giovedì 31 ottobre 2013

"SOLE A CATINELLE" CON CHECCO ZALONE


Locandina Sole a catinelle
Dopo Cado dalle nubi e Che bella giornata Checco Zalone torna nelle sale cinematografiche con “Sole a catinelle di Gennaro Nunziante

Che dire? Checco Zalone è Checco Zalone, colui che insegna a fare la vera commedia brillante a tanti guitti e soloni della comicità, pregni oramai di  cattiveria  e noiosamente politicizzati.

Con la sua faccia un po’ scema, le sue espressione mimiche sempre simpatiche, il suo sorriso stampato sul viso, la sua allegria sorniona, pulita, serena, Checco garantisce un po’ di divertimento spensierato alle famiglie, che non saranno costrette a  difendersi da alcun tipo di pattume.

Buona visione!

Fabrizio Giulimondi

martedì 29 ottobre 2013

QUANDO LA BELLEZZA DIVENTA CANADA


 
I pensieri scorrono forti nella mia mente,

non ti cerco so che non ci saresti e allora mi perdo.

Sento l'inquietudine e vivo ugualmente un tempo indimenticabile,

la mia fantasia attende quell'espressione fatale e penso a quando staro' con te.......
 
( Marco Tiburzi)


Queste foto sono un riflesso di ciò che madre natura ci dona...  (Josè Borges)

sabato 26 ottobre 2013

"IL BACIO DEL PANE" DI CARMINE ABATE


La terra, la bellezza, l’amore, tutto questo ha sapore di pane. Paolo Neruda è così che parla del pane e Carmine Abate, con la pietra preziosa finemente intagliata, piccola opera d’arte, “Il bacio del pane” (Mondadori), ci racconta che i “sogni vanno coltivati con caparbietà quando sono dei germogli, altrimenti muoiono subito, non diventano mai piante robuste, non cambiano la vita, né a te né agli altri”; ci descrive il Giglietto: “quell’aria brulicante di fruscii, suoni di campanacci, cori di cicale, battiti d’ali, echi misteriosi….ruderi di mulino fra i fitti cespugli di oleandro…l’aria satura di umori pungenti”;  ritorna a Spillace e alla sua Terra calabrese -  come negli splendidi La festa del Ritorno e La collina del Vento (vincitore del Premio Campiello 2012) -  ove in una struggente malinconia si intravede un presagio di speranza; ci fa sognare amori adolescenziali belli e sanizzi, che odorano di quelle estati dove alla calura si fugge con un bagno nelle acque gelide di una fiumara; ci disvela storie  di amicizia e del  coraggio di un uomo inselvatichito che sfida la mafia e rende giustizia al fratello assassinato e alle tante infamie fatte  dagli ‘ndranghetisti.

Questo romanzo sa di pietanze antiche perse in ricordi lontani e  pane fresco lievitato per ore all’aria aperta di campagna, condito di amore familiare e coniugale, di tradizione e allegria estiva e mestizia invernale.

In questo racconto v’è una rara musicalità delle parole, armoniose, sinfoniche, liriche,  guizzanti come  pesci argentei  nel mare. E’ letteratura. E’ sonorità. E’ bellezza pura, profonda, che rapisce il lettore: il tempo della lettura diventa tempo dell’anima e la realtà, per un po’, solo per un po’, si dissolve.

 Fabrizio Giulimondi

mercoledì 23 ottobre 2013

"NEMICO,AMICO,AMANTE..." DEL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013 ALICE MUNRO


Nemico, amico, amante...Già questa Rubrica ha avuto l’onore di recensire Le sei reincarnazioni di Ximen Nao del Premio Nobel per la letteratura 2012 il cinese Mo Yan.

Alice Munro è stata proclamata vincitrice del Premio Nobel per la letteratura per l’anno 2013.

Il suo libro più apprezzato e letto “Nemico, amico, amante...” (Einaudi) è ospite di “Consigli di lettura”.

Alice Munro è la più importante autrice canadese contemporanea. E’ cresciuta a Wingham (Ontario). E’ sposata, madre di tre figlie, e vive tra Clinton  (Ontario) e Comox (British Columbia). Ha scritto numerose raccolte di racconti, che rappresentano il suo genere letterario più amato e adoperato. Nella sua lunga carriera ha ricevuto numerosi premi letterari -  fra cui il National Book Critics Circle Award – ed è stata  paragonata a Flannery O’Connor e a Henry James, ma anche  a Cechov e a Tolstoj.

