martedì 10 luglio 2018

PIERO CORIGLIANO: "MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS"


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Gli Smashing Pumpkins si presentano alla terza prova ufficiale della loro carriera tirati a lucido e in formazione completa dopo un promettente, ma acerbo disco di esordio, Gish (1991) e un brillante secondo album, Siamese dream (1993), definito da alcuni critici un capolavoro.
Si comincia a intravedere la personalità di Billy Corgan, cantante e chitarrista principale del gruppo, dotato di una timbrica vocale molto particolare, nasale e stridula, sottile e aspra, che tuttavia affascina per sensibilità, freschezza e irriverenza. Le composizioni della band sono quasi tutte firmate Corgan, mettendone in luce i tratti da protagonista e accentratore, che tende ad oscurare gli altri, pur validi, componenti della band, che sono James Iha, seconda chitarra, D'Arcy Wretzky, al basso e il batterista Jimmy Chamberlin.
In questo nuovo album che vede la luce alla fine del 1995 tuttavia, non appare solo un seme, un embrione, ma un frutto gustoso e compiuto: la personalità di Corgan esce fuori definitivamente, nei suoni e nelle liriche, regalandoci un viaggio appassionante nell' “Universo rock”.
Lo scorrere delle tracks mette in evidenza la sua natura di concept album: la prima parte si chiama “Dawn to dusk”, dall' alba al tramonto, la seconda parte è intitolata “Twilight to starlight”, dal crepuscolo alla notte stellata.
L'apertura è affidata al giro di piano circolare della title-track, brano solo strumentale che scorre soavemente.
A seguire troviamo “Tonight, Tonight” il cui maestoso inizio scandito da una sinfonia di archi è il preludio a un autentico inno sulla bellezza del vivere qui e adesso, in una dimensione romantica e sognante, ma sincera e profonda, come il timbro vocale di Corgan, che si ama o si odia, ma è indiscutibilmente genuino in questo bellissimo pezzo di rock-opera.
Dopo gli incanti della notte, arriva la furia di “Jellybelly” a spazzare via tutto, mettendo in chiaro quello che gli Smashing Pumpkins sono effettivamente, cioè una rock band.
E il 'Welcome to nowhere' urlato da Corgan suona come un grido di sfida e di battaglia, che ci fa sprofondare in questa terra di nessuno, dove si perdono le mappe, i confini e i riferimenti.
Zero” irrompe con un riff di chitarra dirompente, con una forte carica di energia e fra i muri di chitarre distorte lascia intravedere uno sfogo amaro e negativo, di un protagonista che non nutre alcuna stima di se stesso e rifiuta persino di specchiarsi nella propria immagine.
Here is no why” è un omaggio di Corgan alla noia adolescenziale, la narrazione delle giornate ripetitive e solitarie di un ragazzo immaginario, che non riesce a intravedere un motivo nella propria esistenza. Musicalmente è un brano rock di buona fattura.
La traccia n. 6, pur continuando sulla scia del leit motiv pessimistico, non può lasciare indifferenti, per l'interpretazione corganiana che sorretta da una band in perfetta forma, raggiunge livelli di intensità e pathos difficilmente emulabili: è “Bullet with butterfly wings” martellante e acidissimo brano rock and roll a tinte grunge, capace di raggiungere vette di lacerante dolore.
Tra vuoti e pieni, silenzi e improvvise esplosioni chitarristiche, rullate di batteria precise e potenti e velenosi squarci di rabbia repressa e carica di effetto nella voce dell’egocentrico leader.

