“La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin” di Emma Cortesi (Fazi Editore) è un romanzo giallo, stile Agatha Christie, elegante, morbido, raffinato, aristocratico, che fa respirare l’aria parigina di Montmartre, un’aria appartenente ad epoche Bohémien. Intrigano del libro i tempi, la recitazione, le movenze e l'ambientazione da pièce teatrale.
Le
parole sanno di gauloises e di tè
pregiato, di vino rosso francese d’annata e odore di mobilio di tempi andati: “Uscirono, infine, lasciandosi alle spalle l’odore
di carta, inchiostro e tempo”.
Antoine
è un ex commissario, mentre Berthe è una portinaia, attenta e acuta, di un
palazzo vintage abitato da persone dotate
ognuna di una propria stramberia. Antoine e Berthe sono accomunati dai
dettagli.
Il
cadavere è troppo composto. Il dubbio soverchiante. Il passato, come tutti i
passati, torna per portare il suo carico di verità e risposte a domande che
aspettano da troppo tempo.
La Cortesi usa parole “nutrienti” ed i
personaggi sono vocaboli che non si riescono a scrivere, frasi che non si
concludono, periodi ben costruiti ma che finiscono male.
Le
pagine scorrono innanzi agli occhi del lettore come cioccolatini che si
sciolgono piacevolmente in bocca, per poi lasciarvi, inaspettata, una punta di
amaro.
Fabrizio Giulimondi
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