giovedì 19 aprile 2018

"IO SONO TEMPESTA" DI DANIELE LUCCHETTI


Insondabile, imponderabile, inconsistente, nonostante la bravura degli attori (Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco), l’ultimo film di Daniele Lucchetti, “Io sono Tempesta”, non si riesce a comprendere dove voglia andare a parare. Se Lucchetti desidera evidenziare, valorizzandola, la pulsione pauperistica a dispetto di una ricchezza smargiassa e corrotta il tentativo risulta fallimentare: la simpatia del crapulone Giallini fagocita la miseria in cerca di denaro di Germano e sovrasta la non casta e rabbiosa “suoreggiante” azione caritatevole della Danco (ricomparsa dopo qualche anno sul Grande Schermo assorbita più da impegni teatrali).
Fabrizio Giulimondi


martedì 17 aprile 2018

FABRIZIO GIULIMONDI: “IL VALORE DELL’INDIPENDENZA PER LE ISTITUZIONI”



Sono particolarmente lieto di questo evento e dell’eccellente iniziativa che ne costituisce l’occasione. E’ mio privilegio e onore potere affrontare con Voi un tema delicato e che rappresenta il cardine della democrazia economica.
Al modello statunitense, che ha una tradizione più che secolare, si sono ispirate le assai più recenti esperienze europee, a partire da quella francese, che hanno visto riconoscere le c.d. “autorità indipendenti”.
Il legislatore italiano non ha mai esplicitamente qualificato come indipendente una autorità amministrativa, ricorrendo per lo più a formule indirette, quali «opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione» per es. per le Autorità di regolazione dei servizi di pubblica utilità.
In Francia, invece, la paternità della nozione spetta al legislatore e data dal 1978 (Commission nationale de l’informatique et des libertés – CNIL). Ben dieci autorità amministrative sono state qualificate indipendenti dal Parlamento d’oltralpe tra il 1984 ed il 2001. Per le altre autorità alla qualificazione ha provveduto il giudice.
Le autorità amministrative indipendenti hanno due tratti caratterizzanti. Da un lato, sono dotate di elevata expertise tecnica: esistono diverse amministrazioni che svolgono funzioni che necessitano tecnicità, come le agenzie, ma, nel caso delle autorità indipendenti, le norme e la prassi richiedono che la expertise sia particolarmente elevata e che ne siano muniti non solo gli uffici ma anche gli organi di vertice. D’altro lato, vi è il connotato essenziale, cioè l’indipendenza, sia dall’indirizzo politico sia dal mercato e dalle imprese regolate.
Il tratto dell’indipendenza accomuna le autorità in una categoria molto diversificata al suo interno.

Perché indipendenti? Il valore dell’Indipendenza delle Istituzioni: con le autorità indipendenti si regolano materie “sensibili”, nelle quali vanno protetti diritti altrettanto “sensibili”. Diritto sensibile è l’iniziativa economica libera, tutelata dalle autorità di concorrenza. Diritto sensibile è quello dei risparmiatori, sul quale vigilano autorità come la CONSOB. Diritto sensibile è la garanzia del pluralismo dell’informazione, protetto da istituzioni come l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM).
Le autorità indipendenti sono chiamate a garantire il contradditorio economico, il contradditorio paritario nel mercato. E chi è che garantisce il contradditorio tipico, il contradditorio nel processo? Il giudice.
Come occorre l’indipendenza e la terzietà di un giudice per garantire il contradditorio tra le parti nel processo, così sono necessarie amministrazioni dotate di uno status indipendente per garantire il contradditorio nel mercato, per svolgere la funzione arbitri della democrazia economica.
Pertanto per quanto riguarda il potere giudiziario, la sua capacità di intervento è in tale caso automaticamente ridotta dal dovuto riconoscimento della c.d. "discrezionalità tecnica" del regolatore.
Ulteriore ragione dell’indipendenza: la spinta proveniente dagli ordinamenti sopranazionali. Il filtro dell’Unione è un elemento comune del ragionamento giurisdizionale, che si riflette sul metodo di analisi dei provvedimenti delle autorità di regolazione come l’AGCOM.
Nel bilanciamento dei poteri tra Unione e Stati, tra «centro» e «periferia», si intravvede nell’esercizio coordinato delle funzioni.

