martedì 20 novembre 2012

EXCURSUS SULLA DISCIPLINA DEGLI IMMOBILI CONFISCATI ALLA MAFIA



L’ordinamento nazionale si è preoccupato, nel tempo, di portare avanti, tra le altre, anche una azione di contrasto agli interessi economici e patrimoniali delle  associazioni criminali di natura camorristico - mafiosa.
Nella formazione antimafia italiana la lotta avverso le ricchezze delle mafie si articola in due grandi fasi: la prima nasce con la legge Rognoni -  La Torre nel 1982 (L.13 settembre 1982, n. 646) e riguarda le indagini della polizia e i procedimenti aventi ad oggetto il sequestro e la confisca di specifiche unità immobiliari; la seconda si rivolge all’uso che lo Stato fa dei patrimoni sottratti al crimine organizzato e fondamentale è stata, a questo proposito, la legge 7 marzo 1996, n. 109. Si può asserire che, fino alla approvazione di quest’ultima, l’intervento dello Stato nell’ambito dei beni  accumulati illecitamente da Cosa Nostra è stato soprattutto di carattere repressivo.  Un grande patrimonio immobiliare, strappato alla mafia grazie all’applicazione delle misure di prevenzione di ordine patrimoniale, introdotte con la legge Rognoni-La Torre del 1982, giaceva in una situazione di totale abbandono, o addirittura,  in alcuni casi paradossali, continuava ad essere nella disponibilità delle cosche.
Con la citata legge n. 109/1996 è stato stabilito che i beni confiscati debbano essere restituiti ai cittadini ai quali furono sottratti con la violenza e il delitto.
Dal punto di vista applicativo, la problematica principale emersa  sin dal principio si è concretizzata nelle lungaggini procedurali e  burocratiche  fra il sequestro e la confisca, per giungere in ultimo all’utilizzo dei beni: la notevole rilevanza degli interessi economico – finanziari –commerciali in gioco  hanno attivato le agguerrite difese messe in campo dalle associazioni previste dall’art. 416 bis c.p. per il loro mantenimento.
Le procedure amministrative attraverso le quali il cespite viene posto nella disponibilità delle associazioni e delle cooperative si sono mostrate  lunghe e dense di ostacoli (ipoteche, stato di degrado degli immobili, occupazioni abusive), e si è  rilevata una inadeguatezza complessiva della macchina burocratico – amministrativa (in particolare della Agenzia del Demanio e delle  Prefetture).
Questa situazione ha dilatato sensibilmente la durata dell’iter di assegnazione del bene che, seppur, in molte ipotesi, in buone condizioni all’atto della confisca, al momento della sua assegnazione risulta essere in stato di abbandono e di degrado.  
Ulteriore punto di forte criticità che il tempo ha potuto evidenziare, è rappresentato dai diritti dei c.d. terzi in buona fede, soprattutto banche, che vantano garanzie reali a fronte di crediti posseduti nei confronti del soggetto sottoposto a misura di prevenzione.
Per la disciplina relativa alla destinazione e all’utilizzo dei beni confiscati, occorre far riferimento alla legge 31 maggio 1965, n. 575.
Tale normativa descrive le modalità con le quali deve avvenire la confisca dei beni: su iniziativa del procuratore della Repubblica, del direttore della Direzione Investigativa Antimafia o del questore territorialmente competente,  il tribunale (in veste collegiale), anche di ufficio, ordina con decreto motivato il sequestro dei beni nella disponibilità diretta o indiretta  della persona nei cui confronti è iniziato il procedimento,  quando il loro valore risulti sproporzionato al reddito dichiarato o all’attività economica esercitata,  ovvero ogniqualvolta, sulla base di sufficienti indizi, si abbia motivo di ritenere che gli stessi siano il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.
Il tribunale affida ad un amministratore il compito di provvedere alla custodia, alla conservazione e alla amministrazione dei beni  durante tutta la durata del  procedimento di sequestro, anche al fine di incrementarne, se possibile, la redditività.