To forgive” rilassa un po’ gli animi, tra un senso di utilità (o inutilità?) del tempo che affiora e momenti di nostalgia dell'infanzia, quasi una forma di riflessione su passato e presente.
An ode to no one” riprende invece i Pumpkins arrabbiati con il mondo, unendo l'irruenza del punk alla forza del metal, senza suonare affatto scontata.
Il verso 'Destroy the mind, destroy the body, but you cannot destroy the heart' suona come un altro grido di battaglia per la generazione ribelle e tormentata, di cui Corgan si erge a portavoce.
Segue “Love”, originale brano sull' amore, un synth-rock tra i più sperimentali del disco, sospeso tra minimali effetti chitarristici che lo tengono in un difficile e pretenzioso, ma riuscito equilibrio.
Cupid de Locke” e “Galapogos” sono due dolci e splendide melodie dalle quali farsi cullare senza troppi pensieri, la prima soffice e sognante, la seconda caratterizzata da quell' infinita e inspiegabile malinconia che marchia a fuoco il disco, come un timbro indelebile.
Muzzle” e “Porcelina of the vast oceans” hanno il pregio di innalzare il gruppo su vette di hard-rock notevoli, con un grande slancio la prima, con velleità progressive la seconda, caratterizzata da alcune parti strumentali e da dirompenti attacchi di chitarra, basso e batteria, alternati a momenti di pausa, con la vocalità psichedelica di Corgan a richiamare figure immaginarie.
La prima parte del disco, molto bella, si conclude con “Take me down”, affidata alla voce di James Iha; suona come un'intima canzone d'amore, rappresentando il ritorno ad una sorta di normalità, dopo la carrellata di songs dai tratti variopinti e teatrali.
La seconda parte dell'album “Twilight to starlight” appare come la meno riuscita, ma considerando che un lavoro da 28 canzoni non è qualcosa di molto frequente, qualche passo falso si può, a parer mio, giustificare alla band di Chicago, assegnando all' opera più ambiziosa della loro produzione un voto comunque alto.
L'inizio è affidato a “Where boys fear to thread” brano rock grintoso e ritmato costruito su un bel riff di chitarra elettrica, segue “Bodies”, punk-rock veloce e spinto in modo forsennato da chitarra e batteria, con Corgan che irrompe col verso 'Love is suicide', a sottolineare con enfasi e sintesi l'ambivalenza del sentimento amoroso.
Thirty-tree” è una ballad raffinata ed elegante e “1979” un singolo di grande successo, collocabile nel peculiare filone pop-wave, cantato con trasporto emotivo; i sette minuti di “X.Y.U.” sono un hard-rock rabbioso e chitarristico, ai limiti del noise.
La track n.7 è “Thru the eyes of Ruby” canzone inclassificabile in un genere preciso, ma splendida, con un crescendo strumentale e vocale superbo, e improvvisi cambi di ritmo, che suggellano il passaggio dal crepuscolo alla notte stellata.
We only come out at night”, “Beautiful”, “Lily” e “By starlight” sono momenti di tranquilla spensieratezza, che dimostrano l'abilità dei Pumpkins ad adattarsi, a livello compositivo e timbrico, anche al format pop più convenzionale, sempre arricchito da un pizzico di velata malinconia.
Stumbleine” e “In the arms of sleep” si iscrivono anch'esse in tale filone, rallentando ancora di più i ritmi e la metrica, mentre “Tales from a Scorched earth” è un esperimento industrial che non appare del tutto riuscito.
Farewell and goodnight” chiude in bellezza augurandoci una dolce buona notte e regalandoci attimi di meritata serenità, dopo la notevole cavalcata di oltre due ore di musica.
Gli Smashing Pumpkins, raggiunto l'apice con questo album, si sarebbero mantenuti su livelli di eccellenza con “Adore”, completamente diverso dal precedente ma molto apprezzato dalla critica e in parte, anche dal pubblico, per poi ritornare su un hard-rock più maturo con “Machina”, l'ultima fatica prima dello scioglimento.

