“L’estranea” di Paolo Strippoli è classificato come genere thriller ma in realtà è
un horror sui generis.
Film
indubbiamente intrigante quanto angustiante e ansiogeno, “L’estranea” riprende
tematiche che si trovano in alcuni racconti dl Stephen King.
Una
vita per una vita. Un dolore per un dolore. Una sofferenza per una sofferenza …
e al centro di questi scambi solo apparentemente salvifici o risolutori di
problemi c’è lei, l’estranea.
Chi è
l’estranea?
Chi è Valeria Bruni Tedeschi dagli occhi sprizzanti
una luce inquietante.
Una
bravissima e abilmente invecchiata Jasmine
Trinca segue nella sua accettazione delle proposte dell’estranea un
tracciato di vergogna e paura del giudizio altrui: la figlia (interpretata una
volta ragazza da Romana Maggiora Vergano,
volto conosciuto in “C’è ancora domani”) con una gamba tranciata da un cane, il
figlio “misteriosamente” obeso e il ricco marito caduto in disgrazia economica.
La
vergogna e l’estranea costellano la trama di una pellicola che inchioda il
pubblico alla poltrona e ad un lungo senso di disagio, disagio amplificato da musiche e
sonorità luciferine.
Turba e
perturba, costringendo allo stesso tempo anche ad una inevitabile riflessione.
Fabrizio Giulimondi