Quanto alla gestione dei beni e alla loro destinazione (anche per sopperire alle problematiche burocratiche cui si è precedentemente accennato), il Parlamento italiano ha approvato alcune leggi (legge 24 luglio 2008, n. 125 di conversione del decreto legge 23 maggio 2008, n. 92; legge 15 luglio 2009, n. 94), volte a rendere più incisiva l’azione di individuazione e confisca dei beni e più rapida ed efficace la loro restituzione alla collettività.
 Per semplificare e velocizzare le procedure e dare efficienza all’opera delle Istituzioni, attraverso una iniziativa di coordinamento e di impulso, è stato istituito nel 2007 l’Ufficio del Commissario Straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali.
È stata modificata la legislazione che regola il procedimento di destinazione dei beni: dai tribunali il bene passa direttamente alla Autorità amministrativa; il  Prefetto diventa la massima autorità di governo sul territorio ed ha il compito di emanare i provvedimenti di destinazione (generalmente affidati ai Comuni) e di vigilare affinché i beni siano effettivamente utilizzati per fini sociali pubblici.
Infine,  il decreto -legge 4 febbraio 2010, n. 4 (modificato dalla legge di conversione 31 marzo 2010, n. 50) ha istituito l’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.
Allo stato attuale, dunque, i beni immobili e aziendali confiscati (il cui sequestro, quindi, si è trasformato e cementificato in un provvedimento definitivo di confisca), con delibera del Consiglio Direttivo della Agenzia Nazionale, sulla base di specifica stima del valore, possono acquisire diverse destinazioni:
·        sono devoluti allo Stato: il provvedimento definitivo di confisca è comunicato dalla cancelleria dell’ufficio giudiziario alla  Agenzia del Demanio competente per territorio (ossia quella del  luogo ove si trova il cespite o la  sede della azienda oggetto di confisca), alla Agenzia Nazionale per la amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati, e, infine, al Prefetto territorialmente competente. L’Amministratore giudiziale, qualora confermato, prosegue il proprio ufficio sotto la vigilanza dell’Agenzia;
·        sono mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile e, ove idonei, anche per usi governativi o pubblici connessi allo svolgimento delle attività istituzionali di amministrazioni statali, agenzie fiscali, università statali, enti pubblici e istituzioni culturali di rilevante interesse, salvo che si debba  procedere alla vendita degli stessi finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso;
·        sono mantenuti al patrimonio dello Stato e, previa autorizzazione del Ministro  dell’Interno, utilizzati dalla Agenzia per finalità economiche;
·        sono trasferiti per finalità istituzionali o sociali, in via prioritaria, al patrimonio del comune ove l’immobile è sito, ovvero al patrimonio della Provincia o della Regione. Gli enti territoriali, anche consorziandosi, possono amministrare direttamente il bene o, sulla base di apposita convenzione, assegnarlo in concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e parità di trattamento, a comunità, anche giovanili, ad enti, ad associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, ad organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, a cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, oppure a comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti di cui al T.U. delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, nonché alle associazioni di protezione ambientale riconosciute ai sensi dell’art. 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349. La convenzione disciplina la durata, l’uso del bene, le modalità di controllo sulla sua utilizzazione, e le cause di cessazione dell’utilizzo. Se entro un anno l’ente territoriale non ha provveduto alla destinazione del bene, l’Agenzia dispone la revoca del trasferimento ovvero la nomina di un commissario con poteri sostitutivi;
·        sono trasferiti al patrimonio del comune ove sono ubicati, se confiscati per il reato di cui all’art. 74 del citato T.U. 309/1990 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope). Il Comune può amministrare direttamente il bene oppure, preferibilmente, assegnarlo in concessione, anche a titolo gratuito, ad associazioni, comunità o enti per il recupero di tossicodipendenti operanti nel territorio ove è sito l’immobile;
·        sono trasferiti al patrimonio del comune ove essi sono individuati e, qualora  possiedano caratteristiche tali da consentirne un uso agevole per scopi turistici, dati in concessione a  cooperative di giovani di età non superiore a 35 anni, ai sensi dell’art. 56, comma 2, decreto legge (c.d. Semplifica Italia) 9 febbraio 2012, n. 5, convertito in legge 4 aprile 2012, n. 35

I beni immobili di cui non sia possibile effettuare la destinazione o il trasferimento per le finalità di pubblico interesse sono destinati alla vendita con provvedimento della Agenzia, osservate, in quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura civile.
I beni aziendali sono mantenuti al patrimonio dello Stato e destinati, con provvedimento della Agenzia che ne disciplina le modalità operative:
·    all’affitto, quando vi siano fondate prospettive di continuazione o di ripresa dell’attività produttiva, a titolo oneroso;
·        alla vendita, per un corrispettivo non inferiore a quello determinato dalla stima  eseguita dalla Agenzia, a soggetti che ne abbiano fatto richiesta;
·        alla liquidazione, se vi sia una maggiore utilità per l’interesse pubblico o qualora la liquidazione medesima sia finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di stampo mafioso, con le modalità di cui al punto  precedente.

