“Il peccato ci rende schiavi. Ma ancora più
lo fa la vergogna per il nostro peccato”.
“L’Eremo dei folli” è l’opera prima di Agnese Messina (Garzanti) la cui narrazione riesce ad essere allo stesso tempo
morbida e capace di attese e di eventi imprevisti.
È un
romanzo sul senso di colpa.
Il
senso di colpa è il vero protagonista della storia e assume talora le sembianze
di June, talune volte quelle di Emanuel, altre ancora quelle di Liuba.
Il
lavoro riprende i format letterari
più recenti, in cui non può non esserci un colpevole “maschio” e la donna, pur
nelle sue umane debolezze e fragilità, è l’unica e vera eroina. Lo stesso
pubblico ministero Emanuel ne esce abbastanza malconcio.
Lascia
gradevolmente colpiti, però, l’opzione pro
life, oramai alquanto rara e mal vista, oltre la presenza positiva di un
frate (né pedofilo né corrotto!).
La morale
esopica è che ognuno possiede le proprie cicatrici che ama e custodisce. per rifletterci
poi sopra al fine di non procurarsene di ulteriori.
Tutti
hanno un passato. In questo passato c’è sempre un lato oscuro che, se compreso,
può condurre ad un futuro maggiormente luminoso, solo se si ha il coraggio di
intraprendere una adeguata e giusta battaglia.
“Tutti
e tre. Vedete l’uscita, ma avete troppa
paura per oltrepassare la porta”.
Fabrizio Giulimondi