martedì 20 ottobre 2026

"I GIORNI DELL'ARRIVEDERCI" di CARMINE ABATE (MONDADORI)

 


L’ultima fatica letteraria del pluri-premiato Carmine Abate, “I giorni dell’arrivederci” (Mondadori), si inserisce nel lungo cammino artistico dello scrittore arbëreshë, un cammino lastricato di malinconia, memoria, rimembranza, dando respiro ad una letteratura amarcord in cui il passato costituisce la trama delle storie.

08.08.08. Questa è la data. Questa data poi diviene 08.08.28.

La narrazione di Abate si poggia su ciò che è esistito e ciò che è esistito si ammanta con Abate di nostalgia, poesia e sentimenti, sentimenti profondi come possono essere quelli evocati dal proprio paese natio e dalla Terra dei padri e dei nonni.

La Casa tra le nuvole ha le sue radici oniriche nel Centro educativo “Alcide Degasperi” sul monte Bondone in Trentino. Il lettore ben avverte la fragranza pungente dell’aria di montagna, del profumo salmastro del mare calabrese e dei sapori di quella cucina così piccante, mentre è così asprigno il carattere di quelle genti.

Abate è il cantore della famiglia, della campagna impregnata del sudore dei contadini, del Mediterraneo che tante vite di naviganti ha risucchiato, delle vette innevate dove si sono rifugiati gli emigranti, con il cuore, la mente e l’anima sempre incatenati ai borghi che li hanno visti pargoli.

Sono racconti placidi intrisi di mestizia e tristezza, di quello che è stato e non è più. Anche i luoghi perdono il loro presente e cessano di avere un futuro, cosparsi della polvere di un passato ricordato da pochi: “Se è vero che i luoghi hanno un corpo e un’anima, ora la Casa tra le nuvole mostrava un corpo ferito, moribondo, e la sua anima era volata via, chissà dove.”. Nulla assorbe la parte più vera e più nascosta di una persona come le mura di una abitazione: lungo i suoi corridoi si avverte chiaramente l’afflato primigenio di chi vi ha vissuto.  Nella Casa tra le nuvole si scorge e si percepisce ciò che Abate non sa di avere scorto e percepito.

L’Autore parla del cuore, dell’anima, della mente e dello spirito come nessuno più è in grado di fare, soverchiati tutti da un materialismo becero e feroce.

Ne “I giorni dell’arrivederci” l’autobiografia è imperante, ma vive non nel corpo di un solo personaggio, ma sparpagliata nelle membra e negli occhi di tutti i suoi attori, ognuno protagonista, nessuno comparsa.

“Una vita sbriciolata. Non sentirsi mai a casa in nessun luogo, continuare a vivere tra le nuvole, i monti e i mari, spaesati ovunque.”.

Fabrizio Giulimondi


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