I beni mobili, anche iscritti in pubblici registri, come autovetture, navi, imbarcazioni, natanti e aeromobili sequestrati, sono affidati dall’autorità giudiziaria in custodia giudiziale agli organi di polizia che ne facciano richiesta, per l’impiego in attività di polizia di sicurezza e giudiziaria, ovvero possono essere affidati alla Agenzia o ad altri organi dello Stato o ad altri enti  pubblici non economici, per finalità di giustizia, di protezione civile o di tutela ambientale.
Occorre rilevare che la legge 109/96, introducendo l’art. 2 duodecies nella legge 575/65, non si è limitata ad apportare innovazioni sostanziali e procedurali in tema di amministrazione dei beni sequestrati e confiscati, ma ha recepito anche l’esigenza di attuare un monitoraggio permanente su di essi anche attraverso la creazione di una banca dati unica.
L’esigenza di dare vita ad una banca dati deriva anche dal fatto che, sino a quel momento, la raccolta delle informazioni era stata rimessa alla iniziativa delle amministrazioni a vario titolo interessate, le quali, senza alcun raccordo tra loro, avevano provveduto a istituire autonomi sistemi di rilevazione, talvolta privi di precisi criteri procedurali. L’art. 2 duodecies, comma 4, l. 575/65, ha recato significative innovazioni, disponendo che la raccolta dei dati relativi ai beni sequestrati o confiscati, concernenti lo stato del procedimento per il sequestro o la confisca, nonché dei dati inerenti la consistenza, la destinazione e  il riutilizzo dei beni in parola,  venisse disciplinata da un regolamento da emanarsi con decreto del Ministero della Giustizia di concerto con le amministrazioni interessate (Difesa, Economia e Finanze e Interno).
Atteso che il codice delle leggi antimafia (d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, in attuazione degli artt. 1 e 2 della legge delega 13 agosto 2010, n. 136, segnatamente al libro I, Titolo III (amministrazione, gestione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati), Capi I, II, III e IV) ha raccolto, semplificato, sistematizzato e razionalizzato tutte le disposizioni sopra enunciate, l’art. 49 del codice ha raccolto il richiamo al citato regolamento (ancora non emanato) che avrà il compito di collazionare i dati relativi ai beni sequestrati o confiscati, le informazioni concernenti lo stato del procedimento per il sequestro o la confisca degli immobili, le notizie relative alla consistenza, alla destinazione e alla utilizzazione dei cespiti sequestrati o confiscati, nonché la trasmissione dei medesimi alla Agenzia.
Allo stato attuale, oltre la Banca dati S.I.P.P.I. (Sistema Informatico Prefetture e Procure d’Italia) presso il Ministero della Giustizia,  esiste anche quella dell’Agenzia del Demanio per le fasi procedimentali di sua competenza. Essa, destinata ad avere come utenti i dipendenti delle filiali dell’Agenzia, raccoglie le informazioni dei procedimenti amministrativi di destinazione dei beni definitivamente confiscati. Le due banche dati fanno emergere ulteriori problemi di coordinamento, in ragione del fatto che trattano separatamente due fasi diverse del procedimento di confisca e destinazione senza alcuna integrazione automatica. L’applicativo S.I.P.P.I., infatti, presta una attenzione maggiore ai dati dei soggetti e alla ricostruzione dei patrimoni loro riconducibili, adottando una classificazione che ricalca quella dei registri ufficiali per materia, senza che vengano valorizzati i settori relativi alle informazioni attinenti la gestione dei patrimoni medesimi
La banca dati dell’Agenzia del Demanio possiede, invece, come fulcro le conoscenze necessarie alla gestione degli immobili, con particolare attenzione al  monitoraggio dei dati afferenti le ipoteche e i contratti di affitto.
Un problema particolare va sottolineato al termine di questo lavoro, ossia la questione del sequestro-confisca delle  unità immobiliari in odore di mafia rinvenibili al di fuori dei confini nazionali, ancora non risolta dall’ordinamento giuridico italiano, a causa della mancata adozione degli strumenti legislativi necessari alla trasposizione nel diritto interno delle relative norme U.E..
La decisione quadro del Consiglio Europeo 2006/783/Gai del 6 ottobre 2006 (applicazione del principio di reciproco riconoscimento ed esecuzione immediata delle decisioni di confisca), pur oggetto dell’art. 49, comma 1, lett. a), della legge 7 luglio 2009, n. 88 (legge comunitaria 2008) che conferiva al Governo il potere-dovere di approvare un decreto legislativo di recepimento entro il 29 luglio 2010, non risulta ancora essere stata attuata in Italia: le ultime notizie risalgono al  22 luglio 2010, data  in cui è stato  presentato uno schema di decreto legislativo attuativo della decisione quadro da parte del Ministro delle Politiche Comunitarie, senza però che sia seguita alcuna deliberazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri, previo obbligatorio parere del Consiglio di Stato.

