mercoledì 27 gennaio 2016
martedì 19 gennaio 2016
"IL CORAGGIO DEGLI ITALIANI" DI ANTONIO PARDO PASTORINI
“Il coraggio degli italiani” (Palladino Editore - 2012), terzo lavoro dell’ingegnere Antonio Pardo Pastorini, è un intrigante, immaginifico, allucinatorio, onirico e apocalittico romanzo che ripercorre in chiave fanta-politica un futuro - forse - non troppo lontano e, intraprende percorsi sontuosamente ricchi di suggestioni letterarie e filosofiche latine, inframezzati da miti cavallereschi medievali e ardori crociati, incupiti da pasoliniane e boccaccesche visioni di ingordigia culinaria imposta a umiliati e odiati parlamentari e politici. Si nutrono di dantesco contrappasso le feroci punizioni che vengono inflitte ai rei di viltà e tradimento della Patria.
La
narrazione - sviluppata con irremovibile sguardo su “La città del sole” di Tommaso
Campanella - è un’orgia di riferimenti ad
opere ciceroniane e senechiane, di vasti richiami storici di sapore liviano alle
pugnae e alle antiche glorie romane,
e di appassionate e commosse rimembranze dell"italico coraggio in Libia durante
la seconda guerra mondiale.
Lo
stile è talora manzoniano, talune volte il periodare è a struttura classica
latina, altre ancora ricorda lo stentoreo parlare dei proclami del ventennio
fascista o, al contrario, il pacato e saggio interloquire in “The Prophet” di Gibran.
Vetuste
e ricercate e studiate parole, a cui l’Autore
fa ritrovare la sopita lucentezza, sono
riportate agli antichi fasti di un tempo.
Tutto
ha inizio nello studio di “Annozero” condotto da Michele Santoro, in presenza dei
soliti volti noti della politica italiana.
Un doppio colpo di Stato irrompe nel racconto: i "Legionari", ferrei garanti di valori patriottici, familistici e spirituali (l’Assoluto Fondante l’Umano), con l’aiuto dei Cavalieri Alati, cercano di sovvertire, con il brando e il senso della sacralità della esistenza terrena, il materialismo e il consumismo imperante, la concezione di un uomo ripiegato su se stesso e su le proprie becere e miserrime brame, la supremazia tirannica dell’ “Io” senza D - come direbbe Marcello Veneziani - del tutto dimentico di una Entità superiore; i "Becchini", demoniaci e inumani in ogni loro gesta, ferocemente atei e sprezzanti di ogni difetto fisico e valore umano, sterminano chiunque non rispecchi il loro pagano ideale dell’uomo, privi di ogni forma di misericordia, esaltatori, semmai, del suo esatto contrario.
Un doppio colpo di Stato irrompe nel racconto: i "Legionari", ferrei garanti di valori patriottici, familistici e spirituali (l’Assoluto Fondante l’Umano), con l’aiuto dei Cavalieri Alati, cercano di sovvertire, con il brando e il senso della sacralità della esistenza terrena, il materialismo e il consumismo imperante, la concezione di un uomo ripiegato su se stesso e su le proprie becere e miserrime brame, la supremazia tirannica dell’ “Io” senza D - come direbbe Marcello Veneziani - del tutto dimentico di una Entità superiore; i "Becchini", demoniaci e inumani in ogni loro gesta, ferocemente atei e sprezzanti di ogni difetto fisico e valore umano, sterminano chiunque non rispecchi il loro pagano ideale dell’uomo, privi di ogni forma di misericordia, esaltatori, semmai, del suo esatto contrario.
I
cittadini di Roma dovranno riscattare con le armi la loro molle concezione di
vita, riguadagnare il senso del proprio passato, riconquistare una dignità persa
anche nell’uso della propria lingua, usurpata e mutilata nella sua primigenia
bellezza e autenticità da anni di occupazione spagnola, francese, austriaca,
tedesca e anglo-americana.
Nel
proscenio, ove si svolge l’azione, sosta una Roma magnificente, descritta in
tutte le sue fulgide bellezze, gremita di un millenario trascorso.
Fabrizio Giulimondi
sabato 16 gennaio 2016
FAMILY DAY 30 GENNAIO 2016: LA NATURA NON SI CAMBIA PER LEGGE
ORE 14: CIRCO MASSIMO -ROMA
venerdì 8 gennaio 2016
"MACBETH" DI JUSTIN KURZEL
Dopo
le celeberrime opere cinematografiche - tratte dal seicentesco dramma shakespeariano
Macbeth - dirette da Orson Welles
(1948), Akira Kurosawa (1957) e Roman Polanski (1971), è arrivata nella sale
italiane l’ultima traduzione filmica del “Macbeth”
realizzata dall’australiano Justin
Kurzel.
I
linguaggi scenici utilizzati e le tecniche artistiche adoperate si
differenziano sensibilmente fra le diverse versioni, anche per “presenzialità”
degli attori e loro valenza interpretativa.