Piero Corigliano


domenica 8 luglio 2018

"ORIENT" DI CHRISTOPHER BOLLEN


L’arte non doveva dare delle risposte. Doveva solo fare domande. La massa dentro di lei le stava facendo una domanda e lei stava rispondendo di sì
La letteratura nordamericana vede fra i suoi Autori un florilegio di intelligenze, menti, scrittori e artisti, che hanno avuto il genio di selezionare e sezionare le dimensioni dell’Uomo e dell’Umanità nelle loro sfaccettature più recondite e nei loro antri e pertugi più dimenticati. Sussumere “Orient” di Christopher Bollen (Bollati Boringhieri) nel genere thriller può risultare riduttivo, se non fuorviante.
Christopher Bollen compie un’operazione letteraria avvolgente come un boa constrictor, ove le metafore ricorrenti (“Il mondo intero entrò in una turbolenza, la sua gola una cabina di piloti che cercavano di comunicare l’emergenza, la sua vita due ali di aereo spezzate che cadevano nell’oceano”) e lo stile fluido come olio di ricino, potrebbero catapultare il lettore verso destinazioni ignote e inaspettate, se non vi fossero alcune défaillance a monte che si qui a poco marcheremo.
La paura è il motore della trama: ne è il baricentro, il fulcro, il punto di fuga, il piano prospettico, l’origine e l’orizzonte; la paura costituisce l’intersezione delle linee lungo le quali si scuotono come pesci appena pescati le storie dei personaggi.
La narrazione è tentacolare e costellata di attente quanto suggestive punteggiature descrittive fisio-psicologiche dei protagonisti: “La sua faccia a forma di lanterna con rotondità burrose, come se le guance morbide, imbottite, fossero una protezione per gli occhi penetranti.”
In “Orient” non esistono comparse o attori non protagonisti perché ogni “carattere” è un coprotagonista.
Il racconto, sfortunatamente, risente del sistema ideologico del “politicamente corretto” – a cui, evidentemente, l’Autore aderisce – e ne viene indebolito. La comunità umana chiusa in seno ai confini di una località vicino New York composta di famiglie benestanti non può che essere ottusa e retrograda e, di conseguenza, fatalmente colpevole.  Colpisce l’atteggiamento autoriale rancoroso e puntuto nei confronti delle madri. Pam Muldoon, mamma di tre figli, è puntigliosamente svillaneggiata, facendola rientrare nell’inevitabile schema della genitrice oppressiva ed omofoba. Mills interpreta lo straniero, l’“alieno”, colui che irrompe nelle altrui esistenze chiuse, stantie, ammuffite, cementificate, conchiuse entro confini geografici e dell’anima, il diverso dall’ “altro” numericamente soverchiante: l’omosessuale, l’immigrato, che, in quanto tali, per l’Autore, sono presuntivamente discriminati e ontologicamente nel giusto. Il manicheismo poco larvato di Bollen divide come il mar Rosso il mondo descritto nel romanzo in buoni (elettori di Obama e minoranze in tutte le più variopinte colorazioni) e cattivi (ovviamente Repubblicani, realtà sociali che tengono alla propria conservazione, wasp, famiglie naturali).
I paradigmi ideologici seguiti come stelle polari dallo Scrittore statunitense ridimensionano l’efficacia narrativa e l’incisività della suspense e dei coup de théâtre, rendendo alcuni passaggi del libro già attesi per tempo dal lettore.
Il ghiaccio e l’acqua figurativamente possono essere modalità di fuga dell’innocente ma anche, specularmente, mezzo per bloccare, tenere astretto il colpevole al luogo che si vuole furtivamente abbandonare. Al lettore, nel finale, l’ardua sentenza.
Aveva la netta sensazione di star scoprendo la routine segreta della vita adulta, un infilarsi tra le pieghe del tempo e dello spazio opponendo la minima resistenza possibile.”.
Fabrizio Giulimondi

venerdì 22 giugno 2018

"DENTRO L'ACQUA" DI PAULA HAWKINS














 


Paula Hawkins, dopo La ragazza del treno (la cui versione cinematografica è stata realizzata da Tate Taylor), è tornata nelle librerie con “Dentro l’acqua” (Pickwick), thriller “classico” con poco mordente. Lo schema della trama e della narrazione ripete modelli già conosciuti dagli appassionati del settore: un andirivieni nel tempo fra l’epoca della “caccia alle streghe” (che richiama alla mente l’ultima opera di Camilla Läckberg) e quella attuale, oltre l’intersecazione di storie ad incastro di una moltitudine di personaggi che, talora, si fa fatica a collegare fra di loro .
Ambienti liquidi e misteriosi che si aggirano intono ad un fiume che non smette di sommergere vicende familistiche pregne di un orrore scontato. Il romanzo cerca di dare una versione “giallo” alla questione femminile che vede vittime donne che non accettano la propria  condizione di servaggio, nel 1600 come oggi: “Il luogo che lei aveva evocato, un posto di donne perseguitate, di emarginate, di disadattate, che non rispettano gli editti del patriarcato, di cui mio padre era l’incarnazione.”.
Fabrizio Giulimondi

