venerdì 30 novembre 2012

FABRIZIO GIULIMONDI: LEGGE 241/1990 E LEGGE ANTICORRUZIONE



La LEZIONE 7, inserita all’interno della etichettaCorsi”, intitolata Modifiche apportate alla legge 241/1990  dal decreto legge 1/2012 (“cresci-italia), dal decreto legge 5/2012 (semplifica-italia), dal decreto legge 83/2012 (decreto-sviluppo), dalla legge 190/2012 (anticorruzione)  e novità  sulla   scia e sul silenzio-assenso in materia edilizia è il documento più letto dai lettori, fissi ed occasionali, di questo blog.
Per tale ragione lo pubblico di nuovo, aggiornato ad horas, consigliando, altresì, di prestare attenzione anche alle altre LEZIONI ed alla  PREMESSA che la precedono (sempre in “Corsi”).
Buono studio!
Prof. Fabrizio Giulimondi




LEZIONE 7: MODIFICHE APPORTATE ALLA LEGGE 241/1990  DAL DECRET0 LEGGE 1/2012 (“CRESCI-ITALIA), DAL DECRETO LEGGE 5/2012 (SEMPLIFICA-ITALIA), DAL DECRETO LEGGE 83/2012 (DECRETO-SVILUPPO), DALLA LEGGE 190/2012 (ANTICORRUZIONE)  E NOVITA’ SULLA   SCIA E SUL SILENZIO-ASSENSO IN MATERIA EDILIZIA.

