Ballottaggio per la elezione del Sindaco di Roma Capitale
domenica 9 giugno dalle ore 8.00 alle ore 22.00
lunedì 10 giugno dalle ore 7.00 alle ore 15.00
Articolo 48, comma secondo, della Costituzione della Repubblica italiana:
"Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico"
sabato 8 giugno 2013
FABRIZIO GIULIMONDI:I SAPORI DI UNA VOLTA - Antiche ricette popolari di una Sicilia povera ma nobile: I CONTORNI.
Le amministrazioni pubbliche sono ricche di persone che, oltre a caratterizzarsi per capacità e professionalità, si mettono in luce per variegati interessi.
Calogero Di Rocco finito il suo orario di lavoro si diletta nell'ars culinaria, prestando particolare attenzione ai piatti tipici e antichi della sua Terra, la Sicilia.
Fornisco con piacere spazio alle ricette da Calogero ripescate dalle esperienze, dalla storia e dal calore della sua gens ed elaborate dalla sua passione.
Dopo gli antipasti, i primi ed i secondi, passiamo ai contorni................Ascoltiamo ed impariamo!
Fabrizio Giulimondi
INSALATA DI ARANCE
Ingredienti
:
(Proporzione
tipo) N. 3 Arance tipo tarocco, n. 2
arance tipo moro o sanguinello, n. 1 arancia tipo navel, succo di n. 2 limoni,
olive nere, sale e pepe nero, olio d’oliva.
Preparazione
Mondare
la frutta e cubettarla dalle dimensioni di circa 2 cm . per lato, condirla con
il succo dei due limoni il sale il pepe nero l’olio d’oliva e qualche oliva
nera snocciolata.
Lasciatela
riposare rigirandola spesso per almeno 30 minuti.
Servire
a temperatura ambiente.
INSALATA DI FINOCCHIO
Ingredienti
:
Finocchi
bianchi freschi e teneri, olive nere, succo di limone, sale e pepe nero, olio
d’oliva.
Preparazione
Mondare
e lavare bene i finocchi, tagliarli a julienne grossa meglio se si usa
un’affettatrice, condirli con il limone, il sale ed il pepe, l’olio d’oliva e
qualche oliva nera denocciolata.
Lasciar
riposare 30 minuti e servire a temperatura ambiente.
INSALATA PANTESCA
Ingredienti
:
Pomodori
costoluti verdi da insalata, pomodoro tipo piccadilly rosso, cipolla rossa,
gambi di sedano, capperi, sale e pepe nero, olio d’oliva, aceto rosso forte.
Preparazione
Tagliare
a spicchietti il pomodoro costoluto, in quattro parti il pomodoro piccadilli, a
rotelle la cipolla rossa ( precedentemente massaggiata con tanto sale e poi
lavata ), unite il tutto con i gambi di sedano a tocchetti piccoli, i capperi
lavati, il sale il pepe nero, l’olio d’oliva e una bella spuzzata di aceto.
Servire
ben fredda.
MISTICANZA STUFATA
( Virdura
assazzunata )
Ingredienti
:
Misticanza
di stagione preferibilmente borragine, crespigno, bietina selvatica,
cicorietta, pomodori secchi, concassè di pomodoro fresco, olive nere, aglio,
sale e peperoncino, olio d’oliva.
Preparazione
Mondare
le verdure a disposizione, lessarle in acqua non salata, scolare e tagliare a
pezzetti, in una casseruola soffriggere in abbondante olio d’oliva alcuni
spicchi d’aglio lasciati interi, quando saranno indorati mettere i pomodori secchi
tagliati a pezzettini piccoli, le olive nere e la concassè di pomodoro fresco,
dopo pochi minuti incorporare la verdura salare e pepare.
Aggiungere
un po’ di acqua di cottura delle verdure e portare a termine la cottura.
Servire
la verdura come contorno tiepida.
Calogero Di
Rocco
venerdì 7 giugno 2013
FABRIZIO GIULIMONDI:I SAPORI DI UNA VOLTA - Antiche ricette popolari di una Sicilia povera ma nobile: I SECONDI.
Le amministrazioni
pubbliche sono ricche di persone che, oltre a caratterizzarsi per capacità e
professionalità, si mettono in luce per variegati interessi.
Calogero Di Rocco
finito il suo orario di lavoro si diletta nell'ars culinaria, prestando particolare attenzione
ai piatti tipici e antichi della sua Terra, la Sicilia.
Fornisco con
piacere spazio alle ricette da Calogero ripescate dalle esperienze, dalla
storia e dal calore della sua gens ed elaborate dalla sua passione.