Indubbiamente
il folle sguardo magnetico e la rigidità mimica di Michael Fassbender nei panni di Macbeth blocca
lo spettatore, specie nel calar della tragedia durante un monologo che ferma il
tempo per qualche minuto. Il cruento procedere e la bramosia del potere fino
alla pazzia sono palpabili durante tutta
l’azione scenica, espressi mirabilmente nei silenzi, nella voce e nella corporeità di attori di notevole caratura
teatrale, fra cui spiccano, oltre una straordinaria Marion Cotillarde (lady Macbeth), David Thewlis (Duncan), Sean Harris (Mucduff) e Paddy Considine (Banquo)
La
fotografia (Adam Arkapaw),
bella e affascinante, esplode nella vasta fiamma e diffuso incendio che fanno da
scenario alla battaglia finale, e poi i
panorami e la tranquilla e terribile
quiete delle pianure inglesi e la feroce e tersa bellezza delle montagne scozzesi
e tutto che si tinge del rosso del fuoco e tutto che si tinge del rosso del
sangue……
……e
l’astuta angoscia provocata scientemente dal sottofondo musicale di Jed Kurzel.
Fabrizio Giulimondi
mercoledì 6 gennaio 2016
"ESERCIZI DI STILE" ("EXERCISES DE STYLE") DI RAYMOND QUENEAU
“Esercizi di stile” (“Exercises de Style”), geniale opera letteraria
del francese Raymond Queneau (Le
Havre 1903 – Parigi 1976), pubblicato nel 1947 e 1973 dalla Ėditions Gallimard e nel 1983, 2001 e 2014
dalla Einaudi (introduzione e
traduzione di Umberto Eco, a cura di Stefano Bartezzaghi), tradotta nel tempo
anche nel linguaggio artistico teatrale e cinematografico.
“Un
episodio di vita quotidiana, di sconcertante banalità, e novantanove variazioni
sul tema, in cui la storia viene ridetta mettendo alla prova tutte le figure
retoriche (dall’epico al drammatico, dal racconto gotico alla lirica
giapponese) giocando con sostituzioni lessicali, frantumando la sintassi,
permutando l’ordine delle lettere alfabetiche…Un effetto comico travolgente”.
Umberto Eco
“Esercizi di stile è un esilarante testo
di retorica applicata, un’architettura combinatoria, un avvincente gioco
enigmistico. Però è anche un manifesto letterario (antisurrealista), un
tracciato di frammenti autobiografici, la trascrizione di una serie di sogni
realmente effettuati da Queneau. E’ perfino un testo politico, nonché un’autoparodia”.
Stefano Bartezzaghi
“Un
Bolero di Ravel letterario; una trasposizione delle correnti pittoriche dell’astrattismo
e del cubismo nel mondo delle parole che vengono plasmate, modellate e
rimodellate, strutturate e destrutturate; non un circolo ma un circo culturale
con cui il Queneau-giocoliere si diverte a maneggiare i vocaboli, destreggiandosi
con la loro sonorità fra figure retoriche, stili e generi letterari, approcci
mentali e ideologici e il poliforme atteggiarsi dell’essere umano nella sua
quotidiana esistenza”.
Fabrizio Giulimondi
martedì 5 gennaio 2016
"QUO VADO" DI GENNARO NUNZIANTE CON CHECCO ZALONE
“Quo vado”, spassoso film del regista Gennaro
Nunziante, con Checco Zalone in compagnia di un nutrito gruppo di bravi attori
italiani (Lino Banfi, Eleonora
Giovanardi, Sonia Bergamasco, Maurizio Micheli, Ludovica Modugno, Ninni
Bruschetta, Paolo Pierobon, Azzurra Martino) e di Luca Medici (che è il vero nome di Checco Zalone), autore del divertente sottofondo musicale.
Fra
la Norvegia e l’Africa passando per lo “Scarpone” , Checco Zalone prende in giro l’asfissiante politically correct - che
permea oramai la cultura europea - e la c.d. civiltà scandinava. Saltellando fra copiosi luoghi comuni di italica origine (ma
talvolta, purtroppo, veritieri), lo spettatore si diverte parecchio e, talvolta,
si sganascia letteralmente dalle risate.
E’
un peccato perderselo!
Fabrizio Giulimondi
"FOLLIA" DI PATRICK MCGRATH
“Follia” (Adelphi, 1996), romanzo capolavoro dell’inglese
Patrick McGrath - la cui pervasiva intelaiatura
scientifica di ordine psichiatrico è dovuta alla consulenza di Brian O’Connell - da cui è stato tratto
il film Asylum di David Mackenzie
del 2005.
Inghilterra,
1959. Dall’interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia
a esporre, con apparente distacco, il caso clinico più perturbante che abbia
incontrato nella sua carriera – la passione letale fra Stella Raphael, moglie
di un altro psichiatra dell’ospedale, e Edgar Stark, un artista detenuto per un
uxoricidio particolarmente efferato. E’ una vicenda cupa e tormentosa, che fin
dalle prime righe esercita su di noi una malia talmente forte da risultare
quasi incomprensibile – finché lentamente non ne affiorano le ragioni nascoste.
«Emersi
da una lettura che probabilmente avrà avuto poche interruzioni – senza ricorrere
a sensazionalismi plateali, McGrath è un maestro nell’arte di non mollare la
presa – ci si potrà domandare semmai in che categoria collocare questo libro
avvincente….Libro in ogni caso di atmosfere e di inquietudini sotterranee, tali
da creare un disagio che a molti non dispiacerà. Ricordate la Gwendolin di
Oscar Wilde? “Che tensione intollerabile” osservava quella saggia giovinetta. E
continuava: ”Speriamo che duri”»
Masolino D’Amico

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