domenica 14 ottobre 2012

MARCELLO VENEZIANI: DIO, PATRIA E FAMIGLIA DOPO IL DECLINO






Nell’annunciare su questa rubrica la prima presentazione del nuovo saggio di Marcello Veneziani “Dio, patria e famiglia dopo il declino” (Mondadori) mercoledì prossimo 17 ottobre al Caffè Greco, via Condotti, 86 (Roma), ho adoperato il sostantivo maschile capolavoro per definirlo, pensando di usare una espressione di eccellenza per l’ultima fatica di Veneziani. Ebbene mi sbagliavo! “Dio, patria e famiglia dopo il declino” non è un capolavoro ma deve essere ascritto fra le  opere d’arte che illustrano  la letteratura, la saggistica e la filosofia italiana. Veneziani è il filosofo e il pensatore dell’Essere, dell’Assoluto, una macchia di luce intensa nel Nulla, nel Nihil, nel buio del politicamente corretto che ci angoscia, nell’assenza di ossigeno del relativismo etico che ci asfissia.
L’ultima opera di Veneziani dovrebbe essere studiata nei licei al pari di “Vivere non basta”, perché è uno dei rari scritti  che ci libera la mente dal miserrimo quotidiano e va Oltre, va verso il mistero di Dio, ci rapisce verso la Famiglia con pagine commoventi di rara bellezza e poesia, ci parla della Patria “fatta di aria, cibo, facce, parole, silenzi. Madri. E in lontananza case, piazze, giorni, amori. La sera della Vigilia, dice l’emigrato ai famigliari lontani in una canzone popolare, a tavola mettete il piatto mio.”
“Dio, patria e famiglia” è una commistione unica e – forse – irripetibile di profondità di pensiero, lirica delle idee, filosofia della nostalgia e coraggio per il futuro, estetica delle parole, dolcezza negli affetti più cari e nascosti, poesia della Trinità divina, patriottica e familiare che per secoli ha retto il Popolo italiano e le Comunità europee. La weltanschauung  di Marcello Veneziani è accompagnata dalle illuminazioni dei grandi filosofi, pensatori e romanzieri dell’era antica e di quella contemporanea, ma l’Autore mette a confronto il proprio sforzo intellettivo e la propria  tensione di ricerca dell’anima anche con la intellighenzia che in questi anni tanto ha contribuito a rendere  parte della nostra Gente una mucillagine, priva di fondamenta e immersa nel Vuoto: “Se un Dio si farà uomo e scenderà di nuovo, non dovrà più testimoniare e redimere dal peccato, ma dovrà testimoniare e redimere dal Nulla”.
Ognuno di noi ha bisogno del suo Dio, della sua Patria, della sua Famiglia: “Che forse gli ricorderanno il suo Dio, la sua patria e la sua famiglia, quel che è alle origini di loro, come di noi. Perché di un’origine, di una radice e di un destino l’uomo ha bisogno come del pane, dell’acqua e della luce”.

Fabrizio Giulimondi

sabato 13 ottobre 2012

RENATO GUTTUSO: MOSTRA AL VITTORIANO DI ROMA




 
La mostra su Renato Guttuso (1911-1987),  allestita al Complesso del Vittoriano a Roma per il centenario della nascita fino al 10 febbraio 2013,  è senza dubbio da vedere.
Guttuso ha fatto proprie e ha personalizzato le correnti pittoriche cubiste, espressioniste e realiste. Il cubismo, o meglio il post cubismo dell’Artista, influenzato dalla grande amicizia  con Picasso,  è presente  sullo sfondo di molte sue opere, evidenziandosi eminentemente nella tela il trionfo della guerra, anche se sono rimasto colpito particolarmente dal realismo che Guttuso esprime nella sua pittura nel campo sociale (realismo sociale), che si aggancia e collega  al neorealismo cinematografico. Massima espressione del realismo sociale  è la grande tela intitolata Zolfata, che rappresenta l’orrore e l’incubo che vivevano i minatori nel buio delle zolfatare nel terrore di morire soffocati, schiacciati o sepolti vivi all’interno delle miniere, mirabilmente raccontati da Verga nei suoi romanzi. Nella Zolfata, insieme al Funerale di Togliatti, a La spiaggia e alla Vucciria, la sicilianità è impastata con il realismo sociale e l’ideologia marxista-comunista.
La sicilianità è presente nei paesaggi come nel colore rosso,  un rosso splendido e accesso dei tetti delle case siciliane e delle bandiere rosse del Funerale di Togliatti (Guttuso aderì al Partito Comunista Italiano nel 1940 e il pensiero marxista  - come poc’anzi messo in luce -  traspare in parte dei  suoi lavori), alla straordinaria e tridimensionale raffigurazione di cocomeri (Le angurie), che avrete la tentazione di cogliere, alla sua più famosa opera La crocifissione, eseguita nel 1941 e che gli costò il secondo posto nell’autunno del 1942 al Premio di Bergamo, unitamente agli strali ecclesiastici per la figura ignuda della Maddalena che abbraccia un Cristo crocifisso,  disposto in maniera disallineato rispetto agli altri due condannati, in contrasto con le iconografia ufficiale. Notate il martello e i grandi chiodi in basso, ai piedi della croce: ricordano quelli nel film di particolare cruenza  The Passion di Mel Gibson. La capacità profetica e visionaria dei grandi geni dell’arte anticipano di decenni la tecnica e l’arte postuma:  il martello e i chiodi mai erano stati raffigurati in modo così crudemente veritiero nella loro capacità di violenza, come poi mostrato nella pellicola  di Gibson; parimenti,  l’effetto a tre dimensione de Le angurie, non può non far venire alla mente la tecnica visiva tridimensionale di alcune rappresentazioni cinematografiche attuali…quaranta anni dopo! E che dire dello straordinario quadro  Cani di notte in cui sarete convinti che un autentico fascio di luce lunare illumini l’interno della bocca e la lingua di alcuni grossi cani neri?
Il genio di Guttuso non si è fermato all’arte figurativa, ma ha raggiunto l’arte  scenografica    e costumistica teatrale legata alle opere sinfoniche  di Giuseppe Verdi.
“Perché un’ opera viva – proclamò Guttuso -  bisogna che l’autore  che la produce sia in collera ed esprima la sua collera nel modo che più confà a quell’uomo”.

Fabrizio Giulimondi

FABRIZIO GIULIMONDI: SECONDA EDIZIONE DEL LIBRO DI STEFANO DI BENEDETTO

 


E' uscita la seconda edizione del libro "Il comportamento vincente nella vita professionale" di Stefano di Benedetto, edizione De Vecchi, in cui troverete un mio intervento.

Fabrizio Giulimondi