e  nella adesione al sentimento popolare da parte degli eletti, nella consonanza fra governanti e governati, quando i primi riescono a tradurre in termini normativi i valori e le istanze dei secondi.
Ho dipinto sinteticamente – e me ne scuso – a mo' di quadro espressionista,  argomenti che meriterebbero ben altra stesura e impegno, ma talora anche poche pagine possono far intendere all'accorto lettore ciò che si vuole significare.
La democrazia da quando il Popolo italiano ha cessato  di cantare Giovinezza ha già avuto una prima degenerazione nella “sondocrazia”, in cui le società demoscopiche da strutture di accertamento del sentire popolare su qualsivoglia vexata quaestio, si sono tramutate in organismi di condizionamento  della medesima  ad opera  del committente di turno.
Ora la democrazia sta subendo una ancor più terribile minaccia, la webcrazia, strumento utilizzato simulatamente per effettuare il passaggio dalla democrazia rappresentativa (corpo elettorale - elezione dei rappresentanti parlamentari – nomina del governo; oppure corpo elettorale, nomina immediata non solo dei rappresentanti parlamentari ma anche del Capo dello Stato o del Governo) alla democrazia diretta. Il web che interloquisce immediatamente, in tempo reale, fra istanti e decidenti,  tra corpo elettorale e governanti, nella panacea della immedesimazione di rappresentato e rappresentante, in cui il rappresentante è il rappresentato perché nell'istante del bit v’è la traduzione della volontà popolare nella formulazione giuridica-legislativa-politica.
La Storia non insegna nulla: Mussolini, Hitler, Franco, da Lenin, a Stalin, a tutti i tiranni sovietici, a Mao, a Pol Pot, a Pinochet e Videla,  sono stati visti come  l’incarnazione dello “Spirito ” del Popolo, delle Classi Lavoratrici, del Proletariato, delle Classi operaie, dei Descamisados, della Nazione, della Patria.
Cinquantadue milioni di morti nella seconda guerra mondiale; cento milioni di morti ad opera  dei vari regimi comunisti; sei milioni di ebrei sterminati dall'Orrore nazionalsocialista; tre milioni sterminati da Pol Pot in Cambogia; decine di morti anche per denutrizione  grazie a Mao che amava tanto il suo Popolo e lo rappresentava direttamente contro l’imperialismo americano, capitalista e borghese; un guerra civile in Italia che ancora permane perché  al Duce  servivano poche migliaia di morti per sedersi al tavolo della pace.
Le dittature e le tirannidi spesso non si impongono con un putsch o con una blitzkrieg,  ma si insinuano nascostamente prima nelle menti e nei cuori delle persone,  per poi installarsi saldamente nelle loro anime. Ebrei e armeni non sono stati sterminati in un giorno solo, ammantandosi il Male Assoluto di umanità, proprio come sta avvenendo in questi anni  con le normative olandesi  sulla eutanasia che sta provocando la morte di migliaia di malati mentali o il progetto  down syndrome  free in Svezia.
Il web che sto adoperando in realtà è un non luogo, dove persone senza volto, anonime, che si nascondono  spesso dietro ad un nickname,  possono dire qualsiasi cosa senza controllo, spesso senza potere essere sanzionate penalmente o civilmente, senza che le eventuali affermazioni erronee, false o infondate possano essere –  se non percorrendo  una procedura  complessa  e farraginosa – rimosse ( V. il mio articolo su questa stessa Rubrica sul “diritto all’oblio”): tutto è riposto al  discernimento degli utenti, discernimento posseduto  anche dai tedeschi nel 1933 e dai  sovietici nel 1917 .
Calato lo strumento democratico nel sistema informatico sorgono, fra i tantissimi, due enormi problemi.
Nel primo ci imbattiamo con il Titolo IV (rapporti politici) della Costituzione (artt.49-53) che indica  come condizione necessaria ed imprescindibile il possesso della cittadinanza italiana da parte di coloro  che esercitano, ad esempio, il diritto al voto (comunale, regionale, nazionale,referendario): il web consente anche allo straniero abitante ai confini della Terra di intervenire e partecipare.
Secondo ostacolo di non poco momento: quali sono gli organi accertatori, validatori e verificatori della correttezza procedurale in relazione ad una  realtà quale il web che ingloba “Tutto e il suo esatto contrario ” e che neanche gli organismi preposti alla sicurezza nazionale di Paesi come gli Stati Uniti o Israele riescono a “gestire”?
Spero che la storia qualche cosa ci insegni.

