L’autentico
genere horror nasce e muore negli
anni ’70 con un prologo negli anni ’60 ed epigoni dagli anni ’80 in poi,
epigoni sempre più zuppi di sangue, mutilazioni e truculenza e sempre più
scarsi di trama, attese e tremori.
Sam Raimi è un
regista cult del genere horror e fantastico e per anni ha
abbracciato la Marvel con la produzione
su Spider Man.
L’ultimo
suo lavoro “Send help” non è
certamente un “film di paura” avvicinandosi invero alla filmografia attinta da
alcune opere di Stephen King come “Misery non deve morire”.
L’ambientazione
su un’isola deserta dopo un tragico incidente aereo risulta essere un buon cocktail fra Robinson Crusoe, “Cast away”,
“L’isola del dottor Moreau” e “King Kong”, insieme a tutta la cinematografia
avente come set uno spazio misterioso
e apparentemente disabitato in mezzo all’oceano, con storie di naufraghi e di
abbandono nella solitudine e nell’infinito.
Un po'
Adamo ed Eva e un po' “Paredise” “Send
Help” si fa vedere, con alcuni tratti trash
e qualche comparsata della poetica splatter
tarantiniana.
La
morale si evidenzia dalla mutazione situazionale della protagonista (Rachel McAdams), da “sfigata” ma geniale
dipendente di una grande società americana, sfruttata e denigrata per la
sgradevolezza dell’aspetto ed i modi impacciati e maldestri, a dominatrice del proprio
“capo” (Dylan O'Brien), incapace, tracotante
e molto sleale.
Fabrizio Giulimondi
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