Il decreto legge del 9 febbraio 2012 n. 5 (c.d. “Semplifica Italia”) –convertito in legge dal Parlamento il 4 aprile 2012 -   composto da 63 articoli, oltre a dettare misure di semplificazione mette in campo interventi mirati alla crescita. Il provvedimento si snoda lungo due diramazioni principali: nella prima si incontra l’ampio ventaglio delle disposizioni semplificatorie (titolo I); nella seconda si rinvengono le norme di varia natura volte a dare impulso allo sviluppo del sistema economico (titolo II).
La maggior parte delle nuove disposizioni incide su fonti normative pregresse: la legge  241 del 1990 sul procedimento amministrativo; lo statuto delle imprese (180 del 2011); l’ordinamento sul pubblico impiego; le norme sulle professioni di avvocato; il testo unico delle leggi di pubblica sicurezza; il testo unico in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità; la disciplina sulla immigrazione; il decreto legislativo  152 del 2006 in materia ambientale; il decreto legislativo  297 del 1999 sul sostegno alla ricerca scientifica; e, infine,  la legge  240 del 2010  in materia di organizzazione delle università.
Sono poche, tuttavia, le misure immediatamente operative, in quanto la maggior parte di esse richiedono l’emanazione di corposi provvedimenti attuativi (decreti, regolamenti, convenzioni) da cui dipende l’effettiva riuscita dell’intera operazione.
Il decreto, in realtà, determina  le premesse per una futura semplificazione, nei tempi e nei modi stabiliti dalle singole disposizioni.
In relazione al tema trattato nelle nostre lezioni si desidera sottolineare che la legge 241/90 sul procedimento amministrativo è stata rivisitata dal decreto legge del 2012 n. 5.
L’art. 1 del provvedimento di urgenza interviene sui commi 8 e 9 dell’art. 2 della legge 241/1990 concernente la conclusione del procedimento amministrativo.
In particolare l’articolo 1 fissa alcuni punti.
La tutela in materia di silenzio della amministrazione è disciplinata dal codice del processo amministrativo. Le sentenze passate in giudicato che accolgono il ricorso proposto contro il silenzio amministrativo vanno trasmesse, in via telematica, alla Corte dei Conti.
La mancata o tardiva emanazione del provvedimento del provvedimento costituisce elemento di valutazione della performance individuale e di responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile del dirigente e del funzionario inadempiente.
L’organo di governo individua, nell’ambito delle figure apicali dell’amministrazione, il soggetto cui attribuire il potere sostitutivo in caso di inerzia, precisando che si considera conferito al dirigente generale o, in mancanza, al dirigente preposto all’ufficio o, in sua assenza,  al funzionario più elevato  presente nella amministrazione.
Decorso inutilmente il termine per la conclusione  del procedimento, il privato può rivolgersi al soggetto al quale è attribuito il potere sostitutivo in caso di inerzia affinché concluda il procedimento, attraverso le strutture competenti o  un commissario appositamente nominato, entro un tempo pari alla metà di quello originariamente previsto.
Entro il 30 gennaio di ogni anno il soggetto al quale  è attribuito il potete sostitutivo in caso di inerzia deve comunicare all’organo di governo i procedimenti, suddivisi per tipologie e strutture amministrative competenti, nei quali non è stato rispettato il termine di conclusione previsti dalla legge o dai regolamenti. Nei provvedimenti rilasciati in ritardo su istanza di parte deve essere espressamente indicato il termine previsto dalla legge o dai regolamenti e quello effettivamente impiegato. Tale disposizione non si applica ai procedimenti tributari e in materia di giochi pubblici.
Ulteriore intervento è costituito dalla integrazione dell’art. 19 della legge 241/1990 ad opera dell’art. 2 del decreto legge 5/2012 che semplifica ulteriormente le procedure amministrative per il tramite della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA), disponendo che l’obbligo di presentare le dichiarazioni  asseverate sussiste solo se espressamente previsto dalla normativa di settore.
Altresì, attraverso la sostituzione del comma 2 dell’art. 8 della legge 180/2011 (Statuto delle Imprese), l’art. 3 del decreto legge 5/2012 introduce il regulority budget al fine di prevenire l’introduzione di maggiori oneri amministrativi, prevedendo una valutazione annuale degli oneri introdotti e di quelli eliminati da ciascuna amministrazione statale (obbligo  di cui abbiamo trattato nella lezione riguardante lo  Statuto delle imprese), condotta in contraddittorio con le organizzazioni imprenditoriali e dei consumatori, inducendo il Governo in caso di saldo negativo ad adottare un regolamento di semplificazione.
In ragione del fatto – questione sollevata nella relativa lezione – che il legislatore nella formulazione dell’art. 8 della legge 180/2011 non aveva chiarito che cosa si intendesse per “oneri amministrativi”, il novellato  comma 2 dell’art. 8 dello Statuto delle Imprese precisa con tale espressione  si suole significare i costi degli adempimenti ai quali i cittadini e le imprese sono tenuti nei confronti delle pubbliche amministrazioni  in seno al procedimento amministrativo, incluso qualunque adempimento che comporti la raccolta, l’elaborazione, la trasmissione, la conservazione e la produzione di informazioni e documenti.
Sulla stessa linea è il precedente decreto legge (c.d. “Cresci Italia”) 24 gennaio 2012 n. 1 (convertito in legge n. 27 del 24 marzo 2012 )che è intervenuto per rimuovere ostacoli di natura amministrativa alle attività economiche e di impresa, seguendo la stessa azione liberalizzatrice del decreto legge (c.d. “Salva Italia”) 6 dicembre 2011, n. 201, convertito il legge 22 dicembre 2011, n. 214 e del decreto legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito nella  legge 14 settembre 2011, n. 148 (c.d. “Manovra bis”)
Il decreto legge 1/2012 è composto da 98 articoli, a loro volta suddivisi in tre Titoli: misure sulla concorrenza (Titolo I); misure sulle infrastrutture (Titolo II); misure relative all’Europa (Titolo III).
La disposizione che a noi interessa è quella dettata dall’art. 1 sulle liberalizzazioni, ossia su una ulteriore spinta verso la eliminazione di qualsivoglia restrizione  in materia di accesso e di esercizio delle attività economiche.
L’intendimento è chiaro: ai fini dello svolgimento di attività economiche, nel quadro della libertà costituzionalmente garantita  dall’art. 41 della Carta Costituzionale (libertà il cui esercizio è stato rafforzato – come abbiamo esaminato nelle lezioni precedenti – dalla legge 11 novembre 2011, n. 180 (c.d. “Statuto delle Imprese”)), si vuole tendenzialmente sostituire ai tradizionali modelli provvedimentali di tipo autorizzatorio che, in quanto tali, si frappongono fra la decisione del privato di intraprendere una attività economica e il relativo inizio, un nuovo schema ispirato alla “liberalizzazione” delle attività economiche private consentite dalla legge solo  in presenza di presupposti fattuali e giuridici normativamente stabiliti.