Fabrizio Giulimondi


La presente pubblicazione è depositata alla SIAE e tutelata a sensi della normativa vigente sul diritto d’autore.
Provvederò a citare il giudizio dinanzi l’Autorità Giudiziaria competente chiunque copi totalmente o parzialmente il testo senza il mio consenso preventivo.
Fabrizio Giulimondi



venerdì 12 aprile 2013

"UN GIORNO DEVI ANDARE" DI GIORGIO DIRITTI


Locandina Un giorno devi andare“Un giorno devi andare” del regista, sceneggiatore e soggettista Giorgio Diritti, già Autore del bel film L’uomo che verrà.
Non è facile parlare di una opera di tal fatta, dove spiritualità e bellezza si intersecano inscindibilmente,e la bellezza è quella della strenua e drammatica ricerca dell’anima, e la bellezza è quella di luoghi stupefacenti, come le foreste fluviali del Rio delle Amazzoni, ove l’immenso, l’infinito, l’assoluto si manifestano attraverso il Creato. E lì che Augusta interpretata da Jasmine Trenca si rifugia per scappare  al dolore della morte del figlio nel proprio grembo. E lì che Augusta con la zia suora e missionaria, attraversando i poveri villaggi indios,  cerca la risposte ad una domanda che perseguita l’umanità da sempre e per sempre: perché il male, la ragione del dolore. È una domanda a cui l’uomo non saprà mai darsi una risposta. E’ lo scandalo del male di cui ha parlato Papa Benedetto XVI. E’ da quello scandalo che Augusta vuole fuggire; è a quello scandalo che Augusta vuole dare un senso; è a quello scandalo che l’esperienza caritatevole con la zia non fornisce  un fondamento. Augusta deve ancora andare, in un altro posto, in un altro luogo, in una casa-famiglia in una favela: una vera comunità umana a cui la povertà, il degrado dei luoghi, i tuguri  che scivolano  nelle acque in piena, non tolgono mai il sorriso. Allo sguardo iniziale perennemente  triste di Augusta, alla assenza anche fugace sulle sue labbra di un accenno di gioia, contrastano i volti sempre allegri di tuto mundo.
Il cadenzarsi altalenante della storia fra un freddo e cupo paesino del settentrione d’Italia,  dove vivono la madre e la nonna di Augusta e,  la serena esistenza dei villaggi brasiliani, macchiata dalla infamia della tratta di bimbi a scopi pedofili o di espianto di organi,  è tratteggiato esteticamente da colori mesti e grigio-verdognoli nelle inquadrature italiane e da colori lussureggianti nelle scene amazzoniche, tinte sempre più accese e sorridenti, come gli occhi di Augusta quando lentamente si immerge nella festosità dei bambini, nei loro sguardi, nelle loro braccia e gambe in movimento. E sarà la tragedia che colpirà uno di loro che trascinerà di nuovo negli inferi interiori Augusta.
L’incontro con  una terza tappa del suo cammino la condurrà  in una spiaggia isolata con una sabbia fina bianchissima, simile al deserto della sua disperazione, perché il suo bambino era morto  ancora dentro di lei. Ma le iridi luminose e irradianti gioia di un fanciullo che le compare dinanzi all’improvviso e i giochi che intratterrà con lui prenderanno per mano  Augusta per accompagnarla colà dove deve andare, perché “devi andare, devi essere, devi sperare”.
La Trenca affronta una sfida difficile. Le parti anche mediamente importanti in  La stanza del figlio, La meglio gioventù e Romanzo criminale non possono essere affatto paragonate ad un ruolo non solo da assoluta protagonista, ma di particolare difficoltà interpretativa. In questa pellicola non sono i dialoghi a determinare ostacoli - dialoghi che in parte si sviluppano in portoghese, elemento di forza e realità nel racconto -, ma gli sguardi, le espressioni mimiche, la gestualità. Il volto bello e intenso della Trenca riesce a tramutare emozioni del cuore, sensazioni dell’anima, pensieri, amori e sofferenza della mente in res visibili al cuore, all’anima e alle menti degli spettatori.
Spes contra spem

