lunedì 16 dicembre 2019

"LA COMMEDIA BORGHESE" di IRÈNE NÉMIROVSKY (ELLIOT, 2013)


 La commedia borghese - Irène Némirovsky - copertina
 “La commedia borghese”, edita nel 2013 da Elliot, è una suggestiva raccolta di racconti scritti dalla Autrice ucraina Irène Némirovsky -  risucchiata il 17 agosto 1942 nell’inferno terreno del campo di sterminio nazista di Auschwitz-, il cui titolo riprende quello di una delle quattro storie in essa contenute ("I fiumi del vino"; "Film parlato"; "Ida"; "La commedia borghese").
Gli spostamenti residenziali della scrittrice si ritrovano in questo lavoro, che attraversa l’Europa dalla Finlandia alla Francia e le cui ambientazioni e atmosfere costituiscono le scenografie delle vicende che vi sono narrate.
In mezzo alle stupende descrizioni di caratteri, persone, luoghi, strade, piazze, vicoli, locali, paesaggi, vengono dipinte con le parole della letteratura, vicina a quella d’oltralpe e russa, la vita scollacciata di donne di malaffare immerse in ambienti carnascialeschi di una Parigi che appare come la trasposizione in Francia della Roma felliniana.
Il lettore vede scorrere davanti a sé pagine affascinanti che danno forma scritta a cortometraggi e a vere e proprie sceneggiature di piece teatrali. L’aria rivoluzionaria sovietica del 1917 inonda le terre di Finlandia e persino la mollezza dei costumi parigini. I personaggi sono tutti protagonisti, nessuno escluso, di vicende nella loro ordinarietà del tutto avvincenti.  Prostitute, cortigiane e maitresse, al pari di donne per bene annoiate e vittime di un ottuso formalismo, sono paritariamente eroine, dentro le quali la Némirovsky scava delicatamente e impercettibilmente.
Il lettore avverte distintamente branduardeschi “canti, balli e suoni di risa”, tanto che le parole scritte non sono percepite dalla vista ma da dall'udito.
Una sensualità decadente e disperata trasuda da corpi di non più giovani donne afflitte da un incipiente disfacimento della loro fisicità. Con i loro occhi sembra di guardare gli spettacoli “peccaminosi” che si svolgevano nei raffinati cabaret della Belle Époque francese, i primi spogliarelli, la comparsa del nudo femminile nei teatri. I racconti si sciolgono in un periodare che sa di champagne e di freddo finnico. La parola di Irène Némirovsky si fa immagine cinematografica, recitazione teatrale, movimento di danza, estetica letteraria, suono di can-can, chiazza purpurea di un colore ad olio su una tavolozza tenuta in mano da una scrittrice talentuosa e morta ignobilmente. Apparente quotidianità, autentico disagio che non muta mai in dramma. Personaggi farseschi tratteggiati in un drappeggio stilistico. L'eleganza convive con la sciatteria e la volgarità. Donne caste in cerca di una esplosione di sensualità. Lascive e non più giovani donne in cerca di una metamorfosi che le conduca verso talami coniugali, che possano cancellare una volta per tutte la fama che le perseguita e le emargina.
“La commedia borghese”, ossia un “misto di orgoglio, di sensualità, di inquietudine”, tutto da gustare.
Fabrizio Giulimondi

martedì 10 dicembre 2019

"ILLMITZ" di SUSANNA TAMARO


 







Il romanzo breve di  






"Illmitz" (Bompiani, 2014) di Susanna Tamaro è uno scritto clandestino, emotivamente ed interiormente autobiografico, dove i particolari e il florilegio di aggettivazioni costituiscono la sua vera trama. In corsivo sono riportate chiazze di visioni oniriche che sganciano i sogni dalla quotidianità raccontata morbidamente dalla Tamaro. "Illmitz" è l'ode alla bellezza del quotidiano, della vita di tutti i giorni, della normalità composta di ricordi e affetti semplici, nella quale la voce narrante, Agnese, Cecilia, Attila e "Frankenstein" sono protagonisti a loro insaputa: "In città è diverso: ciascuno crede di poter essere differente da ciò che è, ciascuno aspira a qualcosa di più grande, senza comprendere quale grandezza sia invece il vivere ogni giorno".  Il giorno dopo giorno luccica come le acque placide di un lago.
Questo è "Illmitz": uno sguardo intenso e prolungato di un viandante puntato su un lago, al confine fra l'Austria e l'Ungheria.
Questo è "Illmitz": l'asperger che si fa prosa: "Sono giorni in cui la sofferenza interna cresce più acuta e, nella sua dimensione estrema, mi impedisce qualsiasi contatto".
La morte è solo un momento che perde di significato dinanzi alla potenza della vita, semplice, anonima, diluita nelle ore del giorno e della notte.
"La natura ha il potere di abolire il tempo", come la letteratura.
Fabrizio Giulimondi

lunedì 9 dicembre 2019

"IL DIO MERCATO LA CHIESA E L'ANTICRISTO" di ANTONIO SOCCI


 


