venerdì 14 dicembre 2018

“BOHEMIAN RHAPSODY” di BRYAN SINGER




Bohemian Rhapsody” di Bryan Singer è una nota lunga un film. È il genio musicale, l’istrionismo e la potenza vocale di un uomo. È il dramma umano di un omosessuale, irrefrenabile nel sesso compulsivo orgiastico ma in quotidiana e spasmodica ricerca della donna che ha sposato e che non ha smesso mai di amare. È la negazione delle proprie radici etniche per anelarvi verso la fine. È la solitudine e le folle oceaniche nello stadio Wimbledon per il concerto mondiale “Live aid”. È la villa sontuosa con lo sguardo rivolto alla casetta della famiglia. È la possanza di una musica che ha stravolto i canoni sonori e ritmici del rock degli anni ’70. È l’aids e Show must go on.
Sono loro, Gwilym Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello e Rami Malek che mirabilmente incarnano nel corpo e nell’anima Brian May, Roger Taylor, John Deacon…e lui…la star…una voce che si fa melodia e urlo, che la malattia e la morte non hanno certo potuto spegnere: Freddy Mercury.
I Queen.
 Fabrizio Giulimondi



giovedì 6 dicembre 2018

"SE SON ROSE" di e con LEONARDO PIERACCIONI


Leonardo Pieraccioni, ossia l’eterno Peter Pan del cinema italiano, riesce ancora a far sorridere il suo pubblico con un film prenatalizio, “Se son rose”, caratterizzato ancora una volta da una comicità delicata e pulita (similmente a quella di Checco Zalone e Ficarra e Picone), non funestata da indottrinamenti ideologici e politici.
La produzione artistica di Pieraccioni è "buona" e solare, seppur possiede le venature malinconiche che propriamente si addicono all’autentica commedia nostrana. Il comico toscano racconta storie con trame evanescenti ma condite di buoni sentimenti, snocciolate nella maniera ridanciana tipica della tradizione della sua Terra: non vuole impegnare il cervello ma rasserenare famiglie che possono tranquillamente recarsi insieme in una sala cinematografica senza brutte sorprese.
La bellezza dei posti si accompagna a quella delle attrici e al sorriso mesto e giocoso dell’attore-regista. Simpatico l’“auto-plagio” dovuto al richiamo a scene di pellicole precedenti.
Il cast vede volti noti del piccolo e grande schermo (Michela Andreozzi, Elena Cucci, Caterina Murino, Claudia Pandolfi, Gabriella Pession, Antonia Truppo, Nunzia Schiano, Sergio Pierattini), insieme alla presenza della famosa youtuber Mariasole Pollio, già conosciuta agli spettatori televisivi dell’ultima edizione di “Don Matteo”.
Fabrizio Giulimondi



domenica 2 dicembre 2018

“IL SEGRETO DI BENEDETTO XVI. PERCHÉ È ANCORA PAPA” di ANTONIO SOCCI (RIZZOLI): UN OBBLIGO LEGGERLO


Il segreto di Benedetto XVI. Perché è ancora papa
Vi sono libri che vano letti e basta. Vanno letti perché possono indicare un percorso sino ad allora sconosciuto e disvelare verità che si ignorano. La parola può essere profetica e illuminare ciò che si ha dinanzi agli occhi ma che non si riesce a vedere. Parole che penetrano ciò che poco prima si ignorava. Parole che entrano dentro e non abbandonano più la mente, l’anima e il cuore dove si sono depositate.
Antonio Socci è andato oltre verso l’oltre.
Prima “Non è Francesco”.
Poi “La profezia finale”.
E ora un saggio che prego tutti di leggere: “Il segreto di Benedetto XVI. Perché è ancora Papa” (Rizzoli).
L’ 11 febbraio 2013 Papa Benedetto XVI si “dimette” da Pontefice.
Il 28 febbraio 2018, ore 20, entrano in vigore le “dimissioni”.
Il 13 marzo 2018 Jorge Mario Bergoglio viene “eletto” papa, con il nome di Francesco.
Un approfondimento ad ampio respiro del contesto internazionale e della situazione geo-politica globale
Una analisi certosina di documenti privati e pubblici.
Una attenta valutazione di fatti concatenati e comparati fra di loro, per lo più nascosti e puntualmente comprovati.
Uno studio accurato esegetico di scritti a partire dalla famosa Declaratio, con la quale Joseph Ratzinger aprì il Mondo ad una nuova epoca.
Una ricerca profonda ed erudita, giuridica e teologica, del significato di ogni singola parola di epistole e discorsi che mostrano verità ben diverse, radicalmente diverse, da una facile quanto apparente illusione di conoscenza.
Un lavoro quello di Socci condotto con rigore scientifico, in cui anche ogni singola nota deve essere visionata.
Il segreto di Benedetto XVI. Perché è ancora Papa” non l’ho letto, ma studiato, e ora è tempo di meditarlo.
Prego tutti di andare in libreria o di connettervi subito ad internet per acquistarlo.
Fabrizio Giulimondi