Dopo gli antipasti ed i primi, passiamo ai secondi................Ascoltiamo ed impariamo!
Fabrizio
Giulimondi
CASTRATO AL SUGO
Ingredienti
:
Una
spalla di castrato disossata dal peso medio di kg. 1,500, pancetta coppata,
lardo stagionato, aglio, rosmarino, cipolla, alloro, kg. 0,400 di pomodori
secchi, kg. 1,000 di passata di pomodoro, due bicchieri di vino rosso.
Preparazione
Spianare
la spalla e condirla con la pancetta coppata, aglio e cipolla tritati
finissimi, rosmarino sminuzzato, e qualche foglia di alloro, arrotolatela e
vestitela con una camicia di fettine di lardo, legate il tutto.
In
una casseruola rosolate dell’aglio intero che poi verrà tolto e della cipolla
tritata, passateci la spalla e rosolatela da tutti i lati, sfumare con i due
bicchieri di vino, mettere i pomodori secchi tritati grossolanamente e la
passata di pomodoro.
Lasciar
cuocere a fuoco lento per almeno 3/4 ore
aggiungendo acqua se necessario.
Affettarlo
quando si sarà raffreddato e servire dopo averlo riscaldato nel proprio sugo
che sarà stato precedentemente passato nel cutter.
N.B.
Il
sugo di risulta è ottimo per condirci una pasta : i cavatelli piccoli.
CONIGLIO IN AGRO – DOLCE
Ingredienti
:
Un
coniglio selvatico di circa Kg. 1,500 ( in alternativa quello da macelleria ),
due cipolle bionde, kg. 0,250 di sedano, timo, alloro, due bicchieri di vino
rosso, sale, pepe in grani, olio d’oliva, uva passa, ½ bicchiere d’aceto forte.
Preparazione
Marinate
per almeno 3/4 ore il coniglio fatto a pezzi in una terrina con il vino rosso,
una cipolla affettata, il timo, l’alloro, il pepe in grani.
Preparate
un soffritto con la cipolla e il sedano tritati, rosolate i pezzi di coniglio
sgocciolati ed infarinati da tutti i lati, versare ½ della marinata filtrata, e lasciar cuocere, a
metà cottura aggiungere la rimanente parte di marinata con mezzo bicchiere di
aceto, dopo altri cinque minuti aggiungere l’uva passa e 4 cucchiai di
zucchero, completare la cottura e servire.
POLPETTE DI SARDE
Ingredienti:
Kg.
1,500 di sarde fresche piccole ( vanno benissimo anche le acciughe ), kg. 0,500
di finocchietto fresco, Kg. 1,500 di passata di pomodoro, 5 uova intere,
pangrattato tostato q.b., una cipolla, mentuccia, sale e pepe nero, olio
d’oliva, aglio.
Preparazione
Decapitate,
sviscerate e diliscate il pesce, metterlo in acqua ghiacciata per far spurgare
il sangue, preparare un soffritto con la cipolla tritata finissima, aggiungere
le sarde ben sgocciolate e cuocere finche non saranno spappolate (circa 5
minuti), mettere tutto in una boule lasciar raffreddare, incorporare le uova
battute, la mentuccia sale e pepe, stingere l’impasto con il pangrattato
tostato, formare delle polpette e indorarle in olio d’oliva.
A
parte in una casseruola preparare un soffritto con aglio e cipolla, mettere il
finocchietto fresco tagliato a tocchetti, e farlo rosolare, aggiungere la
passata di pomodoro e un po’ di acqua e finire la cottura a fuoco lento,
regolare di sale e pepe.
A
cottura ultimata del sugo al finocchietto adagiare delicatamente le polpette
nel sugo, far riprendere il bollore appena percepito e spegnere immediatamente.
Lasciar
riposare per almeno 4 ore, scaldare poco e servire tiepide.
N.B.
:
La
variante dell’entroterra è fatta con la carne, il procedimento è identico ma va
usata una quantità pari di carne composta da 2/3 di macinato di manzo e 1/3 di
macinato di maiale, il pangrattato è sostituito dal pane raffermo ammollato nel
latte.
TRIGLIE AI SEMI DI FINOCCHIO
( Triglia cu lu
cimino dunci )
Ingredienti
:
Triglie
di scoglio dalla dimensione media di cm. 20 cad., semi di finocchietto
selvatico, sale pepe nero, albume d’uovo, farina di grano duro, olio d’oliva.
Preparazione
Sfilettare
le triglie ricavandone due darne, passarle nell’albume semimontato, impanarle
con la farina di grano duro aromatizzata con il finocchietto macinato, il sale
ed il pepe nero.