venerdì 8 giugno 2018

"DI OCRA E DI COBALTO” DI GIULIANA SARTI


Ma c’era un quadro di lui, rivelatore, negli anni tristi seguiti a Miguel, un quadro di grandi proporzioni, lo sfondo nero e cobalto, grappoli di fuoco al posto delle stelle sparite, alberi spogli neri e bruciati, e al centro il menino, il bambino, angoli aguzzi le spalle, angoli aguzzi le mani chiuse e strette al petto, occhi vuoti e orbite nere, croci ovunque e di lontano, come rimembranze, labili apparenze di sogno, una donna col capo reclinato sul suo piccolo in atto di protezione e di amore. Alberi spogli simili a mani imploranti. Quasi immateriale, piccolo e indifeso nel gran fragore e nella morte, nella guerra e nell’abbandono, la criança, la creatura innocente doveva essere il simbolo, un totem onirico e morale.”.
Diocra e di cobalto” (www.servizi-per-editoria.it) è la quarta fatica letteraria di Giuliana Sarti.
Quando si riesce a rendere palpabile la Bellezza non è agevole parlarne.
Scrivere un romanzo autobiografico come si dipinge un quadro. La parola come il colore. La parola usata sulla carta come una pasta pigmentata su un acquerello, sino a non riuscire più a vedere i contorni che li differenziano.
L’Autrice è dentro la parola e, in maniera raffinata, la manovra.  Questo è il libro delle parole e dei colori che si appaiano con tratti incerti, persi in un orizzonte confuso e tremolante simile a quello del Sahara immerso in una nube di sabbia rosso fuoco. La Sarti dipinge con la scrittura e la penna è un pennello usato con maestria che dà vita a parole che incarnano emozioni allo stato brado.
Non si capisce se una parola sia tale o, invece, sia un colpetto di spatola su una tavolozza o la voce di Edith Piaf o il fermoimmagine di una strada affollata di San Paolo o di un villaggio polveroso africano o, semplicemente, uno dei tanti mattoni di una magnificente opera architettonica.
Di ocra e di cobalto” è un lago placido cui improvvisamente irrompe un sasso violentemente lanciato, una passeggiata su una morbida moquette che muta in una distesa di spilli per diventare poi di chiodi, o il profumo di un fiore rosso acceso che prima sprigiona un delicato sentore di miele, per pungere inaspettatamente l’olfatto del lettore con un aroma acuto e penetrante.
 Di ocra e di cobalto” è un instancabile flusso di energia, è un andare e tornare, un salire scale che non hanno abbastanza pioli per discenderle.
Si odono da un luogo indecifrabile i ritmi malinconici della bossa nova e i suoni che usciranno dalle pagine conducono per mano il lettore a danzare la batucada.
E’ un libro errante, un incessante peregrinare di Dario, mentre la sua amata moglie Maria vaga ininterrottamente lungo sentieri impervi dell’anima che nessuno riesce a scrutare.
Un tocco leopardiano inebria d’immenso gli occhi soggiogati da parole che non racchiudono ma sono racchiuse da spazi infiniti, come le grandi foreste amazzoniche o la stilizzata ed algida Brasilia. Dal tappeto magnifico di aggettivi e giochi sintattici emergono Dario, Maria, Bruno, Lele e Miguel, come da una pittura la cui prospettiva si acuisce sempre più prepotentemente sino a fuoriuscire dal quadro come un bassorilievo: i loro sentimenti, emozioni e stati d’animo, prima tenui e soffusi come la luce ambrata e gentile di uno studiolo shakespeariano, irrompono nella narrazione senza più riguardi per alcuno, senza pelle, disincarnati nella loro più brutale autenticità nel tramonto della storia, non concedendo più scusanti alla saudade, alla malinconia, alla tristezza, alla sconfitta.
Come direbbe Sartre, la gardenia è un fiore che abbellisce il giardino di Maria o, forse, è il fiore che decora i capelli di Maria o, meglio ancora, è una parola che diventa una chiazza purpurea che si compone in fiore o, in realtà, non è altro che una voluminosa gardenia che si fa parola per impreziosire di flora tutta la storia?
Personaggi che delicatamente incedono e avanzano lungo lo sfogliare delle pagine per mostrare la loro tragicità ellenica solo al termine.
La parola che, poliforme e polimorfa, germoglia in architettura e musica e danza e pittura e impenetrabile quanto vigorosa scultura, ma anche in ornamento floreale; una trama che, posizionata in un primo momento sullo sfondo del palcoscenico, balza all’improvviso sul proscenio con fare accigliato.
La prosa abbraccia la poesia in un amoroso ed indistinguibile amplesso. Pagine immacolate che invadono lo spazio per conferirgli un senso di non più procrastinabile morte, di rassegnata fatalità, di destino a cui non ci si può più opporre, di solitudine carica di un amore denso come il sangue rappreso, di un irrinunciabile desiderio di tornare ad una forma eterea.
E’ il vecchio uomo addormentato che sogna di essere diventato una farfalla gialla – si domanda il “trovatore” Branduardi -  o è la farfalla gialla che sogna di essere un vecchio uomo addormentato alle radici di un albero?
Immergersi in un mare di letteratura per naufragare in essa: come è dolce questo abbandono in segni tinti nell’inchiostro “di un cielo imprigionato dai fili”!
La base su cui noi camminiamo è il quotidiano e le persone che noi amiamo sono quelle che ci salvano o ci portano alla distruzione. Siamo sempre accompagnati da una solitudine che ignoriamo, da un amore che non conosciamo appieno.”.

