“Il diavolo veste Prada 2” di David Frankel è la pellicola speculare
a quella che ebbe un successo planetario venti anni fa, nel 2006.
I
personaggi e gli interpreti sono gli stessi, tutti di eccezione (Meryl Streep è Miranda Priestly; Anne Hathaway è Andy Sachs; Emily Blunt è Emily; Stanley Tucci è Nigel; Tracie Thoms è Lily), con la
partecipazione di Lady Gaga e lecomparsate
di Donatella Versace e Domenico Dolce.
Sono
passati venti anni, appunto, e la pellicola risente pienamente del clima
ammorbante del politicamente corretto, del linguaggio artificialmente limitato (e,
quindi, meno libero) e della ossessione del body
shaming.
La
trama ripercorre in qualche modo quella precedente ribaltandone le situazioni.
Il tutto è però più triste, più scontato e meno divertente: era l’esasperazione
dei difetti, della spietatezza, della antipatia e del cinismo che rendevano
piacevoli e simpatici i personaggi di allora. Oggi sono meno graffianti e più
malinconici. Il congelamento degli ovuli probabilmente era una marchetta
necessitata da qualche finanziatore del film.
La
realtà è che i sequel non andrebbero
fatti.
Fabrizio Giulimondi