domenica 22 ottobre 2017

"IT" DI ANDY MUSCHIETTI, TRATTO DALL'OMONIMO ROMANZO DI STEPHEN KING

Del film “IT” di Andy Muschietti nulla si può dire perché è la trasposizione cinematografica del cult letterario horror di Stephen King “IT” del 1984 e, della monumentale opera del genio indiscusso Stephen King sarebbe ardito proferir fonema. King sta a Spielberg come la letteratura paurosa e thriller sta al cinema. Già nel 1990 si era tentata una versione sul piccolo schermo con una mini- serie, ma ora “IT” giganteggia sul grande schermo nella sua prima “puntata” (il secondo “capitolo” del libro sarà realizzato prossimamente).
Solo una annotazione: la mera sussunzione di “IT” nel filone del terrore è errata e riduttiva. Le implicazioni di questa opera cartacea e filmica sono molteplici, andando dal sociale, al bullismo, al razzismo, alla violenza nelle scuole e fra i giovani, al trauma da lutto, agli abusi e molestie sessuali adolescenziali, all’incesto, alla amicizia e all’”Unità” che sconfigge il Male, perché il Male alberga a Derry e Derry è il Male nelle sue poliformi sfaccettature, a partire da quella di un clown, il pagliaccio Pennywise.
IT” film, “IT” romanzo, è l’ultima delle favole horror per bambini nel farsi adulti, e per adulti nel ridiventare bambini, perché ogni favola possiede risvolti terrifici……
……e ricordatevi……
……Voi galleggerete……

Fabrizio Giulimondi




venerdì 20 ottobre 2017

"CORRUZIONE: MALE ANTICO E SENZA CONFINI GEOGRAFICI”

Risultati immagini per foto corruzione

Don Ciotti: “La corruzione è un furto che impoverisce la società”.
Il Marchese G.S. Halifax (politico e scrittore inglese del ‘600): “Se le leggi potessero parlare, si lamenterebbero dei giuristi


Gli effetti disastrosi che la diffusione del fenomeno corruttivo arreca al sistema pubblico e privato, dunque all’intera collettività, non si propagano solo e soltanto sul piano economico, ma investono tutta l’impalcatura morale e culturale su cui poggia una società civile. Oltre a indebolire il mercato, favorendo la concorrenza sleale e scoraggiando gli investitori stranieri, la corruzione crea un deficit di trasparenza ed efficienza che incrina la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni. Essa lede uno dei principi fondamentali della nostra Carta costituzionale dall’articolo 4, in base al quale, vale la pena ricordarlo, la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto, e ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Combattere il fenomeno corruttivo significa dunque proteggere, difendere le basi stesse della nostra democrazia, perché, come ha detto il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, “la corruzione è un furto di democrazia”.
Soltanto nel 2016, secondo i dati della Guardia di Finanza, tra sprechi nella Pubblica Amministrazione e irregolarità nella gestione dei fondi pubblici, la corruzione ha causato all’erario danni per oltre 5,3 miliardi. Soldi sottratti allo Stato e ai costruire nuove scuole, formare altri insegnanti, dunque


