domenica 14 giugno 2026

FABRIZIO GIULIMONDI: "HYMN TO THE HUMAN INTELLIGENCE"

 


Don't outsource your intelligence to Artificial Intelligence.

Don't just seek for the solution, the final product, but work on the process, on the reasoning, on the research: research comes first and is more important than the solution.

Don't be afraid of making mistakes: mistakes help us grow and become better; mistakes help us improve research and what we're researching. Error is like doubt: both are needed to become better as people and as scholars.

Artificial Intelligence focuses only on the final answer and erases everything else: the questions, the doubt, the research, the effort of connecting knowledge and science. Believe in your intelligence and in your abilities, which are far superior than the fictitious digital, technological, and computer ones.

Dear PhD Students, plan, always plan. Make the future a perpetual construction site. Make your intelligence, your culture, and your preparation the building blocks of a new tomorrow. Read, read a lot, always study and stay up-to-date, get informed from multiple sources, write, analyze the facts, and don't settle for the opinions of the "scientist" of the moment, because he might just be the "servant" of the moment. Always look "behind the scenes," because the "front" could be false. Doubt with creative doubt, because to innovate, you need to doubt. May the words of the great Italian poet Montale be your warning and guiding star: "Further beyond." Your horizons know no bounds: always go "Further beyond".

Fabrizio Giulimondi

FABRIZIO GIULIMONDI: "INTERVENTO CONCLUSIVO"

 


"Ragazzi progettate, progettate sempre. Fate del futuro un cantiere in eterna costruzione. Fate della vostra intelligenza, della vostra cultura e della vostra preparazione i mattoni di un nuovo Domani. Lasciate ai mediocri "l'accontentarsi" e agli stolti di credere a ciò che le masse dicono o che lo Scientismo impone. Il Covid ha insegnato a che livello di menzogna si può arrivare e come le masse possano essere docilmente plasmate. Controcorrente è chi ha il coraggio di opporsi all'aborto, all’eutanasia, alle invenzioni ideologiche gender ed omosessualiste che vogliono sostituire l'ovvio con una plateale menzogna; è controcorrente chi combatte per l'unica famiglia che esiste, ossia quella naturale. Abbiate il coraggio di dire SI quando tutti dicono NO e NO quando tutti dicono SI, perché se esiste qualche cosa da combattere strenuamente è la massa perché la massa non ha un cervello ma solo un pensiero imposto ed eterodiretto. Leggete, leggete tanto, studiate sempre e aggiornatevi sempre, informatevi presso più fonti, scrivete, analizzate i fatti e non adagiatevi al pensiero dello "scienziato" di turno perché costui potrebbe solo essere il "servo" di turno. Guardate sempre il "dietro le quinte" perché il "davanti" potrebbe essere falso. Ricordatevi che chi nella Germania degli anni '30 avesse parlato di campi di sterminio sarebbe stato qualificato "complottista". Dubitate con un dubbio creativo, perché per innovare bisogna dubitare e non v’è innovazione più grande di quella che mantiene le sue radici nella Natura (non nell'ideologico Ambiente), nella Tradizione e nella visione giusnaturalistica della persona.  Le parole del grande poeta italiano Montale vi siano da monito e da stella polare: "Più in là". I vostri orizzonti non hanno confini: andate sempre "Più in là".

Fabrizio Giulimondi

sabato 6 giugno 2026

"IL DOLORE DELL'OCA" di GIULIANA SALVI

 


La verde aggiusta, la bianca rilassa e la blu rallegra, ricordi?

Il dolore dell’oca” (Einaudi) è la seconda fatica letteraria di Giuliana Salvi che ha fatto il suo fortunato debutto nel 2025 con “Clementina”.

Il dolore dell’oca” è un intrigante thriller psicologico ben ritmato fra suspense e colpi di scena.

Nikita e Erica sono il transfer l’una dell’altra, speculari nel dramma e nella fuga Naso e Drago, mentre le madri e le nonne delle co-protagoniste non sono altro che l’espressione di una medesima tensione affettiva e tragica.

Ectoplasmatico ed onirico, impalpabile e sin troppo reale il racconto si fa bere sino all’ultima goccia, fra un codice ed un segnale che il lettore invero non coglie.