"Il Dio den











"Il Dio mercato la Chiesa e l'Anticristo" (Rizzoli) è un libro portentoso che scava nei cuori, nelle menti e nelle anime dei lettori, togliendo loro il respiro, diretto, implacabile, "senza pelle", coraggioso, incredibilmente coraggioso, erudito, dotto, puntuale e puntuto, scritto con piglio scientifico e tecnica saggistica dal giornalista Antonio Socci. "Il Dio mercato la Chiesa e l'Anticristo" apre a interrogativi, pone domande, fornisce bozze di risposte, suggerimenti, soluzioni, idee, provoca angosce e forgia speranze, evoca e invoca approfonditi e meditati scritti, studi e pensieri di sommi scrittori, letterati, filosofi, teologi, Pontefici, intellettuali, accademici di qualsiasi orientamento politico, religioso e areligioso. Ogni affermazione è corredata da documentazione.
Un lavoro che lascia il segno e turba il lettore costretto a riflettere su dove stia andando l'Europa e sulle origini e la natura delle organizzazioni internazionali regionali (come l'Unione Europea) e globali (al pari dell'ONU), oltre su cosa stia accadendo alla Chiesa Cattolica sotto il papato bergogliano. Ponderazioni che Socci fa scaturire dall'analisi testuale e interpretativa delle opere di Vladimir Sergeevič Solov'ëv "Il racconto dell'Anticristo" e di Robert Hugh Benson "Il Signore del Mondo". Noi siamo indotti dalla letteratura fantascientifica, terrifica e distopica ad immaginare l'Anticristo come un essere che si manifesta, sin dalle sue prime battute, nella sua pura malvagità. E se non fosse così? L'Anticristo potrebbe rivestire ben altre vestigia, come in maniera profetica e affabulante Solov'ëv ci istrada già nel lontano 1899: "Il nuovo padrone della Terra era anzitutto un filantropo, pieno di compassione e non solo amico degli uomini, ma anche amico degli animali. Personalmente era vegetariano, proibì la vivisezione e sottopose i mattatoi a una severa sorveglianza".
Le digressioni di Socci sul Capitale, sulla sua forza propulsiva e travalicante ogni settore della esistenza umana, devono essere non solo lette ma studiate. Il Capitale come inizio e fine di tutte le cose, alfa ed omega, forza motrice del  mercatismo globale senza confini e senza Popoli, fondamento della religione immigrazionista e causa della filiazione dei diritti oltre della fluidità sessuale priva di radici, in cui la famiglia naturale costituisce il più fastidioso ostacolo alla sua illimitata espansione: "La tendenza del capitale a espandersi nelle sfere dello spirito e dell'opinione pubblica ha occupato anche la coscienza e l'inconscio di quello che un  tempo era il quarto stato. Il 'nuovo vangelo' della deregulation finanziaria va dunque di pari passo con quello della deregulation antropologica e morale".
La Chiesa cattolica è ancora Santa Apostolica e Romana oppure apostata, eretica, pagana, sincretica e panteista? Il Mondo segue la Chiesa o è la Chiesa a seguire il Mondo? I Martiri e i Santi sono ancora i punti di riferimento dei fedeli o lo sono invece la Bonino e Greta? Prevale l'elemento spirituale ed escatologico o quello mondano? Cristo si è fatto scarnificare e inchiodare ad una Croce per salvare il mondo dalla plastica o per redimere l'uomo, salvarne l'anima e condurlo alla Vita Eterna? Si può parlare ancora di Vita Eterna o solo di vita materiale e materialistica insufflata da motivi new age?
"Dopo Lutero ... la cui statua è stata portata e onorata in Vaticano, in aula Paolo VI, durante un'udienza di papa Bergoglio e dopo la preghiera islamica nei giardini vaticani, sempre alla presenza di Bergoglio, il papa argentino ha permesso e in un caso anche presenziato a quei riti indigeni nel territorio vaticano, bagnato dal sangue di san Pietro e dei primi martini cristiani".
Fabrizio Giulimondi