·       Crisi economica e corruzione procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l’una è causa ed effetto l’altra. In aderenza alle indicazioni delle organizzazioni sovranazionali, nell'ambito delle strategie di prevenzione devono essere perseguiti i seguenti tre obiettivi principali: a) ridurre le opportunità che si manifestino casi di corruzione; b) aumentare la capacità di scoprire casi di corruzione; c) creare un contesto sfavorevole alla corruzione.
·       In tale contesto si colloca l'esigenza di garantire la trasparenza che non coincide con la pubblicità, ma costituisce un quid pluris rispetto sia a quest’ultima sia allo stesso diritto di accesso, imponendo all' Amministrazione un controllo diffuso di legittimità sulla propria azione amministrativa. Le normative in materia di anticorruzione e di trasparenza hanno introdotto una opportuna visione integrata delle politiche di prevenzione e repressione della corruzione nelle pubbliche amministrazioni, ponendo al centro dell’attenzione il valore etico della legalità e dell’integrità, inteso come principio cardine dell'intera azione amministrativa. L'evoluzione de fenomeno della corruzione che nel tempo diventa sempre più insidioso, sofisticato e radicato, come ogni altro fenomeno criminale o illecito, comporta una sorta di "manutenzione normativa” adeguata alla esigenza di conservare l'appropriatezza degli strumenti alle finalità cui sono destinati
La corruzione va oltre il semplice dato giuspenalistico divenendo fenomeno che imputridisce l’Amministrazione, abito mentale a cui ci si assuefà. La nozione di corruzione va intesa in termini più ampi dello specifico reato di corruzione e del complesso dei reati contro la Pubblica Amministrazione, identificandola con la "maladministration", cioè con l’assunzione di decisioni devianti dalla cura dell'interesse generale a causa del condizionamento improprio da parte di interessi particolari, intaccando il principio dì imparzialità fondamentale per l 'attività delle pubbliche amministrazioni. La Corte dei Conti, in occasione dell'audizione parlamentare del giugno 2015 sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, ha richiamato l’attenzione sulla "necessità che, in ordine all’adeguamento delle misure di prevenzione, non vi siano arretramenti rispetto agli standard ormai consolidati in tutti i Paesi economicamente e socialmente più avanzati. ''
·       Legame tra corruzione e malfunzionamento dei mercati pubblici, identificando una corrispondenza biunivoca tra contrasto all’illegalità e salvaguardia della contendibilità del mercato degli appalti pubblici.
·       rapporto corruzione-crescita economica: la corruzione è uno strumento potentissimo di riduzione della concorrenza, strumento molto provinciale che non consente alle imprese di partecipare alla competizione e sono ormai evidentissimi i rapporti che ci sono fra i sistemi a più alto tasso di corruzione, e l'esistenza sia di una bassissima ricerca, sia di una maggiore fuga dei cervelli: se un soggetto vince un appalto utilizzando la corruzione, non dovrà certo dimostrare di essere bravo, non dovrà mettere in campo un know-how innovativo, e quindi non dovrà assumere i migliori tecnici: dovrà accontentarsi di quelli che gli vengono segnalati  dal sistema della corruzione.
·       La corruzione sia strutturalmente utilizzata dalla mafia, che ha spostato molto del suo core business sull'attività imprenditoriale.
·       La corruzione è un cancro che si mangia l’economia sana. Ed è anche una tassa occulta per gli italiani: 10 miliardi di Pil bruciati cioè 170 euro all’anno in meno per ciascun cittadino, anche quelli onesti.
·       Per la natura del fenomeno la stima è necessariamente approssimativa, ma la corruzione è quantificabile in termini di perdita della ricchezza. Il dossier della Banca Mondiale: “Nel mondo si pagano ogni anno più di 1.000 miliardi di dollari di tangenti e va sprecato, a causa della corruzione, circa il 3% del Pil mondiale“.

·                    La cornice normativa del fenomeno della corruttela:

  • ·        legge 190/2012: prima legge che affronta il fenomeno della corruzione e illegalità nella PA attraverso un approccio multidisciplinare con nuovi strumenti sanzionatori, di trasparenza e di controllo proveniente dai cittadini e di adeguamento dell’ordinamento giuridico italiano ai principi internazionali.
Agisce dall’interno della PA: istituzione ANAC e responsabili della prevenzione della corruzione (con sanzioni a carico dello stesso anche per danno erariale e all’immagine); piano di prevenzione della corruzione nelle amministrazioni statali; prevede la trasparenza attività amministrativa costituisce livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili ; Governo deve definire codice di comportamento dei dipendenti delle PA per assicurare la qualità dei servizi, la prevenzione dei fenomeni di corruzione, la lealtà nella cura del pubblico interesse; tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti di cui sia venuto a conoscenza in ragione del proprio lavoro.
sul piano repressivo: aumento minimi pena per reati di peculato e abuso di ufficio; riforma concussione: introduzione concussione per induzione, limita concussione per costrizione al solo pubblico ufficiale.


