giovedì 11 aprile 2019

"IL PROFESSORE E IL PAZZO" di FARHAD SAFINIA


 
"Il professore e il pazzo" del regista iraniano Farhad Safinia si posa su due pilastri: un tragico senso di colpa e la parola elevata ad altare. James Murray (Mel Gibson) incarna l'amore per i vocaboli, la loro storia, la loro ragione d'essere ed il loro mutamento di significato semantico nel fluido contesto del linguaggio, tracciato fra le pieghe dei romanzi dei giganti della letteratura.
Il dottor William Chester Minor (Sean Penn) - grazie a una mirabile mimica, corporeità e gesticolazione unita ad una rude, aspra e dolce vocalità - esprime potentemente l'angoscia imperdonata e imperdonabile per un delitto compiuto, per la vedova e gli orfani creati, per il ferale bacio dato alla moglie dell'assassinato.
Austeri saloni vittoriani, biblioteche che accolgono in librerie di Sua Maestà Britannica volumi che disvelano i segni visibili di sonorità  che galleggiano nell'aria, manicomi in cui la ricerca della salvazione  di menti offuscate si appella alla forza della lingua, per poi cedere orribilmente il passo alla barbarie: il film girovaga lungo ambientazioni auliche e sfarzose,  vuoti simulacri di animi contorti ma anche di intendimenti gentili ed ambiziosi, che vogliono donare all'impero inglese e alle ex colonie in Terra nordamericana il primo Oxford English Dictionary.
Parola e malattia mentale, follia e tangibilità estetica del fonema in un raffinato e non sempre agevole racconto del primo ottocento britannico.
Fabrizio Giulimondi


lunedì 8 aprile 2019

"BORDER-CREATURE DI CONFINE" di ALÌ ABBASI


 
Possono coesistere bellezza e sgradevolezza? La bellezza può contenere in essa la sgradevolezza e la sgradevolezza può includere tracce di bellezza? "Border - Creature di confine" del regista iraniano Alì Abbasi esprime queste domande ma non fornisce alcuna risposta.
"Border" è un film sul confine. Il confine può possedere molteplici connotazioni: può essere un confine geografico, come un confine fra specie viventi, come un confine in seno alla stessa specie fra esseri aventi una autentica tracciabilità umana ed esseri che di umano non hanno più nulla al pari dei pedofili. Fra l'antica leggenda scandinava dei troll e terrificanti realtà odierne la pellicola si costella di immagini in chiaro scuro, colori grigiastri, tenui, mai marcati, accentuati soltanto da tonalità indefinite simili alle aree dove è ambientato, senza confine anch'esse. Le vedute dei boschi non hanno confine e abbracciano tutte le splendide viste della natura che costeggiano ogni parte del mondo. La dogana marittima fra Danimarca e Svezia è un luogo anonimo, nel quale il territorio di uno Stato sfuma per divenire la terra di un altro Stato, ancora più confuso e incerto correndo lungo una linea acquatica.
Il confine fra umanità e bestialità è tremolante e quest'ultima prevale nel momento in cui il troll prende coscienza di chi egli sia veramente, ma nonostante questo al confine animale oppone il confine umano della volontà di non fare del male, di aiutare, di ribellarsi ad un male belluino e vendicativo.
L'assenza di confine porta alla ricerca dei propri confini, delle proprie radici, della propria origine.
Il confine fra i sessi viene annebbiato. È un confine fra corpi ermafroditi e mostruosi e anime nobili, fra corpi aggraziati e anime orribili. Il confine non è netto in quanto il bene e il male non stanno da una parte o dall'altra: troll e umani sono entrambi accumunati dalla contaminazione della bontà e della ferocia.
Odorare non profumi ma emozioni. Questo è "Border - Creature di confine".
Ps. Un plauso alla squadra di truccatori.
Fabrizio Giulimondi 

domenica 7 aprile 2019

“EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ. CONTRIBUTI E PROPOSTE”, a cura di PIERLUIGI GRANATA e FRANCESCO SIDOTI