La pretesa del privato di iniziare una certa attività  non dovrebbe più concretizzarsi in forza  di un provvedimento di consenso di natura ampliativa da parte della amministrazione, ma troverebbe diretto fondamento nella legge che abilita direttamente il soggetto privato ad attendere alla attività economico-imprenditoriale.
La stessa più volte nominata SCIA rientra nella categoria degli strumenti a causa dei quali il legislatore attua le liberalizzazioni delle attività economiche, andando oltre il concetto di semplice strumento di semplificazione della azione amministrativa, come ben argomentato dalla Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 15 del 2011 (una delle principali decisioni del Consiglio di Stato che- come abbiamo visto nelle lezioni precedenti – ha determinato il tracciato giurisprudenziale fatto proprio  nel codice del processo amministrativo).
In tema di  SCIA, unitamente all’istituto del silenzio assenso,  vi è stata un ulteriore intervento legislativo,  riguardante il  settore edilizio, da parte del decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito in legge 12 luglio 2011, n. 106.

La legge 30 luglio 2010 n. 122, modificando sensibilmente l’art.19 legge 241/1990, ha introdotto la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) in luogo della DIA (Denunzia di Inizio Attività):  ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque denominato, comprese le domande per le iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento dei requisiti e presupposti di legge o di atti amministrativi a contenuto generale e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli stessi, è sostituito da una segnalazione al Comune dell’interessato (l’Amministrazione pubblica generalmente competente) corredata, anche per mezzo di autocertificazione, delle certificazioni e delle attestazioni normativamente richieste. Non  possono essere sostituiti dalla S.C.I.A. gli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all’immigrazione, all’asilo, alla cittadinanza, all’amministrazione della giustizia e quella delle finanze, nonché alla tutela della salute e della pubblica incolumità, del patrimonio culturale e paesaggistico e dell’ambiente, oltre gli altri imposti per normativa comunitaria.

La procedura per la sua concessione, prima della modifica del 2010,  si sostanziava nella comunicazione alla P.A. della  intenzione del soggetto privato di effettuare i lavori e, decorsi trenta giorni, senza alcun intervento ostativo ad opera della Amministrazione, il privato poteva  procedere a dare inizio alla attività oggetto della dichiarazione: contestualmente all’inizio delle attività il privato  aveva  l’obbligo di informarne l’Amministrazione.
Una ipotesi particolare che vedeva  una DIA immediata alla comunicazione senza attendere i trenta giorni da quest’ultima la riscontravamo nell’esercizio di attività di impianti produttivi di beni e servizi alle imprese e  ai consumatori.
Questa procedura immediata speciale  di inizio i dei lavori contestualmente alla  presentazione della DIA è stata estesa dalla legge 122/2010 alla nuova figura della Segnalazione Certificata di Inizio Lavori (S.C.IA.), che – come abbiano detto -  ha sostituito interamente il vecchio istituto.
Il  novello strumento prevede la sua presentazione al Comune, unitamente alla documentazione richiesta dalla norma di settore, con la possibilità da parte del presentatore di iniziare immediatamente i lavori.
Il Comune ha sessanta giorni di tempo  per verificare il rispetto dei presupposti e dei  requisiti previsti per legge: in caso di loro assenza ha l’obbligo di  provvedere a inibire  la prosecuzione dei lavori, ordinando, se del caso,  la rimozione di quanto realizzato.
Oltrepassato il limite dei sessanta giorni dalla presentazione della S.C.I.A., la Pubblica Amministrazione può sempre utilizzare i propri poteri caducatori di ufficio, ossia l’annullamento e la revoca.
L’art. 5 del  d.l. 70/2011, convertito nella legge 106/2011, ha completamente riscritto l’art. 5 del DPR 380/2001 (Testo Unico Edilizia), in relazione al procedimento per il rilascio del permesso a costruire.
Il “nuovo” procedimento per il rilascio del permesso a costruire dettato dal decreto legge 70/2011 prevede il silenzio assenso, qualora l’amministrazione non provveda entro il termine di novanta giorni (sessanta più trenta).