  • ·       decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Nuovo codice degli appalti) (Attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché per il riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture), integrato e corretto dal d.lgs. 19 aprile 2017, n. 56:“piccola rivoluzione copernicana” che privilegia l’offerta economicamente più vantaggiosa, esaltando la qualità dei lavori, forniture e servizi sul mero ribasso del prezzo;  rafforza i poteri regolatori e sanzionatori dell’ANAC; fa diventare il rating di legalità di cui d.l.. 1/2012 uno dei requisiti per accedere al mercato degli appalti pubblici.
  • ·       decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche) e la legge 27 maggio 2015, n. 69 (Disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio), illustrandone gli impatti sulla cornice operativa e sulla sfera dei poteri dell’Autorità.
·       Con il d.lgs. 97/2016 Il Governo ha dato attuazione dell’art. 7 della l. 124/2015 che prevedeva la revisione e la semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza. Il decreto interviene sia sul decreto 33/2013 in materia di trasparenza che sulla legge 190/2012, e in particolare, sulle disposizioni relative alla disciplina dei programmi di prevenzione della corruzione, nazionale e delle singole amministrazioni. Diverse disposizioni riguardano il ruolo e i poteri dell’ANAC. Per quanto concerne la trasparenza, oltre a una rivisitazione di alcuni obblighi di pubblicazione (ad esempio con riferimento ai dati reddituali e patrimoniali di organi politici e di titolari di incarichi dirigenziali nonché di contratti pubblici) ed alla riduzione di altri - anche ricorrendo all’apertura di banche dati pubbliche - le norme appena approvate intervengono sull’ambito soggettivo di applicazione della disciplina con alcuni chiarimenti, in particolare, per quel che concerne i soggetti di diritto privato controllati o partecipati da amministrazioni pubbliche. Si prevede, infatti, che quanto previsto per le PA di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) sia applicabile, in quanto compatibile, agli enti pubblici economici, agli ordini professionali e alle società in controllo pubblico, alle associazioni, fondazioni e agli enti di diritto privato, con bilancio superiore a 500.000 euro, la cui attività sia finanziata da PA e in cui la totalità dei titolari dell’organo d’amministrazione o di indirizzo sia dalle medesime designata.
·       Una delle novità più significative del nuovo decreto 97/2016 è costituita dall’introduzione nel nostro ordinamento di un accesso generalizzato ai dati e ai documenti detenuti dalle PA, sul modello del Freedom of Information Act (FOIA) di origine anglosassone. Il novellato art. 5 del decreto 33, prevede, infatti, «la libertà di informazione attraverso il diritto di accesso, anche per via telematica, di chiunque, indipendentemente dalla titolarità di situazioni giuridicamente rilevanti, ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni». Si tratta di uno strumento profondamente innovativo, che si aggiunge all’accesso civico già previsto nel decreto 33, con cui viene assicurato il diritto di accesso da parte di qualunque cittadino o associazione a tutti gli atti, i documenti e le attività delle PA, senza motivazioni e senza che occorra la dimostrazione di un interesse attuale e concreto.




  • ·       Riforma del 2015 (legge 27 maggio 2015, n. 69) ha previsto un aumento delle pene massime per i seguenti reati contro la P.A.:
·       Peculato (art. 314 c.p.): da 4 anni a 10 anni e 6 mesi (in precedenza, 10 anni)
·       Corruzione impropria (art. 318 c.p.): da 1 a 6 anni (in precedenza, 5 anni)
·       Corruzione propria (art. 319 c.p.): da 6 anni a 10 anni (in precedenza da 4 anni a 8 anni)
·       Corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.): da 6 anni a 12 anni (in precedenza da 4 a 10 anni).
·       Induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.): da 6 anni a 10 anni e 6 mesi (in precedenza, da 3 a 8 anni)
·       Il reato di concussione (art. 317 c.p.) comprende nuovamente anche l’incaricato di pubblico servizio, escluso precedentemente dall’applicazione della norma con L. 190/2012.

Si entra nell’ottica della giustizia riparativa grazie alla riforma 103/2017, in attuazione della Direttiva 2012/29/Ue adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, recante “norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato”
1)   Diminuzione pena da 1/3 a 2/3 se il colpevole si è efficacemente adoperato per evitare che attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori o per assicurare elementi di prova reale e personale;
2)   Sospensione condizionale della pena/patteggiamento sono subordinati alla restituzione del profitto economico del reato o di quanto ingiustamente percepito.
Si prevede “riparazione pecuniaria” obbligatoria in caso di sentenza di condanna a favore dell’amministrazione offesa, fermo restando il risarcimento del danno.

