sabato 23 maggio 2020

"L'ULTIMA CORRIERA PER LA SAGGEZZA" di IVAN DOIG (NUTRIMENTI)



La letteratura americana è fitta come le nuvole che si addensano sulle cime delle Montagne Rocciose e possiede uno stile morbido, cremoso, interrotto da guizzi subitanei di vivacità ed estro impregnato di eccitazione e brio, per esplodere sul finire, al pari di un tempo musicale prima andante, poi vivace e, infine, allegrissimo.
L’“Ultima corriera per la saggezza” di Ivan Doig (Nutrimenti) si ascrive nella grande ars scribendi statunitense che ho più volte avuto il piacere e l’onore di recensire.
Lo spirito di Manitou innerva il racconto tra wisdom con la “w” minuscola e Wisdom con la “W” maiuscola e il titolo del libro è preambolo e prologo, annuncio e accenno, presagio e significato, gioco di parole in cui wisdom è la città del Montana ma anche saggezza, geografia e metafora, ricerca, cammino e meta. Sartre avrebbe detto che come Florence è una città incantevole ma anche una donna da lui molto amata, Wisdom (wisdom) non solo è un luogo prima di transito e poi di vita, ma è anche saggezza cercata e anelata dai protagonisti. L’umanità dimora a Wisdom e sulla corriera, spazio angusto di incontro e dialogo, conoscenza e inganno. La menzogna – attenzione! -  è solo un modo di sradicare la vita dalla miseria quotidiana, una miseria che non è null’altro che nobiltà d’animo che cerca un codice comunicativo per emergere e farsi riconoscere dagli altri.
Herman e Donny, il vecchio e il fanciullo, individui che per essere migliori devono essere in due; due in uno, uno che si sviluppa in due, individualità che si sommano per essere ciò che sono: “Dunque voi due insieme sareste più che voi due da soli”.
È un viaggio che prende le sembianze di un romanzo on the road, perché scrivere e viaggiare sono due facce dello stesso spirito vitale.
È una traversata lungo Stati, ranch, powwow, immensi spazi, nuovi orizzonti, visioni mai immaginate, per dirigersi “da qualche parte sotto la luna e sopra l’inferno”.
È un viaggio ma non come quello che gli hobo compiono seguendo i raccolti: Herman e Donny seguono l’intuizione, lo shining dell’anima, il Fingerspitzengefühl.
Doig parla di una avventura che come tutte le avventure fa diventare altro i protagonisti o, semplicemente, fa capire a loro stessi chi essi siano veramente.
Un quasi dodicenne, un clandestino di origine tedesca, una obesa cretina e un branco di sciamannati, le cui storie sono unite dal fil rouge del sentore pungente e gradevole di fieno bagnato.
Le descrizioni bucoliche fanno da scenografia all’azione del cuore contro la coscienza, cuore e coscienza che non potranno che abbracciarsi sul finale, in una esplosione narrativa simile alla birra schiumante quando viene versata di getto nel boccale.

