martedì 3 febbraio 2026

"LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE" di KIRILL SEREBRENNIKOV




La scomparsa di Josef Mengele” del regista russo Kirill Serebrennikov, tratto dall’omonimo romanzo del francese Oliver Guez, è un film in chiaro-scuro come le tinte che dominano la pellicola, con rari sprazzi a colori.

Certamente Serebrennikov poteva osare di più nel far comprendere agli spettatori di quali indicibili orrori si è macchiato l’”Angelo della Morte”, il “Medico di Auschwitz” (interpretato dal “nomade” August Diehl), morbosamente e criminalmente attratto dallo studio dei fratelli gemelli monozigoti, che trattava come “materia inerte”.

Il Regista ha voluto concentrarsi sulla paranoia che avvinghiava Mengele di essere catturato dal Mossad, specie dopo il sequestro di Eichmann nel 1960. Mengele viene raccontato lungo gli anni, dai tempi dei fulgori del nazionalsocialismo sino alla vecchiaia, vissuta da solo, povero, abbandonato e disprezzato anche dal figlio che aveva scoperto chi egli fosse e di quali aberrazioni si era macchiato. Il decesso è stato naturale, cosa che un poco dispiace.

Serebrennikov ha dichiarato che la sua opera vuole essere un vaccino contro futuri orrori: temo che il passato e la cronaca attuale lo abbiano già smentito.

La lingua tedesca, portoghese e spagnola, espressione dei luoghi di fuga del criminale, forniscono un ulteriore tocco di autenticità e veridicità.

Fabrizio Giulmondi





lunedì 2 febbraio 2026

"LA GRAZIA" di PAOLO SORRENTINO

 


Paolo Sorrentino è indubbiamente uno dei più eleganti e raffinati registi del cinema italiano, affermatosi anche sullo scenario internazionale con il Premio Oscar 2014 a “La Grande Bellezza” come Miglior Film Straniero.

La nuova opera “La grazia” conferma certamente l’affascinante linea artistica e creatrice del grande cineasta partenopeo.

Il fido attore Toni Servillo questa volta ricopre le vesti di un Presidente della Repubblica, rigoroso (detto “cemento armato”) e autenticamente cattolico, durante il semestre bianco, affiancato da una figlia fine giurista (anche più del padre), caparbia e sua affettuosa tiranna (Anna Ferzetti).

Entro ambienti quirinalizi maestosi e fascinosi sono cinque i temi intorno ai quali rotea la narrazione: la firma presidenziale ad un disegno di legge governativo sull’eutanasia, due domande di grazia in qualche modo correlate al fine vita, Aurora - l’amata moglie morta otto anni prima -  e il suo presunto tradimento.

Di chi sono i giorni?

Bisogna essere così pervicaci nella ricerca della verità?

Il diritto è prospetticamente vicino o lontano dalla realtà?

Il Ministro della giustizia (Massimo Venturiello) volteggia nelle austere stanze intorno al Presidente, al pari di un rapace che, puntata la preda, cerca di ghermirla.

Di chi sono i giorni? A chi appartengono? Di chi è la vita?

Il Papa è nero (diversamente da “The Young Pope”), con capelli lunghi, orecchino e moto-dotato, ma non fatevi trarre in inganno dall’aspetto: non è un Pontefice progressista, tutt’altro.

L’amore indimenticato e indimenticabile per la moglie Aurora è aurorale.

I simbolismi sorrentiniani si sono ritratti come il mare dalla spiaggia. Non siamo dinanzi a “Youth”, alla “Grande Bellezza” o a “Parthenope”. I simboli sono più rarefatti, meno marcati e meno eccessivi, sicuramente maggiormente comprensibili: il vento gagliardo, il robot-cane che precede il Presidente e la sua scorta, il cavallo morente e sofferente.

La critica d’arte Coco Valori (Milvia Marigliano) punteggia il film con la sua intelligente sofferenza e comicità, mentre le musiche house e tecno ritmano l’incantevole fotografia scenica di Daria D’Antonio.

Rimaniamo in attesa di altri premi nazionali ed internazionali.

Fabrizio Giulimondi