venerdì 19 marzo 2021

"LA CITTÀ DI VAPORE" di CARLOS RUIZ ZAFÓN

 


È uscita postuma “La città di vapore” (Mondadori), l’ultima opera dell’immenso autore iberico Carlo Ruiz Zafón, morto lo scorso anno.

Zafón è letteratura pura.

Zafón è architettura barocca che si fa linguaggio e inchiostro.

La città di vapore” è una summa di storie tinte di mistero, imbevute di gotico, in cui il soprannaturale si sostituisce al reale.

Il lettore respira le stradine più nascoste di Barcellona e ne intravede scorci scarsamente illuminati.

La magia si fa parola e la parola alchimia e l’alchimia un fitto reticolato di sonorità somigliante ad un arabesco linguistico, costituente la vera trama dei racconti che si susseguono legati l’uno all’altro per essere, poi, tutti insieme affasciati alla quadrilogia “Il cimitero dei libri dimenticati”. La ricchezza dei vocaboli si interseca come in un tappeto persiano, in un arazzo del ‘500 fiorentino finemente intarsiato, in una cuspide merlettata di una cattedrale che si erge maestosa nei cieli francesi tardo medievali: la narrazione è la parola stessa che, polimorfa, è forma e sostanza, mezzo e contenuto.

Le storie sono chiazze spettrali, rapidi colpi di pennello, abbozzi di personaggi, bozzetti di caratteri.

L’ultimo saluto letterario di Zafón è “un santuario, un cimitero di idee e invenzioni, di parole e prodigi”.

I grandi scrittori, in realtà, non muoiono mai perché vivono in eterno nei loro libri.

Fabrizio Giulimondi

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