giovedì 7 giugno 2018

“DEREK DOLPHYN E L’ENIG-MAGO" DI CHRISTIAN CAPRIELLO (TULLIO PIRONTI EDITORE)


DEREK DOLPHYN E L'ENIG-MAGO

Derek Dolphyn e l’Enig-Mago” (Tullio Pironti editore), pregno di beltà e magia, è il sequel di Derek Dolphyn e il varco incantato. Dotato di una maggiore maturità ed esperienza autoriale, Christian Capriello continua ad indagare ambiti del fantasy sconosciuti ai più, con una ampiezza di vedute che oramai molti scrittori hanno perso (o non hanno mai posseduto). Capriello, la cui prospettiva culturale e fiabesca fornisce un tocco di unicità e signorilità ai suoi lavori, oramai è irrefrenabilmente proiettato verso dimensioni tridimensionali.
Fabrizio Giulimondi

venerdì 25 maggio 2018

FABRIZIO GIULIMONDI: "SEMPLIFICAZIONE E TRASPARENZA NEL NUOVO CODICE DEGLI APPALTI PUBBLICI (D.LGS. N. 56 DEL 19 APRILE 2017, CORRETTIVO DEL D.LGS N. 50 DEL 18 APRILE 2016)"


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La trasparenza è inversamente proporzionale alla corruzione: la trasparenza è uno dei più incisivi mezzi per contrastare il fenomeno della corruttela. Le nuove tecnologie telematiche ed elettroniche potenziano enormemente la trasparenza, oltre, in seno ai procedimenti amministrativi - a partire dalle procedure ad evidenza pubblica -  supportare gli imprenditori onesti, e nei processi civili, penali ed amministrativi   agevolare le parti processuali e ridurne i tempi di durata. non solo.  La semplificazione delle procedure con abbattimento e ridimensionamento di prescrizioni, obblighi, adempimenti, specie mel settore degli appalti pubblici, è il veicolo razionale per contrastare nel modo più efficace possibile gli inquinamenti malavitosi, fornendo agli operatori economici onesti la possibilità’ di accedere alle gare pubbliche, allontanando quelli corrotti e disonesti, creando un circuito virtuoso nella economia italiana.
Se la corruzione incide in termini di pil sul benessere degli italiani, l’attivarsi di un circuito virtuoso nel campo dei contratti pubblici porterà inevitabilmente ad un deciso incremento del reddito pro capite. La stessa pubblica amministrazione ne ha un grande vantaggio acquisendo beni prodotti, manufatti, servizi e forniture di alto livello qualitativo con un accettabile esborso di denaro pubblico.
 I vocaboli (e la conseguente loro operatività’) come trasparenza, digitalizzazione/telematizzazione-semplificazione sono i cardini per un efficientamento delle procedure ad evidenza pubblica, dei procedimenti e dei processi amministrativi (nonché di quelli civili, penali e tributari).
Il nuovo codice degli appalti (d.lgs. 50/2016) conduce innovazione nell’e-procurement pubblico sia per l’obbligo di digitalizzare le procedure di tutti i contratti pubblici e rendere interoperabili i dati delle pubbliche amministrazioni, sia per una lunga serie di novità che riguardano l’applicazione delle tecnologie a bandi, gare, processi di aggiudicazione, acquisti. Il d.lgs 50/2016 disciplina tutti i contratti di appalto e di concessione delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori per l’acquisizione di servizi, forniture, lavori e opere, concorsi pubblici di progettazione. I criteri di fondo che le procedure devono rispettare: economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza, proporzionalità, pubblicità, tutela dell’ambiente ed efficienza energetica.
·        Contratti di sponsorizzazione: devono essere pubblicati sul sito web della stazione appaltante almeno 30 giorni prima, se di importo superiore a 40mila euro. Nel dettaglio, va pubblicato un avviso con il quale si rende nota la ricerca di sponsor per specifici interventi, o si comunica l’avvenuto ricevimento di una proposta di sponsorizzazione, indicando sinteticamente il contenuto del contratto proposto.