Friggerle
nell’olio d’oliva.
TONNO O SPADA ALLA GHIOTTA
( Pisci
a’ghiotta )
Ingredienti
:
Trance
di spada o di tonno, sedano, cipolla, olive verdi, aglio, capperi, uva passa,
concassè di pomodoro rosso, sale e peperoncino.
Preparazione
Infarinate
le trance di pesce e friggeteli in olio d’oliva, scolateli e metteteli da
parte, nell’olio di frittura rosolate un trito di aglio, cipolla e le coste di
sedano, quando il soffritto sarà indorato mettete le olive verdi snocciolate, i
capperi e l’uva passa, dopo un po’ la concassè di pomodoro, regolate di sale e
peperoncino e terminate la cottura.
In
una teglia disponete il pesce e copritelo con la salsa, infornate a temperatura
moderata ( 150°) per 15 minuti. Servire non troppo caldo.
giovedì 6 giugno 2013
FABRIZIO GIULIMONDI:I SAPORI DI UNA VOLTA - Antiche ricette popolari di una Sicilia povera ma nobile: I PRIMI.
Le amministrazioni
pubbliche sono ricche di persone che, oltre a caratterizzarsi per capacità e
professionalità, si mettono in luce per variegati interessi.
Calogero Di Rocco
finito il suo orario di lavoro si diletta nell'ars culinaria, prestando particolare attenzione
ai piatti tipici e antichi della sua Terra, la Sicilia.
Fornisco con
piacere spazio alle ricette da Calogero ripescate dalle esperienze, dalla
storia e dal calore della sua gens ed elaborate dalla sua passione.
Dopo gli antipasti, passiamo ai primi................Ascoltiamo ed impariamo!
Fabrizio
Giulimondi
PASTA CON LE SARDE
( Variante palermitana chiara )
Ingredienti :
Kg. 1,000 di sarde piccole o acciughe fresche, kg. 0,500 di
finocchietto selvatico a ciuffi fresco, 1 cipolla bianca o gialla, un bicchiere
di una passa, un bicchiere di pinoli, pane grattugiato, sale e pepe nero q.b.
Preparazione
Mondare il finocchietto e sbollentarlo in abbondante acqua
salata, scolarlo conservando l’acqua (servirà in seguito a bollire la pasta),
tritarlo grossolanamente.
In una casseruola appassire la cipolla tritata finemente in
olio d’oliva, aggiungere i filetti di pesce, l’uva passa e i pinoli, far
cuocere per 2/3 minuti, aggiungere il finocchietto e terminare la cottura,
qualora servisse bagnare usare l’acqua di cottura del finocchietto, regolare di
sale e pepe nero.
A parte rosolare un po’ di pangrattato con dell’olio d’oliva
fino a farlo imbrunire.
Bollire la pasta nell’acqua del finocchietto, scolare e
saltare assieme al condimento, far riposare per 3/4 minuti e servire
accompagnata ad una spolverata di pangrattato tostato in sostituzione del
formaggio.
Si consiglia una pasta corta tipo sedanini o trofie freschi.
Calogero Di
Rocco
MACCHERONCELLI ALLA NORMA
( Variante infornata alla Messinese )
Ingredienti :
Kg. 1,000 di maccheroncelli bucati al torchio, kg. 1,000 di
salsa di pomodoro in concassè, 40 fette di melanzana fritta di dim. 15 x 8 cm circa, basilico, sale e
pepe q.b., ricotta salata affumicata grattugiata grossa.
Preparazione
Cuocere al dente i maccheroncelli, scolarli e raffreddarli
con acqua corrente per fermare la cottura,
condirli con la salsa di pomodoro e il basilico, accomodare una manciata
di pasta condita su di una fetta di melanzana e arrotolarla a mo di cannellone,
disporre tutti i rotoli in una teglia da forno, cospargere con un po’ di salsa
rimasta ed un filo d’olio d’oliva, coprire con un abbondante strato di ricotta
salata grattugiata e gratinare al forno.
Servire caldi.
ANELLINI
AL FORNO
Ingredienti
Kg. 1,000 di pasta tipo anellini, kg. 1,000 di ragù di carne
( 1/3 maiale + 2/3 manzo ), n. 5 uova sode, n. 10 uova crude, kg. 1,000 di
melanzane fritte già affettate, kg, 1,000 di salsiccia, kg. 0,500 di formaggio
pecorino fresco, caciocavallo stagionato grattugiato, pangrattato, sale e pepe
nero.