Il maggior presidio dell’indipendenza viene pertanto dagli ordinamenti sovrastatali, sopranazionali, dall’Unione Europea e anche dagli ordinamenti internazionali dell’economia. L’Union Europea o favorisce l’indipendenza delle autorità nazionali in diversi settori, dalle banche, all’antitrust, alle comunicazioni

Si può richiamare, in merito, l’analogo percorso compiuto dalla Corte di giustizia che, nel momento in cui svolge il proprio sindacato sugli atti della Commissione, si destreggia tra due poli: da un lato, un ambito riservato, per la sua complessità tecnica, all’esecutivo europeo; dall’altro, un campo all’interno del quale i giudici possono, invece, intervenire. La Corte suole affermare, infatti, che «nell’ambito del controllo che i giudici dell’Unione esercitano sulle valutazioni economiche complesse compiute dalla Commissione, non spetta al giudice dell’Unione sostituire la propria valutazione economica a quella della Commissione”.
Allo stesso tempo, il giudice europeo non può sottrarsi da una completa valutazione dei fatti e dalla loro corretta ricostruzione da parte dell’amministrazione europea, né può astenersi «dal controllare l’interpretazione» che la Commissione stessa opera sui dati, anche se di natura economica.
Il diritto europeo, in conclusione, gioca a favore delle prerogative delle autorità, riservando ad esse quella analisi di mercato che costituisce la “sostanza fine” del loro agire: valorizza, d’altro canto, l’apporto collaborativo tra soggetti dotati di expertise nella materia, offrendo al giudice un elemento di valutazione sulla “lealtà” nei confronti delle istituzioni europee.

Fabrizio Giulimondi

“TONYA” (“I, TONYA”) DI CRAIG GILLESPIE


Tonya” (“I, Tonya”) di Craig Gillespie è un bombardamento emozionale di disperata energia cinetica, le cui particelle sono composte della passione per ciò che si ama e che snocciola tutta la propria vita, tutto se stessi.
Tonya” è un puzzle di mille colori perché questa pellicola costituisce una composizione floreale di analisi sociologiche, psicologiche, psichiatriche e introspettive di ogni singolo personaggio, nella sua atomistica esistenza e nel suo dipanarsi nei rapporti con gli altri.
Straordinario lo sviluppo artistico delle relazioni madre e figlia inverate nello scontro insultante e fisicamente violento fra Tonya e la sua genitrice, mirabilmente interpretate da Margot Robbie e Allison Janney.
Il Regista scrutina un’atleta statunitense di pattinaggio artistico sul ghiaccio, Tonya Harding, che fra gli anni ’80 e ’90 sarebbe potuta essere un gigante e che non lo è stato per colpa di “quella” madre” e di “quel” marito idiota e violento (grande Sebastian Stan!).
Il film è costruito su testimonianze intriganti e contraddittorie fra di loro, autentiche proprio nella loro contraddittorietà.
Il coinvolgimento dello spettatore è totale e “Tonya” è estetica della grandiosità che alcune personalità posseggono nonostante tutto, proiezione cineastica di quanto un giudizio possa concentrarsi non sulle abilità della persona ma sulle sue vestigia e su cosa esse rappresentino per un Popolo. “Tonya” è il racconto di come la ruvidezza di un carattere forgiato da multiforme, ancestrale e reiterata violenza possa sovrastare e annichilire la mole professionale di un essere umano.
Nel film echeggia il richiamo di Sartre: “Mia superlativa Tonya, Tu sei solo quello che gli altri dicono che tu sia non quello che sei autenticamente, ossia un campionessa”.
Fabrizio Giulimondi



lunedì 16 aprile 2018

"CONTROMANO" DI E CON ANTONIO ALBANESE


Contromano” di e con Antonio Albanese si muove entro il perimetro dell’ideologia immigrazionista senza alcun colpo d’ali nemmeno alla fine.  La trama si articola lungo il cammino a ritroso dall’Italia al Senegal, dove il “razzista” di turno imparerà quanto è bella l’accoglienza.
V’è da ammettere che nel corpo della narrazione il film mantiene un certo contegno e un certo garbo, non cedendo ad un eccesso di manicheismo e rimandando alla teoria maoista della necessità di insegnare ai Popoli a sostenersi con le proprie mani. Tutto sommato il bravo regista e attore mostra comprensione nei confronti dei commercianti vessati da leggi e tasse, a dispetto dell’immigrato venditore di calzini dinanzi alla sua bottega che gli fa una brutale quanto devastante concorrenza al di fuori di ogni norma.
Il The End, però, è una postuma apologia dello ius soli, scaduta come una scatoletta di tonno da troppo tempo sui banchi di un supermercato.
Quando lo spettatore esce dalla sala si pone la seguente domanda: “Ma se l’Africa è così colorata come i vestiti sgargianti di africani sempre allegri e danzanti, perché vengono nella plumbea, bigia e triste Milano?”
Fabrizio Giulimondi