Prof. Fabrizio Giulimondi

lunedì 19 novembre 2012

PEC (POSTA ELETTRONICA CERTIFICATA): TERMINI DI ENTRATA IN FUNZIONE



P.E.C. (Posta Elettronica Certificata) prevista dall’art. 48 del Codice della Amministrazione Digitale (C.A.D.: decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82), così come sostituito dall’art. 33, comma 1, decreto legislativo 30 dicembre 2010, n. 235 


Il decreto legge 185 del 29 novembre 2008 stabilisce l’obbligo, per le società di capitali, per le società di persone e per i professionisti iscritti in albi o elenchi e le pubbliche amministrazioni, di dotarsi di una casella di posta elettronica certificata (PEC):
  • per le società di nuova costituzione la PEC e' immediatamente obbligatoria e deve essere richiesta alla costituzione della società (la mancata comunicazione dell’indirizzo PEC determina la sospensione del procedimento di iscrizione al Registro Imprese);
  • per le società già costituite al 29/11/2008 la PEC deve essere richiesta entro e non oltre il 29/11/2011 e deve essere comunicata al Registro Imprese competente;
  • per i professionisti (avvocati, ingegneri, architetti, consulenti del lavoro, dottori commercialisti ed esperti contabili, etc...) diviene obbligatoria dal 29/11/2009 e va comunicata all'ordine o collegio di appartenenza;
  • per le amministrazioni pubbliche che non vi avessero ancora provveduto ai sensi dell'art. 47, comma 3, lettera a), del Codice dell'Amministrazione Digitale, deve essere istituita una casella di posta elettronica certificata per ciascun registro di protocollo e deve essere  fornita  comunicazione al CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione), trasformato in virtù del decreto legislativo 1 dicembre 2009, n. 177 in DigitPA (Ente Nazionale per la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione).
Tabella sinottica per maggiore comprensione dei lettori:
Società di nuova costituzione
obbligo PEC
immediato
Società costituite prima del 29/11/2008
obbligo PEC
entro il 29/11/2011
Professionisti
obbligo PEC
entro il 29/11/2009
PA
obbligo PEC
immediato
Ditte individuali*
PEC consigliata
*entro il 31/12/2013* (obbligo PEC)
Privati
PEC consigliata
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* NOVITA':  il 20 ottobre 2012 è entrato in vigore l’art. 5 del decreto legge n. 179  del 18 ottobre 2012 (ancora in fase di conversione), il quale estende alle imprese individuali l’obbligo - già previsto per le società - di comunicare al Registro delle Imprese un proprio indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) entro il termine perentorio del 31/12/2013.