·       Corruzione fra privati. Approvato definitivamente nello scorso mese  di marzo il d.lgs. 15 marzo 2017, n. 38 (uno dei decreti legislativi c.d. "Madia" emanati a seguito della legge 124/2015) che propone modifiche rilevanti all’art. 2635 del Codice civile e introduce la nuova fattispecie di istigazione alla corruzione tra privati (articolo 2635bis c.c.).
Il provvedimento amplia la categoria dei soggetti punibili per episodi corruttivi, andando a ricomprendere anche l’eventuale amministratore di fatto o l’estraneo che agisce quale interposta persona.
Aumentano anche le condotte sanzionabili, che vanno ad includere l’offerta e la sollecitazione della corresponsione di denaro o altra utilità.
Sul fronte del d.gls. 231/2001, le nuove norme intervengono sull’articolo 25ter del Decreto con rinvio alla corruzione tra privati, inasprendo le sanzioni pecuniarie (da 400 a 600 quote) ed aprendo a quelle interdittive. Con riferimento alla fattispecie di istigazione ex articolo 2635 bis c.c., sono invece previste sanzioni da 200 a 400 quote.


Riforma disciplina prescrizione
Si tratta di un tema di primo piano nel dibattito politico che si è arricchito di significati e implicazioni, tutti di grande rilevanza giuridica, che vanno ben oltre la riforma dell’istituto previsto all'interno dell'articolato della legge 23 giugno 2017, n. 103 (“Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario”).
Notiamo che la modifica della disciplina generale si INTRECCIA con il regime particolare previsto per alcuni reati (come la corruzione) dove un allungamento dei tempi è giustificato dal fatto che la conoscenza del fatto emerge molto tempo dopo la sua commissione.
IN SINTESI andiamo a rivedere la disciplina della prescrizione prestando la massima attenzione alle difficoltà di accertamento reati complessi con la consapevolezza che qualunque scelta deve essere condotta nel solco del principio della ragionevole durata del processo.

COSA PREVEDE la riforma approvata con la fiducia al Senato il 16 marzo 2017: Sospensione 18 mesi da termine   per deposito sia I sia II grado; restano invece invariate altre ipotesi sospensione (richiesta autorizzazioni a procedere, rogatorie, deferimento questione ad altro giudizio). Adesso si agisce sul 161 c.p. per una serie più ampia di reati contro la PA (induzione indebita, corruzione incaricato p.s., truffa aggravata erogazioni pubbliche). Effetto pratico: aumento metà opera sul termine massimo (+1/4) per corruzione propria e a 18/21 anni (+1/4) per corruzione atti giudiziari.  
            
      


·    WHISTERBLOWER:  il d.d.l. approvato in seconda lettura lo scorso 18 ottobre  al Senato e adesso passato in terza lettura alla Camera dei deputati
1.  Tutela ampliata: per tutti i lavoratori pubblici diversi da quelli dipendenti, presso la PA e gli enti pubblici economici e a quelli di diritto privato sotto controllo pubblico; si applica (indipendentemente dal tipo di contratto) pure a consulenti e collaboratori; ai lavoratori in imprese che forniscono beni e servizi alla PA.
2.  Si estende tutela al settore privato prevedendo che nei modelli organizzativi e di gestione predisposti ai sensi dell’art. 6 della legge 231/2001 - che fungono da esimenti da responsabilità amministrativa da reati - siano inserite norme specifiche che obbligano i dirigenti a presentare segnalazioni circostanziate di illeciti di cui siano venuti a conoscenza in ragione delle funzioni svolte. Obbligo di canali di segnalazione a tutela della riservatezza del segnalante e dell’informazione, con divieto di misure ritorsive e discriminatorie.
3.  Definita la posizione del whistleblower sul piano della lealta’: deve agire in buona fede sul piano oggettivo (segnalazione circostanziata) e soggettivo (ragionevole convinzione in base ad elementi di fatto che la condotta illecita si sia verificata). Buona fede esclusa se abbia agito con colpa grave. Se risulti infondatezza della segnalazione e mancanza di buona fede previsto anche licenziamento. In presenza di queste condizioni il segnalatore non potrà essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altre misure ritorsive.
4.  Destinatari della segnalazione: sostituito il riferimento al superiore gerarchico con il responsabile per la prevenzione corruzione istituito all’interno di ogni PA con la legge Severino. FERMA la presentazione della denuncia all’ANAC e ai magistrati ordinari e contabili.
5.  In ogni caso misure ritorsive vanno comunicate ad Anac che può applicare al responsabile di atti discriminatori una sanzione pecuniaria amministrativa fino a 30mila euro.
6.  Rafforzata tutela riservatezza del whistleblower limitando la deroga alla indispensabilità della conoscenza dell’identità del segnalante per la difesa dell’incolpato. L'Anac predisporrà linee guida sulle procedure di presentazione e gestione delle segnalazioni promuovendo anche strumenti di crittografia quanto al contenuto della denuncia e alla relativa documentazione per garantire la riservatezza dell'identità del segnalante.
7.  Clausola anti calunnia. Ogni tutela salta nel caso di condanna del segnalante in sede penale (anche in primo grado) per calunnia, diffamazione o altri reati commessi con la denuncia. Se si accerta l'infondatezza della segnalazione o la mancanza di buona fede scatta inoltre il procedimento disciplinare e l'eventuale licenziamento in tronco.