L’oscurità è il filo con cui la Salvi ricama la storia, nella quale presenze reali e irreali narrano angosce, malattie mentali e fragilità.

Il dolore dell’oca in realtà appartiene, prima o poi, ad ognuno di noi: due collanine di scarso valore ne sono il legame.

Preferisce essere protetta nella menzogna che nuda alla verità”.   

Fabrizio Giulimondi

giovedì 21 maggio 2026

"MICHAEL" di ANTOINE FUQUA

 


La figura incombente, tirannica e direi angosciante del padre traccia la narrazione del film Michael si Antoine Fuqua sulle gesta musicali e danzanti del mito del pop Michael Jackson. A otto anni Michael Jackson già mostra i segni evidenti del proprio talento e a dieci è già una star con i Jackson Five.

Il padre è un operaio in una piccola cittadina dell’Indiana e vuole riscattare la propria vita in bianco e nero sfruttando sino allo schiavismo, anche a colpi di frusta sulle gambe, le doti canore e artistiche dei propri cinque figli maschi e, primo fra tutti, il piccolo Michael.

All’ombra del padre, il giovanissimo, giovane e adulto Michael Jackson, nonostante diverrà il Numero Uno al mondo, osannato e adulato da folle svenevoli e piangenti, manterrà una inguaribile fragilità emotiva, che lo porterà ad una non accettazione del proprio viso e del proprio colore della pelle (spacciata per vitiligine), rimanendo eterno fanciullo, vicino ai bambini oncologici anche se le cronache racconteranno ben altro.

Ottimamente raccontati il legame con i fratelli e la vicinanza amorevole della madre.

Il genio appare in tutta la sua magnificenza nella creazione del primo cortometraggio di lancio di un “pezzo”, da cui origina uno specifico genere di video musicale: “Thriller”.

Il nipote di Michael Jackson, Jaafar Jackson, interpreta lo zio quasi identificandosi con lui: i tipici passi di danza con i piedi che scivolano sul palco, gli acuti improvvisi, le sonorità vocali ed i brevi versi sonori che intermezzano l’esecuzione del brano, i movimenti del corpo repentini, a scatti. Voce, mimica e corpo in Michael divengono un unico scintillio artistico: la canzone non è solo voce ma anche corpo, viso, luce e occhi.

Il pubblico vede Michael Jackson non vede un attore che lo interpreta.

Il film non raggiunge le vette di “Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer, ma è certamente godibile, sia nel contenuto e nella costruzione dei personaggi che – e non potrebbe essere altrimenti -  nella musica e nel ballo.

Il finale “tronco” apre ad un sequel.

Fabrizio Giulimondi



sabato 16 maggio 2026

“SE STASERA VIENE IL MARE” (CLAUDIO GRENZI EDITORE) di CLAUDIO LECCI e MARIELLA DI MONTE

 


“…ma non mi chieda chi sono. Sono lo stesso di ieri, di sempre: uno che non sa bene chi sia e che ogni giorno è un altro, ma della banca realmente sono il cassiere, e gli argani sui miei pescherecci li manovro io. Io faccio gelati e domo leoni”.

Se stasera viene il mare” (Claudio Grenzi Editore) di Claudio Lecci e Mariella Di Monte, è un libro dalle molteplici sfaccettature, poliedrico e pirandelliano. Angelo Battelli è Uno, Nessuno, Centomila, cinematograficamente Split di M. Night Shyamalan, musicalmente La favola mia di Renato Zero, un costume sardo a più maschere.

La narrazione è a quattro mani, dotata di stili, toni e ritmi del tutto diversi gli uni dagli altri, come un brano scritto da due autori che raccontano la stessa storia con due spartiti differenti nel genere musicale: spartiti l’uno giudiziario e l’altro investigativo, sebbene autobiograficamente caratterizzati.

La biografia di Lecci e Di Monte si snocciola in storie e personaggi, tutti attentamente scrutati.

Le citazioni si rincorrono, come Le voci di dentro di Eduardo De Filippo, Maigret di Simenon o le vibrazioni erotiche di Tinto Brass nel film La Chiave.