·        Progettazione dei lavori pubblici: l’uso di metodi e procedimenti elettronici può essere richiesto dalle stazioni appaltanti per nuove opere o lavori di recupero, riqualificazione, varianti. Questi strumenti elettronici, “utilizzano piattaforme interoperabili a mezzo di formati aperti non proprietari” per “non limitare la concorrenza tra i fornitori di tecnologie e il coinvolgimento di specifiche progettualità tra i progettisti.
·        Trasparenza: vanno pubblicati sul sito, nella sezione “amministrazione trasparente”, tutti gli atti di amministrazioni aggiudicatrici e enti aggiudicatori relativi a programmazione di lavori, opere, servizi e forniture, procedure per l’affidamento di appalti pubblici di servizi, forniture, lavori e opere, di concorsi pubblici di progettazione, di concorsi di idee e di concessioni.
Tutti gli atti sopracitati vanno pubblicati anche sul sito del ministero dei trasporti e sulla piattaforma ANAC (anche tramite i servizi informatizzati regionali e le piattaforme regionali di e-procurement interconnesse).
·        Stazioni appaltanti: fra i requisiti premianti ai fini della qualificazione di stazioni appaltanti e centrali di committenza la disponibilità di tecnologie telematiche nella gestione di procedure di gara.
Obbligo di comunicazioni elettroniche anche comunicazioni e scambio di informazioni per il processo di aggiudicazione svolte da centrali di committenza, che dal 10 ottobre 2018 verrà esteso a tutte le stazioni appaltanti.
·        Procedure di affidamento: c’è l’obbligo di digitalizzarle interamente. la digitalizzazione avviene anche attraverso l’interconnessione per interoperabilità dei dati delle pubbliche amministrazioni. Lo stesso art. 44 prevede anche la definizione di migliori pratiche (best practise) riguardanti metodologie organizzative e di lavoro, metodologie di programmazione e pianificazione, individuazione dati rilevanti, raccolta, gestione ed elaborazione dati, soluzioni informatiche, telematiche e tecnologiche di supporto. 
·        Sistema dinamico di acquisizione: è un procedimento interamente elettronico, si utilizza per acquisti di uso corrente, è aperto per tutto il periodo di efficacia a tutti gli operatori economici che soddisfino i criteri di selezione. può essere diviso in categorie definite di prodotti, lavori o servizi sulla base delle caratteristiche dell’appalto da eseguire.
·        Aste elettroniche: è uno strumento che, le stazioni appaltanti possono prevedere, strutturando l’asta come un procedimento elettronico per fasi successive che interviene dopo una prima valutazione completa delle offerte e consente di classificarle sulla base di un trattamento automatico. Non sono ammesse aste elettroniche nel caso di aggiudicazione di lavori o prestazioni intellettuali, non classificabili in base a trattamento automatico. il ricorso all’asta elettronica va indicato nel bando di gara.
·        Cataloghi elettronici: quando sono previste comunicazioni elettroniche, le stazioni appaltanti possono chiedere di presentare le offerte sotto forma di catalogo elettronico (quindi, predisposto in base a specifiche procedure e formato).
·        Procedure telematiche di negoziazione: ci sono una serie di requisiti da rispettare, in materia di documento informatico e firma elettronica ma non solo, perché i sistemi digitali non alterino la parità di accesso agli operatori, non impediscano, limitino o distorcano la concorrenza. le regole tecniche sono stabilite dall’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) con la circolare n. 3 del dicembre 2016.

