lunedì 23 dicembre 2013

"FELICI I FELICI" DI YASMINA REZA

http://www.amazon.com/gp/product/8845928268/ref=as_li_tl?ie=UTF8&camp=1789&creative=390957&creativeASIN=8845928268&linkCode=as2&tag=bookrevi0dd0-20&linkId=A4EDG4FIEN3MCEQMFelices los amados y los amantes y los que pueden prescindir del amor. Felices los felices” (“Felici gli amati e gli amanti e coloro che possono fare a meno dell’amore. Felici i felici”). Da questi versi,  estrapolati  dal libro di poesie di Jorge Luis Borges “Frammenti di un vangelo apocrifo”, la celeberrima scrittrice parigina di origini iraniano-ungheresi Yasmina Reza ha tratto il titolo del suo ultimo capolavoro Felici i felici” ("Heureux les heureux") (Adelphi editore), prezioso racconto sulla vacuità, la profondità e le asprezze dell’amore.
Poche ore di lettura per immergersi nella bellezza della tristezza e della malinconia degli affetti, in quell’attimo dorato ed irripetibile dell’innamoramento e nel protrarsi lento e consunto del sentimento quotidiano, che sembra, sembra, aver macerato l’antica passione, ma che la morte proverà  che così non è.
A che punto quel passato si sia dissolto e volatilizzato. Due persone vivono fianco a fianco e ogni giorno la loro immaginazione si allontana in modo sempre più definitivo. Le donne, nel loro intimo, si costruiscono palazzi incantati. Tu sei lì dentro da qualche parte mummificato ma non lo sai”.
Ventuno storie che raccontano i misteri del voler bene all’altro di ventuno personaggi che girano intorno alla famiglia Toscano, Robert, Odile e i due figli: i loro genitori,  suoceri,  cognati,  generi,  nuore,  amici e  amanti.
Caratteri marcati e  pennellate decise descrivono le donne e gli uomini,  tutti egualmente protagonisti, di questo piccolo trattato su ciò che muove e distrugge l’umanità e che è ontologicamente coessenziale all’essere umano,  che con esso nasce e con esso muore: l’amore.
Yasmina Reza non si sottrae ad una critica pungente ed aspra di certi lati femminili,  non indulgendo a commiserazioni che trova fuori luogo e, soprattutto, fuori dalla verità che deve essere sempre la stella polare di uno scrittore che si propone di incunearsi fra le pieghe nascoste dell’anima: ” Le donne soccombono al fascino degli uomini terribili – urla dentro di sé Jeannette Blot -  perché gli uomini terribili si presentano mascherati come a un ballo”. Anche Hélène Barnèche è incastrata in questo perverso e subdolo meccanismo: fra il marito dolce e premuroso e l’uomo dominatore, sprezzante e violento, opta fatalmente per il secondo, ossia per il proprio annientamento.
Anche il rapporto omosessuale è fugacemente preso in considerazione, ma nel brandello di storia esso è trattato come mero sfogo sessuale, prezzolato, mercenario, putrido.
Le origini culturali e religiose ebraiche della Autrice trapelano in maniera garbata in molti passaggi della narrazione, non con l’irruenza che contraddistingue Alessandro Piperno, nelle cui opere letterarie (di indubbia valenza e bellezza) traspare un senso di sdegno e di fastidio per usanze e costumi giudaici.
E’ una lettura quella di “Felici i felici” che non potrà non sollevare conflitti interiori e, soprattutto, non potrà non subire un duplice e diametralmente opposto approccio emotivo, critico  e valutativo, da parte delle due metà del cielo.
Una certezza v’è ed è indiscutibile: leggetelo!

Fabrizio Giulimondi


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