Fabrizio Giulimondi

venerdì 8 maggio 2020

"PARADISE FALLS 1. IL PARADISO" di DON ROBERTSON


Ascolta, ho forse creato io il mondo? Ovviamente no. Il peccato è peccato, e la debolezza debolezza. Che cosa è venuto prima il peccato o Gesù? Quasi mi dispiace per il povero vecchio Gesù. Ma il peccato ha goduto di un bel vantaggio su di lui.”.
Lo statunitense Don Robertson ha scritto 18 corpulenti romanzi. “Paradise Falls 1. Il paradiso” (Nutrimenti) è uno di questi. Romanzo volumetrico, pagano nella sua pura essenza protestante, è composto da un reticolato di storie corali costruite intono a personaggi pulviscolari e, non ha alcuna importanza se essi siano protagonisti o semplici comparse: l’attenzione descrittiva dei loro corpi e delle loro anime possiede la medesima forza attrattiva, volti e intelletti dove primeggia   la bassezza etica incartata in un sacchetto di quasi ilare ipocrisia. Le parole sono ben piantate nella terra narrativa e l’aggettivazione abbondante e affabulante ne costituisce il concime fecondo. Le grandi idee e i maestosi principi danno solo l’orticaria alle donne e agli uomini di Don Robertson, donne e uomini avvinti unicamente alla “mortalità” e alla “possibilità”.
Charley e la sua brutta copia Phil sono gli anti-eroi immersi nella oscurità, come originati da un sequel del romanzo di Oscar Wilde “Il ritratto di Dora Gray”, ambientato, però, nella Guerra civile americana del 1861-1865.
Una moltitudine in apparenza disordinata di nomi anonimi è tutta legata da un medesimo destino privo di Cielo e tutto penetrato nella materia che domina e dirige ogni azione.
Non si può invocare Dio per sublimare ogni miseria umana. Non v’è Spirito, solo denaro, solo bramosia di potere, soltanto desiderio di sopraffare e vendicarsi: tanti Hobbes in tenuta da contadino o minatore o “padrone”.
L’Autore incanta il lettore al quale sembra di partecipare a feste descritte con dovizia di particolari e di sentire l’odore acre del fiato impregnato di whisky dei giocatori intenti in una partita di poker all’ultimo bigliettone, o di partecipare delle doglie delle partorienti.
Le descrizioni del mondo in cui si imbatte ogni giorno ciascun essere umano costituisce la lunga concatenazione di vertebre su cui si regge il corpo del racconto.
Sembra di stare dentro una stanza con la luce sempre accesa ma poco intensa anche quando ci si muove in spazi ampli e primaverili, e il profumo del fieno dovrebbe, invece, colpire con la sua fragranza acuta il lettore. L’oscurità è l’unico vero attore principale e indiscusso della storia e rivaleggia con la luce finché non la sconfigge in modo beffardo: “Disprezzava gli istinti, le passioni; preferiva restare solenne, inflessibile, fermo in ascolto del suono della oscurità.”.
Fabrizio Giulimondi

giovedì 7 maggio 2020

FABRIZIO GIULIMONDI: "RIFLESSIONI NEL TEMPO PANDEMICO"