·        Decreto correttivo (d.lgs. 56/2017): sullo schema di decreto correttivo si era espressa, fra gli altri, la commissione speciale del consiglio di stato che, con un parere, ha evidenziato il permanere di molte criticità e sollevato importanti dubbi, soprattutto sotto il profilo metodologico del decision making process e dell’accuratezza delle proposte correttive formulate nel testo del decreto appena approvato.
Il decreto correttivo, peraltro già previsto dalla stessa legge delega 11/2016, si propone innanzitutto di correggere i numerosi errori e refusi presenti nel testo. Al contempo, il decreto correttivo dovrebbe soprattutto permettere di intervenire sulle norme a seguito dell’attività di monitoraggio e valutazione ex post dell’impatto della regolamentazione, per verificare se la riforma “annunciata” ha effettivamente raggiunto gli obiettivi attesi e quali impatti concreti ha avuto nella prassi applicativa.
·        Trasparenza: gli obblighi di pubblicazione diventano più penetranti: all’elenco di “tutti gli atti” che devono essere oggetto di pubblicazione, relativi alla gara pubblica, alle programmazioni degli acquisti, e in generale alle procedure di affidamento, si aggiungono la pubblicazione della composizione della commissione giudicatrice (nel caso di gara all’offerta economicamente più vantaggiosa) e i curriculum dei componenti.
·        Ai fini del decorso del termine per il ricorso al tar avverso gli atti di ammissione o esclusione dei concorrenti dopo la “verifica della documentazione attestante l’assenza dei motivi di esclusione di cui all’art. 80”, nonché dei requisiti speciali, non è più sufficiente la pubblicazione, entro 2 giorni dalla data di adozione degli atti, sul sito istituzionale; occorre, altresì, una espressa comunicazione ai concorrenti di tali ammissioni/esclusioni, e soprattutto la concreta disponibilità di tali atti (e quindi della effettiva conoscenza delle motivazioni delle ammissioni/esclusioni che si intende contestare).
·        Ulteriore rilevante novità è costituita dall’obbligo di indicare sugli atti la data di pubblicazione sul profilo istituzionale dell’amministrazione (all’evidente fine di offrire certezza ai concorrenti in ordine alla possibilità effettiva di prendere visione di tali atti).
·        La novità più importante è tuttavia la seguente previsione: “i termini cui sono collegati gli effetti giuridici della pubblicazione decorrono dalla pubblicazione sul profilo del committente” (ossia della stazione appaltante pubblica).
A parte, quindi, i bandi di gara, i cui effetti decorrono dalle pubblicazioni espressamente previste (Gazzetta Ufficiale e, in seguito, piattaforma digitale ANAC dei bandi, ancora non disponibile), per tutti gli altri atti relativi alle gare (come, ad esempio, la composizione della commissione, l’aggiudicazione definitiva, eventuali verbali di gara che dispongano l’esclusione ad esempio in seguito all’esame dell’offerta tecnica) la decorrenza dei termini per il ricorso giurisdizionale dovrà essere computata a partire dalla pubblicazione sul sito internet istituzionale dell’ente.
·        Semplificazione per gli affidamenti diretti: sarà possibile un atto unico per l’affidamento per gli affidamenti inferiori ad euro 40.000,00 l’affidamento diretto può essere disposto con atto unico che ricomprenda, sia la determina a contrarre che gli elementi di un ordinario atto di affidamento (oggetto, importo, fornitore, ragioni della scelta del fornitore, possesso requisiti). Prassi già diffusa per gli enti, l’atto “unico” per l’affidamento diretto trova quindi adesso anche un espresso riconoscimento legislativo: non sarà più necessario far precedere anche l’affidamento diretto da una apposita determina a contrarre, invece obbligatoria in tutti gli altri casi.
·       Protocollo di intesa DNA- PNA stipulato in data 13 novembre 2017 per un reciproco scambio di dati e informazioni per una maggiore trasparenza nella pubblica amministrazione in chiave di contrasto al fenomeno della corruttela e delle infiltrazioni mafiose nelle procedure degli appalti, che costituisce una delle aree più esposte al rischio di infiltrazioni criminali ed in particolare delle organizzazioni mafiose.