Preparazione
Bollire in abbondante acqua salata gli anellini, scolarli al
dente e condirli con tutti gli ingredienti, compreso le uova crude ben battute
e le uova sode a fettine, ungere con abbondante olio d’oliva una teglia da
forno a bordo alto, cospargere di pangrattato e rivestire con le fette di
melanzane, quindi versare la pasta condita e coprire con una spolverata di
formaggio grattugiato e altro pangrattato.
Infornare a 150° per almeno 40 minuti, servire non
caldissima.
PICCHIU
PACCHIU
( Cu pani atturratu)
Ingredienti :
Kg. 0,600 di pasta tipo pennette o bucatini, n.1 cipolla
bianca, filetti d’acciuga sotto sale, sale e pepe nero q.b., olio d’oliva,
caciocavallo ragusano stagionato, pangrattato.
Preparazione
Sbollentare in acqua salata i pomodori, spellarli e
schiacciarli con i rebbi di una forchetta, soffriggere la cipolla tritata
finemente, aggiungere la concassè di pomodoro e i filetti d’acciuga, portare a
fine cottura lasciando la salsa alquanto acquosa.
A parte tostare il pangrattato con un filo d’olio
extravergine d’oliva (atturrare), cuocere la pasta al dente, saltarla in
padella, mantecarla con il pane atturrato, impiattare e spolverare il tutto con
una generosa manciata di caciocavallo Ragusano D.O.P. grattugiato.
TAGLIARINA CU LU MACCU
( Taglierini in crema di fave )
Ingredienti :
Kg. 3,000 di fave fresche ( in alternativa kg. 1,000 di fave
secche sgusciate e ammollate 24 ore prima ), kg. 0, 400 finocchietto fresco
sbollentato in acqua salata, 1 cipolla bianca o gialla piccola, kg. 1,000 di
taglierini freschi spezzati o in sostituzione kg. 0,600 di capellini spezzati,
olio d’oliva, sale e pepe nero q.b., ricotta salata affumicata.
Preparazione
Mondare le fave fresche e togliere anche la camicia alle
singole drupe ( quelle secche ammollate non necessitano di questa operazione ),
in un tegame imbiondire la cipolla tritata finemente, aggiungere il
finocchietto tagliuzzato e lasciare andare a fuoco moderato per 2/3 minuti,
aggiungere le fave fresche e coprirle con acqua ( per quelle secche ammollate
calarle nel tegame con tutta la propria acqua di rinvenimento ), salare e
lasciare cuocere a fuoco lento finche girando non si sarà formata una purea
liscia e senza grumi, ove necessiti aggiungere man mano acqua calda.
Quando la zuppa/crema sarà pronta aggiungere ancora
dell’acqua calda regolare di sale e pepe nero, indi buttare la pasta, farla
cuocere a fuoco lentissimo se non spento per pochi minuti e servire con un filo
d’olio d’oliva e una spolverata di ricotta salata affumicata grattugiata.
N.B. :
Una variante autunno/invernale quando il finocchietto non
c’è e quella con l’aggiunta della bietina selvatica al posto del finocchietto
stesso, la preparazione non subisce cambiamenti, si deve solamente aggiungere
un filo d’olio in più in quanto la bietina è più tanninica.
Calogero Di
Rocco
mercoledì 5 giugno 2013
FABRIZIO GIULIMONDI:I SAPORI DI UNA VOLTA - Antiche ricette popolari di una Sicilia povera ma nobile: GLI ANTIPASTI.
Le amministrazioni pubbliche sono ricche di persone che, oltre a caratterizzarsi per capacità e professionalità, si mettono in luce per variegati interessi.
Calogero Di Rocco finito il suo orario di lavoro si diletta nell'ars culinaria, prestando particolare attenzione ai piatti tipici e antichi della sua Terra, la Sicilia.
Fornisco con piacere spazio alle ricette da Calogero ripescate dalle esperienze, dalla storia e dal calore della sua gens ed elaborate dalla sua passione.
Incominciamo dagli antipasti................Ascoltiamo ed impariamo!
Fabrizio Giulimondi
I SAPORI DI UNA VOLTA
Antiche ricette popolari di una Sicilia povera ma
nobile.
Tratte dalla memoria storica della famiglia Di Rocco
Presentazione e ringraziamenti
Premesso che la cucina tipica Siciliana di tanti anni fa si
è sempre caratterizzata dalla presenza di vari livelli, il popolare distinto in contadino
e marinaro, il medio borghese e , infine, il nobile.
Ogni livello è contraddistinto dall’utilizzazione di
prodotti sempre più ricchi, costosi (al tempo) ed elaborati nella preparazione.