sabato 7 dicembre 2019

"LA CASA DELLE VOCI" di DONATO CARRISI


La casa delle voci
Quella di Donato Carrisi è letteratura allo stato puro, un sistema geometrico di coupe de theatre, un caleidoscopio di emozioni e sentimenti misto ad una costante investigazione raziocinante che, similmente ad un violento vortice di vento, travolge il lettore: “La casa delle voci” (Longanesi) ne costituisce la cuspide.
Incominci a leggerlo, affascinato da una irresistibile bellezza artistica e da uno stile incisivo che toglie il fiato, e non ti fermi più, sino ad entrare anche tu in uno stato ipnotico. Sì, perché questa è un’opera ipnotica, sotterranea, labirintica, claustrofobica, cunicolare.
“Se voi vivere, devi imparare a morire”.
Carrisi si insinua ritmicamente nei meandri oscuri dell’anima dell’essere umano, nel deep web dell’individuo, scovandone il canone inverso, il dietro le quinte cimiteriale e spettrale.
Ricordi autentici o frutto di immaginazione scorrono come rivoli per approdare nell’inconscio e schiudersi come sogni, incerti se infrangere o meno la sottile membrana divisoria del visibile dall’invisibile, del corporeo dall’incorporeo, del passato nascosto come un fiume carsico da un futuro finalmente attracco di un presente che giunga una volta per tutte alla verità.
Questo lavoro è una lunga ricerca della verità fra mondo reale e onirico, tra desideri e tragedia, perché la vita dei protagonisti è calata in un teatro drammatico ove la demarcazione fra pazzia e normalità è solo convenzionale.
La fluidità del periodare dell’Autore cancella il tempo del lettore al pari di Pietro Gerber che ipnotizza i bambini traumatizzati che vengono sottoposti alle sue cure. La concatenazione armonica delle parole e la sonorità dei vocaboli si sciolgono in bocca con un gusto dolce e aspro, ma con una punta di amaro.
Il cambio del nome non è un mero atto giuridico ma determina un cambio di identità e, di conseguenza, di personalità.
Schizofrenia, psicosi, transfert, necessità di amare, potenza della vita che vuole generarsi nonostante tutto e tutti.
Il passato non è altro che un perenne presente. Noi non siamo altro che il nostro riflesso che scorgiamo sullo specchio. L’uomo è una voragine riempita del fatuo per non essere schiacciato dalla verità: Carrisi narra i nostri “conti in sospeso”.
Nulla sarà vero di quello che leggerete. Tutto sarà vero di quello che leggerete.
“Nessuno vuole veramente ascoltare ciò che hanno da dire i bambini”.
Un numero può essere la pietra angolare di un edificio letterario: “La parola segreta di tuo padre è un numero, vero?”
I particolari sono le fiaccole che fanno discernere al lettore il giusto dall’errato, il chiaro dalla penombra e dall’ombra, il veritiero dal falso, la realtà dall’immaginazione e dal lato onirico dell’esistenza che può trasformarsi in incubo.
“L’ipnosi è un varco aperto nell’ignoto. Alcuni vogliono esplorarlo, altri non se la sentono perché hanno paura di scoprire cosa oppure chi troveranno là sotto”.
Fabrizio Giulimondi

giovedì 5 dicembre 2019

"L'UFFICIALE E LA SPIA" di ROMAN POLANSKI


"L'ufficiale e la spia" del regista (di cui non bisogna dimenticare le condanne ed i procedimenti penali per stupro, anche di minorenni) Roman Polanski ripercorre dal 1894 in poi il prima, il durante e il dopo dell'"Affaire Dreyfus", l'alto in grado francese ebreo ingiustamente coinvolto, arrestato, condannato e condotto nell'Isola del Diavolo per intelligenza con i tedeschi: la sua reale colpa per i suoi carogneschi accusatori, invece, è solo l'appartenenza alla stirpe di Davide.
Il film è elegante, sobrio, sincero, schivo, paludato e immerso nei raffinati arredamenti di fine ottocento, in cui il patriottismo è macchiato dall'onta dell'odio antisemita che, come tutti gli odi, non guarda l'evidenza delle prove dell'innocenza di Dreyfus.
Intriga il lato introspettivo e dicotomico dell'essere umano che può diffidare di un altro essere umano per il suo legame ad una fede diversa e combattere nello stesso tempo, a rischio della propria vita, affinché l'innocenza di questi venga proclamata. L'uomo è un unicum composto da tanti se stessi solo apparentemente in contrasto fra di loro e che si ricompongono armonicamente per la forza dell'intelletto e le incessanti pulsioni cardiache.
"L'ufficiale e la spia" è lotta impari d'armi senza armi, combattimento fra onore vero e viltà vestita di onore, potenza della letteratura che possiede il coraggio di proclamare il vero a masse acefale dotate di occhi vitrei, insufflate a dovere perché l'ovvio non sia scorto. Il J'Accuse del 13 gennaio 1898 di Émile Zola è un "Urlo di Munch" in forma letteraria avverso chi ben sa che Dreyfus è un autentico patriota, che poi e poi mai tradirebbe la propria Patria, ingannata e vilipesa, invero, proprio dai suoi infami e ben consci accusatori.
I toni garbati del film e i dialoghi soffici nulla tolgono alla durezza del tema e il dipanarsi della trama è come un laghetto apparentemente placido la cui superficie nasconde profonde correnti vorticose e gelide.
Fabrizio Giulimondi