La denuncia, corredata dalle dichiarazioni, attestazioni e asseverazioni nonché dai relativi elaborati tecnici, può essere presentata mediante posta raccomandata con avviso di ricevimento, ad eccezione dei procedimenti per cui e' previsto l'utilizzo esclusivo della modalità telematica; in tal caso la denuncia si considera presentata al momento della ricezione da parte dell'amministrazione.

Più nel dettaglio:
·                                                             La domanda deve essere accompagnata da una dichiarazione del progettista abilitato che asseveri la conformità del progetti agli strumenti urbanistici approvati e adottati, ai regolamenti edilizi vigenti, e alle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina edilizia;
·                                                             L’esame delle domande avviene secondo l’ordine di presentazione, procedendo alla nomina del responsabile di procedimento e alla comunicazione del suo nome entro dieci giorni dalla ricezione della domanda;
·                                                             La fase istruttoria del procedimento deve concludersi entro sessanta giorni dalla presentazione della domanda, dovendo il responsabile del procedimento entro tale termine acquisire i prescritti pareri e gli atti di assenso eventualmente necessari e redigere una formale proposta di provvedimento, corredata da una dettagliata relazione con la qualificazione tecnico-giuridica dell’intervento richiesto. Il termine di sessanta giorni può essere interrotto una sola volta dal responsabile del procedimento, solamente nei primi trenta giorni, esclusivamente per la motivata richiesta di documenti che integrino o completino la documentazione presentata e, che non siano già in possesso della amministrazione o non possano essere da questa acquisiti;
·                                                             Entro il termine previsto per la fase istruttoria, il responsabile può altresì richiedere modifiche al richiedente, che può convenire sulla richiesta e, quindi, procedere all’integrazione della documentazione occorrente entro quindici giorni;
·                                                             Il termine entro il quale deve essere emanato il provvedimento finale è di trenta giorni dal ricevimento, da parte del dirigente responsabile a provvedere, della proposta di provvedimento, ovvero di quaranta    giorni, qualora, determinandosi l’amministrazione negativamente sulla istanza dell’interessato, debba comunicargli il preavviso di diniego di cui all’art. 10 bis della legge 241/1990;
·                                                             I termini di sessanta giorni (per la proposta del responsabile del procedimento) e di trenta giorni (per l’emanazione del provvedimento), ovvero di quaranta in caso di provvedimento negativo) sono raddoppiati per i comuni con più di centomila abitanti;
·                                                             Se non vi è provvedimento, ovvero non sia stato opposto motivato diniego , sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, salvi i casi in cui sussistano, nella zona in cui andrebbe attuato l’intervento, vincoli ambientali, paesaggistici o culturali. In questi casi, se l’atto di assenso riguarda un vincolo su cui ha competenza la stessa  amministrazione comunale, come quello paesaggistico, il termine dei trenta giorni decorre dal rilascio del relativo atto di assenso. Nel caso in cui il rilascio sia competenza di altra amministrazione, il responsabile del procedimento provvede ad indire la conferenza di servizi e il termine decorre dall’esito della conferenza.
Una ulteriore, non irrilevante, novità è rappresentata dalla esclusione della “parziale difformità” tra autorizzato e realizzato in presenza di violazioni di altezza, distacchi, cubatura e superficie coperta che non eccedano per singola unità immobiliare il 2 per cento delle misure progettuali.
Con riferimento alla SCIA vera e propria (che come abbiamo detto più volte ha sostituito la DIA per il tramite della novellazione dell’art. 19 della legge 241/1990 ad opera della legge 122/2010) il legislatore ha previsto:
  • ·                                                                          L’aggiunta delle ipotesi di esclusione della SCIA anche nei casi in cui vi siano vincoli ”previste dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche “;
  • ·                                                                         La possibilità di presentazione della SCIA anche a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, precisando che essa si considera presentata al momento della ricezione da parte dell’amministrazione del plico inviato.                                                             
              Le modifiche relative alla SCIA nel settore edilizio riguardano     essenzialmente il termine, ridotto dalla generale previsione di sessanta giorni a trenta, rimanendo inalterato in tutte le altre ipotesi.
·                                                                         E’ infine precisato che in relazione alla SCIA restano ferme le disposizioni relative alla vigilanza sulla attività urbanistico-edilizia, alle responsabilità e alle sanzioni previste dal DPR 380/2001 (Testo Unico sulla edilizia).


