lunedì 9 maggio 2022

"ECLISSI DI COSTITUZIONE. IL GOVERNO DRAGHI E LA DEMOCRAZIA" di TOMASO MONTANARI

 Eclissi di Costituzione: Il governo Draghi e la democrazia di [Tomaso Montanari]

"C'è un tempo per tutto: e questo non è il tempo di tacere.".

Sono anni che denuncio la brutalizzazione della Costituzione italiana e mi ha fatto piacere imbattermi nello scritto corsaro "Eclissi di Costituzione. Il governo Draghi e la democrazia" (Chiarelettere) di Tomaso Montanari, rettore dell'università per stranieri di Siena e pluri-democraticamente insultato nei talk show televisivi.

"Eclissi di Costituzione" è una analisi, da Sinistra, lucida, spietata e di ampio respiro, sul governo Draghi ("Il nuovo mantra dell'antipolitica assume quindi toni monarchici, autoritari, repressivi") e sulle connivenze della Sinistra italiana con le numerose illiberalità, violazioni dello Stato di diritto, abbattimento delle garanzie nel mondo del lavoro e lesioni della dignità dei lavoratori, posti in essere dalla pandemia in poi. Il bisturi di Montanari sull'opera di Draghi mette in evidenza il trionfo del mercato sulla Politica, il Parlamento ed il diritto, diritto considerato oramai roba da "intubatori" seriali, da putiniani di ferro. "Vaccinista" convinto, lo studioso indica ai suoi lettori l'odio che ha investito chi ha osato non assumere il vaccino, una platea di donne e uomini esposti quotidianamente al pubblico ludibrio ad opera di giornalisti video e della carta stampata e delle stesse somme istituzioni dello Stato, Mattarella e Draghi in testa.

Il robusto ridimensionamento dei fondamentali di una società liberale, iniziato nel marzo 2020, è proseguito, abbrutendosi, con il sopraggiungere dell'invasione russa dell'Ucraina. I vocaboli sprezzanti e semplificativi da che mondo è mondo occorrono per attingere meglio l'obiettivo: dare la colpa ad un gruppo sociale che colpe non ha, per nascondere quelle vere, le proprie: dai No Vax ai putiniani il passo è breve!

Una Sinistra guerrafondaia, ingobbita dinanzi ad un poco lucido Biden, desta scandalo nell'Autore e in tutti coloro che non hanno cambiato idea in merito alla guerra solo perché l'ha cambiata il PD ed il suo segretario Letta.

Montanari studia il nuovo idioma dei grandi quotidiani, e nota come sia tutto orientato verso una gagliarda, e si pensava passata, retorica bellica: "All'epoca dei nostri nonni un caduto era motivo d'orgoglio in famiglia.".

Si cerca di contrastare da anni il linguaggio violento sui social, ma, invero, in questi anni il linguaggio d'odio ed il linciaggio verbale hanno contrassegnato proprio coloro che avrebbe dovuto garantire a tutti la libera e serena espressione del pensiero: "La stampa, quasi tutta genuflessa davanti al soglio di Draghi, ....fabbricava a getto continuo colpevoli, capri espiatori, streghe da bruciare.".

Abbiamo assistito e stiamo assistendo ad un ufficiale criminalizzazione del dissenso, qualsiasi dissenso, anche quello esercitato in modo pacifico e argomentato, una damnatio che consegna alla stampa la potestà di mettere all'indice il dissenziente, emarginandolo e proscrivendolo anche con conseguenti gravi pregiudizi di natura professionale ed economica. Siamo in attesa che il Corriere della Sera inserisca nella fossa del letame pacifista e propagandista russofilo anche il Pontefice, avendo Egli qualificato l'eccessiva presenza della Nato lungo i confini della Russia ragione di "facilitazione" della rabbia dello Zar.

"La domanda è: l'«alto profilo» del governo Draghi, garantito personalmente dal presidente Mattarella, che rapporto ha con la Costituzione italiana, della quale il presidente è garante?"

Fabrizio Giulimondi

 

domenica 1 maggio 2022

FABRIZIO GIULIMONDI: "ALLE MIE FIGLIE"

 




“La nostra lotta a cosa è servita?”

 

“La lotta ha un valore di per sé. Il valore è la lotta stessa. Il correre è un valore, si può non arrivare a meta ma si è corso.

Avere disobbedito in modo non violento è stato un valore.

Non aver abbassato la testa e non essersi imbustato il volto è stato un valore.