Infine, non da ultimo, la corruzione deve essere affrontata sul campo culturale. Oltre che nella cura, la terapia deve puntare su un efficace sistema di prevenzione, che deve coinvolgere tutta la società civile, a partire dal mondo della scuola dove i nostri ragazzi si formano. Per vincere la sfida, proprio dai giovani bisogna partire, curando e coltivando i principi di legalità, lealtà, trasparenza, merito ed onestà.

Fabrizio Giulimondi


giovedì 19 ottobre 2017

"PEDOFILIA E PEDOPORNOGRAFIA"

Risultati immagini per foto don di noto
 Un eroe

Introduzione
La pedofilia è una parafilia, ovvero un disturbo della sfera sessuale riconosciuto nel DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali), messo a punto dall’American Psychiatric Association.  E’ una diagnosi clinica: non si tratta dunque di una categoria giuridica, ma psichiatrica, a cui, certamente, laddove si integri una figura delittuosa, si accompagnano conseguenze giuridiche.
Dal punto di vista normativo, l’Italia è uno dei Paesi all’avanguardia in Europa in tema di disposizioni contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori. A partire dalla legge 15 febbraio 1996, n. 66riguardante le “Norme contro la violenza sessuale”, quindi con la legge n. 269 del 3 agosto 1998 relativa alle “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, fino alle ultime modifiche introdotte con la legge  6 febbraio 2006, n. 38 “Disposizione in materia di lotta contro lo sfruttamento sessuale dei bambini e la pedopornografia anche a mezzo Internet”, numerosi interventi legislativi hanno sostanzialmente modificato e migliorato il quadro delle norme di riferimento in materia.
In Italia è stata, inoltre, ratificata la Convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, fatta a Lanzarote il 25 ottobre 2007”: l’adesione alla Convenzione integra, quindi, un percorso di progressiva attenzione dello Stato italiano verso la lotta alla pedofilia e alla pedopornografia.
La pedopornografia online: lo sviluppo delle nuove tecnologie e della comunicazione tramite web ha sicuramente favorito, da un lato, l’accesso a materiali pedopornografici (vale a dire pornografia in cui sono coinvolti minori), dall’altro ha moltiplicato le possibilità di entrare in contatto con bambini e adolescenti, di parlare ed interagire con loro. Ciò ha contribuito alla crescita e alla diffusione di una vasta gamma di comportamenti sessuali devianti e, in parallelo, di sottoculture che sostengono e approvano questi comportamenti.
Si tratta di un fenomeno complesso, in grado di porre numerosi interrogativi e difficoltà, sia sul versante dell'elaborazione di adeguate politiche penali e di prevenzione, sia sul piano delle concrete attività investigative, che si confrontano con criticità legate tanto all'ambito informatico d'indagine, quanto alle peculiarità dei fenomeni d'abuso sessuale su minore.
Il pedo-business cresce in misura più che proporzionale rispetto alla pedopornografia online, indice di un meccanismo economico di produzione-offerta-consumo, che alimenta il circuito perverso e criminale della domanda di nuovi materiali e della loro produzione e distribuzione.
Non è azzardato qualificare la pedopornografia come un "crimine contro l'umanità" nei confronti del quale istituzioni democratiche sono tenute ad intraprendere azioni di contrasto per garantire a tutti i bambini i diritti sanciti dalla "Convenzione internazionale sui diritti dei minori", che l'Italia ha ratificato in data 27 maggio 1991 con la legge n° 176.
Con il termine pedofilia online, molto utilizzato anche in ambito giornalistico, si intende non solo il comportamento di adulti pedofili che utilizzano la rete per incontrare altri pedofili, per rintracciare o scambiare materiale fotografico/video a contenuto pedopornografico, ma anche di adulti che la utilizzano per ottenere contatti o incontri con bambini e adolescenti. Con il termine “pedofili online” si intende dunque il complesso di quegli individui che commettono reati sessuali su minori attraverso la “Rete”.