Prof. Fabrizio Giulimondi

domenica 18 novembre 2012

THE TWILIGHT SAGA:BREAKING DAWN PART 2



 The Twilight Saga: Breaking Dawn - Parte 2 - visualizza locandina ingrandita
Siamo giunti al the end alla saga, avvincente e divertente, di Twilight.
Dopo Twilight, New moon, Eclipse, Breaking down parte I, ecco finalmente  Breaking dawn parte II .
Stephanie Mayer, Autrice dei romanzi da cui è stata tratta la storia dei nostri cari amici vampiri vegetariani,  indubbiamente ha avuto una intuizione geniale nel trattare delle vicende di demoni succhiatori di sangue in maniera completamente diversa rispetto alla  tradizione letteraria dell’orrore, lanciando un genere che oramai impazza in interi settori delle librerie di tutto il mondo, oltre che nelle fiction televisive. Vampiri che credono nella famiglia, nei sentimenti e nei più antichi – e purtroppo vetusti  - valori che si rifanno addirittura alla morale cristiana.
Non si può affrontare l’ultimo episodio senza fare un breve riassunto delle puntate precedenti.
Bella è una ragazza carina, malinconica e tendenzialmente solitaria con i genitori separati che decide di andare a vivere per un po’ di tempo a casa del  padre, caratterialmente simile a lei e capo della polizia di una piccola e fredda cittadina nella parte settentrionale degli Stati Uniti. La  high school frequentata da Bella  ha studenti di vario genere, alcuni particolarmente stravaganti: non mangiano, non bevono, non dormono, la loro temperatura corporea è vicina a quella del ghiaccio e vivono in clan, o meglio raccolti in una famiglia molto unita e dove i componenti nutrono l’un l’altro profondi sentimenti di affetto. I Cullen devono cambiare località ogni 5-7 anni perché non invecchiamo mai, nonostante abbiano dai cento anni in su. I Cullen sono vampiri che hanno scelto di non abbeverarsi di sangue umano, ma solamente di quello animale, per vivere in armonia con il resto degli esseri umani. La nostra Bella ha la ventura di innamorarsi di Edward, il bel giovane e prestante  tenebroso della famiglia vampiresca Cullen. Poichè la situazione non è abbastanza stravagante, Bella accoglie  volentieri anche il corteggiamento – in parte ricambiato – di Jacob, appartenente ad una antica tribù indiana di origine canadese, muscoloso e bravo ragazzo ma con il difetto di trasformarsi in un lupo, essendo lui,  al pari di  quelli della sua comunità,  un licantropo. Ora lupi mannari e vampiri non vanno molto d’accordo fra di loro, il che accresce la rivalità, ai limiti dell’odio, fra Edward e Jacob (rivalità che si riscontra anche al di fuori dei cinema fra le fan dell’uno e dell’altro). Bella – che ricorda tanto Belle, la giovane fanciulla protagonista della favola La Bella e la Bestia, vuole diventare anche lei un vampiro per  poter vivere in eterno il suo incommensurabile amore nei confronti di Edward, non potendo accettare l’idea di diventare vecchia e morire senza poterne  più godere. Edward – e qui v’è un elemento etico in via di estinzione – accetta di tramutarla in una succhiasangue( seppur animale) e di fare l’amore con lei al solo patto che si uniscano in matrimonio, cosa che avverrà dinanzi ad un sacerdote (incredibile  dictu!). La giovane sposa si troverà incinta di una bambina che, mezza umana  e mezza vampiretta, crescerà con una eccezionale velocità nel ventre di Bella, nutrendosi del suo sangue. A questo punto, per impedire la morte della giovane e amatissima sposa, Edward si vedrà costretto a morderla per dare luogo alla trasformazione.
         La nuova vita   di Bella in veste di vampiro è al centro di Breaking dawn parte II. 
       Innanzitutto il perchè di questa espressione inglese dovrete capirlo da soli guardando il film.
 Vi posso senz’altro dire che vi sarà una  lotta, molto scenografica e coinvolgente,  fra i Cullen, supportati dai nemici-amici licantropi, con i Volturi, aristocratici, raffinati, antichi  e crudeli vampiri  - molto più vicini a come ce li hanno raffigurati cinema e libri  per decenni – che dalla città di  Volterra  vigilano sul rispetto delle regole a cui ogni buon demone è tenuto: non agire mai in modo di svelare al genere umano la propria esistenza. I vampiri che compiono tale misfatto devono essere eliminati. Come? Anche questo lo dovrete scoprire da Voi stessi.
La venuta alla luce della figlia di un vampiro e di una umana diventata una non morta solo dopo il parto, di cui non si comprende la vera natura né se sia immortale o meno,  rappresenta un pericolo per i Volturi che,  potenti, indiscussi  e inflessibili garanti e giudici dei comportamenti dei discendenti di Dracula, decidono di intervenire per risolvere definitivamente la questione. Non penserete che Vi dica come andrà a finire fra i Cullen, i Lupi Mannari e i Volturi vero?
Fabrizio Giulimondi.