Ad ogni buon conto si sono sempre registrate contaminazioni
fra i diversi livelli arricchendo così il già vasto panorama culinario.
Unica nota che potrebbe rappresentare una stonatura è che
la vasta produzione dolciaria Siciliana è sempre stata d’appannaggio della
cucina d’elite in particolar modo tutti dolci cremosi ( cassata, cannoli, minne
di vergini ecc.) mentre i dolci con base di mandorla sono sempre rimasti molto
legati alla tradizione Natalizia di tutte le fasce popolari e contadine.
In questa breve raccolta non sono stati trattati, appunto,
i dolci poiché la stessa vuol essere una reminescenza di quella cucina
quotidiana delle famiglie comuni, che utilizzavano i prodotti che la terra o il
mare offrivano stagionalmente al costo di grandi sacrifici e duro lavoro.
Colgo l’occasione per ringraziare, in maniera postuma, mia
madre e mia suocera, grandi maestre nell’arte dell’alchimia culinaria, che
legati alle tradizioni e alla spicciola economia domestica riuscivano a creare
i capolavori culinari con cui noi siamo cresciuti ogni buon giorno che nostro
signore ci regalava.
Calogero Di
Rocco
Tipicità della Cucina Siciliana :
Antipasti ( premesso che la cucina tradizionale Siciliana non
prevedeva tale portata poiché i commensali erano dotati di robusto appetito
ancor prima di sedersi a tavola !!)
- Caponata di melanzane
- Sarde a beccafico
- Olive al forno
- Pane cunzatu e panelle
Primi ( si distinguono
in marinari o dell’entroterra)
- Pasta con le sarde
- Pasta alla norma ( variante con i maccheroni bucati alla messinese )
- Anellini al forno
- Picchiu pacchiu alla palermitana
- Tagliarina cu lu maccu
Secondi ( si distinguono in marinari o dell’entroterra)
- Castrato al sugo (la salsa derivata è ottima per un’eventuale condimento dei cavatelli)
- Coniglio in agro-dolce
- Polpette di sarde ( variante dell’entroterra con la carne )
- Triglie ai semi di finocchio ( cimino dunci )
- Tunnu o Spata a ghiotta
Contorni ( si dividono crudi o cotti )
- Insalata di arance
- Insalata di finocchi
- Insalata pantesca
- Virdura assazzunata
P.S. : Ovunque si trova l’uso dell’uva passa,
questa ultima viene usata facendola rinvenire nella marsala almeno 12 ore
prima.
CAPONATA DI
MELENZANE
( Variante rossa )
Ingredienti :
Kg.
3 di melanzane nere tonde, kg. 1,500 di passata di pomodoro, kg. 0,750 di
sedano senza foglie, kg. 0,750 di cipolla, kg. 0,750 di olive verdi schiacciate
di Paternò, kg. 0,500 di capperi sotto sale, kg. 0,500 di zucchero, olio, sale.
Preparazione
:
Affettare
le melanzane, far scaricare sotto sale il siero, lavarle ed asciugarle, quindi
friggerle in olio d’oliva, sgrassarle e farle raffreddare, quando è possibile
tagliarle a quadrucci di circa cm. 1,50 per lato.
In
una casseruola imbiondire in un soffritto di olio d’oliva la cipolla e il
sedano ridotti a dadolata, incorporare le olive snocciolate a mano e i capperi,
bagnare con l’aceto e farlo sfumare parzialmente, buttare la passata e lasciar
cuocere a fuoco lento fino al raggiungimento della cottura delle verdure.
Incorporare
le melanzane a quadrucci, lo zucchero e far cuocere per altri 5 minuti,
spegnere e far raffreddare almeno 12 ore.
Servire
fredda o al massimo a temperatura ambiente.
SARDE A BECCAFICO
Ingredienti
:
Sarde
di media dimensione, pangrattato,filetti di acciuga sotto sale, pinoli, uva
passa, succo di limone, prezzemolo tritato, sale, pepe e zucchero q.b. olio
d’oliva, uova, farina tipo 0.
Preparazione
Rosolare
il pangrattato in olio d’oliva, aggiungere i filetti d’acciuga e farli
sciogliere, l’uva passa, i pinoli, un pizzico di sale e di pepe, un cucchiaio
di zucchero ed infine il succo di limone, infine amalgamare con qualche tuorlo
d’uovo.
La
farcia dovrà risultare compatta ma non grumosa.
Decapitare
ed eviscerare le sarde, diliscarle e lasciarle aperte sotto acqua e ghiaccio
per farle spurgare dal sangue, formare dei sandwich con due sarde e la farcia,
passarle nella farina, nella chiara d’uovo semimontata ed infine di nuovo nella
farina.