Centro Padovano di Terapia della Famiglia Pandemia Covid-19 ...
I 600 euro (pochissimi - anche se diventano 800 euro per qualche mese cambia poco -  e dati con ritardo e con meccanismi complicati al pari dell'accesso ai finanziamenti bancari del c.d. "Decreto imprese") sono liquidati a liberi professionisti e commercianti indipendentemente dal numero dei componenti il nucleo familiare.
PROPOSTA: vanno modulati in base a se uno vive da solo o ha famiglia e dal numero dei componenti della famiglia (minori, anziani, disabili);
FAMIGLIA:
Si è vista l'importanza della famiglia in queste settimane, luogo dove le persone si sono aiutate, supportate, protette a vicenda in un mutuo scambio di affetti (a parte quello che dirò dopo).
Il Governo non ha messo un centesimo per aiutare le famiglie (V. Dichiarazione Ministro famiglia Bonetti) in questo momento così tragico (previsioni giù PIL dal - 8 al -9.5%). Aveva parlato di inserimento di assegno per le famiglie in un decreto legge: niente!
PROPOSTA:
1) Prevedere "assegno unico per la famiglia" (di cui la Lega parla da tempo), ossia un emolumento onnicomprensivo che unisca in un unico assegno tutte le varie e sparpagliate provvidenze per i nuclei familiari in modo di razionalizzare la normativa e dare certezze alle famiglie: l'assegno deve tenere in considerazione il numero dei componenti, la presenza di minori, di invalidi (gravi, meno gravi) e di anziani (autosufficienti o meno)
2) Il quoziente familiare adottato anche in altri Paesi europei come la Francia incentiva anche la natalità, in quanto i redditi percepiti nel nucleo familiare sono divisi per il numero dei componenti e più essi aumentano e più la tassazione si abbassa, tenendo sempre in considerazione la presenza di minori (anche per fasce di età degli infra - diciottenni) o maggiorenni che non lavorano, anziani, invalidi (per gravità della disabilità e patologia), presenza di disoccupati o inoccupati;
3) Considerare il latte in polvere una sorta di "salvavita" e consentirne l'accesso gratuito alle madri in difficoltà economica entro una certa soglia di reddito.
INVESTIRE SULLA FAMIGLIA E' INVESTIRE SULLA SOCIETA', NON E' UNA FACOLTA' O UN OPTIONAL: O SI INVESTE SU DI ESSA O NON C'E' FUTURO!
Famiglia, scuola e lavoro sono interconnessi perché il c.d. smart working ("lavoro agile"), che può andare bene nel breve periodo, può, poi, diventare un gravoso problema per le famiglie e, in particolare, per le donne, anche in termini retributivi, oltre che di dinamiche relazionali.
Spiego:
Lo smart working elimina del tutto la sfera relazionale ed umana che compone l'attività lavorativa, che non è soltanto la prestazione lavorativa in sé e per sé considerata ma contatti, vicinanza, socialità, umanità, amicizia, affetti, stima, tutti fattori che svolgono anche un ruolo incentivante e di pungolo per la medesima qualità (e quantità) della prestazione professionale.
La modalità lavorativa dello smart working costringe il lavoratore privato e pubblico - a casa, ognuno separato dall'altro e collegato soltanto per mezzo di una macchina -  a lavorare ben oltre l'orario di servizio. A differenza del telelavoro che è semplicemente un "decentramento" a casa del lavoro dell'ufficio, lo smart working è una modalità di lavoro di natura diversa, volta al raggiungimento di risultati e obiettivi, non coerente con la natura di molti lavori pubblici e privati che si basano ancora sull'attività lavorativa "in presenza". Occorrerebbe, pertanto, una modifica radicale dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro per consentire lo smart working come modalità lavorativa ordinaria.
Ad oggi lo smart working si sta rivelando estremamente svantaggioso per il lavoratore pubblico e privato, il quale può:
       essere costretto a lavorare in qualunque ora della giornata e ben oltre il proprio orario contrattuale di servizio;
       rimetterci in termini retributivi (niente buoni pasto, straordinari, voci legate alla presenza).
Le donne ne stanno avendo grande svantaggio perché, senza soluzione di continuità, passano, spesso, dal lavoro alle attività casalinghe e familiari (sono rientrati al lavoro lo scorso 4 maggio il 72,4% di uomini mentre molte donne sono rimaste a casa). A questo si aggiungono le lezioni on line degli studenti che, se figli piccoli frequentanti le elementari, sono a loro volta seguiti dalle madri che, pertanto, lavorano on line da casa per se stesse e per i figli piccoli.
PROPOSTA: lo smart working deve essere una eccezione o, in subordine, essere alternato con turni di lavoro in presenza a incastro con i colleghi; essendo una modalità di esecuzione del lavoro e non un diverso tipo di lavoro la retribuzione deve rimanere immutata indipendentemente se l'esecuzione della prestazione avvenga in ufficio o in casa; se si lavora in smart working deve lo stesso essere rispettato l'orario di servizio ed avvenire la disconnessione all'ora di scadenza dell'orario.
MODALITÀ DI STUDIO ON LINE per studenti, dalle elementari al liceo (lo stesso problema vale, seppur con tenore diverso, per le Università): negata la socialità che, per lo sviluppo cognitivo, psicologico e della personalità dei ragazzi, è fondamentale. Grave criticità della assenza o scarsezza della rete ("divario digitale" o "digital divide") che implica per parte degli studenti (circa il 41% del territorio nazionale) difficoltà (o assenza) di connessione, con gravissime conseguenze nel seguire le "classi virtuali", per non parlare delle notevoli difficoltà nel sostenere gli esami, a partire dalla quelli di maturità.
PROPOSTA: ripristinare all'inizio del prossimo anno scolastico la presenza degli studenti a scuola, seppur ovviamente in sicurezza, per la qualità dell'insegnamento, dell'apprendimento, degli esami da sostenere e dello sviluppo umano e cognitivo dei ragazzi.
Anche i giovani vedono nero il loro futuro, consegnati a lavori precari, incerti, fumosi, mal pagati (problemi occupazione femminile e giovanile).
SCUOLE PRIVATE (laiche e) cattoliche nel Veneto: circa il 30% rischia di non riaprire: ruolo formativo ed educativo fondamentale e il loro venir meno fornisce un colpo mortale alla crescita educativa e culturale dei giovani.
PROPOSTA: dare un bonus (specie per le famiglie che non superano una certa soglia dio reddito complessivo) da spendere, per chi vuole, per accedere alle scuole private cattoliche (o laiche).
In questa situazione di gravissima difficoltà economica e sociale per l'Italia il mostro della LUDOPATIA sta già crescendo ulteriormente.
N.B. consentiti dal 4 maggio i giochi d'azzardo legali dei Monopoli di Stato ma LE MESSE PUBBLICHE NO CON INAUDITA LESIONE DELLA LIBERTÀ DI CULTO (ART. 19 DELLA COSTITUZIONE).
N.B. La presenza coatta in casa - come segnalato dagli addetti ai lavori (sociologi, psichiatri, psicologici, assistenti sociali, mediatori familiari) - ha aumentato la violenza morale e fisica sulle donne nelle case dove già preesistevano problemi e criticità di tale genere. Le stesse associazioni che si occupano del problema evidenziano la riduzione delle denunzie nell'arco di tempo della quarantena per la difficoltà o impossibilità delle donne di telefonare ai numeri preposti, per la costante presenza del marito. IL GOVERNO SI E' LIMITATO A SIGILLARE LE FAMIGLIE IN CASA DISINTERESSANDOSI DEL TUTTO DI QUESTI DRAMMI SOCIALI.
N.B. SI SONO LIMITATI A DIRE: STATE A CASA MA TUTTE LE CONSEGUENZE, ANCHE MOLTO GRAVI, di ordine non solo economico e lavorativo, ma anche sociale ed umano (per le donne GIA' in difficoltà con i mariti o compagni; per i bambini che si sono visti interrompere all'improvviso il contesto in cui vivevano, come scuola, attività sportive, parrocchiali, ludiche, amicizie, il resto della famiglia al di fuori del nucleo familiare; gli anziani lasciati soli; gli invalidi soli o in famiglie che si sono sobbarcate del peso senza più alcun aiuto sociale esterno) SONO STATE ACCOLLATE INTERAMENTE AI CITTADINI ITALIANI