Fabrizio Giulimondi


giovedì 11 aprile 2013

FABRIZIO GIULIMONDI: NOVITA' UTILE DEL COMUNE DI ROMA-RACCOLTA DI RIFIUTI INGOMBRANTI (TELEVISIONE, FRIGORIFERO, LAVASTOVIGLIE, LAVATRICE) GRATUITAMENTE A DOMICILIO

La raccolta dei rifiuti ingombranti, elettrici ed elettronici.

AMA promuove il servizio per la raccolta di materiali che non devono essere inseriti nei cassonetti stradali dell'indifferenziata, ma avviati separatamente al recupero.
  • Rifiuti ingombranti: porte, armadi, cucine, materassi, divani, letti, mobili,arredi, ecc.
  • Rifiuti elettrici ed elettronici - RAEE - televisori, computer, stampanti, lampade, neon, elettrodomestici grandi e piccoli come lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, asciugacapelli, forni elettrici, condizionatori, telefonini.

Come funziona il servizio: tel: 0606060 oppure clicca su www.amaroma.it

Servizio di raccolta GRATUITA a domicilio

Per le famiglie servizio gratuito di ritiro dei materiali ingombranti, elettrici, elettronici, ecc. fino a 2 metri cubi di materiale, effettuato al piano stradale delle abitazioni.

sabato 6 aprile 2013

FABRIZIO GIULIMONDI: ULTERIORI AGGIORNAMENTI SULLA "FORMAZIONE DEL GOVERNO"


Pubblico di nuovo l'articolo che riassume sinteticamente i passaggi della formazione di un nuovo Governo esaminati sotto la visuale del diritto costituzionale. Il breve  scritto tratta l'argomento tenendo inevitabilmente conto dell'attualità, applicando gli istituti e le disposizioni giuridiche giuspubblicistiche alle cronache politiche, istituzionali e parlamentari di questi giorni e di queste ore.


Fabrizio Giulimondi

SCHEMA RIASSUNTIVO SULLA “PROCEDURA DI FORMAZIONE DEL GOVERNO”


