lunedì 20 aprile 2026

"ELEGIA AMERICANA" di J.D.VANCE

 


Gli Stati Uniti raccontati da J.D.Vance nel 2017 in “Elegia americana” (Garzanti) - con trasposizione filmica nel 2020 ad opera di Netflix - sono quelli dei diseredati, delle famiglie povere e disoccupate che conoscono solo il linguaggio della violenza e della aggressione verbale, sono gli Stati Uniti degli hillbilly, dei montanari nella accezione più negativa, dei cafoni, dei burini.

Una narrazione morbida e ruvida, di grande interesse e bellezza nei suoi lati oscuri, perché l’adolescenza del futuro Vice Presidente degli States è stata vissuta con una madre tossica, entro un perimetro di brutalità e del tutto privo di orizzonti.

Il riscatto arriva attraverso lo studio. Il riscatto arriva attraverso la vita. Il riscatto arriva grazie all’amore vero e costante dei nonni materni, perché di “padri” J.D.Vance ne ha avuti cinque!

La famiglia stabile è alla base di tutto e tutto può salvare e redimere, mentre i nuclei familiari “mobili”, “liquidi” e “multiformi”  destrutturano individui e comunità.

Le radici a cui è radicato l’essere umano sono strettamente connesse alle radici piantate e annaffiate da un nonno e nonna, da una sorella ed una zia.

Il gergo dei cazzotti e degli insulti muta in una nuova forma di relazione, pacifica e costruttiva.

L’amore di una fidanzata poi moglie fa intravedere orizzonti prima oscurati.

Il cambiamento non lo portano i servizi sociali ma la volontà umana e una nuova tensione morale. I servizi sociali sono sullo sfondo, strumento ancillare della lotta di una persona che scopre o riscopre la Fede e, così, un nuovo paradigma esistenziale.

L’odore di stallatico della campagna del Kentucky confluisce nel tono intimo, malinconico e sentimentale di un così amabile e abile stile letterario.

Fabrizio Giulimondi

domenica 15 marzo 2026

“LA RAGAZZA D’ARIA” di ANDREEA SIMIONEL (RIZZOLI)

 


La Gioconda mi ha chiesto di parlare dei miei demoni. Non capisce un cazzo. Pensa che i miei demoni siano tanti, irraggiungibili, misteriosi, astratti, inspiegabili. Il mio demone è uno. IL CIBO. Ha tante facce, colori, confezioni.”.

La seconda opera (autobiografica?) della scrittrice rumena Andreea Simionel La ragazza d’aria” (Rizzoli) è un inno alla vita attraverso la discesa agli inferi della patologia psichiatrica dei disturbi alimentari.

L’ossessione per il cibo, il conteggio delle calorie per tutto ciò che si mangia o si beve, la fame, i corpi scheletrici che vengono visti o percepiti sempre in sovrappeso, le anime adolescenziali devastate, il dominio dell’appetito come dominio di se stessi e della propria sofferenza, un dolore che non ha un nome, solo domande senza risposte.

L’anoressia simile ad una possessione diabolica, un annientamento di se stessi, lento, graduale, incessante, un suicidio senza voler morire.

Aryna è una adolescente rumena che vive a Torino con una famiglia serenamente modesta.

Anna è più grande ed è figlia di genitori dell’alta borghesia ligure.

In comune hanno la fame e la voglia di non saziarla: “L’odio, la rabbia, il senso di non essere abbastanza ce li ho anche io, mentre i nostri genitori sono diversi.”.

Entrambe si conoscono in un centro residenziale specializzato per questo tipo di malattie mentali.

Aryna e Anna sono delle Thelma e Louise che non vogliono saltare con l’auto nel Grand Canyon.

Aryna placherà anche la fame di Anna.

La bulimia.

Sei come gli altri ti fanno sentire o pensi che ti fanno sentire. Sono gli altri a legittimare il tuo corpo ossuto. La tua fisicità è come pensi che gli altri la percepiscano e la giudichino.

La scrittura è terapeutica. La lettura è terapeutica. La scrittura e la lettura sono architetture di ricostruzione della propria interiorità e, quindi, delle proprie membra.

La boxe è il percorso.

Restare sveglia a guardarmi vivere è bellissimo e spaventoso.”.

