sabato 16 maggio 2026

“SE STASERA VIENE IL MARE” (CLAUDIO GRENZI EDITORE) di CLAUDIO LECCI e MARIELLA DI MONTE

 


“…ma non mi chieda chi sono. Sono lo stesso di ieri, di sempre: uno che non sa bene chi sia e che ogni giorno è un altro, ma della banca realmente sono il cassiere, e gli argani sui miei pescherecci li manovro io. Io faccio gelati e domo leoni”.

Se stasera viene il mare” (Claudio Grenzi Editore) di Claudio Lecci e Mariella Di Monte, è un libro dalle molteplici sfaccettature, poliedrico e pirandelliano. Angelo Battelli è Uno, Nessuno, Centomila, cinematograficamente Split di M. Night Shyamalan, musicalmente La favola mia di Renato Zero, un costume sardo a più maschere.

La narrazione è a quattro mani, dotata di stili, toni e ritmi del tutto diversi gli uni dagli altri, come un brano scritto da due autori che raccontano la stessa storia con due spartiti differenti nel genere musicale: spartiti l’uno giudiziario e l’altro investigativo, sebbene autobiograficamente caratterizzati.

La biografia di Lecci e Di Monte si snocciola in storie e personaggi, tutti attentamente scrutati.

Le citazioni si rincorrono, come Le voci di dentro di Eduardo De Filippo, Maigret di Simenon o le vibrazioni erotiche di Tinto Brass nel film La Chiave.

Attori protagonisti e non protagonisti sono unificati dalla complessità e, se Angelo Battelli è un giorno un gelataio, un altro giorno un bancario, un altro ancora un pescatore e, poi, un circense e ancora e ancora altro, i suoi accompagnatori in questo giallo introspettivo sono affetti dalla stessa patologia psichiatrica senza però renderlo visibile, al pari della sua psichiatra “Ersilia, come lui affetta da personalità multipolare, in equilibrio tra i ruoli di medico, donna, moglie, amante e innamorata”; di suo marito Andrea Testa (“La scena che lo aspettava avrebbe scosso la loro monotona vita fatta di scadenze e orari, equivoci tollerati, bugie infantili, disagi formattati, sconfinamenti omologati”); di Morena Battelli, moglie del “matto”, che “non si accettava  e chiedeva a sé stessa di più pretendendo dagli altri le risposte che lei non sapeva darsi e che, comunque, non l’avrebbero mai appagata. Non era ingorda e tuttavia non era mai sazia”; di Pancusler, primario e amante e testimone di nozze della propria amante.

Angelo Battelli è costretto ad avere più personalità per adeguarsi alle molteplici pretese che i suoi genitori e la moglie Morena hanno nei suoi confronti.

Ersilia ha un marito, due amanti e tre ipotesi di reato, o forse ve n’è una quarta: “- Il quadrilatero Devoto, Testa, Pancusler, Battelli è irregolare – pensò”.

La sua droga era la vita, lo spacciatore il caso”.

Fabrizio Giulimondi

giovedì 7 maggio 2026

"ILLUSIONE" di FRANCESCA ARCHIBUGI

 


Illusione” di Francesca Archibugi è un film intenso – con qualche sbavatura e talvolta surreale -  durante il quale lo spettatore non riesce a distrarsi sia per la trama che per la recitazione degli attori, tutti di ottima stoffa (Jasmine Trinca, Vittoria Puccini, Michele Riondino, Francesca Reggiani, Aurora Quattrocchi, Filippo Timi, Anastasia Doaga), una recitazione tratteggiata da una profonda espressività dei volti.

La protagonista, la prostituta rumena quindicenne Rosa Lazar, è interpretata da una brava e vivace Angelina Andrei, capace di una interpretazione del proprio ruolo con l’intera sua fisicità, dalla mimica facciale alla luminosità degli occhi sino alla continua movenza del corpo.

