Erano
anni (a parte il Premio Oscar La grande
bellezza di Paolo Sorrentino) che
nelle sale italiane non approdava un film di autentico valore artistico e contenutistico.
“Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese avrebbe bisogno di un
saggio o, magari, di un piccolo trattato, per poter essere approfondito sino ai
minimi dettagli.
Credo
sia elevata la possibilità che vinca il David di Donatello.
A
differenza della cinematografia statunitense, quella italiana tende ad
analizzare la famiglia sgretolandola. Invece di essere un “gruppo di famiglia
in un interno” (Luchino Visconti) questa pellicola mostra un “gruppo di
famiglie in un interno”, seguendo oramai quel consolidato filone filmico, come “Cena
con amici”, “Il nome del figlio”, e “Bisogna parlare”, in cui l’ambientazione è
in un appartamento ove si svolge l’intera azione scenica.
“Perfetti sconosciuti” è una
straordinaria opera pluritematica: i cellulari sono “scatole nere” che
raccolgono la vita pubblica, privata ma, soprattutto, segreta delle persone. I
cellulari hanno cambiato il modo di comunicare e, forse, hanno mutato l’essere
umano stesso. I cellulari sono causa di una percentuale non minoritaria di
separazioni, divorzi, rotture di rapporti e grandi litigi. Quanto sappiamo di
noi stessi e, ancora di più, quanto sappiamo realmente di chi ci sta a fianco,
anche da una vita? Ci sono individui che hanno una vita, chi due, chi tre.
Mettere “in viva voce” telefonate che giungono durante una normale serata conviviale
fra vecchie conoscenze e “in chiaro” sms, messaggi facebook e whatsapp, può
rilevarsi un gioco pericoloso, dirompente, che fa uscire allo scoperto un mondo
nascosto fatto di amanti, omosessualità e intimità mai svelate.
E’
bene sapere sempre tutto? La verità rende liberi o distrugge?
Una raffinata
analisi introspettiva e psicologica dei personaggi, un ritmo narrativo incalzante
e una recitazione strepitosa di attori italiani di primo livello (Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, Marco
Giallini, Edoardo Leo, Valerio Mastrandrea, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak),
catturano lo spettatore dal primo ciack
al the end.
Imperdibile!
Fabrizio Giulimondi
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