“Educazione alla legalità. Contributi e proposte”, a cura di Pierluigi Granata e Francesco Sidoti (LINEA edizioni), è una suggestiva summa di pensieri di Autori altamente qualificati, ognuno con un suo diverso taglio, chi filosofico, chi sociologico, chi politologico, che squisitamente giuridico: la legalità nelle sue diverse sfaccettature, multiformi declinazioni, poliedrici approcci; la legalità calata nel mondo dell’economia e della finanza, nell’universo giudiziario, immersa nel contesto europeo ed internazionale; i rapporti della legalità con la morale; essere un buon cittadino italiano e la sua connessione con un profondo senso della legalità;  educare alla legalità come asse portante dell’educazione civica; e poi il rapporto da sempre difficoltoso fra italiani e la Pubblica Amministrazione.
La fiducia negli altri come archetipo di una legalità autenticamente esistente nelle dinamiche istituzionali e in seno alle relazioni umane: “La fiducia è un moltiplicatore di legalità”.
La legalità è il vero grimaldello per scardinare i tanto plurinominati “poteri forti”: “I poteri forti si lavano le mani del dovere di rendere le vite vivibili, le incertezze esistenziali vengono privatizzate. La responsabilità di affrontarle è gettata completamente sulle spalle del singolo”.
Si parla molto di legalità ma la si vive e pratica toppo poco: non è conveniente, è fuori moda.
Le riflessioni fra l’erudito e il pratico degli Autori spingono il lettore a calare le idee platoniche nel proprio contesto esistenziale; la legalità come “insieme assai composito di idee, norme, strutture” è gettata nell’arena del quotidiano.
Dalla legalità alla politica il passo è breve, anche se la domanda conclusiva è un'altra: e se fosse l’etica a poter dipanare l’arcano, a prendere per mano gli esseri umani e accompagnali verso un’altra forma di politica, verso un nuovo modo di agire pubblico e privato?
“Educazione alla legalità” è un percorso piastrellato di dialettica, dialogo, argomentazioni articolate e approfondite; è un turbinio che da più angoli prospettici provoca  discettazioni  che si proiettano in direzione di un pensiero sintesi di tutti pensieri, ad una idea palingenesi di tutte le idee: una “etica planetaria”, una sorta di esperanto della morale, fondamenta della legalità che informa la condotta di ogni uomo e consente l’emersione di un bene comune da cui tutti, ma proprio tutti, possano attingere a piene mani e godere dei suoi frutti benefici.
Dalla vita nuda alla vita qualificata, dalla biologia alla biografia, dallo zoè al bios, legalità come prima, durante e dopo per innalzare l’uomo a cittadino e il cittadino al saggio, giusto e retto gerente della res publica.
Solo quando capiremo che il bene pubblico appartiene prima di tutto a noi, la legalità assumerà una forma non più ectoplasmatica ma corporea e fisica, sangue e carne, respiro e anima, dove l’economia, la finanza, il diritto e l’ordinamento statuale assumeranno una nuova luce, un diverso contorno, una inaspettata vitalità, tangibile con tutti i cinque sensi.
Fabrizio Giulimondi

mercoledì 3 aprile 2019

FABRIZIO GIULIMONDI: "NUOVA DISCIPLINA DELLA LEGITTIMA DIFESA"