Friggere
in olio d’oliva, sgocciolare sulla carta paglia.
Si
possono servire sia calde che fredde.
Una
variante simpatica è di farcire le sarde ad una ad una richiudendole su se
stesse e steccandole con due spiedini infilandone tre o quattro,
inframmezzandoli con qualche linguetta di buccia di limone tagliata a strisce.
OLIVE AL FORNO
Ingredienti
:
Olive
nere grosse e carnose, vino bianco secco, aglio, olio d’oliva.
Preparazione
Si
dispongono le olive in una teglia si ungono bene con l’olio d’oliva, si bagnano
con il vino per un’altezza pari a 2/3 mm., si uniscono un po’ di spicchi
d’aglio in camicia e si infornano a 150°.
Quando
stanno per appassire si escono e vanno serviti tiepidi.
PANE CUNZATU
(Pagnotta
condita)
Ingredienti
:
Una
pagnotta di circa Kg. 1,000 di pane di semola di grano duro non troppo alta,
filetti d’acciuga, pomodori secchi, caciocavallo Ragusano semi-stagionato,
olive nere, olio d’oliva, sale e pepe nero q.b.
Preparazione
Aprire
orizzontalmente in due la pagnotta, se c’è troppa mollica toglierne un po’,
farcirla con dei filetti d’acciuga, con dei tocchetti di pomodori secchi, con
del caciocavallo Ragusano a julienne, con le olive nere denocciolate tagliati
in due, bagnare con abbondante olio d’oliva, un pizzico di sale e pepe nero.
Richiudere
la pagnotta e scaldarla al forno a 120° oppure al microonde fino al punto di
fusione del caciocavallo.
Servire
tagliando la pagnotta a spicchi come una torta in un unico piatto.
PANELLE
Ingredienti
:
Farina
di ceci, acqua, prezzemolo, sale, pepe.
Preparazione
Si
amalgama a freddo kg. 1,000 di farina di ceci in lt. 2,500 di acqua, si regola
di sale e si aggiunge un pizzico di pepe, si porta sul fuoco moderato e si
cuoce girandola sempre come una polenta quando ancora è fluida si aggiungere
una manciata di prezzemolo tritato e si cuoce fino a raggiungere una
consistenza molto densa.
Si
spiana ad una altezza di 2/3 mm. e si formano dei quadretti di circa 7/8 cm di
lato, si lasciano raffreddare e poi si friggono un attimo nell’olio d’oliva alto fino al raggiungimento del
colore dell’oro vecchio.
Si
sgocciolano nella carta paglia.
Vanno
servite calde.
lunedì 3 giugno 2013
"LA GRANDE BELLEZZA" DI PAOLO SORRENTINO
Dopo alcuni lungometraggi, romanzi giunti sulla soglia del Premio
Strega, pellicole apprezzate dalla
critica, film di particolare valore estetico e corposo significato contenutistico, come Il Divo (2008) e This must be the place (2011), Paolo
Sorrentino porta nelle sale italiane
La grande Bellezza, un’opera che
meritava senz’altro di ricevere (al pari di Miele,
già oggetto di commento in questa
Rubrica) premi di prestigio all’appena terminato Festival di Cannes.
L’arte del regista Sorrentino
oramai è indiscussa e non ha nulla da invidiare a quella immaginata dai grandi
autori europei e statunitensi.
Film di pregio, intenso, pieno, suggestivo e completo, a tutto tondo,
simbolico, articolato e complesso, arguto e disincantato, cinico e bonario,
intelligente e delicato, La grande
Bellezza vede un cast composto dal più importante cinema italiano, un
florilegio di nomi raramente compresenti
in maniera così massiva in un produzione cinematografica: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Francesca Neri, Roberto Harlitzka, Isabella Ferrari, Giorgio Pasotti, Vernon Dobcheff, Serena Grandi, Luca Marinelli, Giulia Di Quilio, Massimo Popolizio, Giorgia Ferrero, Pamela Villoresi, Carlo Buccirosso, Ivan Franek, Stefano Fregni.
Toni Servillo, oramai uno dei sommi interpreti del cinema italiano,
primeggia su tutti nella parte del protagonista Jep Gambardella, anche se gli
altri attori, ognuno per la propria
parte, maggiore o minore che sia,
danno quel tratto di penna, quella pennellata, quel tocco musicale, che rendono il lavoro corale grandioso e
armonico.
Jep Gambardella è uno scrittore che ha pubblicato decenni prima
dell’inizio della storia un romanzo di discreto successo.