Con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri  del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 recante "Misure per la crescita del Paese" (c.d. Decreto Sviluppo), convertito in legge 7 agosto 2012, n. 134, il legislatore nazionale ha introdotto nuove misure per l'edilizia al fine di semplificare ulteriormente gli adempimenti a carico di cittadini, imprese e professionisti in riferimento alla presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA).



In particolare, l'art. 13 del provvedimento in esame amplia la lista delle autocertificazioni sostitutive al fine di alleggerire gli adempimenti burocratici e ridurre i tempi per l'inizio dell'attività imprenditoriale (non solo quella edilizia).
In riferimento alla SCIA, il Decreto Sviluppo ha modificato l'art. 19, comma 1, della legge 7 agosto 1990 n. 241, prevedendo che nei casi in cui la normativa vigente preveda l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti.

Dunque, per l'avvio dell'attività imprenditoriale, tutti gli atti, richiesti dalla normativa vigente (non solo di livello legislativo ma anche regolamentare), possono essere sostituiti dalle certificazioni, asseverazioni dei tecnici abilitati.

Per quanto concerne l'attività edilizia, il decreto  n. 83/2012 introduce analoga opportunità anche all'interno della procedura della DIA in ambito edilizio di cui all'art. 23 del DPR n. 380/2001 (che a livello regionale non è stata rimpiazzata sempre e comunque dalla Scia). In particolare, nei casi in cui la normativa vigente preveda l'acquisizione di atti o pareri di organi o enti appositi, ovvero l'esecuzione di verifiche preventive -  con la sola esclusione dei casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali e degli atti rilasciati dalle amministrazioni preposte alla difesa nazionale, alla pubblica sicurezza, all'immigrazione, all'asilo, alla cittadinanza, all'amministrazione della giustizia, all'amministrazione delle finanze, ivi compresi gli atti concernenti le reti di acquisizione del gettito, anche derivante dal gioco, nonché di quelli previsti dalla normativa per le costruzioni in zone sismiche e di quelli imposti dalla normativa comunitaria -  essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di tecnici abilitati relative alla sussistenza dei requisiti e presupposti previsti dalla legge, dagli strumenti urbanistici approvati o adottati e dai regolamenti edilizi, da produrre a corredo della documentazione, salve le verifiche successive degli organi e delle amministrazioni competenti. 
La Corte Costituzionale con decisione n. 188 del  18 luglio 2012 è di nuovo intervenuta sulla SCIA, risolvendo  definitivamente il problema se in campo edilizio tale strumento, scaduto il termine di trenta giorni(*), si consolidi impedendo alla Amministrazione comunale di intervenire in caso siano violati i  paradigmi regolamentari e legislativi.
I giudici della Consulta hanno affermato che la previsione del comma 4 dell'art. 19 della legge 241/1990 (potere di autotutela della Pubblica Amministrazione di intervento pubblico necessitato per scongiurare un pericolo di danno per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale, previo motivato accertamento della impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell'attività dei privati alla normativa vigente) assicura  una protezione ulteriore a preminenti beni pubblici in settori specifici alla strumentazione di ordine generale offerta dal comma 3 dell'art. 19 della legge 241/1990,  il quale  fa salvo il potere della amministrazione competente di assumere determinazioni in via di autotutela, ai sensi degli articoli 21 quinquies (annullamento di ufficio) e 21 nonies (revoca) della legge 241/1990: anche dopo la scadenza del termine di trenta giorni previsto per la verifica dei presupposti e requisiti di legge, l'amministrazione non perde i propri poteri di autotutela di vigilanza e sanzionatori, inclusi quelli di secondo grado annullatori e di revoca.
(*) Trenta giorni è il termine per la SCIA edilizia, mentre il termine generale è di sessanta giorni per la SCIA in tutti gli altri ambiti.