sabato 1 dicembre 2018

"EROI-VENTIDUE STORIE DALLA GRANDE GUERRA”, A CURA DI EMANUELE MERLINO, EMANUELE MASTRANGELO ED ENRICO PETRUCCI


Questo è il tempo dell’individualismo, del menefreghismo, del tanto peggio tanto meglio, del mors tua vita mea, del carpe diem, dell’epicureismo sfrenato, del “Che male c’è?”, della negazione della Storia e di un continuum che lega il passato con il presente e il futuro. Questo è il tempo dell’abbandono di qualsiasi visione ultronea, trascendentale, valoriale, epica, eroica, mitologica dell’esistenza umana, l’epoca i cui ogni desiderio diventa un diritto imperativo. Bene, in questo tempo “Eroi-Ventidue storie dalla grande Guerra”, a cura di Emanuele Merlino, Emanuele Mastrangelo ed Enrico Petrucci (Idrovolante edizioni) fa ripercorrere al lettore non un periodo storico ma una lunga emozione attraverso  vicende vere, autentiche, vite vissute, sangue e passione, morte e volontà di vittoria e di redenzione, il coraggio oltre ogni limite di ragazzi e ragazze provenienti da  venti regioni d’Italia, ragazzi e ragazze italiani, giovani, gagliardi, pieni di vita, eguali a tanti, diversi da tanti, che mettono in gioco tutto se stessi per quell’ ”Idea” oggi tanto svillaneggiata e irrisa: Patria.  Racconti partoriti dalla Prima Guerra Mondiale, dalla Grande Guerra, dalla Quarta Guerra d’Indipendenza: 24 maggio 1915 - 4 novembre 1918. L’Italia questo conflitto l’ha vinto. L’Italia lo ha voluto dimenticare. Agli italiani l’hanno fatto dimenticare.
Questo lavoro letterario, venato da una incontrollabile forza emotiva e sentimentale, da un commovente amore patriottico, è un libro-albero, ricamato da venature gonfie della linfa vitale della Memoria, il ricordo di chi ha destinato la propria beve esistenza non al Nulla odierno ma ad un ideale, un ideale che è diventato “Italia”.
Solo in Italia può capitare che la dichiarazione di guerra venga fatta da un poeta. Solo in Italia la poesia si fa arma, il verso si fa gesto, la storia chiama alla Vittoria. Non posso fare altro. Non è facile convincere i miei superiori ma ‘Quando l’Italia è in guerra io devo essere al mio posto’. E parto”.
 Fabrizio Giulimondi

sabato 17 novembre 2018

"RED LAND" ("ROSSO ISTRIA") di MAXIMILIANO HERNANDO BRUNO


Red Land” (“Rosso Istria”) di Maximiliano Hernando Bruno è un film rosso come la bauxite, rosso come la terra d’Istria, rosso come i panorami giuliano-dalmati, rosso come il ciglio di una foiba, rosso come il vestito della “voce narrante”, rosso come il sangue delle giovani ragazze italiane stuprate dai comunisti, rosso come le ferite delle torture inflitte dalla soldataglia slava, rosso come il sangue che ha imbrattato le pareti degli scantinati croati dei tormenti, rosso come le stelle al petto dei titini, rosso come il fazzoletto al collo degli italiani di quelle Terre che, dimentichi di avere dinanzi a loro antichi amici, profonde amiche, e madri e padri e fratelli e sorelle e zie e zii, per la loro feroce e obnubilante  ideologia marxista hanno consegnato amici e amiche e padri e madri e fratelli e sorelle e zie e zii al boia, agli stupratori, ai torturatori, alla bocca del mostro che nella terra ha ingoiato dal 1943 migliaia  di italiani in Istria, a Fiume, nella Dalmazia.
Da una parte lo sguardo limpido di una ragazza dolce e pulita, innamorata, legata alla famiglia e alla Patria, che stava per laurearsi, la cui unica colpa era essere figlia di un innocuo podestà fascista, dall’altra lo sguardo spietato, atono, senza luce, di un comandante titino, la cui faccia malvagia è intrisa di un sorriso perennemente beffardo e terrifico. E poi una lunga, interminabile, agghiacciante, violenza sessuale che taglia l’anima. Norma Cossetto, il volto della dolcezza e della speranza. Norma Cossetto, un indicibile orrore nei suoi occhi. L’avvicinarsi nella foiba che la fagociterà viva. Gli infoibati legati due alla volta da un fil di ferro ma solo uno dei due sarà ucciso con una pallottola. L’altro morirà nell’antro dell’Inferno. A Norma Cossetto è toccata la foiba.
Foibe oscure come decenni e decenni di negazionismo da parte della storiografia ufficiale.
Migliaia e migliaia di italiani sepolti vivi, torturati, stuprati, vilipesi, nella terra rossa giuliano-dalmata.
Gli attori sono formidabili e credo che a Selene Gandini l’impresa interpretativa di ricoprire il ruolo di Norma Cossetto sia costata uno sforzo imponente.
Il ritmo recitativo è di tipo teatrale e solo raramente cineastico e la luce che illumina i personaggi, in molte scene, evoca quella dei dipinti di Caravaggio e Rembrandt.
La cadenza narrativa sin dall’inizio crea uno stato di inquietudine, per divenire poi angoscia e impotenza. Implacabile. Bellissimo. Sconvolgente. Curato in ogni più tragico particolare. Impietoso nel non lasciare nulla all’immaginazione. Radioso nel coraggio di donne e uomini che hanno subito il martirio.
Red Land” è un dovere morale vederlo.
Fabrizio Giulimondi