Le finalità della Convezione di Lanzarote
La Convenzione di Lanzarote risponde alla necessità riscontrata dal Consiglio d'Europa di elaborare nuovi strumenti vincolanti per gli Stati al fine di contrastare lo sfruttamento e l'abuso sessuale dei minori. La Convenzione è stata adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa il 12 luglio 2007 e aperta alla firma il 25 ottobre 2007 a Lanzarote. Allo stato attuale, il testo è stato sottoscritto da 41 Stati, tutti membri del Consiglio d’Europa, fra i quali l'Italia, che l'ha sottoscritta il 7 novembre 2007.
Sono 10 gli Stati ad averla ratificata: Albania, Danimarca, Francia, Grecia, Italia, Malta, Olanda, San Marino, Serbia e Spagna. Avendo raggiunto l'obiettivo di 5 ratifiche, la Convenzione è entrata in vigore il 1 luglio 2010. Si tratta di un documento con il quale i Paesi aderenti si impegnano a rafforzare la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l'abuso sessuale, adottando criteri e misure comuni sia per la prevenzione del fenomeno, sia per il perseguimento dei rei, nonché per la tutela delle vittime. L'obiettivo è contrastare quei reati che, come la pedopornografia, sempre più spesso, vengono compiuti con l'ausilio delle moderne tecnologie e sono consumati al di fuori dai confini nazionali del Paese di origine del reo.

Il recepimento italiano della Convenzione di Lanzarote e l'introduzione dei nuovi articoli del codice penale (l. 1 ottobre 2012, n. 172).
Il disegno di legge italiano che recepisce le disposizioni della Convenzione prevede l'introduzione nel codice penale dell'articolo 414 bis c.p. (“Pedofilia e pedopornografia culturale”) che punisce con la reclusione da tre a cinque anni chiunque, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con qualsiasi forma di espressione, istiga a commettere reati di prostituzione minorile, di pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, di violenza sessuale nei confronti di bambini e di corruzione di minore. Alla medesima pena sarà sottoposto anche chi, “pubblicamente, fa apologia di questi delitti”.
Viene, inoltre, introdotto l'articolo 609 undecies c.p. (“Adescamento di minorenni – grooming”), che stabilisce che per “adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete Internet o di altre reti o mezzi di comunicazione” e, che tale condotta sia punita con la pena da uno a tre anni. Previste pene più severe per tutta una serie di reati: dai delitti di maltrattamenti in famiglia a danno di minori ai reati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati a sfondo sessuale a danno di minori.
È inoltre previsto un inasprimento delle pene anche per i reati di prostituzione minorile e di pornografia minorile. Infine non si potrà più dichiarare di non essere a conoscenza della minore età della persona offesa nel caso di commissione di uno dei delitti contro i minori.
La legge italiana consente inoltre il ricorso alle operazioni di polizia sotto copertura per il contrasto alla pedopornografia.
Le relative investigazioni sono solitamente affidate alla Polizia Postale.
L’attività sotto copertura deve essere svolta sempre previa autorizzazione e sotto il controllo dell’Autorità Giudiziaria.
Nello specifico, gli agenti undercover possono impiegare, nelle indagini, tutta una serie di strumenti previsti dalla legge e da norme di fonte secondaria come:
-          l’acquisto simulato di materiale pedopornografico;
-          l’apertura di siti civetta per individuare gli autori di questo tipo di reati; 
-          la creazione di bambini virtuali da immettere in Rete come esca ad eventuali molestie e/o tentativi di adescamento;
-          la possibilità di ritardare l’emissione o l’esecuzione di provvedimenti di cattura, arresto o sequestro
-          la possibilità da parte della polizia postale di oscurare d’iniziativa i siti pedofili che vengono inseriti in una black list.
Altro importantissimo strumento di indagine è quello delle intercettazioni di comunicazioni informatiche e telematiche previste dall’art. 266 bis c.p.p.