Risultati immagini per FOTO LEGITTIMA DIFESA

Il testo della riforma dell'art. 52 del codice penale (legittima difesa) e non solo (incremento delle pene edittali dei reati di violazione di domicilio, di furto in abitazione e rapina) è divenuto definitivo lo scorso 28 marzo al Senato in terza lettura, dopo annosa discussione di ordine etico, sociologico e giuridico dentro e fuori le aule parlamentari.
Ha votato a favore una amplissima maggioranza di senatori (201 a favore; 38 contrari, 6 astenuti): i due capisaldi del Governo Conte, Lega e 5Stelle, unitamente a due partiti di opposizione, Forza Italia e Fratelli d'Italia. 
La nuova normativa fa pesare la bilancia più a favore dell'aggredito che dell'aggressore. Abele, proprio perché è Abele, non è avvezzo all'uso della violenza.  Come può reagire Abele nel trovarsi all'improvviso di notte in casa uno sconosciuto avente atteggiamenti malevoli? È equo scrutinare con il bilancino, come se si stesse facendo uno sperimento scientifico in laboratorio, il comportamento reattivo di una persona "normale", "comune", in una situazione così extra ordinem?
La legittima difesa è una scriminante -  già prevista nel codice penale -  che qualifica lecita una condotta apparentemente ascrivibile ad una fattispecie criminosa (ad esempio: omicidio o lesione).
È il principio di proporzionalità che viene robustamente rimodulato nella legge appena approvata, la quale tiene in debita considerazione il dato pre-giuridico e fattuale che vede l'aggredito nella propria magione o nel proprio esercizio commerciale in una dimensione interiore di terrore. Sorge nella parte offesa il principio "naturale" ("vim vi repellere licet" proclamava la saggezza dei giureconsulti romani) di conservazione propria e della propria famiglia, non essendo affatto in grado di valutare se le intenzioni del delinquente siano volte a sottrarre soltanto beni materiali (ed è già considerabile grave), oppure a   compiere condotte di ben più aspra gravità (violenza sessuale- qualora vi siano presenze femminili -, lesioni personali gravi o gravissime, omicidio).
L'innovazione introdotta - e che ha fatto tanto discutere -  consiste proprio nella "presunzione di proporzionalità" (dei mezzi e delle modalità di azione adoperati dall'aggredito e dei beni-interessi costituzionalmente protetti in gioco), fondamento legittimante il "respingimento all’intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone”, o la difesa della propria o  altrui incolumità, dei beni propri o altrui, in questo ultimo caso quando non vi sia desistenza e vi sia pericolo d'aggressione.
Dinanzi ai tanti, troppo fatti di cronaca che hanno coinvolto commercianti e padri di famiglia destinatari di procedimenti penali per eccesso colposo, ossia per aver agito oltre i limiti di una "corretta" reazione nell'uso della forza fisica, di una arma bianca o da sparo, il Legislatore ha posto mano anche all'art. 55 del codice penale. Il Parlamento ha fatto proprio il profilo psicologico inserito nel paragrafo 33 del codice penale tedesco, che configura come non punibile la condotta di chi abbia agito in "stato di grande turbamento derivante dalla situazione di pericolo in atto". Alcuni contestano la eccessiva latitudine discrezionale conferita alla Autorità giudiziaria nel giudicare siffatto stato d'animo. V'è da eccepire che dalla la giurisprudenza teutonica la scriminante scaturisce dalla stessa pregnante evidenza dei fatti, che fatalmente palesano la condizione interiore di angoscia, sgomento, spavento, prostrazione, paura, che nutre la parte aggredita che reagisce all'aggressione.  La modifica della disposizione in parola è stata auspicata e sollecitata nella scorsa legislatura, durante l'audizione in Commissione giustizia della Camera dei Deputati, dall'insigne penalista prof. Padovani, che ha considerato l'integrazione dell'art 55 c.p. l'autentico "core" del mutamento di impostazione di visione su questo tema.
Ancora: la novella incide sul piano civilistico impedendo le (ricorrenti) richieste di risarcimento danni da parte degli aggressori nel caso l'indagato/imputato aggredito venga assolto in sede penale, oltre su quello processuale penale, dando la massima priorità, nella formazione dei ruoli di udienza, a questa tipologia di processi.
Non di poco momento è il riconoscimento del gratuito patrocinio a tutti coloro cui il giudice abbia accertato la legittima difesa e, così, proceduto alla archiviazione, al proscioglimento o al non luogo a procedere.
Ora la parola passi alla vita vissuta e che tale legge, una volta firmata dal Capo dello Stato e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, possa servire da effettivo deterrente e ridimensionare il numero di crimini compiuti in Italia, con la crescente consapevolezza da parte del criminale che l'entrare "contra voluntatem" in un negozio o abitazione altrui lo espone a possibili o probabili conseguenze di natura fisica.