Jep Gambardella è un giornalista di una rivista di cultura, arte e moda
di buon accreditamento e diffusione.
Jep Gambardella è, soprattutto, il signore indiscusso della mondanità notturna
romana. Da quando è giunto a Roma all’età di ventisei anni sino al compimento
del sessantacinquesimo anno di età, non ha trascorso notte senza partecipare,
ravvivare ed essere il protagonista di feste, cene, aperitivi, cocktail,
organizzati da una borghesia festaiola
quanto annoiata, imbolsita e intristita dal Nulla.
Sono il Nulla, Il Niente, il Vuoto, l’Inconsistenza, l’Insostenibile
Leggerezza dell’Essere, il tessuto connettivo, la ragione sociale, il leit motif, il canovaccio della vita di Jep e dei compari mondani.
Il prologo del film è girato proprio nella villa di Gambardella, dove si
sta svolgendo la sua festa di compleanno: per dirla con Angelo Branduardi danze,
colori e allegria, canti e rumori, suoni di risa.
La mattina dopo, però, nulla della tristezza, della malinconia,
dell’angoscia, del senso di inutilità, è
stato in alcun modo rimosso, anzi, a dir del vero, tutto si è accresciuto.
E così è ogni sera, ogni notte e, poi, ogni risveglio.
Un concatenarsi di smarrimento in una apparente ricchezza e giocosità.
E’ quella borghesia romana ingolfata in un benessere stantio e monotono,
non frutto di fatica e di lavoro, ma di rendite e di ricchezza altrui che
provengono dal passato, da altre mani,
da altri sudori.
E’ quella borghesia progressista, sempre dalla parte giusta, sempre con
le idee giuste, sempre con le parole giuste sulle labbra pronunziate nel
momento giusto.
E’ quella borghesia che ha le sue radici nel ’68 e che viene
scenicamente interpretata con efficacia da Francesca
Neri, politicamente impegnata da studentessa, dedita alla carriera e
all’indottrinamento del figlio secondo
il corretto sistema valoriale che il politicamente corretto impone a questa sterile borghesia. Jep Gamabardella con poche,
efficaci, potenti e dirompenti battute, che fuoriescono dalla sua bocca con
elegante, aristocratica, nobile ferocia, smantella la signora il cui ruolo Francesca Neri ricopre abilmente.
La storia dell’impegno politico passato e dell’attuale capacità di essere
donna e madre viene smascherata nella
sua falsità e, tramite il suo disvelamento, viene messa alla berlina la borghesia dei salotti buoni, bigia e piena di soldi, arrogante nel porsi con gli
altri, stravagantemente convinta di possedere una superiorità morale e
culturale sulle genti, ma che, invero, consuma la propria esistenza nella assenza di
valori autentici, idee vere, azioni concrete, obiettivi utili.
Jep sa questo, è cosciente che
dalla pubblicazione del suo romanzo anni prima nulla ha più costruito il suo
pur vivace ingegno, niente hanno più concepito
la sua anima, il suo cuore, il suo intelletto, offuscati da una mondanità brulla,
che gli brucia ogni serata e notata da decenni.
Jep vuole scomparire, come la giraffa (uno dei tanti elementi simbolici
della pellicola) che un amico “mago” rende evanescente nell’ambiente.
Jep vuole dissolversi oppure ricominciare. Non si darà alla fuga al pari
dell’ unico amico - raccontato da Carlo Verdone - disgustato da tanta inedia, da troppa
superficialità e inganno, di cui la “fidanzata”(Anna della Rosa) è impareggiabile maestra, infame nel comportamento
quotidiano, tatertyp della comune percezione
della moralità delle tante ragazzotte
che deambulano nottambule in ricerca del tutto
e subito perché del domani non v’è
certezza, idolatre dell’unico attuale
dogma: denaro senza fatica e privo di etica.
Fra queste dame brillano per assenza di luce negli
occhi la onnipresente a feste e cene Pamela
Villoresi e, per ovvietà negli incontri sessuali, oramai riti scontati, Isabella Ferrari. Serena Grandi, nella suo truculento disfacimento fisico, fornisce
plasticamente corporeità al vizio stratificato nel tempo.
Il personaggio interpretato da Verdone scappa disgustato e senza
speranza, Gambardella no: rimane e cerca. Cerca qualche vibrazione che possa
scuotergli cuore, riattivarli l’anima e galvanizzarne l’intelletto.