Fabrizio Giulimondi 

domenica 19 aprile 2020

"L'ULTIMA RIGA DELLE FAVOLE" di MASSIMO GRAMELLINI (TEA TANDEM)


L’ultima riga delle favole” è l’opera prima (Tea Tandem, 2010) del noto giornalista Massimo Gramellini, di valore artistico, stilistico e contenutistico ben lungi dal bel libro autobiografico “Fai bei sogni”, da cui è stato tratto l’omonimo film di Marco Bellocchio.
L’ultima riga delle favole” è un romanzo favolistico, metaforico e simbolico con tinte che possono ricordare il genere fantasy e robuste, molto robuste, evocazioni di ambientazioni, atmosfere e struttura narrativa a “Il profeta” dello scrittore libanese Gibran.
Tomàs compie il suo cammino interiore di allontanamento e, infine, rifiuto della fuga come modalità di vivere e di relazionarsi con le donne, attraverso un cammino “esteriore” dentro un mondo fantasioso creato dall’Autore parametrandolo a favole classiche quali “Pinocchio”, “Biancaneve”, “La bella addormentata nel bosco” e “La Bella e la Bestia”, in salsa letteraria mitologica, immaginifica, allegorica e surreale.
La puerilità di una certa ricerca spasmodica del brocardo “L’amore è l’energia vitale di tutto e tutto sovrasta e tutto vince” indebolisce l’intelaiatura del racconto, rendendolo a tratti tedioso.
Suggestivi e pregni di concetti filosofici e metafisici alcuni passaggi, che ricordano un poco il tessuto connettivo delle opere di Marcello Veneziani: “La parola è degli uomini e l’arte degli angeli, ma il silenzio è degli dei. Il silenzio, sì, la lingua antica che riempì molte tavole. Dai miti alle legende, dai testi sacri alle favole…L’anima ha un nemico, l’ego, che la vuole annientare…I ‘se’ sono la patente dei falliti, lo so. Nella vita si diventa grandi ‘nonostante’ ”.
Indubbiamente coinvolgente il dialogo fra Tomàs (novello Dante dei nostri giorni) e i “Virgilio” che egli incontra nel suo peregrinare ne “Le Terme dell’Anima”, dialogo che si incentra su uno scrutinio intellettuale volto a  comprendere cosa sia veramente l’anima gemella e come, per scovarla, necessiti una effettiva complementarità fra sesso maschile e quello femminile, la cui diversità e la bellezza del loro incastro costituiscono l’unico saldo fondamento di un rapporto amoroso autentico, stabile  e duraturo, anche sino alla morte.
Fabrizio Giulimondi


lunedì 6 aprile 2020

FABRIZIO GIULIMONDI: "VI PROTEGGEREMO DAL VIRUS E DALLA VOSTRE PAURE…PENSATECI…I VOSTRI DIRITTI E LE VOSTRE LIBERTÀ NON VI SERVIRANNO PIÙ….SONO UN FARDELLO DA RIMUOVERE PER LA VOSTRA LIBERAZIONE DALLA PAURA E DAL VIRUS"


