“Il ricordo che Gale aveva di quell’uomo non
era altro che un insieme di dettagli sparsi. La sua rabbia. Gli occhi cattivi e
penetranti. Lo strano contrasto fra il giardino anteriore così curato e il
degrado e il disordine sul retro. La stanza con i serpenti.”.
“Piccoli Fantasmi” di Gregg Dunnett (Storm) è un thriller adrenalitico - carico di suspense e colpi di scena e dotato di una consistente ibridazione
parapsicologica - che si legge tutto d’un fiato.
Una
bambina di dieci anni e tre mesi, Layla Martin, è stata sequestrata, violentata
e poi uccisa due anni prima. Il fratello Gale ha la stessa età. Gale da allora ha
molti problemi personali, relazionali e scolastici. Gale ha però un dono che
gli altri non hanno: Gale vede e sente la sorella; Gale vede e sente il suo
fantasma. Il mondo degli adulti non deve saperlo perché tanto non ci crederebbe:
il tentativo con la cugina è stato fallimentare.
I
genitori (Rachel e Jon), annientati dal dolore, vogliono sapere a tutti i costi
l’identità dell’assassino ma nulla in due anni è uscito fuori, nonostante gli
sforzi del pervicace detective Kieran
Clarke, che prova un ultimo tentativo: partecipare alla trasmissione televisiva
Crimebusters.
La
svolta si ha con l’ectoplasmatica Layla e grazie all’amore del fratello Gale il
cui affetto è ultraterreno.
Il
ritmo è serrato e la concentrazione del lettore non si abbassa mai.
L’Autore
disvela le dinamiche terrifiche e torbide dello psicopatico protagonista del
romanzo che gode nel dominare le sue vittime, le cui sofferenze e terrore
provocano in lui scariche massive di testosterone, ossitocina, dopamina e
kisspeptina che, connettendosi con il sistema sinaptico, entrano in circolo e
ne fanno esplodere la pazzia criminale. La tortura, l’abuso sessuale, l’eliminazione
della libertà, la paura e l’angoscia innalzano la deificazione del “mostro” dandogli
sensazioni che null’altro al mondo può fornirgli.
L’invisibile
è reale e anche più reale del visibile, ciò che i “grandi” non riescono proprio
a comprendere: la chiave di volta la scoprirà l’eterea e impalpabile Layla.
Il
finale, simile al famoso film del 1990 di Jerry Zucker “Ghost”, è di grande
impatto emozionale, anche se è tutta la trama ad essere punteggiata da
sentimenti veri e forti.
Fabrizio Giulimondi
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