mercoledì 10 agosto 2022

“ALGHEDON. LE CATENE DEI RICORDI” di GABRIELE QUARTA

 


Avrò tutte le vite che riuscirò a leggere. Sarò tutti i personaggi che vorrò essere” (Barbara Alberti)

Un’opera prima. Un giovane Autore. Un nuovo scrittore che si affaccia nel mondo letterario. Una speranza che si accresce come la luce di una stella che diviene più intensa e luminosa.

Alghedon. Le catene dei ricordi” (Albatros) di Gabriele Quarta è un mix di generi letterari, dove all’introspezione si affiancano l’horror e il fantasy, con evocazioni cineastiche al pari de “Il Paradiso può attendere” e “La storia infinita” (il “Grande Vuoto” ricorda “Il Nulla”).

Il romanzo è immaginifico, allucinatorio, onirico, gotico, creato dalla potenza dei ricordi. Gli incubi raffigurati dai pittori fiamminghi quattrocenteschi e cinquecenteschi emergono orripilanti e disgustosi durante il racconto del viaggio a ritroso del e nel dolore di due fratelli, Lorenzo e Daniele, con sullo sfondo il padre.

Sensazioni, emozioni, sentimenti e stati d’animo vengono “cosalizzati”, percepiti dai cinque sensi, veri, autentici: il carattere algido del padre abbassa la temperatura dello studio dove egli lavora, mentre la prigione dell’anima e la disperazione di colui che la ospita si trasformano in una prigione dotata di sbarre. La sofferenza non è una entità astratta ma diviene tortura fisica inflitta da un carceriere, null’altro che la propria proiezione.

Metempsicosi, concezioni religiose e filosofiche innervano la narrazione: “Il piacere, come l’amore, non sono altro che uno sporco imbroglio. Il creato stesso è solo un inganno. Siamo allevati come bestie da macello”.

La liberazione avviene cercando la sorgente del patimento, che cresce quanto più si fugge dalle sue ragioni e dalle sue cause. Il simbolismo è lo stilema di Quarta, inventore di storie che non conoscono cesure fra il materiale e l’invisibile, perché l’immateriale compie una metamorfosi in sostanza che, a sua volta, è inscindibilmente connessa con lo spirito, con l’”Altrove”, con l’”Al-di-là”.

La realtà è una ed una sola e può essere compresa sia  con il corpo, sia con l’intelletto e lo spirito.

L’arioso fraseggio, fra il colto ed il giovanilistico, è talora punteggiato da dialoghi serrati come quello micidiale fra il padre e il figlio Lorenzo, estetica letteraria di psicanalisi dei rapporti parentali.

É stata una incredibile avventura. Prometto a voi e a me stesso che sarà solo la prima di molte”.

Me lo auguro!

Fabrizio Giulimondi