·     Le norme che presiedono al procedimento di formazione del Governo sono in gran parte non scritte e frutto di convenzioni costituzionali (fonti di diritto).
·        Il Presidente della Repubblica deve procedere alla nomina del Presidente  del Consiglio dei Ministri e, su proposta di quest’ultimo, dei Ministri (art. 92, comma 2, Cost.). Il profilo dell’eligendo Presidente del Consiglio deve possedere requisiti politici ed elettorali tali da avere buone probabilità di ottenere la fiducia da entrambi i rami del Parlamento  (Camera dei Deputati e Senato della Repubblica) (art. 94 Cost.) e di mantenerla  per tutta la durata del mandato (cinque anni)(art. 60, comma 1, Cost).
 Il Presidente della Repubblica utilizza il percorso istituzionale delle consultazioni per individuare la personalità politica che, alla luce delle elezioni, meglio ha la   possibilità di formare un nuovo  Governo, ottenere la fiducia parlamentare e  rimanere in carica per tutto il periodo del mandato costituzionalmente previsto.
·        Le consultazioni si realizzano tramite l’audizione da parte del Presidente della Repubblica dei vertici dei partiti che hanno partecipato alle elezioni riuscendo ad esprimere anche  una minima rappresentanza parlamentare, gli ex Presidenti della Repubblica e le parti sociali (organizzazioni sindacali e datoriali).NB L'istituzione di due gruppi di lavoro (o commissioni di “saggi”) - per volontà del Presidente Napolitano -  costituiti da esimi costituzionalisti, economisti e da personalità appartenenti, ad alto livello, alle aree politico-partitiche  rappresentanti le "varie" maggioranze (rectius minoranze) relative uscite dalle recenti urne, sono una novità assoluta: prassi, consuetudini, convenzioni, disposizioni (gli artt. 59 comma 2,  87, 92, 104, 135 della Costituzione elencano dettagliatamente e tassativamente i poteri  del Presidente della Repubblica, fra i quali non sono affatto contemplate tali funzioni e competenze) e leggi costituzionali non ne hanno mai visto traccia. La natura di tali "organismi", lo scopo che debbano perseguire e all'interno di quale ordito costituzionale, istituzionale ed ordinamentale  essi si vadano ad inserire poco si comprende, oltre la marchiana violazione, nella loro composizione, della c.d. parità di genere.
·        Al termine delle consultazioni il Presidente della Repubblica    può:
·        se le urne hanno chiaramente espresso un vincitore (basta pensare al Governo Prodi nel 2006 ed ai Governi  Berlusconi 2001 e 2008),  nominare direttamente il Presidente del Consiglio che accetterà (per prassi costituzionale) con riserva, predisporrà  la squadra di governo (Ministri con e senza portafoglio;  Sottosegretari) e ne proporrà la nomina al Presidente della Repubblica, sciogliendo così definitivamente la riserva. Il Governo dovrà poi presentarsi alle Camere per riceverne  la fiducia.
Il Governo che non ottiene  la fiducia non è in nulla legittimato ad esercitare il potere esecutivo ed il Capo dello Stato deve stabilire se individuare altra figura a cui conferire un incarico esplorativo (il cui significato  di qui a poco esamineremo), un preicarico (il cui significato  di qui a poco esamineremo), ovvero un incarico pieno di Presidente del Consiglio dei Ministri, oppure, in alternativa, sentito il parere dei Presidenti delle Camere, procedere allo scioglimento di esse e convocare i comizi elettorali per nuove elezioni. Rimane in carica per gli affari correnti il Governo che ab origine non ha è stato destinatario della fiducia parlamentare (nella storia repubblicana gli esempi sono tre: Governi Andreotti 1972 e 1979 e Fanfani 1987). In queste tre ipotesi la Democrazia Cristiana aveva vinto le elezioni e  si era, almeno apparentemente, palesata una maggioranza politica di supporto alla formazione del Governo durante le consultazioni al Quirinale: alla prova del passaggio alla Camera e al Senato, però, il voto (palese con alzata di mano) per la mozione di  fiducia non aveva raggiunto la maggioranza assoluta dei due rami del Parlamento (art. 94 Cost).