Va registrata l’esistenza di una serie di problematiche di carattere tecnico-giuridico oltre che investigativo che rendono tutt’altro che agevole la realizzazione di un’azione di contrasto pienamente efficace. In particolare, vengono in rilievo:
-          la “delocalizzazione” delle attività in rete, che si traduce in problemi di coordinamento e di cooperazione tra le autorità giudiziarie, sia a livello nazionale che a livello internazionale.
-          un livello non ancora sufficiente di armonizzazione della normativa di contrasto a livello internazionale, la quale costituisce un tassello indispensabile ogni qualvolta occorre contrastare un fenomeno dalle dimensioni transazionali.
-          la necessità di un’adeguata collaborazione degli imprenditori privati che gestiscono la rete con l’autorità investigativa giudiziaria. In particolare, tale cooperazione risulta fondamentale per due ragioni: in primo luogo, in quanto nel mondo dei “computer crimes” gli elementi di prova tendono ad aver vita breve, a causa della volatilità ed immaterialità della comunicazione e della cancellazione periodica, da parte degli amministratori di sistema, delle tracce della navigazione da parte degli utenti; in secondo luogo, perché una maggior cooperazione può generare benefici sul piano della tempestività dell’intervento.   
E’ nell’ottica di tale esigenza di collaborazione che va letta la previsione da parte del decreto del Ministero delle Comunicazioni dell’8.01.2007, secondo cui i providers sono tenuti a dotarsi di sistemi in grado di oscurare i siti che diffondano, distribuiscano o facciano commercio di immagini pedopornografiche. L’oscuramento dovrà avvenire entro 6 ore dalla comunicazione ricevuta dal Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia.


Strumento moderno: tutela del minore come soggetto vulnerabile
I tradizionali (e moderni) istituti del processo penale minorile - tra cui la messa alla prova, l’irrilevanza penale del fatto e il perdono giudiziale - attribuiscono importanza al progetto educativo finalizzato al reinserimento sociale del minore. 
Oggi avvertiamo l’esigenza di aggiornare questo primo livello di intervento (imputato-centrico) con la tutela del minore-vittima del reato in base agli indirizzi del diritto sovranazionale
È questo un punto al centro del dibattito in questo momento storico nel quale una grande attenzione è riservata alla tutela dei soggetti vulnerabili, fuori e dentro il processo penale. 

Recepimento numerose direttive a tutela delle vittime
Ø d. lgs. del 4 marzo 2014, n. 24: recepimento della direttiva 2011/36/UE relativa alla prevenzione e repressione della tratta di esseri umani e protezione delle vittime. Art. 1: ampliamento della definizione di vulnerabilità sulla base di una valutazione individuale della vittima in cui rientrano minori (anche stranieri non accompagnati), anziani, disabili, donne (in particolare se in gravidanza), genitori singoli con figli minori, persone con disturbi psichici, persone che hanno subito gravi forme di violenza fisica e psicologica; art. 2: riformulati i reati di riduzione e mantenimento in schiavitù (artt. 600 e 601 c.p.) in linea con la direttiva, estendendo la fattispecie criminosa alla costrizione al compimento di attività illecite e al prelievo di organi e rendendo punibile anche la condotta attuata mediante approfittamento di una situazione di vulnerabilità; art. 3: incidente probatorio in modalità protetta esteso anche ai maggiorenni in particolare vulnerabilità.

Ø d. lgs. 4 marzo 2014, n. 32: recepimento della direttiva 2010/64/UE sul diritto all'interpretazione e alla traduzione nei procedimenti penali come strumenti per dare attuazione al giusto processo.
Diritto all’assistenza gratuita di un interprete per comprendere l’accusa e per comunicare con il difensore; traduzione gratuita può essere disposta dal giudice quando è essenziale per comprendere le accuse.

Ø d. lgs. 4 marzo 2014, n. 39: attuazione della direttiva 2011/93/UE relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e della pornografia minorile.
- ulteriori aggravanti per prostituzione e pornografia minorile, corruzione di minorenni e turismo minorile se fatti commessi da persone riunite o se deriva al minore pregiudizio particolare gravità;
- aggravante specifica se i predetti reati, e quelli di violenza sessuale, anche con minorenne e di gruppo, siano commessi con l'utilizzo di mezzi atti ad impedire l'identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche


