“Lo Hobbit-La battaglia delle cinque armate”
di Peter Jackson è il terzo film (dopo Lo Hobbit - Un viaggio
inaspettato e Lo Hobbit - La desolazione di Smaug) della versione
cinematografica del romanzo “Lo Hobbit” del creatore della letteratura neo
epica John Ronald Reuel Tolkien, scrittore britannico che a cavallo fra l’800 e
il ‘900, senza averne contezza, dette vita ad un prodigioso e durevole filone letterario
(poi trasbordato sul grande schermo) che, vulgo,
sarebbe stato chiamato “fantasy”, basato sulle mitologie germaniche dei
nibelunghi e sui miti, le leggende e le divinità celtiche e vichinghe e, ancor
prima, sulle epopee greche e romane.
L’ultima
scena de “Lo Hobbit - La battaglia delle
cinque armate” rappresenta il momento di congiunzione fra il trittico scaturito da “Lo
Hobbit” (l’ante) e l’opera letteraria tolkeniana successiva Il Signore degli Anelli (il post), divenuta poi la portentosa
trilogia cinematografica di JacksonLa compagnia dell’anello, Le due torri, Il ritorno
del re.
Elfi,
hobbit, nani, uomini, orchi, mannari, troll, draghi, goblin, grandi aquile,
giganteschi pipistrelli e mostruose creature al pari dei “mangiaterra”, sono di
nuovo i protagonisti delle avventure di Bilbo Baggins e di Gandalf, fra
battaglie eroiche e scenografie neozelandesi mozzafiato. In realtà i veri
protagonisti, in questa pellicola come nelle altre, sono l’onore, la lealtà, l’amicizia,
la fedeltà, gli ideali, il coraggio, la sacralità e l’inviolabilità della “parola
data”…locuzioni oramai disciolte nella vacuità del Nulla quotidiano.
Il
titolo fa repentinamente comprendere al passante che getta un’ occhiata alla
vetrina di una libreria la natura fantasy
del racconto e, seppur del tutto difforme nel tratto di penna e nel contenuto,
la vicinanza nella titolazione ai lavori di Licia Troisi: “Derek Dolphyn e il Varco Incantato” (Tullio Pironti editore) è l’opera prima di Christian Capriello, primo di cinque volumi di una saga che farà
parlare di sé agli amanti della letteratura di genere.
Dialoghi
continui, intensi, incisivi, serrati, talune volte quasi goldoniani,
visivamente posti in risalto anche dai differenti stili, tipi e dimensione dei caratteri,
talora coralmente avvincenti come cori greci.
Suggestive
le interpolazioni che punteggiano la storia fatte di filastrocche, cantilene,
fanciullesche poesiole, che si cadenzano in modo tale da sembrare di udire la
voce infantile o roca di chi le recita: ”Quando
si fece più vicino, sempre più ciondolante, Josh capì che il vecchio
canticchiava, anzi gracchiava una canzone, scandendone minuziosamente ogni
singola sillaba. Quel motivo assumeva via via sempre maggiore musicalità: si
percepiva inoltre che essa, pur suonando come vagamente funesta, aveva un
obiettivo molto chiaro: conteneva un messaggio.”.
Nulla
è scontato, ciò che appare tale potrebbe non esserlo, le piccole creature follettesche che si aggirano
furtivamente fra le righe raramente compaiono come protagoniste in altri
scritti di analoghe creazioni letterarie.
I ricorrenti
aspetti autobiografici nelle descrizioni intimistiche dei personaggi sono rari
in questa tipologia di racconti ed è bene che l’attento lettore cerchi di indagare,
appropinquandosi guardingo verso la fine, chi sia Josh e, soprattutto, se incarni
o meno l’Autore.
Ne
consiglio caldamente la lettura, particolarmente propizia nel periodo che ci
accingiamo a vivere.
Venerdì 12 dicembre è uscito il film storico "Cristiada" che rimarrà nei cinema romani fino al 17 dicembre.
Già presentato in anteprima in diversi capoluoghi italiani, il
film ha registrato il tutto esaurito realizzando più di 5000 ingressi nelle
prime 3 sale di programmazione (Milano, Torino, Firenze).
La pellicola è stata
prodotta nel 2011 ma la grande distribuzione, fino ad oggi, ne ha impedito la
diffusione in Europa.
Diretto da Dean Wright
e supportato da un cast d'eccezione che annovera, tra gli altri, Andy Garcia, Peter O'Toole, Eva Longoria
“Cristiada” affronta un argomento
difficile: la guerra dei cristeros
(1926 - 1929), combattuta dai cattolici messicani contro il governo
anticlericale e massonico del presidente Plutarco Elías Calles che osteggiò e
perseguitò violentemente la Chiesa cattolica.
Come
fare comicità intelligente? Ce lo mostra Riccardo
Milani con il film “Scusate se
esisto”, dove v’è un fantastico shakeraggio di temi “impegnati”, come la
fuga dei “cervelli” all’estero, la valorizzazione delle donne sul lavoro anche
in relazione agli impegni casalinghi, gli “outing” degli omosessuali (qui
mirabilmente definiti tali e non gay), l’esterofilia, l’amore per la propria
Terra e il linguaggio anglofono che
nasconde qualche “fregatura”, una certa urbanistica che devasta l’umanità di
chi la vive, come il monstrum del “Serpentone
del Nuovo Corviale “ creato nel 1972 a Roma, trattati con simpatia e leggerezza,
ma anche con sottile e sotterraneo atteggiamento riflessivo, da una
fantasmagorica Paola Cortellesi in
salsa abruzzese e da un bravissimo Raoul
Bova, unitamente a un cast italiano niente male (Corrado Fortuna, Cesare e Marco Bocci, Lunetta Savino, Ennio
Fantastichini, Stefania Rocca).
CORTE DI APPELLO DI NAPOLI: CONFERMATA LA SENTENZA DI PRIMO GRADO DI ASSOLUZIONE PIENA PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE PER GIORGIO MAGLIOCCA.
CONDANNATE AL PAGAMENTO DELLE SPESE PROCESSUALI LE PARTI CIVILI RAIMONDO CUCCARO E ENZO PALMESANO COSTITUITOSI IN VECE DELLA PROVINCIA DI CASERTA.
MI AUGURO CHE IL LETAME CHE E' STATO BUTTATO ADDOSSO A GIORGIO MAGLIOCCA TORNI A CHI GLIELO HA LANCIATO.
Alma e Antonia. Madre e figlia. Due donne. Due mondi che pensavano di sapere l’uno dell’altro e invece l’uno sconosce l’altro.
La famiglia. Il complice legame tra fratelli. La droga. La bellezza aristocratica e fascinosa di Ferrara sullo sfondo. Daria Bignardi con il suo ultimo romanzo “L'amore che ti meriti” (Mondadori) di nuovo ci incanta con la sua narrazione poco velatamente autobiografica, impreziosita da un tocco “giallo”. “L'amore che ti meriti” sembra il quarto capitolo di una storia costellata di memorie, di sentimenti, di ricordi, di affetti familiari e amicali, incominciata da Io non vi lascerò orfani e proseguita con Un karma pesante e L’acustica perfetta. La presenza della madre e della famiglia dell’Autrice è granitica lungo tutti e quattro i romanzi e l’amore per la sua Terra è il respiro costante delle sue creazioni letterarie.
La ricerca di Marco detto Maio, fratello di Alma e zio di Antonia, è solo il pretesto per compiere un rinnovato viaggio introspettivo, intimistico e familistico della Bignardi.