lunedì 19 settembre 2022

"IL SIGNORE DELLE FORMICHE" di GIANNI AMELIO

 



Il signore delle formiche” di Gianni Amelio, bel, affascinante e raffinato film appena uscito dal Festival del cinema di Venezia ed entrato nelle sale cinematografiche (liberate dal green pass e dalle mascherine). Il cast di attori è di tutto rispetto: il bravissimo e neofita Leonardo Maltese nei panni di Ettore, accompagnato da due grandi attori come Luigi Lo Cascio, interprete del protagonista della storia ed Elio Germano, nel ruolo del giornalista “eretico” del quotidiano l’Unità.

Il racconto è tratto da una vicenda realmente accaduta che gira intorno alla vita del mirmecologo, letterato e drammaturgo Aldo Braibanti nella Emilia Romagna comunista degli anni ‘60. Braibanti è omosessuale e attratto dai propri giovani discenti frequentanti la sua scuola di teatro. Con l’accusa dell’allora vigente reato di plagio (art. 603 del codice penale, poi dichiarato incostituzionale dalla Consulta nel 1981) al professore viene storpiata definitivamente l’esistenza con una condanna a nove anni di prigione, mentre al giovane allievo (Ettore) con cui oramai conviveva, viene fagocitata la mente dopo un lungo periodo di manicomio ed una serie di elettroshock.

Braibanti è un antesignano provinciale e sconosciuto di Pasolini, ricordandone le fattezze e l’attrazione per i ragazzi e ripetendone lo schema relazionale fra figlio e madre: la madre di Aldo è figura maestosa straordinariamente inverata da Rita Bosello.

Nel ribadire la delicatezza estetica, il garbo narrativo e le tinte morbide delle immagini, è opportuno mettere in evidenza anche l’esasperazione ideologica che punteggia la pellicola, ideologia che prorompe nella scena della suora che alza il Crocefisso innanzi agli occhi della madre di Ettore a mo’ di esorcismo o in quella in cui il Pubblico Ministero pronunzia parole duramente razziste nei confronti dei neri in un’aula di giustizia.

Il dato “politico” innovativo rispetto al Mainstream si palese nell’esplicita accusa di omofobia ai comunisti nostrani e sovietici, comportamento che oggi comporterebbe la damnatio memoriae.

Fabrizio Giulimondi

 

 

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