Convenzione di Lanzarote recepita con la legge 1 ottobre 2012, n. 172.
Inasprimento pene: sanzione 6-12 anni per prostituzione minorile vera e propria: reclutamento o induzione, organizzazione o trarre profitto da attività prostitutiva di minorenne; pena 1-6 anni per rapporti a pagamento di chi compie atti sessuali con minore tra 14-18 anni in cambio danaro o altra utilità.
Introduzione nuovi reati in chiave preventiva: art. 414 bis c.p. ('Pedofilia e pedopornografia culturale') che punisce con la reclusione da 3-5 anni chiunque, con qualsiasi mezzo, anche telematico, e con qualsiasi forma di espressione, istiga a commettere reati di prostituzione minorile, di pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, di violenza sessuale nei confronti di bambini e di corruzione di minore. Alla medesima pena sarà sottoposto anche chi, 'pubblicamente, fa apologia di questi delitti'; art. 609 undecies c.p. (“Adescamento di minorenni – groomin”'), che stabilisce che per «adescamento si intende qualsiasi atto volto a carpire la fiducia del minore attraverso artifici, lusinghe o minacce posti in essere anche mediante l'utilizzo della rete Internet o di altre reti o mezzi di comunicazione e che tale condotta sia punita con la pena da uno a tre anni; sempre per colpire le condotte di preparazione alla prostituzione, il nostro codice penale punisce anche le iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile, con pena 6-12 anni.

Ø d. lgs.  15 dicembre 2015, n. 212: “Attuazione della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI2012/29/UE” che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato.
La novità sta nel potenziamento delle garanzie processuali delle persone offese di pari passo con la definizione di vulnerabilità della vittima in base alle sue condizioni soggettive (non solo età e sesso ma anche la condizione di dipendenza affettiva dall'autore del reato o la difficoltà con la lingua italiana) ed alle modalità del fatto (violenza, odio razziale o tratta degli esseri umani).
Con questa novella viene recepito l’invito, rivolto agli Stati membri dalla direttiva, ad uniformare i criteri atti a riconoscere lo status di vittima vulnerabile evitando qualsiasi automatismo e valorizzando, piuttosto, un tipo di valutazione fondata sulle caratteristiche della persona offesa e del caso concreto: ai sensi del nuovo art. 90-quater c.p.p. “la condizione di particolare vulnerabilità è desunta, oltre che dall’età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede, e si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale, se è riconducibile ad ambiti di criminalità organizzata o di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli esseri umani, se si caratterizza per finalità di discriminazione, e se la persona offesa è affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall’autore del reato”.
Recepito il principio della direttiva per cui quanto prima interviene l'accertamento della condizione di debolezza e di difficoltà della vittima tanto più efficaci saranno le misure di tutela da adottare: ciò consente la libertà di espressione della vittima nel processo e una prevenzione ancor più incisiva nei confronti delle situazioni di vittimizzazione c.d. secondaria.
Viene così data attuazione al duplice scopo perseguito dalla direttiva 2012/29/UE: individuare sia modalità di protezione della vittima da interferenze esterne e contatti con l'autore del reato, sia modalità di tutela che consentano alla persona offesa vulnerabile di prendere parte al processo senza dover scontare le conseguenze negative derivabili da una sua testimonianza.
Si modifica la disciplina dell’incidente probatorio e della prova testimoniale attraverso modalità protette, disponendo l’applicazione delle specifiche tutele ivi previste in tutti casi in cui si proceda all’esame di una vittima vulnerabile, indipendentemente dal catalogo dei reati presupposti che fino ad oggi ne legittimava l’adozione.

Tra i punti salienti della nuova tutela:
·        Informazioni sulle condotte transattive e sulle facoltà nei casi in cui imputato ricorra alla sospensione del procedimento con messa alla prova ovvero per esclusione della punibilità per tenuità del fatto;
·        Obbligatoria riproduzione audiovisiva delle dichiarazioni della persona offesa in condizione di particolare vulnerabilità anche al di fuori delle ipotesi di assoluta indispensabilità;
·        In materia di interpretariato e traduzioni si prevedono, come accade per l’imputato, forme analoghe di assistenza per la vittima;
·        Generalizzazione per le persone offese vulnerabili di cautele da parte del giudice (ausilio psicologico; incidente probatorio su richiesta del PM o della persona vulnerabile; applicazione dell’art. 190 bis c.p. con limitazione al reingresso in dibattimento di chi abbia già reso dichiarazioni accusatorie in contraddittorio).

Fabrizio Giulimondi