 Coronavirus: cronologia di una dittatura – DISINFORMAZIONE.IT 

Ma se vi dicessero (già lo stanno dicendo): votare vi espone al rischio del contagio, Voi che fareste? E se vi dicessero (già lo stanno dicendo): scendere in piazza per manifestare contro indebolisce la lotta al virus e vi espone al virus, Voi che fareste? E se vi dicessero (già lo stanno dicendo): andare in Chiesa a pregare vi espone al virus, potete farlo da casa e le Messe seguirle da casa e i Sacramenti…un atto di generosità suvvia! Ciò che conta non è più (pare per molti cattolici) la salus animarum bensì la salus corpororum,….ma Voi che fareste? E se vi dicessero (già lo stanno dicendo): c’è ancora il rischio virus, del contagio, della morte, non è bene riunirsi, non è bene muoversi, camminare, uscire dalla vostra casa, da vostro quartiere, dalla vostra città, parlarsi con persone fuori dal nucleo familiare per strada o in casa, Voi che fareste? E se vi dicessero che poiché state a casa una serie di voci retributive non vi spettano più, ma se volete potete andare in ufficio (ma attenti…c’è il virus che vi attende), Voi che fareste?  Ma pensate che una nuova tirannide sarà fatta con i carri armati? Non sarete così sciocchi! La Costituzione è una carta che non salva dalla paura e dal virus, è bene metterla in quarantena…per quanto tempo? Finché ci sarà il virus…e la paura… E la riservatezza? Bisogna salvarsi dal virus e, quindi, controllateci tutti e decida “Esso” cosa è giusto dire o non dire sui social.  La Paura è la più possente e imbattibile arma di ricatto per un Popolo, di cui una sua parte è disposta a rinunciare totalmente a professare liberamente la propria fede e ad esercitare in pienezza le proprie libertà e i propri diritti, pur di essere protetto non dal virus, in realtà, ma dalla paura installatagli h24 sette giorni su sette in ogni particella della sua anima, della sua mente e del suo corpo.
Fabrizio Giulimondi    


mercoledì 1 aprile 2020

FABRIZIO GIULIMONDI: "ORBÁN, COSTITUZIONE UNGHERESE E SITUAZIONE ITALIANA….UN BEL TACER….."