Essersi ribellati a misure inumane, irrazionali e incostituzionali è stato un valore.

Essere usciti sotto lockdown e rientrati dopo il coprifuoco (come in Ucraina?) è stato un valore.

Avere creduto nella libertà (messa al primo posto dal Popolo ucraino innanzi alla propria vita e a quella degli altri) è stato un atto eroico.

Fare primeggiare il pensiero, il dubbio e la critica è stato prometeico.

Essere state vittime di ogni genere di angheria, sopruso e stoltaggine è stato un atto etico e valoroso.

Avere combattuto contro il Green Pass, strumento che non si vedeva dai tempi del nazismo e del fascismo, è stato un comportamento epico, una operazione culturale e un esercizio dell’anima avverso l’aggressione allo stadio minimale delle libertà individuali e contro la trasformazione dell’essere umano in un QR code.

Quando si mette tutto se stessi in una battaglia che segna uno spartiacque fra umanità e disumanità, libertà e tirannide, società liberale e società distopica, la vittoria è già nelle proprie mani.”.

Il papà

Fabrizio Giulimondi

giovedì 14 aprile 2022

"LE NON COSE: COME ABBIAMO SMESSO DI VIVERE IL REALE" di BYUNG-CHUL HAN

 Le non cose: Come abbiamo smesso di vivere il reale di [Byung-chul Han, Simone Aglan-Buttazzi]

"Le parole si sono messe davanti alle cose. Il sentito dire ha inghiottito il mondo.".

"Le non cose: Come abbiamo smesso di vivere il reale" (Einaudi) del tedesco-coreano Byung-Chul Han, è un affascinante saggio filosofico, non per tutti, approdato recentemente nelle librerie italiane.

Il mondo artificiale, finto e irreale del digitale, pian piano sta sostituendo quello vero composto di cose colte dai nostri cinque sensi.

Nel leggerlo mi sono immerso nella voglia di reale, di pagine ingiallite e polverose, di vecchi utensili, non meri oggetti di consumo ma condensanti i sentimenti e le emozioni del proprietario, la di lui vita che si è "cosalizzata" in una tavola da stiro, in una cucitrice, o magari in quel jukebox che ha rivelato al suo udito un brano meraviglioso e sino ad allora sconosciuto, o, ancor meglio, il temperamatite che gli ha fatto conoscere la futura consorte.

Non si possiede più nulla ma ci si limita ad accede ad un mondo tutto eguale, incolore, inodore, insapore, senza mani né piedi.

Il libro fa riflettere e contemporaneamente intimorisce, perché mostra vividamente l'abbrutimento dell'uomo dinanzi a schermi, volutamente piatti e lisci, di computer e iPhone scoppiettanti di un profluvio di informazioni e notizie prive di anima, prive di materia, prive di "cosalità".

Lo scontro del mondo reale con quello digitale si rispecchia nell' avversione della fotografia analogica per quella digitale: la prima va oltre l'immagine, la seconda si ferma alla sua sterile riproduzione.

Il digitale è rumoroso nella continua e ossessiva ricerca della comunicazione e nella autoproduzione di se stessi. La vita reale è volontà di silenzio, attenzione e contemplazione, cura di ciò che è autentico, fisico, corporeo, fuori da noi. L'esistenza reale ci proietta verso l'esterno, mentre il digitale ci costringe ad essere ingessati nel nostro ego, in una dimensione solipsica, individualistica, autistica, che nega l'altro. Il reale richiama fatalmente l'altro, la necessità del suo ascolto, della sua vicinanza, sollecitando la persona ad assumere una postura che riduca lo spazio che si frappone con l'altro. Nel mondo digitale delle "non-cose" l'altro non esiste, presenziando solo la propria brama di comunicare, di informare ed informarsi, di fare, agire sempre, in continuazione, ossessivamente, poiché solo se operi vivi e vivi solo se comunichi costantemente ciò che fai: l'altro è solo un'altra "non-cosa" destinataria inerte di comunicazioni e informazioni svuotate di relazioni con ciò che ci circonda.

Si vuole conoscere tutto, all'istante, perdendo il senso del mistero, il desiderio dell'ignoto. Le cose non posseggono più una propria forza gravitazionale.

"Abbiamo eliminato qualsiasi trascendenza, qualsiasi ordine verticale che necessiti di silenzio. Il verticale cede all'orizzontale. Nulla svetta. Nulla si approfondisce. La realtà viene livellata riducendosi a flussi di informazioni e dati.".