Fabrizio Giulimondi

domenica 8 marzo 2026

"UN BEL GIORNO" di e con "FABIO DE LUIGI"

 


Un bel giorno” di e con Fabio De Luigi e Virginia Raffaele è una commedia italica serena e divertente, che scorre limpida come un ruscello fra gag, malintesi, dissimulazioni e equivoci. Il film fa rientrare la cinematografia italiana leggera dentro i canoni classici della commedia vecchio stile, depurandola da ideologismi, volgarità e nudi: Fabio De Luigi riesce bene nell’intento con il suo caratteristico comportamento impacciato e bonario.

Quattro figlie e tre figli da nascondere non è operazione facile da compiere ma il quattro volte regista riesce a far trascorrere allo spettatore 93 minuti sereni … e di questi tempi non è cosa da poco.

Fabrizio Giulimondi



domenica 15 febbraio 2026

"LAVOREREMO DA GRANDI" di ANTONIO ALBANESE

 


Lavoreremo da grandi” è il titolo infelice del settimo film come regista di Antonio Albanese (nel quale veste anche i panni dell’attore) di una classica commediola italiana, a tratti divertente, senza paramenti ideologici (ringraziando Dio!). Le doti di Albanese come attore non sono paragonabili a quelle di Albanese come regista: quanto buone le prime, quanto scarse le seconde.

La pellicola sanza ‘nfania e sanza lodo è ambientata negli splendidi spettacoli lacustri del novarese, anche se l’azione scenica è prevalentemente sviluppata negli interni, mostrando una recitazione orale e fisica più teatrale che cinematografica, tanto che a tratti sembra di assistere ad una pièce in teatro.

Gli altri attori sono “seconde file” note del cinema italiano: Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e Francesco Brandi.

Fabrizio Giulimondi




mercoledì 11 febbraio 2026

“GUERRA FINANZIARIA. IL MERCATO VINCE SEMPRE” (EDUSC) di ANGELO PALETTA

 


L’interdisciplinarietà è la nuova ed indispensabile dimensione scientifica lunga la quale si interconnettono le branche della cultura, gli studi e le ricerche nelle variegate discipline a cui gli intelletti accedono e attendono.

Il monadismo non è più parte delle accademie e degli atenei perché ogni fatto o atto dipana le proprie conseguenze in più campi e settori che ne sono allo stesso tempo causa primigenia o secondaria.

L’economia e la finanza non sono ottiche solipsiche, bensì intimamente legate al mondo reale e ai tranci di scienza. La solitudine dello scienziato può andare bene per romantiche raffigurazioni artistiche ma non certamente per il moderno e rigoroso studioso occidentale. Il rigore scientifico e l’abbraccio a 360 gradi della analisi dei fenomeni economico-finanziari e, quindi, sociologici e giuridici come risvolti fatalmente conseguenziali, li riscontriamo nel saggio di Angelo PalettaGuerra finanziaria. Il mercato vince sempre” (EDUSC).

Paletta segue un tracciato puntuale, persino puntuto, attento, meticoloso, quasi implacabile nel chirurgico uso della strumentazione gnoseologica e della metodologia teorica e pratica. La concatenazione dei fatti, lo snodarsi degli episodi storici e la cronologia antropica lontana e vicina provocano impatti economici e finanziari che, a loro volta, condizionano e influenzano la fenomenologia umana: un fatto o un atto determina una conseguenza che a sua volta muta in causa o concausa in un incessante divenire eracliteo.

L’Autore razionalizza con la lente di ingrandimento della economia fatti di per sé irrazionali o che prescindono dalla volontà umana, prevedibili o imprevedibili, come guerre lontane e recenti, epidemie ed opzioni politiche ed istituzionali.

L’economia e la finanza non sono strumenti neutri, tutt’altro, sono mezzi che possono contribuire in modo parimenti devastante alle armi “classiche” alle guerre (c.d. “guerra ibrida” includente armamenti e eserciti, l’universo Cyber e, appunto, l’economia e la finanza), costituendone l’architettura centrale e la pietra angolare: non cancellano direttamente e visibilmente l’esistenza degli esseri mani ma possono, seppur indirettamente, condurli con pari efficienza alla morte fisica, morale o psichica annientando le fondamenta delle Nazioni cui appartengono.

Angelo Paletta è un chirurgo che con il bisturi incide la superficie del visibile per penetrare nella zona oscura e scandagliare domande e risposte (e se la risposta fosse la domanda?).

La prospettiva è quella di un liberale che offre una sua Weltanschauung: a chi offre altri angoli prospettici, altri punti di fuga, il compito di svellere i ragionamenti portati avanti dall’Autore, indicando altri Zeitenwende scientifici.

