La
figura incombente, tirannica e direi angosciante del padre traccia la
narrazione del film Michael si Antoine Fuqua sulle gesta musicali e
danzanti del mito del pop Michael Jackson. A otto anni Michael Jackson già mostra
i segni evidenti del proprio talento e a dieci è già una star con i Jackson Five.
Il
padre è un operaio in una piccola cittadina dell’Indiana e vuole riscattare la
propria vita in bianco e nero sfruttando sino allo schiavismo, anche a colpi di
frusta sulle gambe, le doti canore e artistiche dei propri cinque figli maschi e,
primo fra tutti, il piccolo Michael.
All’ombra
del padre, il giovanissimo, giovane e adulto Michael Jackson, nonostante
diverrà il Numero Uno al mondo, osannato e adulato da folle svenevoli e
piangenti, manterrà una inguaribile fragilità emotiva, che lo porterà ad una
non accettazione del proprio viso e del proprio colore della pelle (spacciata
per vitiligine), rimanendo eterno fanciullo, vicino ai bambini oncologici anche
se le cronache racconteranno ben altro.
Ottimamente
raccontati il legame con i fratelli e la vicinanza amorevole della madre.
Il
genio appare in tutta la sua magnificenza nella creazione del primo
cortometraggio di lancio di un “pezzo”, da cui origina uno specifico genere di
video musicale: “Thriller”.
Il
nipote di Michael Jackson, Jaafar Jackson,
interpreta lo zio quasi identificandosi con lui: i tipici passi di danza con i
piedi che scivolano sul palco, gli acuti improvvisi, le sonorità vocali ed i brevi
versi sonori che intermezzano l’esecuzione del brano, i movimenti del corpo
repentini, a scatti. Voce, mimica e corpo in Michael divengono un unico scintillio
artistico: la canzone non è solo voce ma anche corpo, viso, luce e occhi.
Il
pubblico vede Michael Jackson non vede un attore che lo interpreta.
Il
film non raggiunge le vette di “Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer, ma è certamente
godibile, sia nel contenuto e nella costruzione dei personaggi che – e non
potrebbe essere altrimenti - nella
musica e nel ballo.
Il
finale “tronco” apre ad un sequel.
Fabrizio Giulimondi