Gli Stati
Uniti raccontati da J.D.Vance nel
2017 in “Elegia americana” (Garzanti) - con trasposizione filmica
nel 2020 ad opera di Netflix - sono
quelli dei diseredati, delle famiglie povere e disoccupate che conoscono solo
il linguaggio della violenza e della aggressione verbale, sono gli Stati Uniti
degli hillbilly, dei montanari nella
accezione più negativa, dei cafoni, dei burini.
Una
narrazione morbida e ruvida, di grande interesse e bellezza nei suoi lati
oscuri, perché l’adolescenza del futuro Vice Presidente degli States è stata vissuta con una madre
tossica, entro un perimetro di brutalità e del tutto privo di orizzonti.
Il
riscatto arriva attraverso lo studio. Il riscatto arriva attraverso la vita. Il
riscatto arriva grazie all’amore vero e costante dei nonni materni, perché di “padri”
J.D.Vance ne ha avuti cinque!
La famiglia stabile è alla base di tutto e tutto può salvare e redimere, mentre i nuclei familiari “mobili”, “liquidi” e “multiformi” destrutturano individui e comunità.
Le
radici a cui è radicato l’essere umano sono strettamente connesse alle radici
piantate e annaffiate da un nonno e nonna, da una sorella ed una zia.
Il gergo dei cazzotti e degli insulti muta in una nuova
forma di relazione, pacifica e costruttiva.
L’amore
di una fidanzata poi moglie fa intravedere orizzonti prima oscurati.
Il
cambiamento non lo portano i servizi sociali ma la volontà umana e una nuova
tensione morale. I servizi sociali sono sullo sfondo, strumento ancillare della
lotta di una persona che scopre o riscopre la Fede e, così, un nuovo paradigma
esistenziale.
L’odore
di stallatico della campagna del Kentucky confluisce nel tono intimo, malinconico
e sentimentale di un così amabile e abile stile letterario.
Fabrizio Giulimondi
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