Altre opere di particolare pregio del Premio Nobel sono Il sogno di mia madre (2001) e In fuga (2004).

Nemico, amico, amante...” è strutturato in nove racconti che parlano della musica del quotidiano, del gioco smorzato dei sentimenti e delle allusioni. L’Autrice dipana con le sue brevi storie la complessità della natura umana.

Ogni racconto possiede la capacità di trascinare il lettore nei meandri di una memoria che non è la sua, per risvegliarne, però , emozioni che sono di tutti.

Lo stile  della Munro è aperto, lussureggiante, fitto di accadimenti appariscenti e particolari nascosti.

Il paesaggio canadese, la sua natura selvaggia incuneata in  scenari immensi, fanno da sfondo alla narrazione, partecipando alle emozioni dei personaggi, integrandone la storia, arrivando a condizionarne le decisioni. I paesaggi naturali si confondono con i paesaggi interiori.

La weltanschauung della Scrittrice è tanto ricca quanto inafferrabile e si snocciola nella descrizione di una passione per transitare, subito dopo,  nella rappresentazione di una  scena che incornicia un tranquillo tran tran coniugale.

I lineamenti dei protagonisti e delle figure poste nel sottofondo  sono sfumati e i loro contorni mai marcati e, talora, incerti. Il dialogo che si svolge fra di loro vibrante di carica teatrale. I  finali mai finali.

 

Fabrizio Giulimondi

 

"GRAVITY" DI ALFONSO CUARON


 
Gravity di Alfonso Cuaròn.

Due soli protagonisti. Due grandi attori: Sandra Bullock e George Clooney.

La Bullock che domina solisticamente la scena per tutta la seconda parte del film, mentre vaga nell’universo.

Il silenzio di 2001 odissea nello spazio, il mistero di Solaris, le luci magiche notturne di Spielberg in Incontri ravvicinati del terzo tipo, l’avvincente rientro della  navicella Soyouz nell’atmosfera terrestre come in Apollo 13.

Un 3D dei migliori che fa piombare addosso allo spettatore  relitti di una astronave e  frammenti di corpi celesti.

La visione stupefacente della Terra lambita dal Sole.

Il senso dell’infinito che avviluppa la sala.

La religiosità americana che filtra nel finale, sentimento oramai in via di decomposizione nelle pellicole europee.

Una armoniosa sinfonia recitativa che duetta fra interpretazione verbale e momenti espressivi colmi di silenzio.

Una inavvertita eppure persistente  sensazione di inquietudine giace fra le pieghe delle immagini, che  nella loro grandiosità e ampiezza sono furtivamente  kenofobiche.

 

Fabrizio Giulimondi

lunedì 21 ottobre 2013

"ANNI FELICI" DI DANIELE LUCCHETTI E "ASPIRANTE VEDOVO" DI MASSIMO VENIER


Locandina Anni felici
Dopo “Anni Felici” di Daniele Lucchetti con Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti che non vale il prezzo del biglietto di una sala  parrocchiale (di era jurassica),  mi sono recato  a vedere  Aspirante Vedovo” -  del regista  Massimo Venier,  con Luciana Littizzetto e Fabio De Luigi  -  che riprende “Il vedovo”,  lo splendido film del 1959  di Dino Risi,  con l’indimenticabile e insostituibile Alberto Sordi e la sempiterna France Valeri.

E’ proprio l’inevitabile confronto che stronca la pellicola in commento.

Le capacità recitative della Littizzetto – l’ insopportabile moglie del cretinetti al tempo interpretata  da  France Valeri -  e di De Luigi -  nel  medesimo ruolo ricoperto da Albertone (appunto il marito cretinetti ) -   la dicono lunga sulla valutazione che uno spettatore riserva alla narrazione, alle qualità attoriali, al contenuto e alla assenza di ilarità a causa di gheg e di boutade poco efficaci  e di  espressioni mimiche viste e riviste, trite e ritrite,  dei due protagonisti: ad esclusione di qualche rara battuta diversamente triste, la storia  si perde in uno specchio d’acqua di tranquilla  noia.