VENUTO AL MONDO-IL FILM




 Venuto al mondo - visualizza locandina ingrandita

Venuto al mondo, come il precedente Non ti muovere, è la versione cinematografica -  diretta e interpretata  da Sergio Castellitto -  del romanzo della brava scrittrice e coniuge Margaret Mazzantini.
Il primo tempo si snoda in maniera tranquilla, pur sempre nella onnipresente carica drammatica, fra l’Oggi e lo  Ieri. L’Oggi vede Penelope Cruz nei panni di Gemma risucchiata nel passato  a seguito della telefonata di  un vecchio amico di Sarajevo, dove si recherà insieme al figlio Pietro (lo  straordinario giovane attore Pietro Castellito), lasciando il marito, ufficiale dei carabinieri (ma non padre del ragazzo: chi è il vero padre?), a Roma.
Lo Ieri è la vita a Sarajevo raggiunta da Gemma per studiare i poeti  e i drammaturghi dell’allora Iugoslavia. Lì la protagonista ha trovato una comunità di amici molto legati fra di loro, astretti da comuni interessi letterari e teatrali. Poi la Repubblica Socialista Federale di Iugoslavia nel 1990 implode, scoppiano le  guerre di indipendenza Slovene e Croate e, infine, arriva l’orrore delle barbarie poste in essere dalle milizie comuniste serbe durante l’aggressione della Bosnia-Erzegovina  nel 1992:  la capitale Sarajevo viene tenuta  sotto assedio per 43 mesi!
Il secondo tempo è ambientato prevalentemente in questa mostruosità, ove sarà messo alla luce Pietro (di chi è figlio Pietro?), in ragione dell’immenso desiderio di  Gemma di avere un figlio per legarsi indissolubilmente a suo marito, Diego, che ama e da cui è amata intensamente. A Gemma era stata proferita la condanna  che il suo utero era incompatibile alla vita.  La Mazzantini,  quando ha delineato e strutturato nella sua mente il romanzo Venuto al mondo, riempiendolo di contenuti, di idee e di emozioni (pur avendolo buttato giù molti anni dopo), era incinta di uno dei due figli (che guarda caso si chiama Pietro ed è lo stesso attore che ricopre il ruolo di Pietro-figlio di Gemma)  ed era in corso l’attacco bellico  dell’esercito serbo-montenegrino contro le  popolazioni bosniache.
Le televisioni di tutto il mondo mostravano  i corpi dei bambini di Sarajevo uccisi dai cecchini dei serbi di Bosnia, i quali  si divertivano un mondo a godersi lo spettacolo della incommensurabile  disperazione delle loro madri.
La Mazzantini sente nel suo cuore cosa voglia significare per una donna sentirsi dire “il tuo utero è incompatibile con la vita!” Il dramma e la lama che entra nell’anima  di Gemma sono – e non potrebbe essere altrimenti! – meglio rappresentati nel romanzo, dovendo inevitabilmente la trasposizione sul grande schermo ridurre racconto, storia e sviluppo narrativo del libro e, quindi, ridimensionarne emozioni e tragedie.
Stupri orripilanti di donne da parte di gruppi di soldati-animali-comunisti serbi; donne che si suicidano;  bambini ammazzati da cecchini gongolanti;   città distrutte;  gente terrorizzata  in fuga; una comunità annientata; l’inutilità dei caschi blu dell’O.N.U.. In questo scenario dantesco Gemma capisce cosa sia successo nelle Terre slave al suo ritorno in Italia circa  la scomparsa di  Diego e il  figlio Pietro.
Lentamente, con la commozione della platea, da cui vedrete scorgere non poche lacrime,  madre e figlio si riavvicineranno e Pietro amerà sua madre senza più cortine fumose e,  Gemma griderà con forza: “Pietro è mio figlio, mio figlio capite?”
Durante tutta la proiezione del film, specialmente nel secondo tempo, non sono riuscito neanche per un secondo a non pensare alla massa di pacifisti che con le loro bandierine arcobaleno e le loro magliettine con l’effige di Che Guevara (ma insieme a Fidel Castro non  ha sconfitto Batista con le armi?o ricordo male?) riempivano le piazze delle più importanti città italiane avverso  l’intervento militare nei Balcani su disposizione  del Governo D’Alema nel 1999, intervento necessario e non più procrastinabile per impedire la prosecuzione dello sterminio delle popolazioni etnicamente diverse da quelle serbe e gli stupri di massa delle donne bosniache ed  albanesi ad opera delle truppe militari e delle milizie paramiliari guidate dai crudeli mostri sanguinati Slobodan Milosevic, prima Presidente della Repubblica Federale di Yugoslavia, poi di quella serbo-montenegrina,  Radovan Karazic, comandante in capo dell’esercito serbo-bosniaco e Ratko Mladic, generale serbo bosniaco.
 Chissà se queste anime belle che gridavano contro la guerra imperialista occidentale  sapevano che ne era già in corso una, estremamente efferata, al di là delle coste adriatiche italiane sin dal 1992 e,  che gli  abitanti di Pristina, di Sarajevo e di Srebrenica attendevano come angeli salvatori gli aerei americani ed europei, inclusi  quelli italiani, non facendosene nulla dei disarmati soldati appartenenti ai mezzi di interposizione delle Nazioni Unite.