NB Quaestio diversa sarebbe stata se l’incaricato alla Presidenza del Consiglio si fosse presentato alle Camere non avendo, sin dall’inizio, ossia a partire dalle consultazioni quirinalizie, una maggioranza politica pre-costituita. In tale evenienza, qualora il Presidente della Repubblica nominasse una personalità politica (esempio vivo di questi giorni è proprio quello dell’on. Pierluigi Bersani, che avrebbe in animo di presentarsi in Parlamento cercando lì i voti per la fiducia, anche “spuri” fra i gruppi che “formalmente” hanno dichiarato di non appoggiarlo) Presidente del Consiglio, senza che si sia manifestata già durante le consultazioni una maggioranza politica certa che, anche nei numeri, consenta in entrambe le Camere l’ottenimento da parte della nuova compagine governativa della fiducia parlamentare (maggioranza semplice, ossia 50% più uno dei presenti alla Camera e al Senato, ai sensi dell'art. 64, comma 3, Cost.), si verrebbe a determinare un vulnus  di non poco momento  nel sistema istituzionale, ordinametale e costituzionale italiano. Infatti il Governo non otterrebbe una fiducia che ab initio si sapeva che non avrebbe ricevuto, ma il Presidente della Repubblica sarebbe necessitato a mantenerlo “in piedi”, anche se solo per gli affari correnti. E’ di palmare evidenza il discrimen fra questo caso e i tre sopra indicati: in questi ultimi si era evidenziata una maggioranza politica, almeno nella sua  apparenza, durante le consultazioni innanzi il Capo dello Stato e, pertanto, esistevano le condizioni per la  conservazione delle funzioni governative, seppur per i soli affari correnti, una volta che i due Governi Andreotti e quello Fanfani non avevano ottenuto al fiducia a causa dell’”inciampo” parlamentare; nel caso in esame, invece, il potenziale Governo Bersani si presenterebbe  al Parlamento già privo di una maggioranza parlamentare certa sia a livello politico che numerico, specie al Senato della Repubblica, con una altamente probabile negazione della fiducia: il successivo mantenimento di esso per gli affari correnti risulterebbe, dunque,  un autentico monstrum giuridico.
·   in caso di difficoltà nella individuazione del Presidente  del Consiglio (maggioranze politiche diverse nei due rami del Parlamento o assenza di maggioranza in una o entrambe le Camere), affidare un incarico esplorativo ai Presidenti della Camera o del Senato,  ovvero ad altra figura di alto profilo istituzionale o, infine, al Segretario o Presidente (anche se a tale riguardo qualche dubbio sussiste)  del Partito o coalizione  che ha preso più voti, pur senza raggiungere  una maggioranza certa in entrambi i rami del Parlamento.
·        Colui che riceve l’incarico esplorativo svolge consultazioni ristrette ed  essenziali,  al termine delle quali riferisce al Presidente  della Repubblica sul loro esito negativo o positivo: 1) se negativo il Presidente dovrà decidere se affidare altro incarico esplorativo o optare per lo scioglimento delle Camere e l’indizione di nuove elezioni; 2) se favorevole e la possibilità di formare una nuova compagine governativa è stata riscontrata per lui stesso, si passerà dall’incarico esplorativo all’incarico vero e proprio;  se tale possibilità è stata registrata, invece,  in capo ad un altro, l’incarico (o il preincarico) sarà conferito all’altro.
·        Sussiste il preincarico quando il Presidente della Repubblica  affida ad una  personalità politica il compito di svolgere ulteriori consultazioni onde assumere, in una  posizione -  seppur non ufficiale -  di candidato in pectore all’Ufficio di Presidente del Consiglio, elementi di chiarificazione per la formazione del nuovo Governo: il reincarico si tramuterà in un incarico vero e proprio se le consultazioni ristrette andranno a buon fine.
·          Gli ultimi sei mesi del suo mandato il Presidente della Repubblica non può sciogliere le Camere (art.88, comma 2,  Cost.): nella situazione che l’Italia sta attualmente vivendo, pertanto, il Governo deve essere obbligatoriamente formato (salvo il Presidente della Repubblica non si dimetta prima della scadenza naturale del proprio mandato per dare la possibilità all'eligendo Capo dello Stato di sciogliere le Camere e convocare i comizi elettorali). Solamente il nuovo Presidente della Repubblica potrà sciogliere eventualmente le Camere (il ché potrebbe determinare  un Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento in seduta comune sub condicione dello scioglimento delle Camere stesse una volta eletto).
·     Le Camere possono essere sciolte (art.88 Cost.), sentiti i Presidenti di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, sia contemporaneamente (come è sempre avvenuto), sia singolarmente (evento che potrebbe verificarsi nella vigente occasione visto che solamente il Senato è privo di maggioranza politica).
·         Una volta conclusesi le elezioni, Il Governo (vecchio) ancora in carica per gli affari correnti (lo Stato non può rimanere senza Governo) deve essere sostituito in termini rapidi da quello nuovo,  una volta ottenuta la  fiducia dal Parlamento neo eletto: solo nel caso eccezionale di dichiarazione di stato di guerra le Camere possono essere prorogate nelle proprie  funzioni costituzionali (art.60, comma 2) unitamente al (vecchio) Governo, espressione di queste ultime.