martedì 10 aprile 2018

FABRIZIO GIULIMONDI INVITA IL 14 APRILE 2018, ALLE ORE 17.30, PRESSO LA PARROCCHIA DI OGNISSANTI - SALA "ANGELO VALLESI" - VIA APPIA NUOVA, 244 - ROMA, ALLA PRESENTAZIONE DEL SAGGIO "BISOGNO DI PATERNITÀ" DI VITO CUTRO E MICHAŁ TADEUSZ SZWEMIN (PWH ARTI)


In un’epoca in cui la figura del padre è sotto attacco e, con essa, vengono colpite la memoria, l’identità, la responsabilità e le virtù tradizionali, in un periodo in cui la nostra società  accusa il colpo di coda di una rivoluzione morale, che proprio della negazione del padre, delle radici e, di conseguenza, della sensatezza stessa del vivere, ha fatto il suo cavallo di battaglia, non era pensabile che la Chiesa di Roma, la quale è, per eccellenza, semper reformanda, non avvertisse la necessità di tornare alle proprie origini.
Della vita attinta dai suoi padri la Chiesa ancora oggi vive; e sulle strutture poste dai primi costruttori ancora oggi viene edificata nella gioia e nella pena del suo cammino e del suo travaglio quotidiano. Padri sono stati e padri restano per sempre”, è in queste lapidarie parole di San Giovanni Paolo II che va letto e interpretato lo sforzo di ricerca e ricostruzione di Vito Cutro e Michał Tadeusz Szwemin (prefazione di Walter Kasper) che, con il molto atteso saggio “Bisogno di Paternità” (Pwh Arti), riescono a immergerci nella fonte della sapienza della Chiesa dei primi secoli.
Se il bisogno di paternità e di ricerca del padre è necessario ad ogni figlio per diventare adulto, è altrettanto fondamentale che la fede della Chiesa sia fondata sulla roccia dell’insegnamento dei suoi “costituenti”.
I padri della Chiesa Cattolica sono stati anzitutto pastori, spesso a guida delle più antiche comunità cristiane; i loro scritti si sono sempre accompagnati ad una pratica di vita che confermava con i fatti la parola da essi proclamata e insegnata; sono stati teologi e dottori, esegeti e biblisti, garanti dell’ortodossia, il più delle volte premiati con la santità.
E’ così che la lettura del lavoro  introduce il lettore in una ricca selezione di Autori - da Agostino a Gregorio Nazianzeno, da Giovanni Damasceno a Girolamo - e di testi che non si fermano ad aspetti meramente teologici, ma che invitano alla serietà della vita cristiana, a misurarsi con i vizi e a esercitare le virtù, a imbracciare le armi che occorrono per quel combattimento spirituale: una lotta che ogni discepolo di Cristo è ben concio di dover affrontare, ma che non lascia indifferente alcuna persona di buona volontà, che voglia autenticamente prendere di peso la propria esistenza.
Bisogno di Paternità” costituisce una corposa e densa raccolta di massime sapienziali che, nel mostrare la statura di questi immensi pensatori, mette in luce tutta la loro attualità, una attualità testimone della verità, sempre odierna, del messaggio cristiano annunciato all’uomo.
Dal testo traspare una fermezza di fede nell’Incarnazione del Verbo e nell’aiuto dello Spirito Santo, una coerenza di azione e una solidità dottrinaria, delle quali, purtroppo, i cristiani di oggi avrebbero particolare necessità: è questo un elemento ulteriore che carica questo studio approfondito di un valore profetico e catechetico per la nostra generazione.
Faccio mia l’esortazione alla lettura di questo prezioso libro portata avanti dal Cardinal Kasper: “Possiamo solo ammirare il Sig. Vito Cutro e Padre Michał Tadeusz Szwemin. Possiamo congratularci con loro ed essere grati per essere riusciti a mettere insieme una grande quantità di testi utili ed interessanti. Apprezzando e ringraziando, esprimo un modesto augurio: che questo libro trovi, i questo disorientato mondo senza il padre, lettori sia giovani che anziani, affinché vedano un nuovo scopo verso il quale dirigersi con fiducia, coraggio, speranza e, grazie a questo, diventare liberi Figli di Dio.”.