E’ finalizzato a prevedere la partecipazione della DNA in iniziative formative congiunte in favore di magistrati, del personale dipendente da ANAC o da altre amministrazioni pubbliche, o anche nei confronti di soggetti pubblici stranieri.
Per favorirne il rapido inserimento nella banca dati di cui la DNA dispone, ANAC comunicherà al momento dell’inserimento dell’annotazione nel casellario delle imprese gli operatori economici ed i soggetti coinvolti segnalati dalle DDA. Ove ne ravvisi la necessità per le proprie finalità istruttorie, ANAC potrà comunicare alla DNA i nominativi dei cd. whistleblower affinché, attraverso l’utilizzo delle banca dati di cui dispone, la DNA svolga gli opportuni accertamenti fornendo le possibili informazioni relative agli atti processuali ostensibili, così da consentire ad ANAC adeguate valutazioni.
La DNA, al fine di rendere più efficace il contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dell’evidenza pubblica, solleciterà le DDA e più in generale le procure alla sottoscrizione del protocollo di intesa con ANAC.
Nel caso in cui ANAC - nel corso dell’attività istruttoria o ispettiva in materia di contratti pubblici, o comunque delle attività di contrasto alla corruzione – individui profili innovativi nelle metodologie corruttive o in altre forme di illiceità penale che, per la loro diffusione o per modalità di penetrazione, possano far ipotizzare l’ingerenza di organizzazioni mafiose, ne informerà, oltre che l’autorità giudiziaria ritenuta territorialmente competente, la DNA.
In tutti i casi in cui dagli accertamenti compiuti da ANAC nell’ambito dell’attività istruttoria e/o ispettiva in materia di contratti pubblici, emergano sufficienti indizi per ritenere che il libero esercizio di un’attività economica o imprenditoriale sia direttamente o indirettamente sottoposto alle condizioni di intimidazione mafiose,  ANAC comunicherà i suddetti elementi alla DNA al fine di consentire alla stessa, ove ne ricorrano i presupposti, l’esercizio del potere di proposta dell’amministrazione giudiziaria dell’azienda.
La DNA collaborerà con ANAC per fornire alle prefetture dati informativi nel quadro delle attività condotte dalle stesse nel settore della prevenzione e del contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’affidamento e nell’esecuzione dei contratti pubblici.
·       PA e digitalizzazione (criticità): dall’osservatorio della Commissione UE emergono però anche alcune ombre, legate allo scarso accesso a internet per usufruire dei servizi pubblici. Sotto la voce e-government si legge infatti che nel nostro paese solo il 24% dei cittadini utilizza la rete per interagire con la pubblica amministrazione, con un aumento di appena 4 punti percentuali negli ultimi 9 anni e contro una media nei 28 paesi UE del 48%. Non va meglio con l’uso della rete per accedere alle informazioni delle PA (19% contro media ue al 42%). Il risparmio sui costi è la grande priorità dei piani di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni. Servono però un’azione organica, roadmap delineate e obiettivi precisi: “La PA italiana – ha affermato Carlo Mochi Sismondi, Presidente di Forum PA - che è stata tra le prime negli anni ’90 a dare inizio ad una trasformazione digitale dei servizi, è rimasta però fortemente indietro in termini della loro diffusione e fruibilità e, spesso, non ha usato il digitale per trasformare processi e modelli organizzativi. Qui è la sfida e qui si orienterà lo sforzo di informazione, formazione e confronto fra soggetti della PA. Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione costituiscono il più potente strumento di cui i governi, aziende e soggetti del terzo settore dispongono oggi per risolvere le grandi sfide mondiali delineate dall’agenda 2030”. il digitale, rappresenta un fondamentale acceleratore del processo di attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, che potranno essere realizzati sia avvalendosi delle tecnologie esistenti e già largamente diffuse a livello globale, sia sfruttando, e in alcuni casi orientando, gli sviluppi futuri dell’innovazione comunicativa tecnologica.

Fabrizio Giulimondi