domenica 9 ottobre 2016

“I SEGRETI DI BOLOGNA. LA VERITÀ SULL’ATTO TERRORISTICO PIÙ GRAVE DELLA STORIA ITALIANA" DI VALERIO CUTONILLI E ROSARIO PRIORE


Roberto Gervano diceva: ”Ci sono dubbi che vanno risolti, altri che non possono essere risolti, altri ancora che è meglio non risolvere”. La strage di Bologna del 2 agosto 1980 dovrebbe essere ascritta nella prima categoria di dubbio.
Una sentenza passata in giudicato di condanna consacra una verità processuale, ma la verità storica potrebbe essere da essa difforme.
I segreti di Bologna. La verità sull’atto terroristico più grave della storia italiana”, di Valerio Cutonilli (già Autore di “Acca Larentia. Quello che non è stato mai detto” e di “Strage all’italiana”) e di Rosario Priore (il noto magistrato che ha indagato per anni su Ustica, l’omicidio Moro, l’attentato a Papa Giovanni Paolo II e molte stragi di matrice terroristica mediorientali, oltre scrittore di libri “di peso” come “Intrigo internazionale”) (Chiarelettere editore), è un saggio steso con metodo scientifico, ricco di note, annotazioni, indicazione di documenti e fonti testimoniali e di altra natura.
La verità consegnata ai contemporanei si è cristallizzata nella condanna di Fioravanti, Mambro e Ciavardini come organizzatori ed esecutori della strage che portò alla morte di 85 innocenti in attesa di partire per le vacanze. Ai posteri bisognerà consegnare la verità autentica, quella che non vuole “un” colpevole, ma “il” colpevole, anche se questa ricerca dovesse scoperchiare cose che “Voi umani neanche potete immaginare”.
Perché potrebbe esservi stato nell’autunno del 1973 un accordo (il c.d. “Lodo Moro”) fra il Governo Rumor e le organizzazioni terroristiche palestinesi che impegnava queste ultime a non fare attentati sul suolo italiano, che poteva, però, essere attraversato da uomini e da armi del F.P.L.P. e di Al Fatah, senza che le autorità italiane, inclusa la magistratura, potessero opporre ostacoli di alcun genere. Sino al 1979 l’Italia non subì, infatti, alcunché, ma con l’arrivo del Governo Cossiga, atlantista convinto e tutt’altro che filo-arabo, la musica cambia.
La narrazione non è giornalistica ma puntuale, articolata, complessa, dettagliata, supportata dalla documentazione messa a disposizione dalla Commissione Mitrokhin (2005) e dall’opera di un suo consulente, lo scrupoloso giornalista Gian Paolo Pellizzaro. Il lettore si muove fra date, orari, luoghi, organizzazioni, personaggi e dimensioni storiche e geografiche che lo porteranno alla scoperta di realtà, sino ad oggi, ai più sconosciute. “Verità nascoste” alla luce delle quali saranno scrutinati accadimenti come il Dc9 precipitato ad Ustica; il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro; le bombe dell’Italicus, di Milano e Brescia, gli attentati e i dirottamenti nelle altre città europee; l’avvicinamento di Arafat alla accettazione dello Stato di Israele, la Libia di Gheddafi, l’Egitto di Sadat, il Libano di Gemayel e la presa del potere da parte di Khomeini in Iran; gli Stati Uniti di Carter e l’appoggio sovietico ai terroristi delle Brigate Rosse, alle altre organizzazioni comuniste europee e all’area marxista di Abbash; in Italia, il Patto militare segreto con il maltese Dom Mintoff, i gruppi neofascisti dei N.A.R. che imperversavano in concorrenza nel sangue e nell’orrore con quelli della parte opposta e, poi, la presenza quel giorno maledetto a Bologna di terroristi del gruppo Carlos, presenza tenuta ben lontano dalle carte processuali.
In tutto questo matura una strage che ha segnato l’Italia e l’Europa e che attende una risposta: ma gli assassini con le mani lordate del sangue di 85 persone sono veramente Fioravanti, Mambro e Ciavardini?

Fabrizio Giulimondi

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