Fabrizio Giulimondi

FABRIZIO GIULIMONDI: DA NON PERDERE "L'ULTIMO GIORNO" DI GLENN COOPER



L' ultimo giorno
Vi consiglio di  andarVi ad acquistare quanto prima  l’ultimafatica di Glenn Cooper L’ultimo Giorno (Mondadori). E’ un romanzo bello, avvincente, coinvolgente e sconvolgente nello stesso tempo, da cui potrebbe essere tratta una stupenda trasposizione cinematografica. Non mollerete la lettura finché non sarete giunti all’ultima riga…e che ultima riga!
Storia articolata, complessa, colta, Vi trascina lungo pendici che noi tutti, anche involontariamente, anche senza volerlo, percorriamo: cosa v’è dopo la morte? I nostri cari sono da qualche parte nell’Aldilà? Ci attendono? Dio esiste sul serio? Anche il più pervicacemente convinto fra i  credenti compie queste riflessioni e il dubbio, in realtà,   attraversa anche lui  come un fremito nell’intimo della  sua anima.
L’Autore trasfonde la propria cultura nello scritto quasi in maniera didascalica, facendo conoscere al lettore le teorie  psichiatriche sull’imponderabilità dell’essere umano di Freud e di Yung;  Vi lascia camminare attraverso le conoscenze basilari, seppur non meno  interessanti,  della storia delle grandi religioni monoteistiche, cristiana, ebraica e islamica, per il tramite della visione delle opere  dei Padri della Chiesa e dei più grandi pensatori e teologi giudei e musulmani.
Le meravigliose novelle e potenti tragedie di Shakespeare costelleranno la narrazione, unitamente ai fatti di cronaca realmente verificatesi negli Stati Uniti, che Cooper,  nel concepire il  proprio lavoro,  non può non avere avuto in mente: 19 novembre 1978, suicidio di massa nella Gujana di 911 persone, inclusi neonati e bambini, tutti appartenenti al Tempio del Popolo,  il cui farneticante messia era James Jones; 19 aprile 1993, a Waco, nel Texas, 74 persone, di cui 17 bambini, membri della setta dei davidiani, sono morti nell’incendio prodottosi nella loro fattoria dopo un assedio durato 50 giorni da parte degli agenti dell’FBI.
Ultimo, ma non ultimo, la linea portante del racconto richiama alla mente le teorie apocalittiche del guru del devastante acido LSD che negli anni ’60 ha indotto a “viaggi drogati” moltitudini di giovani e meno giovani.
Alex è un brillante neurologo; Alex ha subito un incidente automobilistico dove ha perso entrambi i genitori, rimanendo  in vita solo il fratello; Alex prima di “essere trascinato indietro” ha visto il  padre “al di là del fiume”; Alex vuole vivere  di nuovo l’esperienza della pre -morte e del corpo astrale.
Cyrus è un bravo e determinato  poliziotto dell’Fbi;  Cyrus è religioso; Cyrus è separato e ha una figlia, Tara, di dieci anni con un inarrestabile tumore al cervello.
Il bliss (beatitudine) si diffonde a macchia d’olio su tutto il pianeta; il bliss viene subdolamente messo nel tè  sorbito dai Capi di Stato e di Governo partecipanti al G8 in Giappone; il bliss viene sciolto nei grandi contenitori dell’acqua utilizzata in molti uffici pubblici newyorkesi, oltre che  nei fusti di una famosa marca di birra americana.
L’attività economica, finanziaria, commerciale, produttiva, imprenditoriale   amministrativa, politica e istituzionale, a partire da quella statunitense, si riduce in maniera  irreversibile; il lavoratori, dagli operai, agli impiegati ai grandi manager,  cessano di recarsi nel luogo di lavoro; i suicidi sono all’ordine del giorno.
Che cos’è il bliss? Che cosa è la Uroboros Society? Che cosa è la Crociata per la pace interiore? Che esperimenti effettua  Alex sul liquido cerebrospinale posizionato nelle  anse del cervello animale, incluso quello umano? Perché alcune prostitute sono uccise? Perché parte un conto alla rovescia di trenta giorni lanciato da un sito internet? Dove vuole condurre  Alex Weller l’intera umanità?
Fabrizio Giulimondi

martedì 13 novembre 2012

PROF. FABRIZIO GIULIMONDI VI INVITA A:


13.11.2012: Università "Gabriele D'Annunzio" di Chieti-Pescara -  Eventi in Auditorium – Convegno sul tema “Il ruolo dei N.A.S. (Nuclei antisofisticazioni e sanità dei Carabinieri)”