La Archibugi è stata brava a rendere la tragicità della storia senza passare per la truculenza delle immagini, facendo intuire sesso e violenza in chiave ellenica.

Indubbiamente interessante è lo studio non solo dei singoli personaggi (la “vergine moldava” e sua madre, la giudice, lo psicologo, il vicequestore) ma anche delle dinamiche fra di loro.

Il cambio scenico fra Perugia, Bruxelles, Strasburgo e un piccolo villaggio vicino Bucarest fornisce movimento e respiro alla narrazione.

Fabrizio Giulimondi



martedì 5 maggio 2026

"IL DIAVOLO VESTE PRADA 2" di DAVID FRANKEL

 


Il diavolo veste Prada 2” di David Frankel è la pellicola speculare a quella che ebbe un successo planetario venti anni fa, nel 2006.

I personaggi e gli interpreti sono gli stessi, tutti di eccezione (Meryl Streep è Miranda Priestly; Anne Hathaway è Andy Sachs; Emily Blunt è Emily; Stanley Tucci è Nigel; Tracie Thoms è Lily), con la partecipazione di Lady Gaga e le comparsate di Donatella Versace e Domenico Dolce.

Sono passati venti anni, appunto, e la pellicola risente pienamente del clima ammorbante del politicamente corretto, del linguaggio artificialmente limitato (e, quindi, meno libero) e della ossessione per il body shaming.

La trama ripercorre in qualche modo quella precedente ribaltandone le situazioni. Il tutto è però più triste, più scontato e meno divertente: era l’esasperazione dei difetti, della spietatezza, della antipatia e del cinismo che rendevano piacevoli e simpatici i personaggi di allora. Oggi sono meno graffianti e più malinconici. Il congelamento degli ovuli probabilmente era una marchetta necessitata da qualche finanziatore del film.

La realtà è che i sequel non andrebbero fatti.

Fabrizio Giulimondi




lunedì 20 aprile 2026

"ELEGIA AMERICANA" di J.D.VANCE

 


Gli Stati Uniti raccontati da J.D.Vance nel 2017 in “Elegia americana” (Garzanti) - con trasposizione filmica nel 2020 ad opera di Netflix - sono quelli dei diseredati, delle famiglie povere e disoccupate che conoscono solo il linguaggio della violenza e della aggressione verbale, sono gli Stati Uniti degli hillbilly, dei montanari nella accezione più negativa, dei cafoni, dei burini.

Una narrazione morbida e ruvida, di grande interesse e bellezza nei suoi lati oscuri, perché l’adolescenza del futuro Vice Presidente degli States è stata vissuta con una madre tossica, entro un perimetro di brutalità e del tutto privo di orizzonti.

Il riscatto arriva attraverso lo studio. Il riscatto arriva attraverso la vita. Il riscatto arriva grazie all’amore vero e costante dei nonni materni, perché di “padri” J.D.Vance ne ha avuti cinque!

La famiglia stabile è alla base di tutto e tutto può salvare e redimere, mentre i nuclei familiari “mobili”, “liquidi” e “multiformi”  destrutturano individui e comunità.

Le radici a cui è radicato l’essere umano sono strettamente connesse alle radici piantate e annaffiate da un nonno e nonna, da una sorella ed una zia.

Il gergo dei cazzotti e degli insulti muta in una nuova forma di relazione, pacifica e costruttiva.

L’amore di una fidanzata poi moglie fa intravedere orizzonti prima oscurati.

Il cambiamento non lo portano i servizi sociali ma la volontà umana e una nuova tensione morale. I servizi sociali sono sullo sfondo, strumento ancillare della lotta di una persona che scopre o riscopre la Fede e, così, un nuovo paradigma esistenziale.

L’odore di stallatico della campagna del Kentucky confluisce nel tono intimo, malinconico e sentimentale di un così amabile e abile stile letterario.