Fabrizio Giulimondi

lunedì 9 aprile 2018

"L'ESTATE DEGLI INGANNI" DI ROBERTO PERRONE (RIZZOLI)


In una storia l’importante non sono il chi, il cosa, il quando e il dove, ma il ‘perché’
Romanzo o realtà: questo è il dilemma.
Fantasia o politica: questo è il problema.
Nulla è più vero di un libro di c.d. fantapolitica perché il “fanta” cede al “vero”.
Bologna non viene mai nominata ma la “strage alla stazione” sempre.
Le retrovie del racconto sono costellate di vicende frutto di immaginifica realtà, aventi come scenografia Gheddafi, la morte del figlio illegittimo, Ustica (anch’essa presente pur non essendo mai nominata), il Mossad, i Servizi Segreti, “Guerra Fredda” e altri antichi quanto attuali retaggi delle tragedie nostrane.
La storia, portata avanti con un linguaggio libero dall’asfissia del politicamente corretto, attinge a piene mani dalla letteratura saggistica di questi ultimi anni.
L’Autore di “L’estate degli inganni” (Rizzoli), Roberto Perrone, mostra coraggio nell’occhieggiare con malinconia e apprezzamento alle dinamiche mentali degli uomini politici della c.d. Prima Repubblica, pur cadendo talora in ingenuità e debolezze narrative, forse causate da un eccesso di pulsione didascalica. Il coraggio lievita quando il protagonista prende posizione paventando l’estraneità degli attuali condannati al sanguinario massacro del 2 agosto 1980.
Il lettore si dipana in una trama a tela di ragno, in cui può riconoscere alcune personalità istituzionali contemporanee dietro i nomi fittizi dei personaggi.
La professione giornalistica di Perrone permea lo stile del libro, agevole, di facile comprensione, oliato e, come già detto, talune volte troppo didascalico, chiazzato poi da descrizioni di acrobazie erotiche di cui non se ne sente affatto il bisogno e che nulla aggiungono alla storia.
Fabrizio Giulimondi

martedì 3 aprile 2018

FABRIZIO GIULIMONDI: "CONCLUSIONI IN TEMA DI DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, GIUSTIZIA ED ECONOMIA"