Quali sono le funzioni del Nucleo Antisofisticazione e Sanità dei Carabinieri?  E’ questo il tema del Convegno che si terrà presso l’Auditorium del Rettorato, nel Campus di Chieti, il prossimo 20 novembre alle ore 9.00. 
L’evento, nato dalla collaborazione fra l’Associazione di volontariato onlus “Erga Omnes”, l’Università G. d’Annunzio e l’Azienda per il diritto allo studio universitario, vede la partecipazione del Capitano Marcello Sciarappa, Comandante dei N.A.S. di Pescara e di Enrico Marchi dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise.
I lavori saranno aperti dai Saluti del Rettore Ud’A, Prof. Carmine Di Ilio, dal Presidente dell’Azienda per il Diritto allo Studio Universitario Tiziano Zuccarini e dal Presidente dell’Associazione di Volontariato  Pasquale Elia.

domenica 11 novembre 2012

PAOLA SORIGA:DOVE FINISCE ROMA



 

Dove finisce Roma, opera prima della studiosa di letteratura Paola Soriga, la cui origine  sarda ben trapela dalle pagine del libro edito dalla Einaudi, nelle quali il suo dialetto (o lingua?) viene spruzzato un po’ ovunque.
Compirete  due percorsi, uno spaziale e l’altro temporale.
Attraverserete i quartieri e le strade di Roma dal centro alla periferia e   entrerete nelle botteghe e nelle locande, alcune  tutt’oggi  esistenti. Respirerete l’aria della Roma degli anni fra il 1938 e il 1944, per  intraprendere il secondo cammino, lungo il tempo: le leggi razziali del 18 settembre 1938; la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940; il bombardamento americano di San Lorenzo del 19 luglio 1943 che provocò  3000 morti e 11.000 feriti; la fatidica notte fra il 24 e il 25 luglio 1943 con la caduta  di Mussolini a seguito della approvazione dell’emendamento Grandi da parte del  Gran Consiglio del Fascismo e il conseguente suo arresto; la ascesa al potere  del governo Badoglio grazie al quale, il 14 agosto 1943,  Roma sarà dichiarata Città Aperta; l’armistizio firmato il  3 settembre 1943 fra il governo Badoglio e le autorità militari alleate, reso pubblico solo  l’8 settembre per dare il tempo ai componenti di quest’ultimo e al re Vittorio Emanuele III di fuggire a Bari; la raccolta di cinquanta chili d’oro da parte della comunità ebraica di Roma per salvarsi dalla deportazione nei giorni 26 e 27 settembre 1943, deportazione che avverrà lo stesso la mattina del 16 ottobre 1943 (a differenza di quanto riportato a  pagina 72 che erroneamente indica la data del 16 dicembre) con il terribile rastrellamento del Ghetto; la strage delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, a seguito dell’attentato di Via Rasella ad opera dei g.a.p. (Gruppo di Azione Patriottica) romani che cagionò l’uccisione di trentatré soldati altoatesini;  e, infine, la liberazione della Città Eterna il 4 giugno 1944.
Il racconto è compiuto  da una giovanissima ragazza sarda, Ilda, giunta nel 1938 all’età di dodici anni insieme alla sorella Agnese e al cognato  Francesco nel popolare quartiere romano di Centocelle,  dove, accolta da una numerosa e calorosa  famiglia antifascista, diventerà grande amica di Rita (con la quale dividerà l’esperienza della resistenza come staffetta partigiana)  e di Micol, ricca  ragazza ebrea che sarà inghiottita dall’orrore dell’Olocausto.
Intorno alla protagonista si  stagliano  e si muovono  una moltitudine di personaggi, avvolti tutti da un comune destino: la paura, la fame, il dolore, la morte.
Le pagine dedicate all’arrivo delle forze alleate a Roma richiamano le emozioni lasciate dai racconti di chi ha vissuto quel periodo: lo sventolio di raffazzonate  bandiere  a stelle e strisce, la gente per strada, la fine di un tragico incubo che ha condotto alla morte di  54 milioni di europei (la seconda guerra mondiale cesserà  definitivamente con la presa di Milano il 25 aprile 1945, la eliminazione fisica  di Benito Mussolini il 28 aprile 1945,  il suicidio di Adolf Hitler il 30 aprile 1945 e le due esplosioni nucleari di Hiroshima (6 agosto 1945) e Nagasaki (9 agosto 1945).
Il romanzo, interessante sotto l’aspetto storico, per le ricostruzioni familistiche e le splendide descrizioni ambientali romane, risente della mancanza di un vero pathos,  oltre dell’uso di  uno stile  linguistico che rischia di stancare il lettore, a causa della costante presenza della terza persona, del periodare con il discorso indiretto e dell’eccessivo inserimento della  congiunzione e per unire le frasi – talora troppe -  fra di loro.
Fabrizio Giulimondi