Fabrizio Giulimondi

domenica 15 marzo 2026

“LA RAGAZZA D’ARIA” di ANDREEA SIMIONEL (RIZZOLI)

 


La Gioconda mi ha chiesto di parlare dei miei demoni. Non capisce un cazzo. Pensa che i miei demoni siano tanti, irraggiungibili, misteriosi, astratti, inspiegabili. Il mio demone è uno. IL CIBO. Ha tante facce, colori, confezioni.”.

La seconda opera (autobiografica?) della scrittrice rumena Andreea Simionel La ragazza d’aria” (Rizzoli) è un inno alla vita attraverso la discesa agli inferi della patologia psichiatrica dei disturbi alimentari.

L’ossessione per il cibo, il conteggio delle calorie per tutto ciò che si mangia o si beve, la fame, i corpi scheletrici che vengono visti o percepiti sempre in sovrappeso, le anime adolescenziali devastate, il dominio dell’appetito come dominio di se stessi e della propria sofferenza, un dolore che non ha un nome, solo domande senza risposte.

L’anoressia simile ad una possessione diabolica, un annientamento di se stessi, lento, graduale, incessante, un suicidio senza voler morire.

Aryna è una adolescente rumena che vive a Torino con una famiglia serenamente modesta.

Anna è più grande ed è figlia di genitori dell’alta borghesia ligure.

In comune hanno la fame e la voglia di non saziarla: “L’odio, la rabbia, il senso di non essere abbastanza ce li ho anche io, mentre i nostri genitori sono diversi.”.

Entrambe si conoscono in un centro residenziale specializzato per questo tipo di malattie mentali.

Aryna e Anna sono delle Thelma e Louise che non vogliono saltare con l’auto nel Grand Canyon.

Aryna placherà anche la fame di Anna.

La bulimia.

Sei come gli altri ti fanno sentire o pensi che ti fanno sentire. Sono gli altri a legittimare il tuo corpo ossuto. La tua fisicità è come pensi che gli altri la percepiscano e la giudichino.

La scrittura è terapeutica. La lettura è terapeutica. La scrittura e la lettura sono architetture di ricostruzione della propria interiorità e, quindi, delle proprie membra.

La boxe è il percorso.

Restare sveglia a guardarmi vivere è bellissimo e spaventoso.”.

Fabrizio Giulimondi

domenica 8 marzo 2026

"UN BEL GIORNO" di e con "FABIO DE LUIGI"

 


Un bel giorno” di e con Fabio De Luigi e Virginia Raffaele è una commedia italica serena e divertente, che scorre limpida come un ruscello fra gag, malintesi, dissimulazioni e equivoci. Il film fa rientrare la cinematografia italiana leggera dentro i canoni classici della commedia vecchio stile, depurandola da ideologismi, volgarità e nudi: Fabio De Luigi riesce bene nell’intento con il suo caratteristico comportamento impacciato e bonario.

Quattro figlie e tre figli da nascondere non è operazione facile da compiere ma il quattro volte regista riesce a far trascorrere allo spettatore 93 minuti sereni … e di questi tempi non è cosa da poco.

Fabrizio Giulimondi



domenica 15 febbraio 2026

"LAVOREREMO DA GRANDI" di ANTONIO ALBANESE

 


Lavoreremo da grandi” è il titolo infelice del settimo film come regista di Antonio Albanese (nel quale veste anche i panni dell’attore) di una classica commediola italiana, a tratti divertente, senza paramenti ideologici (ringraziando Dio!). Le doti di Albanese come attore non sono paragonabili a quelle di Albanese come regista: quanto buone le prime, quanto scarse le seconde.

La pellicola sanza ‘nfania e sanza lodo è ambientata negli splendidi spettacoli lacustri del novarese, anche se l’azione scenica è prevalentemente sviluppata negli interni, mostrando una recitazione orale e fisica più teatrale che cinematografica, tanto che a tratti sembra di assistere ad una pièce in teatro.

Gli altri attori sono “seconde file” note del cinema italiano: Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e Francesco Brandi.

Fabrizio Giulimondi