Desidero rivolgere i miei ringraziamenti a Mons. ….. e a …… che mi hanno consentito di partecipare a questo Festival della Dottrina Sociale. Devo dire loro “grazie!” perché già passeggiando fra questi padiglioni ho percepito un’aria diversa, un’aria di autentica riflessione e un sentore di vero confronto. Ringrazio ……per questa occasione di dibattito su temi basilari per una economia moderna e migliorativa del benessere sociale della nostra Italia.
La relazione di Sua Eccellenza Monsignor …., incisiva e completa, è un forte stimolo, di meditazione ma anche di azione, per tutti noi e, in primo luogo, per me. Per questo lo ringrazio di vero cuore.
Ho conosciuto ……. - cui porgo i miei saluti e ringraziamenti più cordiali - tramite don …... 
Di ….. mi ha affascinato la sua esperienza di imprenditore punto di riferimento per quella porzione di società più disagiata ed in difficoltà. Il suo guardare alle persone diversamente abili, alle persone gravemente malate e dare loro una prospettiva professionale di lunga durata, rappresenta un messaggio straordinario non solo per la sua componente umana, ma anche per i suoi riflessi di natura imprenditoriale ed economica.
Papa Benedetto XVI ha indicato con forza l’importanza del nostro ruolo nelle istituzioni e credo sia fondamentale recuperare l’idea che il lavoro nella giustizia sia una forma di servizio, da svolgere con la massima serietà ed equità.
Come in precedenza efficacemente sottolineato da….., il complesso compito – reso ancora più delicato dalla fluidità delle dinamiche sociali - non solo del Pubblico Ministero e del giudice, ma anche di chi ha l’onere e l’onore di governare, è di dare risposte concrete alle istanze della società civile. Prima Monsignor ….. si è soffermato su una idea di giustizia che vada oltre quella meramente processuale, ma che sappia indagare sempre in direzione della verità sostanziale. Dobbiamo andare a cercare la verità, andare a cercare anche le paure e le attese che ci sono dietro una carta, per costruire un processo più giusto.
Appare fondamentale, a tale proposito, favorire l’incontro e il dialogo tra la vittima e l'autore di reato, mediante l’attivazione di programmi e prassi che sostituiscano la pena e il processo e che siano finalizzati alla riparazione e alla composizione del conflitto, nel tentativo di superare la logica del castigo, attraverso una lettura relazionale del fenomeno criminoso.
E’, inoltre, necessario sviluppare qualsiasi procedimento che permetta alla vittima e all'autore del reato di partecipare attivamente, previo consenso libero ed informato, alla risoluzione delle questioni inerenti l’evento criminoso, con l'aiuto di un terzo soggetto imparziale.
In questo senso assume particolare rilievo l’istituto della mediazione penale, intesa come passaggio dal piano conflittuale a quello consensuale, orientato verso il duplice obiettivo di costituire la risposta alle richieste di giustizia del singolo individuo e della collettività, e di riaffermare il principio del rispetto delle norme. In modo razionale ed agile è possibile un processo che aiuti a tutelare diritti con tutte le garanzie del caso, un processo efficiente, celere nella qualità, che contribuisca a far correre l’economia del nostro Paese. Sia nell’ambito civile che in quello penale dobbiamo lavorare mettendo mano a riforme che abbiano come stella polare una giustizia rapida, semplice, dove il cittadino si avvicini senza timori. Chi di voi ha un contenzioso civile o una causa di lavoro deve guardare alla giustizia con fiducia. Sta senz’altro a noi dare questo input e garantire questi diritti. Fiducia nel mercato significa consentire ad un imprenditore straniero di investire nel nostro Paese senza tentennamenti, alle nostre imprese di non dover temere di trovarsi con un cantiere bloccato per anni a causa di un contenzioso in piedi, oltre a non dover provare alcun disagio nei rapporti con il mondo bancario.
La rapidità e la qualità delle decisioni sono fondamentali per far ripartire le nostre imprese e per dare fiducia al mercato. Partiamo da quanto affermato dal prof. ….. in tema di leggi chiare, “espressive”, che guardino al contesto, al territorio, a quello che chiede la società civile. Le disposizioni di legge devono necessariamente corrispondere agli interessi dei loro destinatari, per questo è necessario tenere vivo e aperto il dialogo tra legislatore e utente della normazione.
Come ha sostenuto il prof….. , solo ripartendo dall’impresa vi sarà un duraturo sviluppo per tutta la Comunità nazionale. Le Istituzioni hanno intercettato queste necessità, accogliendo i suggerimenti provenienti dagli operatori e trasformandoli in norme che guardano all’impresa non solo come soggetto anelante al giusto profitto, ma anche alla sostenibilità del benessere collettivo: investimenti dei propri bilanci nel sociale e nella tutela dei diritti, nel rafforzamento del territorio, nel rispetto dell’ambiente.
L’Italia è il primo paese in Europa nel quale sono state introdotte le società benefit. Si tratta di una novità assoluta disciplinata dai commi 376 a 382 dell’art. 1 della legge di stabilità 2016. Il modello giuridico della società benefit è stato mutuato dall’esperienza statunitense, dove le benefit corporation sono diffuse dal 2010. Le società benefit rappresentano un modo diverso di fare impresa, un modo diverso che genera, accanto al profitto, benessere ambientale e sociale per la comunità, i lavoratori e, in ultima analisi, per le generazioni future. Si tratta di uno strumento innovativo all’avanguardia, che cambia la natura stessa delle imprese e aiuta a modificarne, fin nel DNA, il loro comportamento sociale. Con le imprese benefit si include la dimensione sociale nel nucleo della finalità dell’impresa for profit: il sociale non è più residuale o riparatorio, ma diventa un componente della produzione del valore, fino al punto da essere contenuto nello statuto stesso. La crescita non è sostenuta soltanto con un incremento illimitato dei consumi: il sistema delle imprese produce valore e questo, a sua volta, genera nuovi consumi, non viceversa. Si andranno a creare nuove prospettive per quelle aziende che investono nella qualità, una qualità che non soltanto attiene al prodotto, ma anche al rapporto con il territorio e i propri dipendenti: un chiaro messaggio forte alle imprese di accompagnare il profitto alla realizzazione del benessere sociale.