domenica 11 novembre 2018

"NOTTI MAGICHE" DI PAOLO VIRZÌ


Nonostante il nome altisonante del regista (Paolo Virzì), pur in presenza di un corposissimo cast di attrici e attori di vecchio e nuovo conio che non sto qui ad elencare (con un inspiegabilmente pessimo Giancarlo Giannini che fa molto male il romanaccio), “Notti magiche” (titolo tratto dall’ omonimo brano musicale di Gianna Nannini e Edoardo Bennato), ambientato nell’estate romana dei Mondiali del 1990, è inconcludente, inconsistente, deludente. Tema trito e ritrito: la corruzione morale nella Roma cinematografica, dello spettacolo e della politica. La Città Eterna troneggia solo per la grandiosità delle sue piazze, delle sue strade, viottoli e vicoli, dei suoi androni, palazzi e tetti, per la bellezza della zona di Santa Maria in Trastevere e del Centro storico. Le scene del tutto inutili di sesso punteggiano una trama noiosa e sottolineano una profonda mancanza di idee degli autori della pellicola. Molto bravi gli interpreti dei tre co– protagonisti, quasi neofiti del cinema italiano, Mauro Lamantia, Giovanni Toscano e Irene Vetere, latrice di un volto bello e intenso.
Fabrizio Giulimondi



lunedì 5 novembre 2018

"FIRST MAN"di DAMIEN CHAZELLE


Il 20 luglio 1969 alle 20.18 UTC Neil Armstrong fu il primo uomo a mettere piede sul suolo della Luna. Buzz Aldrin lo seguì subito dopo. Armstrong trascorse due ore e mezza al di fuori della navicella. Un terzo membro della missione, Michael Collins, rimase in orbita lunare, pilotando il modulo che riportò gli astronauti a casa. La missione terminò il 24 luglio con l'ammaraggio nell'Oceano Pacifico.
First man” di Damien Chazelle (produttore esecutivo Steven Spielberg) nei 141 minuti di durata racconta cosa può l’essere umano partendo da una tragedia umana accaduta nei primi anni ’60 ad Amstrong.
E’ un cammino fuori e dentro l’uomo, fuori e dentro la famiglia, fuori e dentro gli spazi dell’universo, fuori e dentro l’Apollo 11, fuori e dentro l’animo umano in ricerca dell’altro da sé, un animo umano in perenne e indomita ricerca.
E’ un film che parla di sfide impossibili che divengono possibili.
Aveva ragione il neoplatonico fiorentino Marsilio Ficino che nel ‘400 disse che l’uomo poteva inabissarsi negli inferi, ma anche innalzarsi ad sidera coeli.
First man”, che ha un illustre antesignano in “Apollo 13” di Ron Howard (1995), fa vivere le violente e insostenibili scosse che percuotono il corpo degli astronauti, il loro malessere fisico, la loro paura principio del loro coraggio, le luci accecanti, il clangore di rumori assordanti…il silenzio…assoluto…lì fuori…fuori dal LEM…la superficie lunare è lì…a portata di uomo…e lo spettatore vive il silenzio assoluto, vive per una manciata di secondi il silenzio del cosmo.
Notevoli tutti gli attori e grande l’interpretazione di Ryan Gosling (Neil Amstrong) e di Claire Foy (sua moglie).
La forza della famiglia, la forza di una moglie e di una madre, nel dramma, nella meta, che non è solo individuale, ma appartiene all’umanità intera.
"One small step for a man, one giant leap for mankind".
Fabrizio Giulimondi