1) Come molti Governi europei e occidentali, anche il governo ungherese Orbán ha attuato un ampliamento dei propri poteri per rendere efficaci le misure sanitarie, sociali, economiche e di ordine pubblico per combattere i rischi pandemia.
2) La Costituzione ungherese prevede la promulgazione dello “stato di emergenza” (art. 53) in caso di guerra (simile al combinato disposto degli artt. 78 e 87, comma 9, Costituzione italiana) o di catastrofi naturali e industriali, ma non contempla le epidemie.
3) Queste ultime sono comprese solo all'interno di una normativa del 2011 sulla "Gestione delle catastrofi" che, al paragrafo 44/c, definisce il caso di "epidemie umane e animali che generano malattie di massa".
4) Quindi, è evidente che le misure di emergenza anti-epidemiche non sono comprese nel rigido perimetro della Costituzione ma solo in una legge aggiuntiva; e, di conseguenza, ogni provvedimento adottato, in teoria, esce fuori dal dettato costituzionale, pur rispettando il dettato normativo.
5) Le misure decise di blocco della circolazione, divieto di attività pubbliche o chiusura esercizi commerciali, sono certo limitazioni di diritti fondamentali della persona ma necessarie alla difesa della salute pubblica, parimenti a quanto sta avvenendo in altri ordinamenti giuridici europei, come quello italiano.
6) Come ha scritto Csaba Tordai, uno dei maggiori costituzionalisti ungheresi: "In questo caso il governo ha fatto bene. Il rispetto della Costituzione non è fine a se stesso ma funzionale alla convivenza sociale e alla garanzia minima di sicurezza della vita e della proprietà.".
7) La legge sullo "stato di emergenza" è stata votata dal Parlamento ungherese lo scorso 30 marzo 2020 con una cospicua maggioranza (138 favorevoli; 53 contrari). L’Assemblea non è stato esautorata di alcuna funzione, anche perché nel periodo di emergenza il Parlamento non può essere sciolto neppure se in scadenza di mandato.
8) L'introduzione di reati e illeciti amministrativi contro chi si rende colpevole di diffondere il contagio attraverso l’inottemperanza delle limitazioni imposte o delle quarantene, è in linea con le disposizioni attuate anche in Italia e in altri sistemi europei.
9) Lo stato di emergenza prevede il completo funzionamento della Corte costituzionale, Istituzione che ha il compito di valutare la legittimità di ogni atto legislativo del Governo, compresi i decreti di emergenza.
10) L'accusa secondo cui Orbán avrebbe promulgato la legge "sine die" è senza senso perché ogni stato di emergenza termina quando l'emergenza finisce: come può un Governo sapere quando finirà un'epidemia?
11) Secondo la Costituzione ungherese i decreti di emergenza hanno validità 15 giorni, a meno che l'Assemblea nazionale non autorizzi il Governo a prorogarli (voto, appunto, del 30 marzo).
12) In Italia l’epidemia – in termini di restrizione delle libertà fondamentali e dei diritti essenziali dei cittadini italiani -  è affrontata con la seguente “legislazione” (le virgolette non sono per bellezza), senza aver prima acceduto alle cennate disposizioni 78 e 87, comma 9, Cost. (ossia senza dichiarare lo stato di guerra, in quanto includervi anche l’epidemia sarebbe stato frutto di una interpretazione eccessivamente estensiva se non analogica, anche se avrebbe fornito certamente una copertura costituzionale più autentica ai variegati provvedimenti che il Governo italiano ha emesso dal 4 marzo in poi):  in una piccola porzione con decreti legge (23 febbraio 2020, n. 6;  25 marzo 2020, n. 19), il cui contenuto normativo è, invero, rimandato (e riempito) a (da) Decreti del Presidente del Consiglio (che costituiscono, illegittimamente, l’autentica polpa dispositiva del decreto legge, il cui contenuto – costituzionalmente legittimo - sarebbe dovuto consistere esso stesso in quanto stabilito successivamente dai successivi, numerosi e affastellati DPCM poi pubblicati); nella restante e cospicua parte, con DPCM, ordinanze, decreti e circolari ministeriali, in forza dei quali si riducono ampiamente le libertà ed i diritti previsti dagli artt. 13 (libertà personale), 16 (libertà di circolazione), 17 (libertà di riunione), 19 (libertà religiosa) e 41 (libertà di iniziativa economica privata) della Costituzione.
13) I DPCM forniscono la veste formale e procedurale ad ordinanze contingibili ed urgenti la cui emanazione, per essere legittimata costituzionalmente, necessita - come reiteratamente richiesto dalla Corte costituzionale - della loro subordinazione ai principi generali dell'ordinamento e, pertanto, ai principi posti a base della Costituzione. Siffatta subordinazione è stata considerata dalla Consulta requisito necessario ed imprescindibile di costituzionalità dei poteri emergenziali dotati - come nel caso in esame - di idoneità innovativa rispetto alle leggi vigenti: questo presupposto manca del tutto, formalmente e sostanzialmente, nei Decreti del Presidente del Consiglio (contenutisticamente ordinanze necessitate) sino ad ora emanati.
Un bel tacer……….
Fabrizio Giulimondi


mercoledì 11 marzo 2020

"LA MISURA DEL TEMPO" di GIANRICO CAROFIGLIO


 

















Non ho simpatia per l'Autore, lo scrittore-magistrato Gianrico Carofiglio, per la supponenza con cui interloquisce con chi non appartiene al suo credo politico, ma è indubbiamente un bravo scrittore, dallo stile agile e la narrazione gradevole, capace di catturare l'attenzione del lettore. Il suo ultimo lavoro, "La misura del tempo" (Einaudi), è un libro di facile lettura e comprensione che racconta, tramite lo sviluppo di un processo penale, le vicende dell'avvocato Guerrieri (che chi legge Carofiglio già conosce) che lo vedono imbattersi con il proprio passato. La narrazione poliziesca e giudiziaria è la superficie, la trama e il reticolato di ragionamenti, di dialettica interiore, di riflessioni, astuzie e tecniche processuali, sono la vera polpa.
Intrigante e didascalico, psicologico e proiettato verso l'introspezione, "Misura del tempo" è consigliabile nel tempo del cororavirus.
"Date parole al dolore, il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi. Machbeth, non ricordo l'atto. Forse è il quarto.".
Fabrizio Giulimondi