Mons. …. si è soffermato anche sulla correlazione fra etica e costi. Mi preme segnalare a tale riguardo una disposizione del codice degli appalti recentemente riformato, che introduce clausole di natura sociale afferenti alla sostenibilità del benessere pubblico e ambientale. Vediamo irrompere nel mercato pubblico dei contratti principi etico-sociali che ci inducono a rivedere ed a rimpostare una legislazione chiara in favore proprio di quelle imprese che si impegnano nel sociale. E’ pertanto doveroso immettere nel tessuto connettivo dell’ordinamento giuridico, a favore di questa tipologia di imprese, regole di fiscalità agevolata: penso in particolare ad elementi di premialità in favore di quegli imprenditori che investano in questo settore.
Molto si è fatto ma ancora molto si deve compiere nel settore degli appalti, in termini di maggiore trasparenza e di lotta alla corruzione, che non deve essere costruita solo in un’ottica repressiva. Non basta spaventare con l’innalzamento delle pene. Dobbiamo necessariamente addivenire ad un cambiamento di atteggiamento culturale, passaggio essenziale affinché l’imprenditore torni al centro dell’universo sociale ed economico. Lo stesso imprenditore deve dare voce a questo cambiamento culturale. Le nostre imprese ne sono capaci e lo dimostra la vostra presenza, la vostra attenzione, il vostro credere in questo settore che crea occupazione. Ognuno di noi ha vissuto l’esperienza emozionale di vedere un giovane che venga assunto, di guardare i suoi genitori finalmente sereni, consci che il proprio figlio si formerà ulteriormente come persona e come cittadino.
Molto si è fatto sul terreno della semplificazione ma, certamente, molto ancora può essere fatto, riducendo, ad esempio, ancora di più la burocrazia e i cavilli che la attorniano. E’ compito della Politica e delle Istituzioni far emergere una burocrazia che sia di effettivo ausilio, e non di ostacolo, alla affermazione dei diritti dell’imprenditore. La Pubblica Amministrazione ha il dovere di risultare sempre più trasparente e vicina all’impresa, la politica fiscale l’onere di aiutare e supportare le aziende.
E’ dall’aiuto dell’impresa in crisi che dipende parte della situazione economica, finanziaria e commerciale italiana. L’iniziativa economica (tutelata dalla nostra Carta costituzionale) ha un valore sociale e deve essere supportata proprio quando versa in stato di difficoltà. La normativa deve aiutare l’operatore economico quando è in crisi e non quando oramai è già fallito, con i fornitori che non possono essere più pagati, i lavoratori che vivono il dramma del licenziamento e debitori e creditori oramai in irreversibile difficoltà. Il legislatore ha il dovere di fornire strumenti idonei ad aiutare le imprese in crisi, mostrando Istituzioni vicine e pronte a farle ripartire.
La certezza del diritto è il caposaldo e il baluardo per qualsiasi corretto intervento normativo e rappresenta l’argine entro il quale l’imprenditore deve muoversi. E’ necessario ridurre la durata dei processi civili e penali, per la quale siamo già stati più volte condannati dalla Corte di Strasburgo. La chiave di volta è una giustizia chiara, che consenta al cittadino di sapere quello che è giusto e quello che non lo è in tempi certi e congrui.
Altrettanto importante è la certezza in materia tributaria: l’interpretazione delle norme deve essere omogenea sia nei Tribunali come nelle stanze della Agenzia delle Entrate, evitando di disorientare l’imprenditore onesto. La prevedibilità delle decisioni costituirebbe in questo senso un ulteriore fondamentale passaggio per raggiungere la accountability del diritto anglosassone: cioè una decisione prevedibile, che deflaziona il contenzioso e fa capire che quella questione presumibilmente verrà decisa in una certa maniera e, di conseguenza, rende inutile in una alta percentuale di casi l’azione processuale. L’incertezza della decisione determina confusione, mentre la certezza può creare persino un cambio di cultura, riducendo sensibilmente l’eccessiva litigiosità giudiziaria. La semplificazione decisionale aiuta i tanti imprenditori onesti che vogliono investire in Italia.
Abbiamo bisogno di una giustizia che non sia solo all’interno della giurisdizione, ma anche al di fuori di essa, grazie all’utilizzo degli ADR e degli istituti alternativi di composizione delle liti, che sono in grado fornire un servizio giustizia in tempi certi e di ottima qualità, come dimostrano i sistemi giudiziari esteri.
Chiudo augurando buon proseguimento dei lavori, ringraziando tutti voi per l’opera che state svolgendo giornalmente. Fare l’imprenditore è uno dei lavoro più difficili, dovendo questi destreggiarsi fra un corposo – e non sempre chiaro - numero di leggi, incertezze giuridiche e normative fiscali non sempre “amiche”, con la costante preoccupazione di garantire mensilmente la busta paga ai propri lavoratori. Per questo il Paese vi è grato e siamo al vostro fianco in questa battaglia in difesa dei valori, in difesa del lavoro e dei lavoratori e in difesa dell’impresa.
 Fabrizio Giulimondi