 Altresì, la recentissima legge 6 novembre 2012, n. 190 ("Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione"), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 265 del 13 novembre 2012, ha apportato ulteriori modifiche al alcune disposizioni della legge sul procedimento amministrativo (oltre di altri importanti testi normativi come quello sul pubblico impiego - d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165 - sugli appalti pubblici - d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 -  e del codice penale con  introduzione di ulteriori figure criminose).
Atteso che la legge 190/2012 è stata approvata dall'Aula del Senato in forma di maxi-emendamento e, pertanto, è costituita solo da due  articoli, di cui il primo composto da 83 commi, andiamo ad esaminare quali articoli della legge 241/1990 sono stati integrati e da quali commi della normativa sull'anticorruzione.
Il comma 37 dell'art. 1 della legge 190/2012 ha aggiunto al comma 1 ter dell'art. 1 della legge 7 agosto 1990, n. 241 le seguenti parole:" con un livello di garanzia non inferiore a quello cui sono tenute le pubbliche amministrazioni in forza delle disposizioni di cui alla presente legge".
Con tale interpolazione  anche i soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative debbono assicurare, nella realizzazione di quest'ultime, il rispetto dei criteri di economicità, di efficacia, di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, garantendo gli stessi livelli di tutela a cui sono tenute le  pubbliche amministrazioni.
Già la legge n. 15 del 11 febbraio 2005 aveva chiarito che i principi generali e i criteri riguardanti il procedimento amministrativo devono essere garantiti anche dai soggetti privati preposti  all’esercizio di attività amministrative; la novella adesso specifica che tali soggetti debbono comunque assicurare un livello di garanzia pari a quello richiesto alle amministrazioni pubbliche: il riferimento è, evidentemente, agli istituti di garanzia introdotti dalla legge sul procedimento quali, in particolare, la partecipazione al procedimento e  l’accesso ai documenti amministrativi.
 L'art. 2, comma 1, della legge 241/1990, impone alle pubbliche amministrazioni il dovere di concludere, mediante l'adozione di un provvedimento espresso, un procedimento iniziato obbligatoriamente in virtù di un istanza ovvero di ufficio. Il comma 38 ha rafforzato tale norma disponendo che, qualora la pubblica amministrazione ravvisi la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità o infondatezza della domanda, essa debba concludere  il relativo procedimento con un provvedimento espresso redatto in forma semplificata, la cui motivazione può consistere in un sintetico riferimento al punto di fatto o di diritto ritenuto risolutivo.
La previsione della possibilità, anche per le amministrazioni, al pari dei giudici amministrativi, di motivare in forma semplificata i propri provvedimenti risponde alla evidente esigenza di realizzare una ulteriore semplificazione e  accelerazione della attività amministrativa. A differenza dell’omologo istituto processuale l’amministrazione, però, non potrà avvalersi delle forme semplificate allorché ravvisi la manifesta fondatezza della istanza e debba procedere al suo immediato accoglimento.
La motivazione in forma semplificata non determina deroghe ai principi generali formulati dalla legge 241/1990 e, di conseguenza, si continuano ad applicare gli istituti della comunicazione di avvio del procedimento ai soggetti interessati, cointeressati e controinteressati e quello del preavviso di rigetto.
La legge 190/2012 è anche intervenuta su tutti i soggetti pubblici  protagonisti del procedimento amministrativo titolari di poteri istruttori, decisori, consultivi o tecnici, introducendo, per maggiore garanzia delle figure private destinatarie dell'azione amministrativa,  l'istituto del conflitto di interessi. Il comma 41, difatti, immette l'art. 6 bis nel capo II della legge 241/1990: " il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi, in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale".
Tale disposizione ribadisce expressis verbis una regola che doveva già darsi per scontata  nell’ordinamento procedimentale amministrativo, in quanto veicolata dall’art. 97 della Costituzione e dall’art. 1 della stessa legge 241/1990 (principi di imparzialità e trasparenza).
L’atto posto in essere dal soggetto che versa in stato di conflitto di interessi si deve valutare come viziato da illegittimità e, quindi, annullabile non più per eccesso di potere ma per violazione di legge (appunto l’art. 6 bis). La tesi  che considera nullo siffatto provvedimento non è  condividibile in ragione della natura tassativa dell’art. 21 septies della legge 241/1990, disposizione  che consacra come ipotesi di nullità unicamente  la mancanza degli elementi essenziali, il difetto assoluto di attribuzione, la violazione o elusione del giudicato e altri casi espressamente previsti dalla legge: l’art. 6 bis non ha esplicitamente incluso il suo mancato rispetto nella categoria delle nullità e, pertanto, il provvedimento viziato per conflitto di interessi è annullabile per via giudiziaria, di autotutela o previo ricorso amministrativo.
Ancora: il comma 47 impone l'obbligo di motivazione di cui all'art. 3 della legge 241/1990 anche agli accordi procedimentali o sostitutivi disciplinati dall'art. 11 della stessa normativa.
Tale obbligo di motivazione era già nello stato delle cose, in ragione della sussistenza di tale dovere già nella determinazione  che precede la stipulazione dell’accordo procedimentale (detto anche  integrativo) o sostitutivo: tale  determinazione - ai sensi dell’art. 11 legge 241/1990,  così come già modificato dalla legge 15/2005 -  deve essere adottata dall’organo che sarebbe stato competente alla emanazione del provvedimento amministrativo finale ( sostituito invece dagli accordi in parola).
Infine,  il comma 51, inserendo l'art. 54 bis nell'articolato del  decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (T.U. sul pubblico impiego), precisa che la denuncia compiuta dal dipendente pubblico che segnala le attività illecite e corruttive, è sottratta all'accesso alla documentazione amministrativa previsto dagli artt. 22 e seguenti della legge 241/1990. Questa   prescrizione  assicura tutela ai Whistleblower, ossia a coloro che, all’interno della amministrazione pubblica o delle aziende esercenti  potestà pubbliche, segnalano comportamenti disciplinarmente e/o penalmente rilevanti, salvo l’accesso non sia indispensabile per presentare contro costoro denuncia penale per diffamazione o calunnia.
 