 Fabrizio Giulimondi
 
Locandina Aspirante vedovo

domenica 20 ottobre 2013

"CEZANNE E GLI ARTISTI ITALIANI DEL '900" AL COMPLESSO DEL VITTORIANO A ROMA


La mostra “Cezanne e gli artisti italiani del ‘900” al  Complesso del Vittoriano a Roma dal 5 ottobre2013  al 2 febbraio 2014,  espone le pitture dei protagonisti del Novecento italiano: gli anni della formazione di Giorgio Morandi (1980 - 1964), la conclusione della esperienza futurista di Umberto Boccioni (1882 – 1916), l’intensità emotiva di Carlo Carrà (1881 -  1966), la precisa attenzione per la costruzione delle nature morte di Filippo de Pisis (1896-1956), lo spazio volumetrico di Mario Sironi (1881 – 1961), il lavoro figurativo, geometrico dal sapore cubista di Giuseppe  Capogrossi (1900-1972), la luminosità di Francesco Trombatori (1866-1971),  la ricerca di una drammatica verità di Fausto Pirandello (1899-1975), figlio del drammaturgo, scrittore e poeta Luigi Pirandello e, last but not least, Paul Cezanne (Aix  en Provence 19 gennaio 1839  - Aix  en Provence  22 ottobre 1906).

Il grande pittore francese è considerato  il Padre della pittura moderna, la cui produzione artistica si incanala, in un primo momento, nella corrente pittorica impressionista, per poi distaccarsene.

L’Impressionismo è un movimento pittorico d’oltralpe -  così chiamato in seguito ad un articolo del critico L.Leroy, il quale  definì impressionisti in senso spregiativo un gruppo di artisti che avevano esposto le loro opere nelle sale del fotografo Nadar a Parigi il 25 aprile 1874 -  che contrappone all’accademismo della pittura ufficiale nuovi valori pittorici e formali: la rivalutazione della luce e del  colore è considerata  maggiormente idonea ad esprimere le impressioni immediate e autentiche suscitate nel creatore dell’opera  dalla natura che lo circonda. L’Artista dipinge en plein air, ossia a cielo aperto, e usa una  pennellata rapida, abbandonando il chiaroscuro.

Cezanne diceva che: “il colore è il luogo dove il cervello e l’occhio si incontrano.”.

Colori e luce. Al  primo piano nelle ultime sale sono esibiti  due dipinti di Francesco Trombatori Il viale grande a Villa Strohl-Fern  (1920) e Paesaggio campestre (1928), nei quali  la luce che inonda dall’alto al basso la terra appare reale, come prodotta da una lampadina nascosta  all’interno della tela.

Boccioni riprende la tecnica propria di Cezanne di colorare il volto del personaggio posto al centro del quadro con le stesse  tinte adoperate  per l’ambiente e il panorama circostante: al secondo piano, ne Il Ritratto del Maestro Busoni (1916) e ne Il ritratto della Signora Cragnolini Fanna (1916),  i colori accesi e caldamente  coinvolgenti con i quali Boccioni  traccia il volto del Maestro e della Signora, sono i medesimi che troviamo nello spazio che circonda le figure. E’ l’aria, l’aria secondo gli insegnamenti di Cezanne.

Il nero: il vero Pittore è colui  che riesce ad usare  il nero riuscendo – con una abile modulazione di esso – a esaltare l’immagine rappresentata facendola emergere come se fosse avvolta da una variegata moltitudine di colori.  Francesco Trombadori nel 1923 eseguendo il dipinto Figura femminile trasforma questa idea, questo pensiero, in un tratto di pennello.

L’Impressionismo di Cezanne e di Boccioni provoca un effetto visivo, estetico ed emozionale che muta a seconda della distanza e della posizione assunta da chi  guarda rispetto alla pittura. L’impressionismo rappresenta il momentaneo, l’immagine che l’Artista ferma al momento in cui è colta all’aria aperta. Il Cezanne non più impressionista rende  permanente ciò che  viene rappresentato, mostrandoci   quello  che rimane per sempre. Amante della propria  casa ad Aix, da cui non amava allontanarsi, raffigurerà  per quattro anni lo stesso monte che si trovava dinanzi alla propria abitazione, cogliendone sempre una diversa e nuova sfumatura. Parimenti  nelle sue famosissime Nature Morte che  rilevano una attenzione profonda alla vita silenziosa delle cose: ”Voglio stupire Parigi con una mela!”.

Termino citando ancora le parole di Francesco Trombatori: ”Cezanne è il fenomeno più complesso, straordinario e suggestivo che sia apparso nel cielo dell’arte in Europa.”.

Fabrizio Giulimondi