Fabrizio Giulimondi








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venerdì 15 marzo 2019

“DOMANI È UN ALTRO GIORNO” di SIMONE SPADA


“Domani è un altro giorno” di Simone Spada è un film imperdibile, intenso, denso di sguardi, che si origina da un duo recitativo mozzafiato (Valerio Mastandrea e Marco Giallini, amici dai tempi universitari) per svilupparsi in una triangolazione (Anna Ferzetti, sorella di Giallini) rutilante di affetti mai archiviati. Questa pellicola ruota intorno alla mimica, alle espressioni mimiche, che divengono linguaggio potente, comico e drammatico, corporeo e spirituale, anima, gesticolazione, scambio giocoso dove la parola cede il passo ad un alternarsi ilare di fonemi informi, sorrisi accennati, occhiate furbe e più significanti di una ordinata modulazione di vocaboli e suoni articolati.
Amenità e drammaticità vanno a braccetto come nella normale dinamica esistenziale umana: al pianto segue la dolce vigoria di un abbraccio, ad un momento di triste silenzio la sagace battuta frutto di una antica amicizia rinnovata negli occhi, nella bocca, sul viso, in una incessante espressività fisica.
Questo film è sentimento in eterno divenire, emozione profusa a piene  grazie ad un caleidoscopio di energia interpretativa ed estetica artistica.
Fabrizio Giulimondi  


domenica 10 marzo 2019

"LA PRIMA E ALTRI RACCONTI" di ANTONELLA AZZONI (ALBATROS)


Antonella Azzoni, già Autrice del fascinoso “Amore e morte del Cavaliere F. de S” (edizioni Pagine), che nel 2016 ha ricevuto la Segnalazione Particolare della Giuria al 41° Premio Letterario di Poesia, Narrativa e Saggistica “Giuseppe Frunzi”, emerge negli scaffali delle librerie con la raccolta “La prima e altri racconti” (Albatros). Stile morbido, soffice, felpato, pastello, quasi che l’inchiostro sparso dal tratto della penna voglia entrare negli occhi del lettore di soppiatto, attratto dall’Autrice con una ipnotica scrittura. Le parole hanno la consistenza di un panno di cachemire purpureo, settecentesco. La penna della Azzoni è un pennello e il foglio una tavolozza, anzi no, uno spartito, e le mani sfiorano la tastiera di un pianoforte. D’altronde, quale è la differenza fra parola cantata e gorgheggiata, quella scritta, un tocco di pennello e la manipolazione impressa con forza su una bitorzoluta massa marmorea, se non la diversità di un segno estetico scaturito da una medesima scintilla emozionale e divina.
Subdolamente vellutato, apparentemente estemporaneo, come se fosse non voluto, il tratteggio psicologico si incunea in ogni personaggio e le evidenze talora di natura psichiatrica emergono in maniera sempre più pressante fra le pieghe ondulate delle storie, sulla cui calma lacuale irrompe una brezza vigorosa quanto inaspettata. L’Autrice ha un proprio angolo prospettico che inizialmente pone al di fuori dei personaggi, per poi avvicinarlo ad essi ed entrarvi e irradiarli dal di dentro, illuminati dalla loro vera interiorità: non una anonima donna o un anodino uomo ma ben altro, come se un ectoplasma prima invisibile si rilevasse nella sua autenticità corporea.
Scrittura e lirica, letteratura e teatro, parole e sonorità musicali classiche, ambientazioni raffinate parigine, ironia e una punta di aristocrazia in una Scrittrice che più che Alice Monroe ricorda Autori russi, sì Autori russi naturalizzati francesi, ed evoca un espressionismo che dal livello pittorico di Chagall passa a quello letterario, in una metamorfosi  kafkiana che vede "Il Funambolo" dell’ultimo racconto  - innamorato di una Belle Helène moderna e in carne ed ossa e non di quella omerica dell’Iliade e dell’Odissea o della Elena fatta amare da Faust per volontà di Goethe -  trasformarsi non in un orrido insetto ma in un aggraziato uccello, pronto a trillare.  
Ogni storia è uno sguardo onirico, una visione immaginifica che può inquietare l’animo del lettore che penetra in un fitto reticolato misterioso e criptico di sogni che potrebbero, invero, essere la realtà o, all’inverso, di dimensioni del reale che potrebbero essere solo immagini proiettate nelle menti di chi dorme e non sa di farlo. Il selciato del percorso narrativo è cosparso di un tempo senza tempo e di uno spazio senza spazio.
Nutrirsi non di cibo ma dei suoi colori e dei suoi odori è l’incanto poetico che invito ogni lettore a vivere.
Fabrizio Giulimondi