Prof. Fabrizio Giulimondi

La presente pubblicazione è depositata alla SIAE e tutelata a sensi della normativa vigente sul diritto d’autore.
Provvederò a citare il giudizio dinanzi l’Autorità Giudiziaria competente chiunque copi totalmente o parzialmente il testo senza il mio consenso preventivo.
Fabrizio Giulimondi


giovedì 29 novembre 2012

FABRIZIO GIULIMONDI VI INVITA A

Logo Federazione Unitaria Italiana Scrittori978-88-541-4791-1
Romanzo comunale
I segreti dei palazzi del potere di Roma
di
Umberto Croppi
Newton Compton Editori
Interverranno Marco Palladini,
Francesco Mercadante, Alessandro Occhipinti.
Coordina Rocco Cesareo
4 dicembre 2012 ore 17,00
Roma, piazza Augusto Imperatore, 4 – 00187 Roma

FABRIZIO GIULIMONDI VI INVITA A: "PIU' LIBRI PIU' LIBERI" AL PALAZZO DEI CONGRESSI IN ROMA

Più libri, più liberi 2012
Ormai all’XI edizione Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria, unico appuntamento in Europa dedicato all’editoria indipendente, si tiene al Palazzo dei Congressi dell’Eur (Roma) dal 6 al 9 dicembre. 400 espositori, 60mila titoli, 280 appuntamenti in fiera, 140 iniziative in 50 luoghi della città: questi i numeri di una manifestazione che negli anni si è arricchita di contenuti e proposte dal vasto mondo dell’editoria italiana (ma con presenze internazionali), tra letteratura, poesia, fumetti, musica e arti visive.
Protagonisti delle 4 giornate di fiera sono soprattutto gli autori, a cominciare dagli ospiti stranieri: il giornalista investigativo Günther Wallraff, il testimone della crisi greca Christos Ikonomou, le voci emergenti della narrativa di origine africana Moussa Konaté, José Eduardo Agualusa e Yvan Sagnet, tra i tanti. E per restare al panorama italiano, si possono incontrare i grandi della letteratura come Camilleri, Carlotto, Fois, Malvaldi, Maraini; Agamben, Berardinelli, Canfora per la saggistica; Lorenzo Mattotti, Zerocalcare per il fumetto. Anche il cinema e la musica, nel clima di contaminazione tra i generi, sono presenti con Nanni Moretti e Steve della Casa e con i giovani musicisti come Vasco Brondi, Pierpaolo Capovilla, Federico Fiumani.
Tra gli appuntamenti in programma, i convegni e le tavole rotonde sull’editoria e uno spazio per l’impegno civile con il focus sulle mafie, ospite il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso.