E infine: è il diritto che si deve piagare alle regole economiche o è l’economia a doversi genuflettere alla volontà del Legislatore?

A voi lettori l’ardua sentenza.

Fabrizio Giulimondi  

martedì 10 febbraio 2026

"SEND HELP" di SAM RAIMI

 


L’autentico genere horror nasce e muore negli anni ’70 con un prologo negli anni ’60 ed epigoni dagli anni ’80 in poi, epigoni sempre più zuppi di sangue, mutilazioni e truculenza e sempre più scarsi di trama, attese e tremori.

Sam Raimi è un regista cult del genere horror e fantastico e per anni ha abbracciato la Marvel con la produzione su Spider Man.

L’ultimo suo lavoro “Send help” non è certamente un “film di paura” avvicinandosi invero alla filmografia attinta da alcune opere di Stephen King come “Misery non deve morire”.

L’ambientazione su un’isola deserta dopo un tragico incidente aereo risulta essere un buon cocktail fra Robinson Crusoe, “Cast away”, “L’isola del dottor Moreau” e “King Kong”, insieme a tutta la cinematografia avente come set uno spazio misterioso e apparentemente disabitato in mezzo all’oceano, con storie di naufraghi e di abbandono nella solitudine e nell’infinito.

Un po' Adamo ed Eva e un po' “Paredise” “Send Help” si fa vedere, con alcuni tratti trash e qualche comparsata della poetica splatter tarantiniana.

La morale si evidenzia dalla mutazione situazionale della protagonista (Rachel McAdams), da “sfigata” ma geniale dipendente di una grande società americana, sfruttata e denigrata per la sgradevolezza dell’aspetto ed i modi impacciati e maldestri, a dominatrice del proprio “capo” (Dylan O'Brien), incapace, tracotante e molto sleale.

Fabrizio Giulimondi




lunedì 9 febbraio 2026

"PICCOLI FANTASMI" di GREGG DUNNETT (STORM)


Il ricordo che Gale aveva di quell’uomo non era altro che un insieme di dettagli sparsi. La sua rabbia. Gli occhi cattivi e penetranti. Lo strano contrasto fra il giardino anteriore così curato e il degrado e il disordine sul retro. La stanza con i serpenti.”.

Piccoli Fantasmi” di Gregg Dunnett (Storm) è un thriller adrenalitico - carico di suspense e colpi di scena e dotato di una consistente ibridazione parapsicologica - che si legge tutto d’un fiato.

Una bambina di dieci anni e tre mesi, Layla Martin, è stata sequestrata, violentata e poi uccisa due anni prima. Il fratello Gale ha la stessa età. Gale da allora ha molti problemi personali, relazionali e scolastici. Gale ha però un dono che gli altri non hanno: Gale vede e sente la sorella; Gale vede e sente il suo fantasma. Il mondo degli adulti non deve saperlo perché tanto non ci crederebbe: il tentativo con la cugina è stato fallimentare.

I genitori (Rachel e Jon), annientati dal dolore, vogliono sapere a tutti i costi l’identità dell’assassino ma nulla in due anni è uscito fuori, nonostante gli sforzi del pervicace detective Kieran Clarke, che prova un ultimo tentativo: partecipare alla trasmissione televisiva Crimebusters.

La svolta si ha con l’ectoplasmatica Layla e grazie all’amore del fratello Gale il cui affetto è ultraterreno.

Il ritmo è serrato e la concentrazione del lettore non si abbassa mai.

L’Autore disvela le dinamiche terrifiche e torbide dello psicopatico protagonista del romanzo che gode nel dominare le sue vittime, le cui sofferenze e terrore provocano in lui scariche massive di testosterone, ossitocina, dopamina e kisspeptina che, connettendosi con il sistema sinaptico, entrano in circolo e ne fanno esplodere la pazzia criminale. La tortura, l’abuso sessuale, l’eliminazione della libertà, la paura e l’angoscia innalzano la deificazione del “mostro” dandogli sensazioni che null’altro al mondo può fornirgli.

L’invisibile è reale e anche più reale del visibile, ciò che i “grandi” non riescono proprio a comprendere: la chiave di volta la scoprirà l’eterea e impalpabile Layla.

Il finale, simile al famoso film del 1990 di Jerry Zucker “Ghost”, è di grande impatto emozionale, anche se è tutta la trama ad essere punteggiata da sentimenti veri e forti.

Fabrizio Giulimondi