Fabrizio Giulimondi

 

mercoledì 6 aprile 2022

"SUICIDIO OCCIDENTALE. PERCHÉ È SBAGLIATO PROCESSARE LA NOSTRA STORIA E CANCELLARE I NOSTRI VALORI" di FEDERICO RAMPINI

 Suicidio occidentale: Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori di [Federico Rampini]

"Qualche volta, per decretare la gogna pubblica, basta l'accusa di essere stati troppo comprensivi verso un'altra vittima di processi sommari.".

Dopo la perla "Fermare Pechino" - anch'essa da me recensita - Federico Rampini ci dona un diamante: "Suicidio occidentale. Perché è sbagliato processare la nostra storia e cancellare i nostri valori" (Mondadori).

Sono anni che la saggistica di Destra denuncia una deriva suicidaria dell'Occidente, ma la provenienza dell'Autore dal mondo italo-statunitense progressista, liberal e di Sinistra rende l'accusa ancora più dirompente, incisiva e inappellabile.

Il titolo si inserisce nel binario letterario che origina ne "Il tramonto dell'Occidente" di Oswald Spengler (1911-1922), per transitare lungo "Il suicidio dell'Occidente" di James Burnham (1964).

Rampini è duro, tagliente, puntuale, senza infingimenti, "senza-pelle", corroborando con autorevolezza il suo periodare con dati, citazioni erudite e rilevazioni statistiche.

Negli States, specie in quelli a guida democratica, non esiste più la libertà di parola e di pensiero e la violazione dei canoni non scritti del sistema ideologico e tirannico del "Politicamente Corretto" comporta l'immediata espulsione del reietto dalla società, una inestinguibile damnatio memoriae, sino, anche, al suicidio. Il web potenzia il tutto. Lo stato di diritto è cancellato. Le università, le redazioni dei giornali, i luoghi di lavoro, i centri culturali e dello spettacolo sono dominati - e oppressi - dai liberal, che di liberale non hanno proprio nulla. Se non la pensi come loro devi essere gettato dalla Rupe Tarpea: la differenza dai romani consiste solo nel fatto che lo facevano veramente....ma del "ìdoman non v'è certezza.

"Si possono fare a pezzi l'istituzione della famiglia, la distinzione di ruoli sessuali, il rispetto verso gli anziani o verso il patrimonio culturale dell'Occidente. Ma non si può tagliare un albero.": è il nuovo paganesimo, quello dell'ambientalismo apocalittico di Greta e dell'animalismo nel quale gli animali vengono prima degli esseri umani.

Il saggio è micidiale, un'autentica bomba atomica (metaforicamente parlando, visti i tempi) che spalanca le porte alla verità e si propone di mettere in allarme gli europei, che si sono posti sullo stesso piano inclinato verso una tirannide che si ammanta di una democrazia fittizia.

Quello a stelle e strisce è un sistema orwelliano in cui devi frenarti un attimo prima di pronunziare vocaboli o esprimere pensieri "leggerissimamente" non conformi al "Pensiero unico" stabilito dal "capitalismo adattivo", dai grandi gruppi finanziari e da pochi danarosi tecnocrati che governano sulla politica, gli atenei ed i quotidiani. La conseguenza è un "fine pena mai", essendo il Politically Correct una religione che sconosce il perdono.

L'uomo bianco è colpevole di ogni infamia a prescindere e le minoranze etniche e sessuali devono prevalere ovunque, nel lavoro e negli studi, perché sono esenti da ogni macchia, paradigmi sociali ed etici per tutti gli abitanti della Terra, esempi di virtù per una armoniosa pacifica convivenza.

Rampini compie un lavoro di cesello operando la propria ricerca anche su un piano storico, sociologico, piscologico, massmediatico, semantico e politologico: un lavoro senza pietà e a tutto tondo.

"L'establishment è felice di promuovere per cooptazione un'élite di afroamericani .....e disprezza quei bifolchi razzisti degli operai bianchi i cui figli non possono andare all'università. Promuovere l'agenda dei transgender, imporre l'uso di nuovi pronomi neutri o plurali dà una visibilità enorme allo zero virgola qualcosa per cento della popolazione e zittisce i «senza laurea» con tutti i loro pregiudizi osceni, i loro bisogni sociali, le diseguaglianze e le ingiustizie sofferte.".

Fabrizio Giulimondi