Attori protagonisti e non protagonisti sono unificati dalla complessità e, se Angelo Battelli è un giorno un gelataio, un altro giorno un bancario, un altro ancora un pescatore e, poi, un circense e ancora e ancora altro, i suoi accompagnatori in questo giallo introspettivo sono affetti dalla stessa patologia psichiatrica senza però renderlo visibile, al pari della sua psichiatra “Ersilia, come lui affetta da personalità multipolare, in equilibrio tra i ruoli di medico, donna, moglie, amante e innamorata”; di suo marito Andrea Testa (“La scena che lo aspettava avrebbe scosso la loro monotona vita fatta di scadenze e orari, equivoci tollerati, bugie infantili, disagi formattati, sconfinamenti omologati”); di Morena Battelli, moglie del “matto”, che “non si accettava  e chiedeva a sé stessa di più pretendendo dagli altri le risposte che lei non sapeva darsi e che, comunque, non l’avrebbero mai appagata. Non era ingorda e tuttavia non era mai sazia”; di Pancusler, primario e amante e testimone di nozze della propria amante.

Angelo Battelli è costretto ad avere più personalità per adeguarsi alle molteplici pretese che i suoi genitori e la moglie Morena hanno nei suoi confronti.

Ersilia ha un marito, due amanti e tre ipotesi di reato, o forse ve n’è una quarta: “- Il quadrilatero Devoto, Testa, Pancusler, Battelli è irregolare – pensò”.

La sua droga era la vita, lo spacciatore il caso”.

Fabrizio Giulimondi

giovedì 7 maggio 2026

"ILLUSIONE" di FRANCESCA ARCHIBUGI

 


Illusione” di Francesca Archibugi è un film intenso – con qualche sbavatura e talvolta surreale -  durante il quale lo spettatore non riesce a distrarsi sia per la trama che per la recitazione degli attori, tutti di ottima stoffa (Jasmine Trinca, Vittoria Puccini, Michele Riondino, Francesca Reggiani, Aurora Quattrocchi, Filippo Timi, Anastasia Doaga), una recitazione tratteggiata da una profonda espressività dei volti.

La protagonista, la prostituta rumena quindicenne Rosa Lazar, è interpretata da una brava e vivace Angelina Andrei, capace di una interpretazione del proprio ruolo con l’intera sua fisicità, dalla mimica facciale alla luminosità degli occhi sino alla continua movenza del corpo.

La Archibugi è stata brava a rendere la tragicità della storia senza passare per la truculenza delle immagini, facendo intuire sesso e violenza in chiave ellenica.

Indubbiamente interessante è lo studio non solo dei singoli personaggi (la “vergine moldava” e sua madre, la giudice, lo psicologo, il vicequestore) ma anche delle dinamiche fra di loro.

Il cambio scenico fra Perugia, Bruxelles, Strasburgo e un piccolo villaggio vicino Bucarest fornisce movimento e respiro alla narrazione.

Fabrizio Giulimondi



martedì 5 maggio 2026

"IL DIAVOLO VESTE PRADA 2" di DAVID FRANKEL

 


Il diavolo veste Prada 2” di David Frankel è la pellicola speculare a quella che ebbe un successo planetario venti anni fa, nel 2006.

I personaggi e gli interpreti sono gli stessi, tutti di eccezione (Meryl Streep è Miranda Priestly; Anne Hathaway è Andy Sachs; Emily Blunt è Emily; Stanley Tucci è Nigel; Tracie Thoms è Lily), con la partecipazione di Lady Gaga e le comparsate di Donatella Versace e Domenico Dolce.

Sono passati venti anni, appunto, e la pellicola risente pienamente del clima ammorbante del politicamente corretto, del linguaggio artificialmente limitato (e, quindi, meno libero) e della ossessione per il body shaming.

La trama ripercorre in qualche modo quella precedente ribaltandone le situazioni. Il tutto è però più triste, più scontato e meno divertente: era l’esasperazione dei difetti, della spietatezza, della antipatia e del cinismo che rendevano piacevoli e simpatici i personaggi di allora. Oggi sono meno graffianti e più malinconici. Il congelamento degli ovuli probabilmente era una marchetta necessitata da qualche finanziatore del film.

La realtà è che i sequel non andrebbero fatti.

Fabrizio Giulimondi