Più libri più liberi
6 - 9 dicembre
Palazzo dei Congressi – p.le Kennedy 1 (Eur)
giovedì 6 e domenica 9 dalle 10 alle 20; venerdì 7 e sabato 8 dalle 10 alle 21
Ingresso 6 euro; convenzionato (con CartaGiovani, Bibliocard, biglietto Atac obliterato in giornata, METREBUS) 4 euro; ridotto (ragazzi tra 15 e 18 anni e over 65 anni) 3 euro; gratuito (ragazzi fino a 14 anni, visitatori professionali, classi accompagnate da insegnanti, studenti universitari giovedì 6 e venerdì 7).
Fabrizio Giulimondi


"IO E TE" DI BERNARDO BERTOLUCCI



Io e te è un film del 2012 diretto da Bernardo Bertolucci
Strano a dirsi ma il bel film di Bernardo Bertolucci “Io e te” -  proiettato all’ultima mostra internazionale  del cinema di Cannes e tratto dall'omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti -  ha un finale positivo (finisce bene!), a fronte  di una tradizione cinematografica italiana che gongola nei finali a tinte fosche.
Lorenzo ha quattordici anni e gravi disturbi  relazionali: possiede un “Sé” tale che non ha bisogno degli altri, escludendoli del tutto.  Solo con la madre (il padre  compare solo per pochi istanti) un po’ comunica, seppur questi contatti umani contengono  elementi di morbosità.
Il ragazzo, interpretato dallo stesso attore che ha vestito i panni del figlio di Cetto  Laqualunque, fingendo di andare in settimana bianca con la scuola – notizia che aveva suscitato la inevitabile contentezza della famiglia – si rifugia nelle cantine dello stabile ove vive attrezzandosi  a mo’ di campeggio. Il programma  di Lorenzo di passare sette giorni finalmente da solo, senza essere costretto ad intrattenere alcun tipo di rapporto con alcuno, naufraga nell’arrivo inaspettato di Olivia, sua sorellastra dal lato paterno, di qualche anno più grande, tossicomane  in crisi di astinenza da eroina.
La presenza di Olivia trasformerà il progetto di Lorenzo  di beata e folle  solitudine  in una scuola di umanità, di aiuto, di emozioni e di dialogo.
Il fratello imparerà a volere bene e a non aver timore  di esprimerlo abbracciando la sorella e  la sorella acquisterà una dose di eroina, che non consumerà per averlo promesso al fratello.
Una volta tanto un the end non drammatico ma proiettato ad una visione maggiormente luminosa del futuro dei protagonisti dell’opera e, attraverso loro, di tutti quegli adolescenti in carne ed ossa raccontati da  Lorenzo e Olivia.

Fabrizio Giulimondi

mercoledì 28 novembre 2012

FABRIZIO GIULIMONDI: 7 PSICOPATICI



  Locandina 7 Psicopatici“Gli psicopatici sono fortemente propensi ad assumere comportamenti devianti e a compiere atti aggressivi nei confronti degli altri, nonché a essere orientati alla criminalità più violenta. Spesso sembrano persone normali: simulano emozioni che in realtà non provano, o mentono sulla propria identità.”. 
Il film statunitense  7 psicopatici” tratta di costoro. 
Splatter non ai livelli di Tarantino  - le cui opere sono anche di livello superiore -  7 psicopatici” è sconsigliabile a persone sensibili ed impressionabili per le scene riccamente piene di dettagli macabri e alquanto disgustosi, trasudanti ovunque di  sangue.
Regista, sceneggiatore e co-produttore  è il noto ierk-off (vulgo segaiolo, ossia rompiscatole) Martin Mcdonagh e la sua pellicola racconta di uno autore cinematografico che per meglio scrivere una storia accentrata su uno psicopatico,  si circonda di siffatta categoria di esseri umani, imbattendosi, fra  gli altri, con  un serial killer di  serial killer (ossia efferato omicida di soggetti della sua stessa risma) e con un individuo che, allo scopo di ottenere la restituzione del  proprio cagnolino rubatogli da un altro psicopatico che vive delle ricompense ricevute dai proprietari degli animali da lui abilmente sottratti, determina una massiva profusione di  plasma
Fabrizio Giulimondi