Non la trova certamente in un cardinale in predicato per il soglio
pontificio (il sempiterno straordinario Roberto Herlitzka), pervicacemente attratto dalla goliardia terrena ed
esperto dell’arte culinaria, irrimediabilmente allergico alla spiritualità:
qui, nella rappresentazione cinematografica del principe della Chiesa, Sorrentino si avvicina sensibilmente agli stilemi propri delle opere di Fellini. L’aspetto lievemente luceferino
dell’attore ben esprime l’assenza di
religiosità dentro la coscienza dell’alto prelato.
La narrazione di questo cammino è punteggiato da scene improvvise, quasi
subliminari, di suore che irrompono nella proiezione senza che tali apparizioni
fuggevoli abbiano alcun senso, raffigurate in maniera ridanciana e un po’ volgare,
quasi pasoliniana.
L’incontro con suor Anna in odore di santità traccia il confine fra un
prima e un dopo.
Suor Anna è molto anziana e il regista la raffigura fisicamente simile a
Madre Teresa di Calcutta, esasperandone però la rigidità dei movimenti,
l’avvizzimento della pelle, il raggrinzimento dei tratti mimici, atteggiandola
ad una mummia dalle fattezze somatiche incartapecorite. La suora
non parla di povertà, ma la vive. E’ questo l’aspetto dirimente che separa l’ante con il post,
lo “ieri” con il “domani”. I salotti radical chic fanno un gran parlare di
miseria ma se ne tengono ben lontani, ingozzandosi di un quotidiano superfluo,
andando a dormire mentre gli altri si alzano.
Forse per Jepi è il momento di andare, di riaccendere le passioni che
molti anni addietro lo hanno spinto a scrivere e che una Roma, incupita da
appartamenti illuminati dal baluginio della
luce artificiale, ne ha spento lo scintillio interiore, quello che
traduce le emozioni in parole, la tribolazione dei sentimenti in lettere: “Sprazzi di bellezza nel sottofondo del
chiacchiericcio giornaliero -
poeticamente declama Gambardella - mentre si è nell’imbarazzo di stare al mondo”.
L’umanità che lo ha accompagnato nel tempo, circondandolo di effimero,
rimane inalterata e il commilitone di tanta esteriorità privata della bellezza,
Carlo Buccirosso, il più pervicace
mondano delle terrazze della Capitale, non cesserà di proferire il suo Te chiavasse a qualunque femmina
intercetti nel suo percorso danzante.
Lo stormo di gru che si alza nel cielo di Roma tinto dei colori del
tramonto primaverile-estivo, dopo un lieve soffio emesso dalla bocca di suor
Anna, descrive allegoricamente l’ultima
notte di un Jep Gambardella, che vergherà di nuovo su pagine vuote da troppi
lustri nuove sensazioni, narrate alla
luce del giorno, mentre la notte lo vedrà dormiente giacere sul suo letto,
incurante della lugubre ed sempre eguale
mondanità che persisterà sulle splendide
terrazze del centro di Roma.
Ora Gepy conosce sentimenti nuovi, non attraversati necessariamente dall’obbligato
rispetto del codice del sesso, ma che si realizzano in pienezza nello scambio
di affetti fra lui e una spogliarellista
romanaccia (Sabrina Ferilli), la cui grave patologia di cui è affetta determinerà
anche un momento drammatico, rendendo La
grande Bellezza difficilmente classificabile e susumibile entro una
categoria specifica.
Gep Gambardella, ora, può aspirare alla
Grande Bellezza, che trasparirà attraverso i pori di piazza di Spagna, di
Trinità dei Monti, di piazza Navona e di via Veneto - non più teatro della sorniona dolce vita degli
anni ’60 - , occhieggerà lungo quella
linea sfocata che si intravede fra i
tetti delle Basiliche e dei monumenti romani e il cielo e lo dirigerà, finalmente e
fatalmente, verso un nuovo orizzonte.
Fabrizio Giulimondi
domenica 2 giugno 2013
DEDICATO A MASSIMO MAZZER
Mi piace pensare che Massimo sia ancora in mezzo a noi, che se avessimo occhiali speciali lo vedremmo con il suo volto un pò sornione.
Chi combatte in vita continua a farlo anche dopo perché non dimentica l'amore di cui si è circondato e che ha dato.
Massimo anche se non lo vediamo è con noi.
In realtà una persona muore veramente solo quando la cancelliamo dalla nostra vita quotidiana.
Continuiamo a fare vivere Massimo nelle nostre speranze di tutti i giorni e lui ci terrà una mano, libera oramai dalla malattia, sulla spalla.
Con amicizia.
Fabrizio.
....continuate a pensarmi...continuare a parlarmi...continuate a raccontarmi quello che fate...proprio come se fossi lì, con voi, perché potrei essere davvero lì, con voi.
Caterina
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