·   E’ di palmare evidenza che la proposta compiuta da alcuni commentatori politici di prorogare l’attuale Governo Monti è gravemente lesiva del dettato costituzionale
NB L'attuale prosecuzione delle attività, seppur in forma ordinaria per gli affari correnti (impedito, quindi, del potere di varare decreti-legge)(1), del Governo Monti, dimissionario a far data del 21 dicembre 2012 e privo di una maggioranza politica a seguito della nuova composizione del Parlamento a seguito delle  elezioni del 24/25 febbraio 2013 (che può convertire i decreti leggi approvati dal Consiglio dei Ministri prima delle dimissioni),  determina una grave anomalia nel sistema costituzionale, istituzionale e ordinamentale italiano. Le nuove Camere - partiticamente strutturate in maniera evidentemente diversa dalle precedenti -  debbono conferire la fiducia, ai sensi dell'art. 94 Cost, ad un nuovo Governo. Il Governo Monti se dovesse permanere - come sta permanendo -  deve essere rinviato alla Camera dei Deputati  e al Senato della Repubblica dal Capo dello Stato per ottenerne la fiducia, non avendo più valore quella ricevuta dal "vecchio" Parlamento (quello eletto nell'aprile del 2008).
(1) In data 2 aprile 2013 la Camera di Deputati all'unanimità ha approvato la risoluzione (strumento parlamentare di indirizzo della attività dell'Esecutivo diretta a manifestare orientamenti o a definire indirizzi su specifici argomenti) LVII-bis, n. 1-A-bis, riferita alla relazione sull'aggiornamento del quadro economico e il pagamento dei debiti della P.A. alle imprese. Tale atto parlamentare appare una sorta di risoluzione "delega", che conferisce la legitimatio al Governo di approvare un decreto legge in subiecta materia, ossia rappresenta una sorta di escamotage giuspubblicistico per ovviare ai non pochi e non lievi ostacoli esposti, spero lucidamente, in questo sintetico lavoro: chi lo ha concepito è dimentico che la Carta Costituzionale, segnatamente all'art. 76, ha previsto la legge delega come unico mezzo di legittimazione parlamentare  del Governo ad esercitare la funzione legislativa nelle sembianze del decreto legislativo, sconoscendo l'ordinamento giuridico italiano altre forme e tipologie di deleghe normative,  specie se si versa nell'ambito del  decreto legge, il quale  non ne necessita affatto (art.77 Cost.). 
Il Consiglio dei Ministri il 6 aprile ha approvato il decreto legge che consentirà il pagamento di una parte dei crediti che le imprese private con più di venti dipendenti vantano nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Premessa, a livello contenutistico, la giustezza etica di tale provvedimento d’urgenza (che consente finalmente l’adempimento di prestazioni di carattere pecuniario da parte delle stazioni appaltanti pubbliche  a fronte di appalti, forniture e servizi realizzati da operatori economici in esecuzione di contratti), oltre che economica (attivandosi il moltiplicatore K di spese e consumi da parte dei soggetti privati, secondo gli insegnamenti macroeconomici di Keynes), il decreto legge, così come esplicitato e argomentato nell’articolo, è costituzionalmente illegittimo.
NB Non solo: ora si pone un problema di diritto parlamentare di non poco conto. I regolamenti di Camera (art.19, comma 2) e Senato (art.21, comma 3) prevedono il rispetto della dicotomia maggioranza-opposizione nella composizione delle singole Commissioni permanenti (al pari degli altri organismi anche bicamerali), id est i commissari devono rappresentare proporzionalmente  i grupppi parlamentari presenti nella Assemblea e, di conseguenza, le quote spettanti alla maggioranza e alla minoranza. Tale strutturazione e, quindi, istituzione di questi fondamentali organi legislativi del Parlamento come potrà conseguirsi  finché non sarà formato un nuovo Governo, che potrà finalmente  demarcare numericamente  la maggioranza e la minoranza politica? E come si potrà procedere alla conversione in legge entro sessanta giorni dell’atto normativo in esame finché non si darà vita alle Commissioni, atteso che esse sono deputate a svolgere il fondamentale ruolo consultivo (sede consultiva) ed istruttorio (sede referente) sul disegno di legge di conversione del decreto legge, articolato  che diverrà definitivo solo  con la votazione da parte di entrambe le Aule (per prassi prima da quella del  Senato, in seguito  da quella della  Camera dei Deputati)?
  Prof. Fabrizio Giulimondi


La presente pubblicazione è depositata alla SIAE e tutelata a sensi della normativa vigente sul diritto d’autore.
Provvederò a citare il giudizio dinanzi l’Autorità Giudiziaria competente chiunque copi totalmente o parzialmente il testo senza il mio consenso preventivo.
Fabrizio Giulimondi